26-27 Maggio - Popoli senza Terra (slebest via Pacinotti 9 Pistoia)

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La salute di chi?

Partito Umanista - 12 maggio 2012

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Il progetto del ministero della Salute che intende cambiare le modalità con cui i cittadini dovrebbero pagare le prestazioni sanitarie presenta due caratteristiche: non ci meraviglia e non ci piace affatto.
Non è una rivoluzione, come si vorrebbe far credere, ma, al contrario, risulta in piena continuità con le politiche degli ultimi governi, che hanno preso di mira la sanità per cancellare pian piano il fondamentale diritto alla salute di tutti.

Il sistema previsto dall’attuale ministero è tanto semplice quanto perverso: i ticket scompaiono e tutti pagano interamente le prestazioni di cui hanno bisogno per curarsi fino ad una certa quota, decisa in base al reddito, superata la quale lo Stato paga le prestazioni successive.
Certo, i ticket sarebbero dovuto scomparire comunque, secondo il nostro punto di vista, ma non sostituiti da un altro modo di pagare ciò che non andrebbe pagato, cioè il diritto alla salute. Altrimenti perché dovremmo pagare le tasse se non ci viene nemmeno assicurata la possibilità di curarci quando ci ammaliamo?
Se i soldi provenienti dalla fiscalità non bastano per rispondere alla necessità primarie dei cittadini, la soluzione non è far pagare loro due volte, una volta con le tasse e l’altra con il ticket o con la franchigia con cui ora il governo vuole sostituire i ticket. La soluzione sta nell’evitare gli enormi sprechi che la sanità pubblica continua a pagare per soddisfare gli interessi privati di chi specula sulla salute dei cittadini.
Poteva mai mancare, inoltre, l’ennesimo vantaggio economico che deriverebbe per la sanità privata da questa proposta? Perché, per esempio, un pensionato che deve urgentemente eseguire un esame diagnostico si dovrebbe rivolgere alla sua ASL, dove potrebbe attendere anche mesi prima di eseguire quell’esame, se può, allo stesso prezzo, rivolgersi ad una struttura privata aspettando solo qualche giorno? Fino a quando sarà costretto a pagare per intero le prestazioni di cui ha bisogno, cioè fino a quando non raggiungerà il limite massimo della sua franchigia, si rivolgerà alla sanità privata, la quale vedrà come d’incanto scoppiare di soldi i propri portafogli già belli gonfi.

No, non ci siamo proprio. Per noi la repubblica italiana ha un obbligo fondamentale: tutelare la salute come fondamentale diritto dell’individuo e interesse della collettività, nel rispetto della dignità della persona umana. Un servizio sanitario deve espletare le sue funzioni e le sue attività al fine di promuovere, mantenere e recuperare la salute fisica e psichica di tutta la popolazione senza distinzione di condizioni individuali o sociali e secondo modalità che assicurino l’eguaglianza dei cittadini nei confronti del servizio.
Non siamo noi a dirlo, ma l’articolo 1 della legge che ha istituito nel 1978 il Servizio Sanitario Nazionale e che aveva quattro principi informatori, questi sì rivoluzionari rispetto al passato: la globalità delle prestazioni, l’eguaglianza di trattamento, l’universalità dei destinatari, il rispetto della dignità e della libertà della persona umana. Da molti anni è in corso l’azione di smantellamento di questo servizio e quest’ultima proposta del ministero della Salute va nella stessa direzione.
Invitiamo sin da adesso a respingere questo nuovo attacco alla nostra salute e alla nostra dignità e a riformare il servizio sanitario al fine di recuperare i principi informatori dell’unica vera riforma sanitaria degna di questo nome, la legge 833 del 1978.

La politica della presenza a se stessi

Roma 6 maggio 2012 - di Carlo Olivieri

Ormai l’instabilità e il disorientamento dominano la nostra società. Non poteva essere diversamente vista la velocità con cui il mondo sta mutando e visto, soprattutto, che le cose in cui si credeva fino a qualche anno fa non hanno più ragione di essere sostenute.
La maggioranza delle persone si sente insicura e vulnerabile. Di fronte alle difficoltà sempre più spesso sorgono sentimenti come lo spavento, la tristezza o il senso di inutilità. Oggi, come non mai, abbiamo paura di perdere il lavoro o di non trovarlo mai, di restare senza soldi, di essere abbandonati. Tali esperienze affettive, proprio nell’attuale contesto storico-sociale, sono condivise da sempre più larghe fasce della popolazione. E il mondo della politica non ne è immune.

Il caso dell’Italia rappresenta l’esempio paradigmatico di tale condizione. Le menzogne raccontate in vent’anni di berlusconismo non bastavano più a placare il senso di insicurezza dilagante ma, invece di cambiare la direzione e l’atteggiamento che avevano portato un ridicolo imbonitore al vertice del governo di questo paese, si è preferito continuare nella malsana ricerca di qualcosa che potesse, dal di fuori, placare il crescente disorientamento: il “tecnico”, l’esperto a cui delegare la ricerca della soluzione.
Esistono ovviamente altre ragioni di natura più razionale, come quelle di ordine economico e politico, alla base di questa scelta, ma le decisioni e le azioni scaturiscono molto raramente da motivi razionali e consapevoli. I comportamenti umani sono molto più spesso dettati da bisogni non sempre avvertiti e che non raramente ci si rifiuta di ammettere. Può un politico ammettere, per esempio, che la sua scelta sia stata dettata dal senso d’instabilità piuttosto che da attente e lucide considerazioni sull’attuale situazione sociale e politica? Non lo farebbe mai pur di salvaguardare la propria immagine, ma forse risulterebbe più sincero e, una volta tanto, più credibile.
In altre parole, la scelta di chiamare dei tecnici a governare questo paese è in perfetta linea col sentire comune. Esiste un esperto per tutto, ormai: un esperto che si occupa del nostro corpo, della nostra anima, del tempo libero, dell’alimentazione, dei figli come degli animali domestici. Ogni piccolo momento della nostra vita potrebbe essere occupato da un tecnico che ci dice come vivere al meglio quel dato momento. Se questo è il clima generale, come poteva non essere chiamato un tecnico per risolvere una situazione così difficile come la condizione economico-finanziaria di un paese sull’orlo del fallimento come il nostro?

Fatto sta che, purtroppo, la rotta non è cambiata. L’aumento dei suicidi di lavoratori e di piccoli imprenditori è il sintomo più evidente che il senso di sicurezza che il governo Monti, il “tecnico” di turno, sembrava aver dato è solo fittizio. La natura effimera di queste manovre politiche nascono da una mancanza sostanziale che ancora in molti si ostinano a non voler vedere.
Come si può pretendere, cioè, di trovare la soluzione di problemi di grande complessità senza innescare una sincera ricerca su quali siano i bisogni, non solo esteriori ma anche interiori, dei componenti della società che vive tali problemi?
Ecco che cosa manca: la consapevolezza delle cose reali, la saggia umiltà della presenza a se stessi. Si preferisce ancora soccombere alle apparenze, all’illusione di fare buona figura a livello internazionale, all’impulso di correre dietro a ciò che può placare il senso di insicurezza e di disorientamento, invece di guardare finalmente le cose così come realmente stanno e di tenere a mente l’interconnessione tra tutti noi dando origine a motivazioni più ampie.
Si preferisce continuare ad essere influenzati da alleanze politiche, dagli interessi di questa o di quella lobby o, più semplicemente, dai propri meri interessi personali, invece di innescare un processo politico nuovo, più consapevole, sostenuto da una ricerca intelligente che affianchi la dedizione al “bene comune”, ossia il benessere di ogni individuo come dell’intera società.
Si preferisce, infine, continuare a distorcere o addirittura negare lo stato delle cose, il che equivale alla pratica della dissimulazione o della vera e propria menzogna, invece di cominciare ad osservare la propria contrazione mentale e di abbandonarsi, finalmente e fino in fondo, al potere dell’onestà e della sincerità.

Ecco, quindi, apparire nuovi fronti di lotta politica: tra chi, mosso solo dai propri interessi personali e quindi già fuori di sé, continua ad aggredire chiunque rappresenti un ostacolo alla soddisfazione di tali interessi, e chi, presente a se stesso, non perde in equanimità e chiarezza e risponde primariamente alla propria dedizione al bene comune.
Si tratta di due processi completamente diversi, che procedono con passi diversi verso direzioni diametralmente opposte e il futuro dell’umanità ha già scelto da che parte stare.

VOTATE…………L’IMPORTANTE E’ ESSERCI

Qualunque sia la vostra idea andate a votare, ma se volete un vero cambiamento , votate chiunque ma non i soliti noti che sono al governo, che ci hanno tradito e continueranno a farlo.
Le reti civiche , con una democrazia che part dal basso , attenta alle istanze dei cittadini, all’ambiente ,al lavoro e alla giustizia sociale

Pecchioli Luca

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Abbiamo già dato …ora tocca a voi

Ma cos’è questa crisi ?
Ci chiedono continuamente di stringere la cinghia, bisogna salvare l’Italia, ma noi chi ci salva, ma non vedono che la gente non ce la fa più, solo oggi si sono suicidate altre due persone rimasti senza lavoro, la gente va in crisi, gli atti violenti e insulsi si sommano giorno dopo giorno, il lavoro non si trova, addirittura molti rinunciano a cercarlo ( cosa ancor peggiore ).
I cittadini cobbarcati dalle tasse, aumenti esponenziali, non arriviamo neanche a metà mese ,ma non capiscono che i limoni una volta spremuti non danno più nulla ,e noi non siamo limoni ma esseri umani.
Dall’ altra parte chi troviamo ?
Troviamo chi ci chiede sempre più, ma se a loro chiediamo di ridursi lo stipendi, pensioni d’oro, o altro ……..cosa fanno ? si arroccano , fanno cerchio e a fanno ? vivono in un altro mondo, o fanno finta? della serie : ci sono o ci fanno? hanno tenori di vita improponibili, benefit, potere, e se gli chiediamo loro un pò di equità, hanno tante belle parole ma niente di più, ormai sono in un altro mondo, ma sta a noi farli scendere dal piedistallo su cui sono stati messi ( la maggior parte proprio da noi ).
Riappropriamoci della politica, quella vera , che pare dal basso , perchè chi meglio di noi semplici cittadini conosce di cosa ha bisogno il paese , NOI.

Luca Pecchioli

Nilo Durbiano ( Sindaco di Venaus , Val di Susa ) - appello al voto - Per un altra Pistoia

Indicazioni di voto per le elezioni comunali del 6/7 maggio a Pistoia

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Appello al voto

Il problema sta nel fatto che milioni di italiani sono presi dallo sconforto, sono indignati, e dicono: «Ah, io non vado a votare nessuno, fanno tutti schifo, sono tutti uguali». Bravi. Complimenti. Facciamo ancora vincere Passera, Monti, le banche. Perché questo è quello che vogliono. Le lobby i loro uomini da mandare a votare li hanno; ci andrà il 30, il 40%: vincono democraticamente loro.
Allora, noi dobbiamo costruire un’alternativa.
Quello che dico ai cittadini è: votare è un diritto, qualcuno è diventato un eroe perché lo hanno ammazzato per conquistare questo diritto, un secolo fa. Teniamocelo stretto.
Andate a votare, non importa per chi. Non volete votare per gli Ecologisti e le Reti Civiche? Mi spiace, pazienza. Votate per chi volete. Purché non sia un uomo e un partito presente oggi nel Parlamento. Se vogliamo cambiare…
La rivoluzione significa «rivolgersi da un’altra parte», se vogliamo. Rivolgiamoci da un’altra parte. Scegliete voi.
Noi ci siamo.

Nilo Durbiano, sindaco NO TAV di Venaus – 23 aprile 2012, Pistoia

Contro le liberalizzazioni dei negozi e contro le aperture festive

La Lista Civica Ecologista “Per un’altra Pistoia” esprime il suo sdegno per la rinnovata richiesta/proposta di mantenere gli esercizi commerciali aperti nei giorni festivi.
Il contratto del commercio è diventato in questi ultimi anni una vera giungla selvaggia, dove i diritti dei lavoratori sono sempre più calpestati, in nome del guadagno dei poteri economici forti, e guardando nella sua interezza, lo scopo è quello di attaccare tutti i diritti dei lavoratori, partendo da quelli più deboli.
Spalmando le aperture su tutta la settimana, feste comprese, aumentano le spese, e non i guadagni e i primi a subirne le conseguenze sono i negozi di vicinato (che poi sono i primi a reinvestire nell’economia della città).
I commessi sono prima di tutto persone, lavoratori, e non macchinette self service, e come lavoratori, come persone e padri o madri di famiglia, anche loro hanno il diritto di vivere le festività.
Ancor più che le festività non sono solo un momento per riposarsi, un momento per stare con la famiglia, per occuparsi della propria casa, ma contengono un alto valore sociale: una società coesa si riconosce nelle feste pubbliche e condivide i valori espressi in queste occasioni; limitare, fino al già paventato rischio di eliminare, feste civiche importanti come quella della Liberazione o del Lavoro significa togliere dignità ai valori di libertà, democrazia, conquista dei diritti che tali feste rappresentano.
Senza feste condivise non esiste la società.

La lista civica “Per un’altra Pistoia” denuncia, all’opinione pubblica, l’ennesima violazione di accordi e impegni presi dagli organi di questa amministrazione uscente con i propri cittadini

Nello specifico si continua a violare un protocollo d’intesa stipulato fra la direzione dei lavori pubblici del Comune di Pistoia e la Consulta del Volontariato del medesimo Comune; un organo costituito dalla quasi totalità delle associazioni di volontariato che operano nella realtà pistoiese.

Il protocollo in questione prevede che tutte le opere pubbliche sia in fase di realizzazione progettuale che in itinere e completamento dei lavori devono essere sottoposte al vaglio dell’organo suddetto per evidenziare eventuali criticità in riferimento al superamento di barriere architettoniche.

Tale patto d’intesa viene costantemente ignorato e di conseguenza calpestato. Opere importanti e costosissime sono state eseguite, di recente, omettendo tale obbligo, causando gravi disagi ai cittadini con difficoltà motorie; esempio tipico la realizzazione della “nuova porta” che presenta l’area di transito pedonale e “ciclabile” con tratti impercorribili da parte di persone che circolano su sedie a rotelle, a causa di una eccessiva pendenza che si presenta pericolosa anche per gli utenti sopra citati. Anche i lavori eseguiti all’incrocio di via Fiorentina con via Guicciardini per eliminare la presenza di semafori, sono stati realizzati senza attenersi alle disposizioni previste dal protocollo d’intesa con conseguenti disagi non solo a persone che circolano su sedie a rotelle o presentano gravi difficoltà di deambulazione, ma anche ai pedoni in genere. In tale area sono stati, infatti, costruiti marciapiedi con bordi molto alti e difficilmente si riesce ad intravedere rampe di accesso che consentono di salire e scendere da detti marciapiedi le persone che si muovono in carrozzina; l’unica sembra essere quella posta nei pressi dell’ingresso al supermercato Conad che è praticamente inutilizzabile a causa della presenza di un dispositivo voluminoso sormontato da un palo della luce che non ne consente il transito o tutt’al più lo rende estremamente difficoltoso nel passare con una carrozzina elettrica. Inoltre l’attraversamento di via Guicciardini in tale area è stato completamente impedito ai pedoni creando gravi disagi per costoro sia per accedere al supermercato sia per recarsi in centro. Analoghe “bravure” sono state attuate in via Cilegiole sbarrando letteralmente il transito ai pedoni in tale strada. Sembra che, con la crisi che c’è, i pistoiesi debbano spostarsi da un luogo ad un altro solo tramite veicoli motorizzati, poiché anche transitare in bicicletta diventa penoso. Sempre nell’area dell’incrocio in questione sono in fase di ultimazione di lavori, un sottopasso che dovrebbe consentire l’attraversamento, in piena sicurezza, a pedoni e cittadini con difficoltà motoria; per quest’ultimi verrà allestito un ascensore (si spera capiente per ospitare una carrozzina elettrica) che è inopportuno in tali contesti perché può rappresentare un serio pericolo, essendo in aree incustodite o non sorvegliate. Può capitare un guasto e rimanere bloccati in ascensore senza un tempestivo intervento specie se dovesse verificarsi nelle ore notturne potrebbe rappresentare una tragedia. La soluzione migliore sarebbe stata l’allestimento di una piattaforma elevatrice funzionale anche per superare la rapidità dei gradini da parte di persone anziane.

Non essendovi stata nessuna consultazione, a monte, non ci resta altro da fare che denunciare il danno, provocato essenzialmente da una concezione autarchica che ignora e calpesta la volontà popolare.

La nostra lista intende ridare al cittadino il ruolo di protagonista e principale artefice della costruzione civile e democratica della comunità di cui fa parte.

Lista Civica Ecologista “Per un’altra Pistoia”
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