TESTAMENTO BIOLOGICO

Di deguito, riporto la dichiarazione di Elisabetta Giromella, intervenuta al dibattito che si è tenuto sabato scorso a Pistoia, e tendo a precisare che condivido in pieno la linea di pensiero da lei espressa,che secondo me rispecchia a pieno la volontà individuale a vivere , o a morire nel caso la vita, in certi frangenti che possono sopraggiungere , non possa più essere considerata VITA, inoltre sottolineo il fatto di essere favolevole al Testamento Biologico proprio per il rispetto delle scelte di ogni persona di vivere secondo i canoni che ritiene più giusti.
Luca Pecchioli

Con il termine “Testamento biologico” o “Dichiarazione anticipata di trattamento”, nell’accezione comune, si intende quell’atto tramite il quale l’individuo, nel pieno possesso delle proprie facoltà mentali, sceglie autonomamente il tipo di terapie cui essere o non essere sottoposto, qualora non fosse più in grado di scegliere per la propria fine vita, a causa di una patologia che lo privi della possibilità di esprimersi.
E’ di fondamentale importanza non confondere o associare la suddetta dichiarazione con il concetto di Eutanasia, dal greco “dolce morte”, i cui presupposti applicativi seguono una normativa totalmente diversa.
Il tema del Biotestamento, ha già trovato una sua regolamentazione in vari Paesi dell’Europa, come Paesi Bassi, Germania, Svizzera, Inghilterra e Galles; fino ad arrivare nella maggior parte degli Stati USA, dove vengono riconosciute o le volontà anticipate della persona o, la designazione del curatore sanitario.
Nel nostro Paese, dopo le amare vicende di Piergiorgio Welby a fine 2006, e di Eluana Englaro nel 2009 che sono balzate agli onori della cronaca, si è aperto un acceso dibattito tra gli schieramenti politici di ispirazione laica e radicale da una parte e cattolica dall’altra, al fine di arrivare all’approvazione di una legge in materia. In ottemperanza all’articolo 32 della Costituzione italiana, nel 2001, è stata ratificata la Convenzione sui Diritti umani e la biomedicina, di Oviedo del 1997, la quale garantisce che, prima di qualunque intervento medico, saranno rispettate le volontà espresse dall’interessato. Attualmente è in discussione in Parlamento il disegno di legge Calabrò che evidenzia alcune lacune e limitazioni in relazione ai concetti di nutrizione e idratazione. In particolare, proprio in questi ultimi giorni, un emendamento al suddetto disegno di legge va ad aggravare di fatto il rischio di incostituzionalità della norma, nella misura in cui impone il divieto a sospendere alimentazione ed idratazione forzata dei pazienti a meno che, tali trattamenti risultino non necessari alle funzioni fisiologiche essenziali. Si tratta, evidentemente, di una precisazione non solo inutile, ma pregiudizievole e lesiva della volontà individuale.
In attesa che la legge completi il suo iter parlamentare, in alcuni comuni italiani, compresi diversi della Toscana, sono stati istituiti i registri per la raccolta dei Testamenti biologici dei cittadini residenti.
Auspichiamo che anche nella città di Pistoia, si possa garantire tale servizio, che prescinde da qualunque convinzione di tipo etico o religioso, e mira al totale rispetto della dignità umana.
E.G

SCIOPERO DEI MIGRANTI

Come umanisti appoggiamo e partecipiamo a questa lodevole iniziativa di civiltà, e chiediamoci cosa sarebbe la nostra civiltà, le civiltà passate, la nostra società , senza l’apporto e la convergenza delle culture?

LUNEDI’ 1 MARZO
SCIOPERO GENERALE DEI MIGRANTI

se hai un regolare contratto di lavoro - puoi scioperare! Hai la copertura sindacale

se vuoi scioperare chiama 3333552897-3396418086

SPAZIO LIBERATO EX BREDA-PISTOIA -VIALE PACINOTTI - ORE 20

INFO POINT-MUSIC-FOOD

DIBATTITO SUL TESTAMENTO BIOLOGICO

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Campagna solidarietà col popolo palestinese

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A TUTTE LE REALTA’ ANTIRAZZISTE DI PISTOIA E PROVINCIA

Come Partito Umanista di Pistoia aderiamo all’iniziativa, condividendone in pieno le motivazioni ed estendiamo l’invito a tutti, per superare questo momento di indifferenza e razzismo che segna la nostra vita ogni giorno di più.

Dopo la rivolta di Rosarno che ha portato alla ribalta i perversi ingranaggi dello sfruttamento dei migranti, sono nati in molte città italiane e toscane i “Comitati 1° marzo 2010-Un giorno senza di noi”, portatori di una proposta di mobilitazione che, in collegamento con la giornata di sciopero promossa per quella stessa data dai migranti francesi, sia in grado di dare visibilità alle condizioni bestiali, alle vessazioni e alle violenze cui sono sottoposti questi nostri concittadini.
Le realtà migranti e antirazziste promotrici della grande manifestazione del 17 ottobre 2009, hanno aderito alla giornata del 1° marzo e dato l’indicazione di articolare, all’interno delle singole realtà territoriali,le iniziative attraveso forme diverse, compreso lo sciopero là dove se ne presenti la possibilità concreta a partire dai posti di lavoro.
Per costruire anche a Pistoia la giornata di lotta e di protesta del 1° marzo proponiamo a singoli cittadini, gruppi, associazioni e forze politiche e sindacali interessate a questo percorso di ritrovarci giovedì 18 febbraio alle ore 21 presso lo Spazio Liberato ex Breda Est, Viale Pacinotti 9 - Pistoia per discutere delle iniziative da prendere insieme per dare il nostro contributo a questa importante mobilitazione.

ASSEMBLEA DELLO SPAZIO LIBERATO EX BREDA EST

GIORNATA DELLA MEMORIA, GIORNATA PER IL FUTURO

Non ne posso avere una memoria diretta, ma solo una memoria storica. Come ogni essere umano, però, sono un essere storico e sociale. In quanto essere umano, nella mia memoria ci sono eventi che non ho vissuto direttamente, ma mi sono stati trasmessi dai miei padri e dai padri dei miei padri. Le loro sofferenze sono anche le mie sofferenze,
come le loro gioie sono anche le mie gioie. Oggi mi ritrovo un patrimonio che mi permette di riconoscere, prima che avvengano, possibili errori ed orrori già vissuti dall’umanità che mi ha preceduto. La memoria di quegli errori e di quegli orrori mi trasmette l’immagine di un muro. Un muro che ancora una volta si sta alzando tra le migliori aspirazioni umane e la realtà. Un muro che ha come base i “valori della razza” e istinti primitivi e zoologici. Su questa base si ergono, con evidente sincronia cromatica, etnocentrismo e razzismo.
La sincronia continua, perché subito sopra si appoggiano odio, xenofobia e violenza. Lo riconosco. È lo stesso muro dietro il quale si consumò l’olocausto.
Nonostante abbia colori diversi e sia reso più accettabile da un velo di democrazia formale,lo riconosco. È lo stesso muro. Non ho alcun dubbio. La memoria non m’inganna.
La memoria mi dice che non c’è tempo da perdere. Quell’orrore non venne dalla sera alla mattina. Quel muro non fu costruito in un giorno.
In molti videro quel muro che si alzava lentamente, giorno dopo giorno. In molti pensarono che in fondo era solo un muro e che prima o poi qualcuno lo avrebbe abbattuto.
Non fu così. I miei padri e i padri dei miei padri arrivarono a capire troppo tardi. E fu violenza. Tanta violenza. Quando si arriva troppo tardi non resta che la violenza.
E fu la liberazione. Ma la violenza non uccide mai se stessa. Fu liberazione, ma non dalla violenza del potere e della sopraffazione.
Lo dimostra il muro che ancora una volta si sta ergendo tra le migliori aspirazioni e la realtà. La memoria è fatta per il futuro, altrimenti non serve a un bel niente. La memoria ci dice che, prima che la violenza prenda il sopravvento, bisogna abbattere quel muro. Non bisogna fare lo stesso sbaglio dei nostri padri. Stavolta è la nonviolenza che deve entrare in scena. Quel muro deve essere abbattuto prima che sia troppo tardi. Prima che si renda necessaria altra violenza. Affinché la storia non si ripeta, bisogna anticiparla.
E non c’è altro modo per anticipare la ripetizione della storia se non con la nonviolenza. Non lasciamo che coloro che godono di questa falsa democrazia fermino la storia
e ci trascinino di nuovo verso una inevitabile violenza. La memoria è di tutti. Il futuro è di tutti. Non lasciamolo di nuovo nelle loro mani. Stavolta saremo più veloci. Stavolta saremo noi la storia.

Roma, 27 gennaio 2010 – Giornata della Memoria

Carlo Olivieri
umanista

Dal cuore al mondo

“La vita è dura!” – frase sentita e risentita, direi ormai inflazionata, effettivamente tutti abbiamo la nostra “croce” da portaci dietro . Come ho appena detto, i problemi ci sono in ogni dove, dobbiamo far buon viso a cattiva sorte, ma non per questo annichilirci e rincantucciarci nel nostro angolino e isolarci e in certi casi autoemarginarci.
Tutti quanti noi vorremmo anzi dovremmo vivere in un mondo non violento, in cui ogni essere umano possa, anzi debba essere il valore centrale dell’esistenza, trattato per l’immenso mondo interiore che si porta dentro, mondo nel quale non esistano più ingiustizie sociali e discriminazioni. Ma la discriminazione cos’è ? Non è altro che la violenza che ci portiamo dentro e che poi riversiamo nel mondo nelle forme più disparate, verso il diverso e ancor prima verso noi stessi, non accettandoci e cercando di essere ciò che non siamo, ciò che non sentiamo profondamente di essere. Ma chi è il diverso? E cos’è la normalità? Diversi siamo tutti, perché ogni essere umano è un universo a se, ognuno si differenzia dall’altro per qualcosa, dall’altra parte non per nulla abbiamo tutti impronte digitali che ci differenziano.
La diversità deve essere vista come ricchezza, come accrescimento e non come un limite, una barriera che, purtroppo la società odierna, improntata sempre più sulla ricerca di canoni preconfezionati, stereotipi di super uomini e super donne, belli e affascinanti, discriminazioni di ogni tipo, per il colore della pelle, gli orientamenti sessuali, ecc…
Ma è giusto che mi presenti: mi chiamo Luca e vivo ormai da quarant’anni a Pistoia, convivendo tra l’altro con la mia disabilità. Fortunatamente, questa mia disabilità, non mi è di eccessivo peso durante lo svolgersi della vita quotidiana e mi consente di vivere una vita pressoché normale. Scusate, ho detto normale………..ma cos’è la normalità se non uno stereotipo che ci portiamo nella mente fin dalla nascita e che ci viene ripresentato in ogni occasione possibile.
Faccio parte del Movimento Umanista nonché del Partito Umanista che ne è una sua espressione e nelle varie attività che mettiamo in moto ci sono iniziative come difesa dei più deboli ( disabili, immigrati, ed emarginati in genere, unendo questo con iniziative di protesta verso questa società che vive di pane e violenza.
Ultima iniziativa, finita da poco è stata la Marcia Mondiale per la Pace e la Nonviolenza, non mi dilungo sulle iniziative intraprese sia qui in città che in tutto il mondo in simultanea, sono stati una serie di eventi mirati a sconfiggere la violenza in generale e scongiurare un possibile disastro nucleare e contemporaneamente sconfiggere la violenza dentro di noi ,perché tutto parte da lì.
La mia, diciamo richiesta, diretta a chiunque legga questa lettera, è quella di avere impegnarsi per un mondo migliore dove la parola violenza venga bandita dal dizionario e dal cuore, e che in ognuno di noi si faccia strada un concetto di mormalità, concetto ma soprattutto sentimento che porti a non fermarsi davanti ai classici schemi propostici, di trattare la diversità nella disabilità, colore della pelle e tutte le molteplici sfaccettature che fanno dell’umanità un meraviglioso caledeoscopio, non come una diversità da compatire, ma bensì da accettare con le mille sfaccettature che caratterizzano ogni essere umano.
Passando al tema che mi tocca da vicino: chiedo, alle persone disabili, che come me vivono questa condizione di vita, di non chiudersi a riccio nel loro mondo di “diversità” ma di uscire affrontando tutte le difficoltà, fisiche ma soprattutto mentali e di non aver paura del giudizio altrui, concetto espandibile ad ogni essere umano.
In quanto al lato tangibile, degli aiuti e l’integrazione delle persone disabili, vorrei che ci fosse meno burocrazia, sia nel campo delle richieste mediche, e sanitarie in genere, perché una farraginosa burocrazia non fa altro che portare le persone più deboli a desistere a lottare per i loro basilari diritti di esseri umani.
Inoltre, spero che venga dato in campo lavorativo, una sempre maggior attenzione alla disabilità, concretamente e non solo a livello di leggi, scritte, ovverosia che i diritti sanciti siano veramente rispettati.
Come accennato prima queste richieste le estendo a tutti gli esseri umani , perché come detto tutti nelle nostre diversità abbiamo bisogno di essere capiti,amati e rispettati, solo questo può portarci ad un mondo senza violenza.

Pecchioli Luca

Movimento- Partito Umanista

Approvato in Senato il ddl sul processo breve LA “CASTA” RINGRAZIA

Può un problema molto serio, come l’estrema lentezza della giustizia in Italia, essere affrontato con la superficialità che il governo ha dimostrato anche in questo caso? Sì, in Italia evidentemente si può. Lo dimostra l’approvazione da parte del Senato del decreto sul “processo breve”.
Il fatto che questo decreto riguarderà, come ha dichiarato in aula lo stesso capogruppo del Pdl, solo l’1% dei processi, dimostra inoltre che alla base di questo provvedimento non c’è l’esigenza che riguarda tutti i cittadini di abbreviare i processi, perché in quel caso sarebbe stata necessaria una legge che avesse inciso su tutte le cause pendenti. Che cosa c’è in quell’1%? Ci sono i processi in cui è imputato il presidente del consiglio, ma anche altri processi importanti che riguardano Cirio-Parmalat, Antonveneta-Bnl ed Eni Power.
Da questa semplice constatazione possiamo concludere che il decreto approvato in Senato riguarda solo la “casta”, mentre la grande maggioranza dei cittadini continuerà a subire l’estrema lunghezza della fase istruttoria e di quella dibattimentale, continuerà a subire una situazione di sostanziale ingiustizia e di violazione dei diritti umani, come emerge dalle numerose condanne dell’Italia da parte della Corte internazionale di Strasburgo.
Pur non considerando questo aspetto di evidente discriminazione tra la solita casta prepotente e la maggioranza dei cittadini, possiamo dire che abbreviare in questo modo i processi è la soluzione giusta per risolvere la lentezza della giustizia? No, non lo possiamo dire.
La nuova legge, che si applica a tutte le tipologie di imputato, stabilisce che, per “violazione della durata ragionevole del processo”, il procedimento per i reati sotto i 10 anni, dal momento in cui il pm “esercita l’azione penale”, si estingue dopo 3 anni per il primo grado, 2 anni per il secondo e un anno e 6 mesi per la cassazione.
Se l’esigenza è quella di avere più giustizia, non è questo il modo di rispondere a tale bisogno. Secondo questa logica, per fare un paragone, il ministero della salute potrebbe anche decidere, per rendere sempre più precoce la diagnosi delle malattie allo scopo di migliorare lo stato di salute delle persone, che tale diagnosi deve avvenire entro un certo tempo, dopo di che la malattia, sempre per decreto, si estingue. Risulterebbe evidente a tutti che un provvedimento del genere sarebbe pura follia, mentre sappiamo benissimo che solo favorendo l’avanzamento della ricerca e l’efficienza del sistema sanitario si può rispondere alla domanda di salute dei cittadini.
Per la stessa ragione il decreto legge approvato al Senato, prendendo in considerazione la domanda di giustizia dei cittadini, non serve assolutamente a nulla. È pura follia.
Se invece il motivo è quello di far estinguere i processi a carico di una piccola casta di privilegiati, non tenendo conto della domanda di giustizia, allora tale decreto risponde esattamente allo scopo.

Occorre, invece, una vera riforma. Una riforma che trasformi il sistema giudiziario da macchina burocratica che si serve del potere attribuitogli per giustificare la sua inefficienza, in servizio al cittadino, con le stesse caratteristiche di efficienza e di parità di condizioni di accesso che connotano i servizi pubblici. Quindi si dovrebbe puntare alla sburocratizzazione della giustizia.
Ciò richiede di aumentare le risorse destinate al settore, anche per quel che riguarda il sistema carcerario, una vera e propria piaga del nostro paese, in cui ormai non si contano più i tentativi di suicidio, al fine di eliminare il sovraffollamento, di risolvere la carenza di strutture sanitarie e di personale specializzato, trasformando il carcere da “scuola del crimine” e “luogo di espiazione” in strumento per la riabilitazione di chi deve scontare una pena, così come vorrebbe la Costituzione italiana.

www.perunaltratoscana.it

Scusate la data è stata cambiata, vi faremo sapere presto
Sabato,23 gennaio alle ore 18 , presso il circolo di Bonelle siete invitati per un incontro , per illustrare e discutere la possibilità di creare un’alternativa alle liste che questo bipolarismo ci impone, il nostro obiettivo è quello di unirci per creare un progetto che parta dal basso , dalla gente, e di far sentire la voce di noi cittadini che non ci rispecchiamo in queste coalizioni e partiti che il sistema ci impone. Questo nostro intento non è finalizzato alle sole elezioni, anzi quelle possono essere un punto di partenza per creare a futuro qualcosa in cui veramente possiamo riconoscerci

per contatti 3473736884 Luca

per maggiori informazioni visitate il sito

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Chi siamo?
E’ una domanda che in tanti si sono fatti in questi giorni.

Siamo persone impegnate nelle battaglie civili, politiche e sociali dei nostri territori e del nostro paese.

Siamo persone iscritte e non iscritte ad organizzazioni ambientaliste, politiche, sindacali e associative.

Stiamo insieme su un idea di una lista di cittadinanza attiva, di impegno al cambiamento in prima persona.

Abbiamo diverse provenienze ma una comune esigenza: quella di costituire un’alternativa politica al PDL ed al PD, che su molti temi quali l’ambiente, il lavoro, la sicurezza, propongono la stessa politica.

Abbiamo in questi anni denunciato e combattuto, come singoli o come organizzazioni, il modello di sviluppo del PD in Toscana e ne proponiamo un altro: sostenibile, attento alle risorse naturali, alla vita e alle salute delle persone. Abbiamo cercato di riassumere alcune proposte nell’appello PerUnAltraToscana.

Crediamo che la politica debba essere fatta con spirito di servizio e non sia una professione e che chi va a rappresentare gli elettori deve rispondere a chi lo ha eletto e non avere alcuna delega in bianco.

VITA QUOTIDIANA IN PALESTINA

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