Archivio: speciale disarmo

Essere palestinesi in Libano

338951.jpg
Una legge potrebbe mettere fine a una serie di discriminazioni, anche se c’è ancora tanto da fare
Ogni mattina ti alzi e speri che ci sia acqua corrente ed elettricità. Lo fai in fretta, perché sono in tanti a dividere quello che dovrebbe essere un bagno, anche se nessuno ti aspetta. La stessa casa dove sei nato e cresciuto, per la legge libanese, non ti appartiene, anche se tuo padre ha lavorato sodo per comprarla. Puoi studiare, finché ti aiutano, ma dopo se non hai i soldi non puoi andare all’università. Poco male, direbbe qualcuno dei tuoi amici, tanto anche se ti laurei non puoi ambire a niente di più di un posto da manovale o di addetto alle pulizie.

Questa è la vita quotidiana di un rifugiato palestinese in Libano. Più di 400mila per l’Unrwa, l’agenzia delle Nazioni Unite che si occupa di loro, ma per il governo di Beirut sono 300mila. Sono i rifugiati delle guerre del 1948 e del 1967, in fuga dalle truppe israeliane che hanno occupato i territori palestinesi. Una vita profuga, nei dodici campi che costellano il Libano, molti dei quali sorti dopo che il re della Giordania cacciò i palestinesi negli anni Settanta. Rappresentano solo una parte dei quasi cinque milioni di palestinesi sfollati in giro per il mondo, ma la loro vita, se possibile, è ancora più dura. Ieri, dopo una lunga notte, un raggio di sole. Il parlamento libanese, su proposta del leader dei drusi Walid Jumblatt, ha approvato il 17 agosto 2010 un disegno di legge che rende la loro esistenza meno disperata. Un esempio? Fino a ieri (in attesa che il presidente libanese Michael Suleiman firmi la legge), per loro, erano vietati più di 50 mestieri; prima erano addirittura più di 70, come previsto dall’emendato articolo 50 della Legge sul Lavoro del 1964. La proposta Jumblatt prevede anche l’abolizione del divieto di acquisto della terra e della negazione dell’accesso al servizio sanitario nazionale. Su questi ultimi due temi, però, il dibattito parlamentare è ancora aperto. Come resta aperto il dibattito all’interno della comunità palestinese.

continua ( tratto da http://it.peacereporter.net/articolo/23661/Palestinesi%2C+Libanesi )

Messe al bando le bombe a grappolo ma l’Italia non ha firmato

35966_415569913911_101748583911_4785813_3661306_n.jpg
di Marco Stefano Vitiello

Il 1 agosto 2010 è entrata in vigore la Convenzione che vieta l’uso, la produzione, lo stoccaggio e il trasferimento delle cosiddette “cluster bombs”, le micidiali bombe a frammentazione, o a grappolo, ma il governo italiano non l’ha ratificata.

Il presidente del Comitato internazionale della Croce rossa (Cicr) Jacob Kellenberger ha detto che è stato un “momento storico” e un passo decisivo che “dovrebbe porre fine a decenni di sofferenze di uomini, donne e bambini”, con l’auspicio che l’entrata in vigore della Convenzione influenzi anche il comportamento degli Stati che non vi hanno ancora aderito. Anche il segretario generale delle Nazioni Unite Ban Ki-moon ha salutato con soddisfazione l’avvio di una nuova fase: “Un grande progresso” per liberare il mondo da quelle che ha definito “armi ignobili”.

E Benedetto XVI ha voluto esprimere “vivo compiacimento per l’entrata in vigore della Convenzione sul bando delle munizioni a grappolo che provocano danni inaccettabili ai civili”. “La Comunità internazionale ha dimostrato – secondo il papa – saggezza, lungimiranza e capacità nel perseguire un risultato significativo nel campo del disarmo e del diritto umanitario internazionale”. Il papa ha infine esortato tutti i paesi del mondo che ancora non lo hanno fatto ad aderirvi.

La Convenzione era stata sottoscritta a Oslo nel dicembre 2008, inizialmente da 30 paesi. Secondo i dati della Cluster Munition Coalition oggi sono 107 quelli che hanno aderito e 37 l’hanno già ratificata. L’Italia aveva firmato il testo, ma ancora non figura tra quelli che hanno proceduto alla ratifica. Tra i firmatari ci sono anche la Gran Bretagna, Germania e Francia, ma non gli Stati Uniti, Cina, Russia e Israele.

Le bombe a grappolo sono bombe, in genere sganciate da velivoli o elicotteri,ma ci sono anche ordigni proiettati con artiglierie, razzi e missili guidati, che contengono un certo numero di submunizioni (da poche unità contenute in una bomba da mortaio, fino a diverse centinaia come nel caso dei grossi Cluster Bomb Unit di modello americano) che, al funzionamento dell’ordigno principale (cluster), vengono disperse, secondo diversi sistemi, a distanza. Le submunizioni possono essere seminate anche da dispenser che rimangono agganciati agli aeromobili o da speciali sistemi automatizzati di semina terrestre.

Il tipo più comune è progettato per colpire persone e veicoli, ma ne esistono varianti specifiche per distruggere piste di atterraggio, linee elettriche, liberare sostanze chimiche, biologiche, incendiarie e alcune che hanno diversi effetti combinati.

Questi ordigni spesso non funzionano all’impatto col suolo, rimanendo parzialmente interrati e quindi invisibili e pericolosissimi; molti produttori di tali ordigni dichiarano percentuali di malfunzionamenti vicine al 5% ma durante l’ultimo conflitto nel Sud del Libano per molti di questi ordigni è stato calcolato che le percentuali abbiano raggiunto il 40-55%, con effetti devastanti sulla ignara e inconsapevole popolazione civile che ha visto coltivazioni di agrumi, di olive e di banane su cui si basa l’economia locale, diventare dopo i combattimenti veri e propri campi minati.

In Afghanistan attualmente si cerca di bonificare ancora le PFM1, in gergo chiamate “pappagalli verdi”, eredità delle guerra russo-afghana degli anni 80, che miete numerose vittime ancora oggi, nella popolazione civile.

Dall’8 al 12 novembre prossimo gli Stati firmatari si riuniranno a Vientiane (Laos) per stabilire un piano d’azione per applicare la Convenzione e le procedure per il monitoraggio dei progressi.

6 agosto 2010

hiroscima.jpegviolenza.jpeg

Ricordando quello che avvenne il 6 agosto del 1945, viene da rabbrividire, migliaia di vite spazzate via , ridotte a semplici numeri validi solo per i giochi di guerra e le statistiche,mai più l’umanità deve assistere a simili barbarie, ma più azioni di guerra dovanno essere giustificate, la violenza è ingiutificabile in qualsiasi forma si esprima. Dal disarmo nucleare al disarmo nelle nostre coscienze,la strada da compiere è la stessa, anzi prima occore partire da noi stessi per estirpare la violenza e arrivare a rispettare, capire l’altro.
Per violenza intendo guerre più o meno celate sotto finte missioni di pace, ma anche le piccole grandi violenze che si consumano giornalmente ovunque, in casa, sul lavoro, nelle nostre menti, il lavoro da fare , vista la situazione attuale non è facile, ma il vedere gente che si unisce , che manifesta contro ogni tipo di discriminazione fa sperare……….. in un futuro migliore

PU-PT

Afghanistan, uccisi due soldati italiani

E anche questa volta dovremo piangere altre due persone , basta è lora di invertire questa spirale di violenza che non può portare altro se non uno stillicidio senza fine, finiamo di fare gli ipocriti , siamo in guerra, chiamiamola come vogliamo ma sempre guerra è.
Perche non viene fatto nulla affinche si aiuti veramente il popolo afgano ad uscire da questa situazione , senza nasconeìdrrsi dietro alle armi,si capisco che la situazione non è rosea.
Andiamo a vedere fino in fondo, guardiamo perchè da sempre in Afganistan ci sono stati aìeserciti colonizzatori, non solo per portare la democrazia, modo sbagliato per portarla , ma per interessi economici e strategici.
Cerchiamo di raccontarci la verità e non di nascondere la testa a mo di struzzi, e cerchiamo di aiutare la ricostruzione del paese in maniera civile, aiutando le istituzioni locali e rendendole autonome e capaci di crescere con le proprie forze, si è vero ci sono i talebani, ma io penso che la loro sconfitta sia quella di essere isolati dal vero Afganistan libero e democratico,

Luca Pecchioli

29180.jpg

L’attentato a 20 chilometri da Herat, dove è scoppiato un ordigno rudimentale
Due militari italiani sono morti oggi pomeriggio in Afghanistan, quando il blindato su cui viaggiavano è saltato su un ordigno esplosivo (forse telecomandato) piazzato lungo la strada.
L’agguato è avvenuto venti chilometri a nord di Herat.
Le vittime sono il primo maresciallo Mauro Gigli e il caporalmaggiore capo Pierdavide De Cillis del 32° raggimento genio guastatori della brigata alpina Taurinense di stanza a Torino. Lievemente ferita anche una soldatessa, il capitano Federica Luciani.
Nell’attacco sono morti anche due soldati afgani, e altri due sono rimasti gravemente feriti.
Con i due caduti di oggi salgono a 28 i militari italiani morti in Afghanistan dall’inizio della guerra.
Proprio in questi giorni il parlamento sta votando il rifinanziamento della missione militare: mercoledì scorso il decreto (che prevede un forte incremento di spesa, circa 65 milioni di euro al mese) è stato approvato alla Camera; i primi di agosto il testo passerà al vaglio del Senato.

GIORNATA DI MOBILITAZIONE NAZIONALE A FIANCO DELLA FREEDOM FLOTILLA CONTRO I CRIMINI ISRAELIANI

VENERDÌ 4 GIUGNO
GIORNATA DI MOBILITAZIONE NAZIONALE
A FIANCO DELLA FREEDOM FLOTILLA
CONTRO I CRIMINI ISRAELIANI
All’alba del 31 maggio la Marina militare israeliana ha attaccato in acque internazionali le navi della Freedom Flotilla che, con 10.000 tonnellate di aiuti umanitari e circa 700 attivisti internazionali a bordo, si dirigevano verso le coste di Gaza. L’assalto ha provocato una strage tra gli internazionali, decine di feriti e il sequestro degli attivisti; ad oggi non si hanno ancora notizie precise sul numero di morti e di feriti.
Con l’arrembaggio delle navi della Freedom Flotilla, cariche di civili, armati unicamente della loro solidarietà alla popolazione palestinese di Gaza da tre anni sotto embargo, Israele ha compiuto un vero e proprio atto di pirateria e di palese violazione del diritto internazionale. Come durante l’operazione Piombo Fuso, che a cavallo tra il 2008 e il 2009 ha provocato l’uccisione di oltre 1.400 palestinesi di Gaza e il ferimento di oltre 5.000, lo Stato di Israele continua a ritenersi sollevato da ogni regola del diritto internazionale, fino a compiere atti di terrorismo di Stato come quello che ha violentemente bloccato le imbarcazioni della Freedom Flotilla.
Nel nostro paese, come in tutto il mondo, tante manifestazioni hanno espresso una determinata protesta contro l’arroganza e la violenza militare israeliana e contro l’atteggiamento di una comunità internazionale che continua a rendersi complice garantendo l’impunità ai crimini di un paese ancora una volta immune da atti concreti di condanna delle sue politiche.

La Comunità palestinese in Toscana e il Comitato Pistoiese per la Palestina promuovono per

VENERDÌ 4 GIUGNO - ORE 17,30 SIT-IN DAVANTI ALLA PREFETTURA
IN PIAZZA DUOMO - PISTOIA

• PER ESPRIMERE LA NOSTRA SOLIDARIETÀ AGLI ATTIVISTI DELLA FREEDOM FLOTILLA;
• PER PROTESTARE CONTRO IL NO DEL GOVERNO ITALIANO ALL’ISTITUZIONE DI UNA COMMISSIONE INTERNAZIONALE D’INCHIESTA SULL’ASSALTO ISRAELIANO ALLA FREEDOM FLOTILLA;
• PER CHIEDERE LA FINE DEL BLOCCO DI GAZA;
• PER RAFFORZARE LA CAMPAGNA DI BOICOTTAGGIO, DISINVESTIMENTO E SANZIONI CONTRO L’ECONOMIA DI GUERRA ISRAELIANA

ADERISCONO:
Associazione Italo-Palestinese; Circolo Arci “Bugiani”; Collettivo Liberate gli orsi; Comitato Antifascista San Lorenzo; Confederazione Cobas; Confederazione Unitaria di Base; Federazione della Sinistra; Giovani Comunisti; Partito Umanista; Sinistra Critica; Sinistra Ecologia e Libertà-Coord. Prov. Pistoia; Spazio Liberato ex Breda est; Verdi Pistoia

Condanna all’azione di Israele

Il PartitMondo senza Guerre e senza Violenza condanna l’attacco israeliano alle navi pacifiste, che ha causato decine di morti e feriti.
Si tratta di un assalto illegale, avvenuto in acque internazionali, contro volontari decisi a portare aiuto alla popolazione di Gaza, stremata dalla povertà e dalle distruzioni della guerra.
Mondo senza Guerre partecipa a Milano al presidio di protesta indetto oggi alle 18 in Piazza San Babila, per opporsi all’uso della forza bruta e riaffermare il dialogo e la solidarietà come uniche via d’uscita dalla violenza.

Concerto Kabila- Vita quotidiana in Palestina

kabila.jpg

Araba Fenice, il tuo nome è Gaza

img050.jpg

VITA QUOTIDIANA IN PALESTINA

volantino-giornate-memoria_html_m3e04cfbd.jpg

SILO E LA MARCIA MONDIALE-SUMMIT DEI PREMI NOBEL X LA PACE A BERLINO