Archivio: diritti umani e non discriminazione

Usa, giudice blocca la contestata legge anti-immigrati dell’Arizona

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La governatrice repubblicana annuncia un ricorso: deciderà la Corte suprema
Ieri sera il giudice della Corte di Phoenix, Susan Bolton, ha bloccato i punti chiave della nuova legge sull’immigrazione Sb1070, approvata dallo stato dall’Arizona, e che per mesi ha provocato grandi proteste da parte delle associazioni di immigrati e il ricorso legale della Casa Bianca.
La nuova legge, quindi, entra oggi in vigore emendata dai suoi articoli considerati più ‘razzisti’: è statp cancellato dal testo la possibilità, da parte delle forze di polizia locali, di chiedere i documenti a un passante basandosi sul “ragionevole dubbio” che possa essere un immigrante illegale. Inoltre non sarà più possibile essere arrestato per il solo fatto di non avere i documenti con sè. Secondo il giudice federale, questi controlli non sono “nè equi nè nel rispetto del pubblico interesse”.
La sentenza è arrivata mentre in Arizona la tensione era alle stelle, con gli sceriffi più conservatori che affermavano di aver fatto spazio nelle loro prigioni per gli immigrati clandestini che intendevano fermare e i cittadini contrari che promettevano clamorose azioni di protesta.
Il pronunciamento del Tribunale di Phoenix rappresenta una grande vittoria da parte dell’amministrazione di Barack Obama sul governo dello Stato, a guida repubblicana.
La governatrice dell’Arizona, Jan Brewer ha già annunciato che presenterà presto appello contro la sentenza Bolton: a questo punto sarà la Corte suprema di Washington a decidere.

BASTA CON LE DISCRIMINAZIONI!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!

Ma sarebbe l’ora di fare un passo avanti e di apprire la mente e il cuore e smetterla con questi bigottismi da medio evo, finiamola didi fare i tolleranti a distanza, cioè fino a che il “problema” non ci tocca, fino a che viviamo nei nostri soliti schemi e gli altri sonoo al di fuori del nostro piccolo mondo circoscritto da il nostro abitat abituale.
Appriamoci agli altri, ma più che accettarli semplicemente, capiamoci, come noi vorremo essere capiti dagli altri

L. Pecchioli

Maltrattati dal carabiniere la denuncia di una coppia gay
I due si stavano abbracciando in un bar del centro. Hanno raccontato che il militare ha intimato loro di smetterla perché all’interno di un locale pubblico: “Non facevamo niente di male”. La denuncia di Arcigay
Trattati male da un carabiniere in divisa che li ha visti mentre, la notte scorsa, si abbracciavano un bar del centro di Viareggio (Lucca). E’ quanto raccontato da una coppia gay. Secondo il loro racconto - fatto durante una conferenza stampa organizzata da Arcigay - il carabinieri avrebbe detto loro di farla finita perchè si trovavano in un luogo pubblico.

Protagonisti della vicenda sono Mirko Vigni di Pistoia e Fabio Frati di Prato. “Non facevamo nulla di male - ha detto Vigni - non ci stavamo baciando. Ci stavamo solo abbracciando e il carabiniere ci ha trattato in malo modo”.

I due giovani hanno raccontato che il carabiniere era con altri tre colleghi, tutti in divisa. L’episodio sarebbe avvenuto nel bar Cusimano, nel centro di Viareggio, alle 5,30 del mattino, dove Vigni e Frati, dipendenti di due locali della Marina di Torre del Lago, erano andati al termine del lavoro. Paolo Patanè, avvocato e presidente nazionale di Arcigay, ha detto di essersi messo in contatto con il comandante della stazione dei carabinieri di Viareggio, Andrea Pasquali, che li ha ricevuti in caserma: “Abbiamo apprezzato le parole del maggiore Pasquali, comandante della compagnia carabinieri di Viareggio, e le scuse che lui ci ha posto a nome dell’Arma”, ha poi riferito. “Il comandante - ha aggiunto - ci ha assicurato che valuterà dal punto di vista disciplinare il comportamento dell’appuntato e si è reso disponibile a valutare eventuali denunce penali che i ragazzi avrebbero potuto presentare cui però, di fronte alle parole del comandante, loro stessi hanno rinunciato. Il comandante si è reso disponibile infine anche a valutare eventuali momenti formativi per il personale impegnato a Viareggio e Torre del Lago”.

SI MUORE DI LAVORO …………..NERO E IN PIU’ ……..DISCRIMINATI

E si continua a dare agli immigrati, non sono regolari, rubano il lavoro a NOIitaliani, delinquono, e tanto altro ancora e poi la verità viene fuori dai fatti, costretti a adattarsi ad ogni tipo di ricatto lavorativo, ovverosia fanno comodo per guadagnare ma non sono visti come esseri umani.
In questo incidente due lati negativi della nostra socità consumistica che ci spreme come barattoli e ci butta quando non siamo più utili, la mancanza di osservanza delle leggi in materia di sicurezza sul lavoro e il tema spinoso dell’immgrazione o meglio dell’intolleranza verso lìaltro, il diverso, lo straniero.

Partito Umanista-Luca Pecchioli


Lavora in nero e muore i suoi compagni fuggono

Articolo tratto da La Repubblica

L’uomo, 33 anni, senegalese, era irregolare in Italia e impiegato abusivamente. Stava ristrutturando una concessionaria a Campi Bisenzio (Firenze). E’ rimasto schiacciato dal muletto che stava manovrando
di GAIA RAU

Il muletto che stava manovrando si è ribaltato, schiacciandolo. E lui è morto sul colpo, mentre le persone che gli stavano intorno fuggivano, immortalate da una telecamera. E’ morto così Niang Elhadji, operaio trentatreenne senegalese, irregolare in Italia e impiegato al nero da un artigiano marmista, che questa mattina stava lavorando alla ristrutturazione di una concessionaria automobilistica a Campi Bisenzio, nella piana fiorentina.
Le telecamere della ditta hanno ripreso le fasi della tragedia, immortalando un fuggi fuggi di persone subito dopo il ribaltamento del muletto. I carabinieri stanno adesso identificando i presenti: sembrerebbe alcuni artigiani. La vittima avrebbe tentato di saltare dal muletto che si stava ribaltando, rimanendo schiacciato e, probabilmente, morendo sul colpo. Il pm ha disposto l’autopsia.
Dai primi accertamenti emergerebbero anche altre irregolarità: l’operaio non aveva la cintura allacciata e sul muletto sarebbero mancati diversi dispositivi di sicurezza, fra cui gli sportelli, che avrebbero potuto salvarlo. Sembra che l’uomo fosse alle dipendenze di un artigiano e che stesse lavorando alla posa di marmi, nell’ambito di lavori di ristrutturazione di una concessionaria di automobili. L’artigiano sarà con ogni probabilità indagato. Il muletto sarebbe stato preso in affitto dall’azienda che ha fornito i marmi e poi prestato all’artigiano per i lavori nella concessionaria.
“Se le informazioni che abbiamo risultano confermate, non si può parlare di fatalità ma di precise e grossissime responsabilità”, ha commentato l’episodio Daniela Cappelli della Cgil toscana. E cordoglio è stato espresso anche dal presidente del consiglio regionale Alberto Monaci, che ha definito le morti sul lavoro “un’emergenza nazionale”, dal presidente della Provincia di Firenze Andrea Barducci e dal coordinatore toscano dell’Idv Fabio Evangelisti.

Essere palestinesi in Libano

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Una legge potrebbe mettere fine a una serie di discriminazioni, anche se c’è ancora tanto da fare
Ogni mattina ti alzi e speri che ci sia acqua corrente ed elettricità. Lo fai in fretta, perché sono in tanti a dividere quello che dovrebbe essere un bagno, anche se nessuno ti aspetta. La stessa casa dove sei nato e cresciuto, per la legge libanese, non ti appartiene, anche se tuo padre ha lavorato sodo per comprarla. Puoi studiare, finché ti aiutano, ma dopo se non hai i soldi non puoi andare all’università. Poco male, direbbe qualcuno dei tuoi amici, tanto anche se ti laurei non puoi ambire a niente di più di un posto da manovale o di addetto alle pulizie.

Questa è la vita quotidiana di un rifugiato palestinese in Libano. Più di 400mila per l’Unrwa, l’agenzia delle Nazioni Unite che si occupa di loro, ma per il governo di Beirut sono 300mila. Sono i rifugiati delle guerre del 1948 e del 1967, in fuga dalle truppe israeliane che hanno occupato i territori palestinesi. Una vita profuga, nei dodici campi che costellano il Libano, molti dei quali sorti dopo che il re della Giordania cacciò i palestinesi negli anni Settanta. Rappresentano solo una parte dei quasi cinque milioni di palestinesi sfollati in giro per il mondo, ma la loro vita, se possibile, è ancora più dura. Ieri, dopo una lunga notte, un raggio di sole. Il parlamento libanese, su proposta del leader dei drusi Walid Jumblatt, ha approvato il 17 agosto 2010 un disegno di legge che rende la loro esistenza meno disperata. Un esempio? Fino a ieri (in attesa che il presidente libanese Michael Suleiman firmi la legge), per loro, erano vietati più di 50 mestieri; prima erano addirittura più di 70, come previsto dall’emendato articolo 50 della Legge sul Lavoro del 1964. La proposta Jumblatt prevede anche l’abolizione del divieto di acquisto della terra e della negazione dell’accesso al servizio sanitario nazionale. Su questi ultimi due temi, però, il dibattito parlamentare è ancora aperto. Come resta aperto il dibattito all’interno della comunità palestinese.

continua ( tratto da http://it.peacereporter.net/articolo/23661/Palestinesi%2C+Libanesi )

L’IPOCRISIA DI ISRAELE - Freedom Flotilla, la versione di Bibi

Continua la lineaunilaterale e senza apertura e giustificazione dei proppri errori e degli errori del governo israeliano, continua la farsa di un governo che vuole per forza passare agli occhi internazionali come pacifico e nel frattempo fa di tutto per ridurre allo stremo e decimare la popolazione palestinese.
Proprio certa gente , si può dire, non vuole la pace.
L’opinione internazionale dovrebbe prendere seri provvedimenti, la pace va tutelata , ma sinceramente e non facendo finte pantomime, anche perchè la via della pace e della convivenza fra i due popoli, passa per una riconciliazione a 360°.
Non possiamo far finta che certi crimini verso l’umanità si perptuino ancora, perchè di questo si tratta.

Partito Umanista

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Il premier israeliano Netanyahu depone davanti alla commissione d’inchiesta: fiero dei suo militari

”Sono certo che alla fine della vostra indagine diverrà evidente come lo Stato d’Israele e l’esercito israeliano abbiano agito nel rispetto della legge internazionale”. Così parlò, questa mattina, di fronte alla commissione d’inchiesta che indaga sui fatti della Freedom Flotilla, il premier israeliano Banjamin Netanyahu.

Nessuno si aspettava un Bibi - come Netanyahu viene chiamato da sempre - si cospargesse il capo di ceneri, o pronunciasse un mea culpa, ma ancora una volta il premier mostra quella determinazione che, per due volte, l’ha portato a guidare lo Stato Ebraico. L’oggetto dell’indagine è noto: la morte dei nove attivisti turchi a bordo della nave Mavi Marmara, una di quelle che componeva la Freedom Flotilla, intercettata dalle unità speciali dell’esercito israeliano all’alba del 31 maggio scorso al largo delle coste della Striscia di Gaza. Tutti gli altri attivisti vennero arrestati nel porto di Ashdod, dove le navi vennero scortate dalla marina militare d’Israele, e in un secondo momento rilasciati. Per i nove attivisti turchi, invece, solo un funerale solenne al ritorno delle loro salme in Turchia. L’assalto in acque internazionali ha generato un caso diplomatico, mettendo in imbarazzo le Nazioni Unite e suscitando la più grave crisi diplomatica tra Turchia e Israele a memoria d’uomo. Non tutta la deposizione di Netanyahu si è svolta a porte aperte. La commissione, presieduta dall’ex giudice della Corte Suprema israeliana Yaakov Tirkel, comprende cinque membri israeliani, affiancati - ma senza diritto di voto - da due osservatori stranieri: l’ex premier protestante del Nord Irlanda, Lord Trimble, e il giurista canadese ed ex avvocato generale delle forze armate canadesi Ken Watkin.

La giustificazione portata da Netanyahu di fronte alla commissione riunita a Gerusalemme alle 9 del mattino è stata quella che altre volte in passato è stata utilizzata dal governo israeliano nella storia: un attacco preventivo. “Ci siamo mossi quando ritenevamo pericoloso per noi far attraccare le navi a Gaza, considerato che trasportavano armi destinate ai terroristi della Striscia”, ha dichiarato il premier israeliano. ”Ho fiducia nei combattenti dell’esercito israeliano e l’intero Stato d’Israele è fiero di loro. I combattenti israeliani a bordo della Marmara hanno dimostrato coraggio nell’adempimento del dovere e nel proteggersi da una reale minaccia alle loro vite”, ha detto Netanyahu. Il primo ministro ha ancora una volta difeso il blocco navale imposto alla Striscia di Gaza, senza accenni alla volontà di alleggerirlo ventilata nelle ore successive all’indignazione internazionale per l’attacco alla Freedom Flotilla.
Durante la settimana sfileranno davanti alla commissione il ministro della Difesa Ehud Barak e il comandante in capo dell’esercito Gaby Ashkenazi. Una stoccata Bibi la riserva proprio al primo dei due: ”Nelle discussioni che hanno preceduto l’arrembaggio della flottiglia avevo dato strette istruzioni di fare uno sforzo supremo per evitare di causare vittime e io so che questa è stata anche l’istruzione data dal ministro della Difesa”, ha detto Netanyahu, lasciando intendere che se qualcosa fosse andato storto è comunque una responsabilità del leader laburista e non sua.
Altre due inchieste sono in corso sulla vicenda della Freedom Flotilla: una da parte della magistratura turca e un’altra da parte della delle Nazioni Unite, con un rappresentante turco e uno israeliano. L’Onu, inoltre, per voce del suo segretario generale Ban Ki-Moon, ha dichiarato che il Palazzo di Vetro vigilerà anche sull’indipendenza della commissione israeliana. Una commissione militare interna ha risolto la sua inchiesta ammettendo errori nella catena di comando che, come ha fatto il premier oggi in udienza, pare spostare su Ehud Barak il fardello della colpa.

6 agosto 2010

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Ricordando quello che avvenne il 6 agosto del 1945, viene da rabbrividire, migliaia di vite spazzate via , ridotte a semplici numeri validi solo per i giochi di guerra e le statistiche,mai più l’umanità deve assistere a simili barbarie, ma più azioni di guerra dovanno essere giustificate, la violenza è ingiutificabile in qualsiasi forma si esprima. Dal disarmo nucleare al disarmo nelle nostre coscienze,la strada da compiere è la stessa, anzi prima occore partire da noi stessi per estirpare la violenza e arrivare a rispettare, capire l’altro.
Per violenza intendo guerre più o meno celate sotto finte missioni di pace, ma anche le piccole grandi violenze che si consumano giornalmente ovunque, in casa, sul lavoro, nelle nostre menti, il lavoro da fare , vista la situazione attuale non è facile, ma il vedere gente che si unisce , che manifesta contro ogni tipo di discriminazione fa sperare……….. in un futuro migliore

PU-PT

DICRIMINAZIONE !!!!!!!!!!! E IPOCRISIA-”Ma che fate, qui ci sono le famiglie”! Bagnino censura bacio gay. E’ polemica

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L’ultimo episodio di discriminazione di orientamento sessuale si è verificato ieri a Torre del Lago (LU), dove un bagnino ha fatto notare l’atteggiamento “osceno” di due ragazzi che si baciavavano, ma dove sta l’oscenità, se fossero stati un ragazzo e una ragazza non se ne sarebbe nemmeno accorto, ma! e poi ci meravigliamo quando episodi di pestaggio verso gay e lesbiche avvengono, fatti come questi dovrebbero dovrebbero far riflettere sul grado di razzismo latente, ma nemmeno poi tanto , che ci circonda.
Il diverso fa sempre paura, a volte viene tollerato ma non accettato , non compreso, e poi diverso da chi? mi domando!!!!!!!!!!

Luca Pecchioli- Partito Umanista

”Ma che fate, qui ci sono le famiglie”! Bagnino censura bacio gay. E’ polemica

Lucca - (Adnkronos) - Un guardaspiaggia ha rimproverato due ragazzi milanesi che si stavano baciando sulle dune della spiaggia libera della Lecciona di Torre del Lago minacciandoli di fargli una multa. Gay.it ora chiede che il Comune revochi l’incarico alla società che gestisce il servizio

Video sui CIE

Sciopero regionale a Firenze-2 luglio

Venerdì 2 luglio in occasione dello sciopero generale di tutte le categorie – ad eccezione di bus, treni, trasporto aereo – è stato programmato uno sciopero per manifestare contro la manovra finanziaria del governo indetto dalla Cgil.

Come Partito Umanista non possiamo che condividere la preoccupazione per una simile manovra che è tesa a colpire ancor di più le fasce deboli come anziani, disabili e lavoratori, manovra che non tocca per nulla con tagli mirati chi ha di più e chi più potrebbe dare al paese, inoltre è una manovra fatta solo di tagli e non si intravede nulla di costruttivo per aiutarci a ripartire.

DaPistoia partirà un pulman, il ritrovo è rissato alle ore 8.00 davanti alla Breda per poi andare a Firenze dove ci sarà la manifestazione regionale.

La Cgil ritiene che l’attuale manovra economica approntata dal governo sia destinata a deprimere ulteriormente l’economia del paese e ribadisce il suo fermo NO al “Collegato lavoro” che attacca i diritti dei lavoratori e che non accoglie le osservazioni del Presidente della Repubblica.

Il governo ha scelto di colpire i lavoratori sia pubblici sia privati, i precari e i pensionati bloccando i contratti pubblici e gli scatti di anzianità nella scuola, fermando per un anno la pensione per tutti i lavoratori e riducendo la salvaguardia per coloro che sono in mobilità. I tagli dei trasferimenti a Regioni, Province e Comuni, inoltre, fanno sì che siano destinate meno risorse per lo sviluppo, meno prestazioni e servizi sociali con il conseguente innalzamento dei costi per le fasce deboli e per tutti quanti vivono in questo Paese.

Solidarietà con tutti i prigionieri

Ieri si sono spente le luci in diverse città italiane per solidarietà con il ragazzo ( non lo defifisco solo militare perchè prima di tutto è un uomo ). Come esponente del Partito Umanista ( tendo a ribadire che questa è una mia opinione personale, ma che ricalca verosimilmente l’opinione del Partito Umanista ) ribadisco che questa azione di sensibilizzazione è lodevole, ma allo stesso tempo e per lo stesso motivo e con la stessa enfasi e sollecitudine bisogna protestare per tutti gli altri prigionieri, in primis i palestinesi in carcere e per carcere intendo anche icivili, donne e bambini confinati nella striscia di Gaza e non solo anche quelli costretti a vivere all’estero.
Ovviamente questa mia riflessione si allarga a tutte le persone, prigionieri e no delle mille guerre dimenticate, dimenticate per comodo perchhè ” non produttive “.
E che ciò non avvenga solo puntualmente in determinate ricorrenze ma che diventi una linea da seguire, uno stile di vita e un impegno per i politici e per i governi per VOLERE una vera PACE e non a parole o esternata con gesti di comodo solo quando se ne ricordano o porta i suddetti alla ribalta e in buona luce, PERCHE’ LA PACE NON E’ UN MEZZO DI SCAMBIO O UNA BANDIERA DA TIRARE FUORI A COMODO , MA UNO STILE DI VITA anzi L’UNICO POSSIBILE.

Luca Pecchioli