Elezioni in Cile

Cile 2017: gli Umanisti tornano in Parlamento con vari deputati
Pubblicato: 20 Novembre 2017

Dopo 25 anni il Partito Umanista cileno torna in Parlamento con quattro o cinque deputati – il numero esatto si sta ancora calcolando – come parte del Frente Amplio. Tra gli eletti Tomás Hirsch e Raul Alarcon, vero nome di Florcita Motuda, l’autore del “Walzer del No”, inno dell’opposizione durante la campagna per il referendum del 1989, inserito tra le dieci canzoni che hanno cambiato il mondo. Il Frente Amplio ha ottenuto venti deputati e raggiunto il 16,50% dei voti.
Sono stati eletti anche sette consiglieri regionali, una carica comparsa per la prima volta in queste elezioni.
La candidata presidente del Frente Amplio Beatriz Sánchez è arrivata in terza posizione, con il 20,27% dei voti. In una prima dichiarazione, Sánchez si è scagliata contro i mezzi di comunicazione: “Se avessero detto la verità forse saremmo arrivati noi al secondo turno”, ha dichiarato, alludendo ai sondaggi che parlavano di un forte calo del Frente Amplio. Questo dato ha probabilmente stimolato il “voto utile” al candidato socialista Alejandro Guillier, che ha ottenuto il 22,69%. Com’era previsto, il candidato della destra, Sebastián Piñera si è piazzato in testa con il 36,64%.
Il panorama politico cileno esce profondamente trasformato da queste elezioni. L’eccezionale risultato del Frente Amplio si può leggere come una vittoria della nonviolenza, caratteristica comune della coalizione, del coraggio e della coerenza. L’eredità di Laura Rodriguez, deputata umanista dal 1990 fino alla sua morte nel 1992, verrà ora ripresa dai nuovi eletti.

[Pressenza]

AL REFERENDUM SULL’AUTONOMIA VOTIAMO NO

Il 22 ottobre 2017 i cittadini della Lombardia saranno chiamati a un referendum consultivo, con il quale verrà domandato loro se vogliono che la giunta regionale faccia richiesta allo Stato per ottenere maggiore autonomia in diverse materie, tra le quali ambiente, istruzione, organizzazione sanitaria, coordinamento della finanza pubblica e del sistema tributario.

Per esplicita ammissione del presidente Maroni, la richiesta di autonomia punta principalmente a mantenere in Lombardia una parte delle entrate fiscali che oggi vengono trasferite allo Stato e a gestire autonomamente l’ordine pubblico e la sicurezza (leggi: l’immigrazione). Quindi il nostro primo NO è politico. Non accettiamo il principio secondo il quale le regioni più ricche avrebbero il diritto di trattenere le proprie entrate fiscali, anziché contribuire a sostenere le regioni più sfavorite. Così come non accettiamo che la Lega possa gestire l’ordine pubblico “a modo suo”.

Questo referendum, inutile in quanto la Costituzione già prevede che le singole Regioni possano fare richiesta allo Stato per avere maggiore autonomia, non è altro che l’inizio della campagna elettorale di Maroni, in vista delle elezioni del 2018. Una mossa strategica finanziata con i nostri soldi, niente più che un gigantesco spot pubblicitario della forza politica più apertamente antiumanista del panorama politico italiano. Quindi NO all’egoismo bottegaio e al razzismo.

Un altro NO va all’idea che questo tipo di autonomia comporti un maggior livello di democrazia e di partecipazione dei cittadini, perché è una menzogna. Noi umanisti siamo assolutamente favorevoli al decentramento del potere; abbiamo sempre sostenuto che il potere decisionale spetti al popolo, organizzato in collettività locali dotate di grande autonomia e rette da un sistema di democrazia reale e partecipata, e che lo Stato debba essere semplicemente l’ambito di coordinamento di tali collettività. Ma l’autonomia che vorrebbe Maroni non ha niente a che vedere con la democrazia reale; i cittadini sarebbero più vicini al potere, ma non potrebbero interagire con esso perché la proposta della Lega non punta a modificare lo schema della democrazia formale e non prevede la creazione di nuovi meccanismi democratici, attraverso i quali la popolazione possa esercitare la propria sovranità. Quindi, ancora una volta, questo referendum è soltanto fumo negli occhi per elettori poco accorti.

Ma allora, perché andare a votare? Per rispetto verso lo strumento del referendum, benché in questa occasione sia limitato dal fatto di non essere vincolante. Dobbiamo fare pressione affinché le consultazioni siano sempre più frequenti e sempre vincolanti, ma non per questo è giusto boicottarle, quando vengono indette. È triste vedere alcune forze politiche contrarie all’autonomia scegliere la strategia dell’astensione e svuotare di significato lo strumento referendario, puntando a farlo fallire per mancato raggiungimento del quorum. Se non si dà valore alle consultazioni, se le si boicotta al solo scopo di vincere, si delegittima lo strumento partecipativo e si apre la strada alla sua abolizione futura, anziché al suo potenziamento.

Affrontiamo i sostenitori della proposta leghista e battiamoli sul campo. Votiamo NO!

Milagro Sala

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All’approssimarsi di un anno dalla detenzione illegale di Milagro Sala il Comitato per la Liberazione di Milagro Sala e le persone che lo sostengono sono mobilitate per continuare questa lotta di verità e giustizia.

In queste ore si è raccolto un breve appello che verrà inviato in Argentina per essere letto alla conferenza stampa del Coordinamento dei Comitati che si terrà a Jujuy e dove arriveranno analoghi appelli e dichiarazioni da tutto il mondo. Il Partito Umanista è tra gli aderenti dell’appello, nonchè sostenitore del comitato per la liberazione di Milagro.

Un anno fa Milagro Sala, dirigente sociale argentina e parlamentare del ParlaSur è stata incarcerata con accuse che molte istituzioni americane ed internazionali nonché molte personalità impegnate sui Diritti Umani hanno considerato dubbie; questa detenzione continua finora senza consistenti ragioni giuridiche e fa pensare a un condizionamento politico dell’attività giudiziaria.
Nei giorni intorno all’anniversario della detenzione il Comitato lancerà una campagna di selfies in cui ognuno si fotograferà con mezza faccia coperta dal volto di Milagro. < qui potete scaricare la foto della mezza faccia di Milagro >
Mandare le foto alla redazione di Pressenza: redazioneitalia@pressenza.com

Riprodiciamo il testo dell’appello:

Pedido para la imediata liberación de Milagro Sala / Appello per la liberazione immediata di Milagro Sala

Hace un año la dirigente social y parlamentaria de Parlasur Milagro Sala fue detenida con acusaciones, que muchas personalidades e instituciones americanas e internacionales del campo de los DDHH consideran dudosas. Esta detención continúa al día de hoy sin razones jurídicas consistentes, lo que nos hace pensar en un condicionamiento político de la acción judicial.

Pedimos la inmediata liberación de Milagro Sala y de los demás presos políticos que hay actualmente en Jujuy. La política y la justicia deben mantenerse independientes y las personas tienen que estar en condición de defenderse y contar con todos los derechos a la defensa.

Un anno fa la dirigente sociale e parlamentare del ParlaSur Milagro Sala è stata incarcerata con accuse che molte istituzioni americane ed internazionali nonché molte personalità impegnate sui Diritti Umani hanno considerato dubbie; questa detenzione continua finora senza consistenti ragioni giuridiche e fa pensare a un condizionamento politico dell’attività giudiziaria.

Chiediamo l’immediata liberazione di Milagro Sala e degli altri prigionieri politici presenti a Jujuy. La politica e la giustizia debbono restare indipendenti e le persone debbono essere in grado di difendersi e di godere di tutti i diritti alla difesa.

Unlteriori info su: https://comitatoliberazionemilagrosala.wordpress.com/

5 giugno 2016 Vota Umanista alle elezioni Comunali a Milano

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Il Partito Umanista milanese ha deciso di appoggiare attivamente la lista MILANO in COMUNE che esprime Basilio Rizzo come candidato sindaco.
Durante gli ultimi cinque anni, molti umanisti hanno potuto apprezzare l’operato di Basilio Rizzo, Presidente del Consiglio Comunale uscente.
E’ sempre stato molto apprezzato l’impegno di Basilio Rizzo a favore della trasparenza, della democrazia e della difesa dei beni comuni rivolgendo la propria attenzione alla base sociale e dimostrando in varie occasioni il proprio interesse per le attività che vari gruppi d’ispirazione umanista proponevano.

Questa scelta è maturata quando è risultato evidente che la lista MILANO in COMUNE si poneva come una chiara alternativa democratica e popolare alle altre coalizioni, decisa a contrastare la tendenza all’omologazione manageriale e affaristica presente in altri candidati a sindaco.
Ci siamo prodigati affinché avessero risalto nel programma elettorale di MILANO in COMUNE il tema della democrazia partecipata e diretta e il valore della nonviolenza e ci siamo riusciti!


Anche sul tema ambiente abbiamo dato un grande contributo nel programma. Inoltre crediamo veramente che nel panorama elettorale la lista Milano in Comune abbia un programma che più si avvicina a quello che vorremmo noi umanisti, ovvero vicino ai più deboli, ai migranti, alle periferie, ai diritti delle persone.


Questo è il momento di SPINGERE e CONCRETIZZARE!


Per questo vi chiediamo non solo di appoggiare i nostri candidati al Comune e nelle zone ma di MOLTIPLICARE IL NOSTRO VOTO X 5! Molti amici e parenti sono indecisi e si fiderebbero sicuramente di un nostro suggerimento!
Sappiamo tutti che senza un obiettivo e un’applicazione di energia nulla succede….e le immagini volano basso. Quindi……

S-cateniamoci e VOLIAMO INSIEME!

Di seguito i candidati umanisti al Consiglio Comunale:
Lella Bigatti
Roberto Pavesi
Giovanna Ubaldeschi
Roberto Innocenti

Roberto Pavesi e Roberto Innocenti per la Municipalità 3
Mario Bella e Giovanna Ubaldeschi per la Municipalità 4
Franco Genuardi per la Municipalità 5
Patrizia Sassanelli per la Municipalità 6
Maurizio Polenghi per la Municipalità 7
Liliana Toniolo per la Municipalità 9

Pena di morte e giustizia negli USA - parliamone con un protagonista

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SIAMO TUTTI GRECI!

SIAMO TUTTI GRECI!
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Il Partito Umanista partecipa alle manifestazioni di mercoledì 11 febbraio 2015 per sostenere il diritto del popolo greco a rinegoziare il debito e abbandonare le politiche di austerity imposte da Commissione Europea, BCE e FMI

In Grecia, come in Italia e in tutta Europa, la sovranità appartiene al popolo, non alla Troika!

I trattati su cui si basano la costruzione dell’Unione Europea e il funzionamento dell’euro hanno consegnato i popoli europei nelle mani della finanza speculativa, instaurando la dittatura delle Banche.

È ora di rompere questi trattati, recuperare la sovranità politica e monetaria e costruire un’Europa democratica, nella quale mai più i diritti delle persone siano calpestati a vantaggio degli interessi di una minoranza avida e spietata.

Oggi siamo tutti greci!

CENA DI AUTOFINANZIAMENTO COMITATO ACQUABENECOMUNE PISTOIA E VALDINIEVOLE

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Venerdì 13 Febbraio alle ore 20 faremo la mega cena da GIGI del MULO
Via Mosino 2 Agliana

il Menù è a sorpresa come sempre quello che è certo quando si viene via la trippa è piena vegani vegetariani e carnivori li mangiano tutti.
la spesa è di 15,00 euro
è gradita la prenotazione senno prepara per 100 e ci tocca mangiare tutto
chiamare o SMS a 3396134081 rosanna
saluti
Rosanna crocini

I venerdì del cinema palestinese

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35 milioni di schiavi nel mondo

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03.12.2014 - AgoraVox
35 milioni di schiavi nel mondo (Foto di Fondazione Walk Free)

Di Luca Marchesini

2 dicembre 2014

Pianeta Terra, anno 2014, gli schiavi esistono ancora. Secondo il rapporto della fondazione australiana Walk Free, 35.8 milioni di persone vivono ancora in condizione di schiavitù, nonostante la pratica sia considerata illegale pressoché ovunque. Sono lavoratori che non dispongono della propria libertà, prostitute nelle mani del racket, bambini soldato, lavoratori domestici prigionieri in casa. Rispetto al 2013 i numeri sono saliti del 20%, ma i ricercatori attribuiscono l’impennata ad una maggiore efficienza nella raccolta dei dati.
Il paese dove la schiavitù è più diffusa è la Mauritania, dove il 4% della popolazione ne è vittima e il possesso degli esseri umani è così diffuso e radicato da sembrare quasi normale. In termini assoluti è però l’India a detenere il triste primato, con 14 milioni di esseri umani ridotti in schiavitù, nonostante la pratica sia formalmente vietata da quarant’anni. Seguono la Cina, con oltre tre milioni di persone private della libertà, il Pakistan con 2 milioni e Uzbekistan con 1,2.

Ma gli schiavi non vivono solamente nei paesi in via di sviluppo. In Russia se ne contano più di di un milione e anche “campioni” dell’Occidente come Francia e Stati Uniti non sfuggono alla statistica. Oltralpe nel 2014 sono 8600 e negli USA oltre 60 mila.

E l’Italia? Nel 2014 la Penisola è al 151° posto su 167 paesi considerati, dopo gli Stati Uniti e prima della Germania, con 11.400 persone costrette in stato di schiavitù, circa lo 0,019% della popolazione totale.

Roma: CasaPound impedisce a 90 bambini rom di entrare a scuola SCIACALLI E BURATTINI

Tira una brutta aria in Italia. Un’aria contaminata da percentuali tossiche di intolleranza e discriminazione razziale. Un’aria particolarmente tossica si respira a Roma, dove organizzazioni di stampo dichiaratamente fascista hanno sempre avuto terreno fertile e che contribuirono non poco all’ascesa di Alemanno alla carica di sindaco.

Una di queste organizzazioni, CasaPound, si è resa protagonista di una manifestazione alla periferia di Roma che di fatto ha impedito l’ingresso a scuola di decine di bambini rom. Hanno fatto salire la tensione talmente tanto da costringere i vigili a non far uscire i bambini dal campo nomadi, impedendo loro di andare a scuola. La maggior parte dei manifestanti erano studenti che volevano manifestare il loro disagio per un rapporto diventato sempre più difficile e teso con il campo nomadi situato vicino a tre scuole del quartiere Torrevecchia. Purtroppo non sono stati attenti e si sono lasciati strumentalizzare dai militanti di CasaPound che, in quanto fascisti, sono anche molto ben allenati ad azioni di sciacallaggio politico.

I fatti che avrebbero reso difficile il rapporto di vicinanza tra le scuole e il campo nomadi consisterebbero in lanci di pietre contro gli studenti, episodi di minacce al fine di rubare qualche cellulare e roghi tossici che infestano l’aria delle aule scolastiche. Non possiamo omettere, inoltre, che alcuni di questi episodi, come il lancio di pietre, molto probabilmente sono stati inventati di sana pianta da alcuni cronisti non molto coerenti dal punto di vista dell’etica professionale.

Non c’è dubbio che anche tra i rom, come nel resto della popolazione di qualsiasi origine etnica compresi gli italiani, ci siano individui con evidenti tendenze antisociali e violente, ma non possiamo considerare questi singoli fatti senza tener conto del contesto sociale in cui sono avvenuti. Un contesto spesso e volentieri espulsivo nei confronti dei rom, trattati da sempre come un corpo estraneo da isolare e possibilmente da espellere.

Eppure i bambini rom a cui è stato impedito di entrare a scuola erano ben 90, il che vuol dire che non è vero che i rom, nel loro insieme, sono antisociali e che non hanno intenzione di costruire una civile convivenza con gli altri. Caso mai è vero esattamente il contrario: che c’è un’intenzionalità ben precisa a fare uno sforzo per diventare parte integrante del contesto sociale in cui vivono e che questa intenzionalità si incontra con la volontà da parte di associazioni di italiani che vogliono aiutare i rom in questo sforzo. Sta di fatto però che si parla di rom solo quando avvengono fatti criminosi in cui alcuni di loro sono coinvolti, alimentando così timori e sentimenti discriminatori.

Ma i timori e i sentimenti discriminatori, non dimentichiamolo, sono spesso funzionali a interessi economici che la semplice cronaca dei fatti contribuisce a nascondere e che invece sono la vera causa di ciò che succede. Non è un caso, infatti, che il Municipio responsabile del territorio di Torrevecchia ha già pronto un progetto da 2 milioni di euro per rendere l’area occupata dai rom adatta alla nascita di qualcosa di più remunerativo per qualcun altro, come per esempio un centro sportivo. Chi c’è dietro questo progetto? Chi ci guadagnerà dalla nascita di un centro sportivo, di un centro commerciale o di chissà che altro? Ecco che allora una protesta che abbia il più possibile le sembianze di una sollevazione popolare può essere molto utile per accelerare le procedure. Ma per coinvolgere in poco tempo un buon numero di cittadini in questo tipo di mobilitazioni c’è bisogno di sollecitare qualcosa nel cuore. E su quali sentimenti è più facile soffiare, in questi tipi di mobilitazione, se non su quelli che si basano sulla paura e sul pregiudizio?
E chi sono i più bravi a fare questo? La storia ce lo insegna: sono i fascisti, ridotti anch’essi, nonostante i miti che usano per esaltarsi, a dei poveri burattini.

Roma, 29 novembre 2014