ORIGINI E CONTESTO INTERNAZIONALE

Il Partito Umanista nasce nel 1984. Si ispira alle idee del Nuovo Umanesimo, o Umanesimo Universalista, esposte da Mario Rodriguez Cobos (Silo) come espressione politica del Movimento Umanista.

Il PU italiano è membro dell’Internazionale Umanista. Nel gennaio 1989 è stato tra i promotori e gli organizzatori del primo congresso della Internazionale Umanista a Firenze. Al congresso hanno partecipato i rappresentanti di 42 Partiti Umanisti di altrettanti paesi del mondo. Ha inoltre partecipato con una sua delegazione al secondo congresso dell’Internazionale Umanista, che si è tenuto a Mosca nell’ottobre 1993 e al congresso straordinario realizzato a Santiago del Cile nel gennaio 1999, durante il quale si è costituito il Coordinamento Regionale dei Partiti Umanisti dell’America Latina.
Il PU Italiano è stato, inoltre, tra i promotori della formazione del Coordinamento Regionale Europeo dei Partiti Umanisti, avvenuta a Madrid nel luglio 1999.
Nel 2010, come tutti gli altri Partiti Umanisti presenti nei vari paesi del mondo, anche quello Italiano è confluito nel Partito Umanista Internazionale, adottando da quel momento tale denominazione (PUI).

UN PARTITO DI BASE

In tutti questi anni il Partito Umanista ha privilegiato le attività di base rispetto a quelle di vertice e ha lavorato per radicarsi nei quartieri delle principali città d’Italia.
La nonviolenza e l’auto-organizzazione alla base costituiscono la sua metodologia d’azione; innumerevoli sono le campagne realizzate finora, fianco a fianco con la gente, dando impulso alla partecipazione in risposta ai conflitti più sentiti.
Nel Partito Umanista Internazionale le decisioni sono prese direttamente dai tesserati, che si organizzano in equipe di base. Esistono equipe di coordinamento di livello nazionale e internazionale elette direttamente dai tesserati stessi.

IL POLITICO UMANISTA

È un militante di base, che lavora a stretto contatto con la gente. Una volta eletto, mantiene il rapporto con i suoi elettori e risponde degli impegni presi in campagna elettorale, anziché privilegiare la convenienza personale o interessi estranei al mandato ricevuto. Un rappresentante umanista non è un funzionario pubblico, ma un referente che fa da portavoce alle esigenze della gente, evidenzia le contraddizioni del sistema e organizza l’azione per il cambiamento.



PRINCIPI E PROPOSTE FONDAMENTALI

L’essere umano come valore centrale
Una sintesi del pensiero umanista in campo sociale è  “Niente al di sopra di un essere umano e nessun essere umano al di sotto di un altro”. Questo conduce, nella pratica, a lottare per la piena realizzazione dei diritti umani contenuti nella Dichiarazione Universale del 1948 e a pretendere una società in cui a ogni persona vengano garantiti libertà di scelta, salute ed educazione gratuite, casa e mezzi di sussistenza adeguati, senza distinzioni di nazionalità,  sesso, età, religione e condizione sociale.

Nonviolenza attiva
Il PU rifiuta ogni tipo di violenza, da qualsiasi parte provenga e qualunque sia la sua giustificazione. La nonviolenza come metodologia d’azione, unita all’organizzazione, costituisce per gli umanisti la forma di lotta più efficace. Propugna il disarmo e il dialogo come mezzo per la soluzione dei conflitti nazionali e  internazionali; si oppone alle “guerre umanitarie”; denuncia il pericolo della corsa al riarmo nucleare.

Un'alternativa al sistema neoliberista
Il Partito Umanista sostiene la necessità di mettere radicalmente in discussione l'intero sistema neoliberista dalle sue radici: la relazione tra capitale e lavoro e la speculazione finanziaria, che è la base instabile e aleatoria di questo sistema.

Il Partito Umanista ritiene che oggi esistano le possibilità tecnologiche per risolvere, a breve termine e per vaste zone del mondo, i problemi della piena occupazione, dell'alimentazione, della salute, della casa, dell'istruzione. Se queste possibilità non si trasformano in realtà, è solo perché l'attuale, primitiva organizzazione sociale lo impedisce: da una parte il grande capitale determina le scelte dei governi, sempre più improntate alla cancellazione dello stato sociale, e dall'altra non crea nuovi posti di lavoro, giacché preferisce destinare alla speculazione finanziaria  gli enormi profitti prodotti dal lavoro stesso.
Tutto ciò resterà un problema irrisolvibile fino a che l'impresa, il suo destino, le sue scelte strategiche rimarranno in mano ai manager e i lavoratori non parteciperanno direttamente alla gestione e direzione dell'azienda e fino a che non esisterà una democrazia reale, in cui la popolazione possa determinare le priorità della spesa pubblica.

Non discriminazione
Il PU sostiene l’uguaglianza di tutti gli esseri umani e  propugna il riconoscimento e il rispetto delle diversità personali e culturali, considerandole una ricchezza e lotta perché tra tutti gli esseri umani esista una reale parità di diritti e di opportunità.
Pertanto si oppone alle restrizioni all’immigrazione, propone il  riconoscimento della parità di diritti tra immigrati e cittadini italiani e aspira alla realizzazione di un modello di società interculturale.

Libertà di scelta e democrazia reale
Solo a partire dalla possibilità di scegliere veramente tra le condizioni in cui si trova a vivere, l'essere umano conquista la sua dimensione reale. La possibilità di scelta tra i diversi campi dell'attività umana è quindi l'unica, concreta espressione di libertà. Pertanto il PU si oppone a ogni forma di autoritarismo e di monopolio.

Nel campo politico questa aspirazione si traduce nell'esistenza di vere opzioni, passando  dalla democrazia formale a una democrazia reale e partecipativa, in cui ogni cittadino abbia la possibilità di influire sulle scelte che lo riguardano.

Per passare dalla democrazia formale a quella reale, è anzitutto necessario realizzare un maggiore e concreto decentramento degli organismi decisionali; abilitare forme di consultazione permanente della popolazione, utilizzando le possibilità offerte dalla tecnologia informatica, consultazioni che abbiano valore vincolante e non quello di meri sondaggi manipolabili; produrre così una riduzione del potere decisionale degli eletti, il cui ruolo dovrà essere solo di coordinare e di implementare le scelte fatte dai cittadini; disporre comunque di un sistema elettorale che tuteli le minoranze e garantisca una reale rappresentanza a tutte le forze politiche; nel frattempo promulgare una legge di responsabilità politica, che obblighi gli eletti a mantenere le promesse elettorali, pena la perdita della carica.
 

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