Archivio: riflessioni

Reality Show in guerra

Mi chiedo in che società viviamo se traiamo spunto anche dalla violenza della guerra per fare odience, ovvero sia per far soldi, speculare anche sulla morte è ignobile, è come giustificare la violenza, non che senza reality questo non avvanga, perchè già il fabbricare armi è tutto questo , ammazzare a priori.
In più per la gente che si tenta di incollare davanti allo schermo,non vedo che informazione vogliano passare, oltre che educazione.
Cosa vogliamo passare alle future generazioni, ai più giovani, che poi saranno i maggiori fruitori di simili programmi? e poi si parla tanto di educare i giovani!!!!!!!! più che altro si tende, così facendo , ad assoggettarli ad una realtà violenta che stranamente viene fatta passare per normale.

Luca Pecchioli - Partito Umanista

L’emittente G4 Tv ha annunciato che la prossima primavera trasmetterà un format sul lavoro degli artificieri della Marina Militare impegnati in Afghanistan. Tante e opposte le reazioni dei telespettatori sul progetto.

La guerra in Afghanistan ha conquistato un altro spazio nel palinsesto televisivo statunitense: quello del reality show. La G4 Tv, emittente televisiva via satellite e via cavo made in USA, ha infatti annunciato la programmazione di un nuovo format chiamato “Bomb Patrol: Afghanistan” che seguirà da vicino le gesta degli artificieri della Marina statunitense impegnati nell’opera di bonifica del territorio afgano.

Cavalcare l’onda. La pista seguita dai produttori della G4 è quella aperta dall’enorme successo di “Hurt Locker” il film di Kathryn Bigelow, vincitore di sei premi Oscar alla 82ma edizione degli Academy Award. “Il miglior film dell’anno” ha commentato il presidente di G4 Neal Tiles che ha inoltre presentato quella che potrebbe rivelarsi la bomba mediatica della prossima stagione televisiva negli States. “Semplicemente - ha sostenuto Tiles - non c’è modo di comprendere l’incredibile quantità di pressione e le decisioni prese in frazioni di secondo che queste persone devono svolgere nelle peggiori condizioni fisiche possibili senza andare insieme a loro come faranno le nostre telecamere. Questa è una rara opportunità di mostrare il lavoro di uomini e donne coraggiosi in prima linea e condividere con i nostri telespettatori tutto il dramma della vita reale, il lavoro di squadra, il pericolo e il trionfo che va di pari passo con questo lavoro specializzato. Gli spettatori di G4 vedranno questi eroi che mettono la loro vita a rischio ogni volta che affrontano quello che, per loro, è solo un altro giorno in ufficio”. Queste le motivazioni dell’emittente che è riuscita a convincere gli alti comandi del Pentagono, e della Marina Militare statunitense, a far aggregare una loro troupe agli uomini del Genio Militare.

L’accordo. Per ora prevede una serie di 10 puntate da un’ora l’una che andranno in onda dalla prossima primavera. Lo “show” prodotto dalla Big Fish Entertainment, che ha escluso ogni possibilità di controllo creativo da parte dei vertici militari, avrà Doug DePriest e Dan Cesareo come produttori esecutivi. Lo stesso Tiles, secondo cui il programma è destinato ai “giovani di sesso maschile che vogliono esplorare nuovi generi”, ha anche affermato che l’idea è quella di “non entrare in modo duro nel lavoro più mortale sul territorio come fanno Discovery Channel e altri network”. Ma oltre le rassicurazioni di chi, come Tiles, avrà comunque un forte ritorno economico dall’operazione, l’idea sembrerebbe esser destinata al peggiore dei business possibili: lucrare sulla guerra e sui drammi personali di chi la combatte. I soldati verranno seguiti in un periodo che va dal corso di formazione nei campi addestramento in USA fino alla loro assegnazione in Afghanistan. Agli intrecci amorosi in stile “Big Brother” si sostituiranno, che i produttori lo prevedano o no, le psicosi di chi quotidianamente affronta il pensiero della morte o è destinato a fare i conti con quella dei loro amici, e dei loro nemici, sul campo di battaglia.

Le reazioni. G4 è un network nato nel 2002 come specialista di videogame e che negli anni ha deciso di variare la propria offerta con spettacoli informativi e reality show. La fascia d’età si è dunque spostata dai teenager ai giovani dai 18 ai 34 anni. Sono loro che nelle ultime ore hanno commentato con tanti, e spesso opposti, pareri il sito internet dell’emittente. All’intervento di MiGaOh che scrive: “Questa proposta di spettacolo è disgustosa, Cosa è successo ai videogame?” fa da cassa di risonanza quello di DrShepard che, deluso dalla novità, scrive: “No! Ho il massimo rispetto per gli uomini e le donne che servono il Paese ma per favore G4: non farti consumare dai reality show come ogni altra emittente. Rimango già deluso ogni volta che che giro su G4 per vedere qualcosa sui videogiochi e trovo solo Cheaters (reality show ndr)”. Tra i sostenitori dell’idea c’è, invece, AntiquesRoadwarrior che commenta: “Amo questo [progetto] perché c’è stata una grande differenza tra la guerra in Afghanistan e la guerra del Vietnam nella copertura di notizie. Detto questo, il fatto che la CNN preferisce leggere i Tweets di Bieber che mostrano i rapporti degli incidenti è, ovviamente, la differenza nelle valutazioni che ricevono le storie. […] La CNN è generalmente la più rispettabile, anche se il meno visto, di tutti i canali di notizie. La maggior parte degli altri hanno narrazioni preconcette e sono in genere inaffidabili per qualcosa di simile al giornalismo”. Ma oltre i favorevoli e i contrari ci sono i morbosi. Quelli come DreamingDarklyRobin che già da ora si chiedono: “C’è qualcuno che muore realmente?”, aggiungendo tra parentesi - e noi con lui - “domanda molto insensibile”.

Antonio Marafioti
………da paecereport.net

BASTA CON LE DISCRIMINAZIONI!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!

Ma sarebbe l’ora di fare un passo avanti e di apprire la mente e il cuore e smetterla con questi bigottismi da medio evo, finiamola didi fare i tolleranti a distanza, cioè fino a che il “problema” non ci tocca, fino a che viviamo nei nostri soliti schemi e gli altri sonoo al di fuori del nostro piccolo mondo circoscritto da il nostro abitat abituale.
Appriamoci agli altri, ma più che accettarli semplicemente, capiamoci, come noi vorremo essere capiti dagli altri

L. Pecchioli

Maltrattati dal carabiniere la denuncia di una coppia gay
I due si stavano abbracciando in un bar del centro. Hanno raccontato che il militare ha intimato loro di smetterla perché all’interno di un locale pubblico: “Non facevamo niente di male”. La denuncia di Arcigay
Trattati male da un carabiniere in divisa che li ha visti mentre, la notte scorsa, si abbracciavano un bar del centro di Viareggio (Lucca). E’ quanto raccontato da una coppia gay. Secondo il loro racconto - fatto durante una conferenza stampa organizzata da Arcigay - il carabinieri avrebbe detto loro di farla finita perchè si trovavano in un luogo pubblico.

Protagonisti della vicenda sono Mirko Vigni di Pistoia e Fabio Frati di Prato. “Non facevamo nulla di male - ha detto Vigni - non ci stavamo baciando. Ci stavamo solo abbracciando e il carabiniere ci ha trattato in malo modo”.

I due giovani hanno raccontato che il carabiniere era con altri tre colleghi, tutti in divisa. L’episodio sarebbe avvenuto nel bar Cusimano, nel centro di Viareggio, alle 5,30 del mattino, dove Vigni e Frati, dipendenti di due locali della Marina di Torre del Lago, erano andati al termine del lavoro. Paolo Patanè, avvocato e presidente nazionale di Arcigay, ha detto di essersi messo in contatto con il comandante della stazione dei carabinieri di Viareggio, Andrea Pasquali, che li ha ricevuti in caserma: “Abbiamo apprezzato le parole del maggiore Pasquali, comandante della compagnia carabinieri di Viareggio, e le scuse che lui ci ha posto a nome dell’Arma”, ha poi riferito. “Il comandante - ha aggiunto - ci ha assicurato che valuterà dal punto di vista disciplinare il comportamento dell’appuntato e si è reso disponibile a valutare eventuali denunce penali che i ragazzi avrebbero potuto presentare cui però, di fronte alle parole del comandante, loro stessi hanno rinunciato. Il comandante si è reso disponibile infine anche a valutare eventuali momenti formativi per il personale impegnato a Viareggio e Torre del Lago”.

6 agosto 2010

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Ricordando quello che avvenne il 6 agosto del 1945, viene da rabbrividire, migliaia di vite spazzate via , ridotte a semplici numeri validi solo per i giochi di guerra e le statistiche,mai più l’umanità deve assistere a simili barbarie, ma più azioni di guerra dovanno essere giustificate, la violenza è ingiutificabile in qualsiasi forma si esprima. Dal disarmo nucleare al disarmo nelle nostre coscienze,la strada da compiere è la stessa, anzi prima occore partire da noi stessi per estirpare la violenza e arrivare a rispettare, capire l’altro.
Per violenza intendo guerre più o meno celate sotto finte missioni di pace, ma anche le piccole grandi violenze che si consumano giornalmente ovunque, in casa, sul lavoro, nelle nostre menti, il lavoro da fare , vista la situazione attuale non è facile, ma il vedere gente che si unisce , che manifesta contro ogni tipo di discriminazione fa sperare……….. in un futuro migliore

PU-PT

NO ALLA VIOLENZA

Solo due parole:

RICORDIAMOCI DI TUTTE LE STRAGI E VIOLENZE DEL PASSATO PER FAR SI CHE NON RISUCCEDANO IN FUTURO

Solidarietà con tutti i prigionieri

Ieri si sono spente le luci in diverse città italiane per solidarietà con il ragazzo ( non lo defifisco solo militare perchè prima di tutto è un uomo ). Come esponente del Partito Umanista ( tendo a ribadire che questa è una mia opinione personale, ma che ricalca verosimilmente l’opinione del Partito Umanista ) ribadisco che questa azione di sensibilizzazione è lodevole, ma allo stesso tempo e per lo stesso motivo e con la stessa enfasi e sollecitudine bisogna protestare per tutti gli altri prigionieri, in primis i palestinesi in carcere e per carcere intendo anche icivili, donne e bambini confinati nella striscia di Gaza e non solo anche quelli costretti a vivere all’estero.
Ovviamente questa mia riflessione si allarga a tutte le persone, prigionieri e no delle mille guerre dimenticate, dimenticate per comodo perchhè ” non produttive “.
E che ciò non avvenga solo puntualmente in determinate ricorrenze ma che diventi una linea da seguire, uno stile di vita e un impegno per i politici e per i governi per VOLERE una vera PACE e non a parole o esternata con gesti di comodo solo quando se ne ricordano o porta i suddetti alla ribalta e in buona luce, PERCHE’ LA PACE NON E’ UN MEZZO DI SCAMBIO O UNA BANDIERA DA TIRARE FUORI A COMODO , MA UNO STILE DI VITA anzi L’UNICO POSSIBILE.

Luca Pecchioli

DIS-ABILITA’

Voglio cominciare questo mio breve discorso partendo dalla situazione di discriminazione, più o meno velata , che un disabile vive sulla propria pelle ogni giorno nelle situazioni più svariate, ad esempio: quando per fare cose che per i cosi detti abili sono banalità, un disabile deve affrontare dei veri e propri percorsi ad ostacoli non solo fisici ma anche di comportamento, di sensibilità, o per meglio dire di civiltà.
Proprio per questo il disabile si vede relegato come cittadino di serie b, a tutti qli effetti e questo non fa che accrescere la mancanza di autostima in chi ,purtroppo già si vede deficitario in qualcosa e per di più gli viene fatto pesare-
Diversità, discriminazione, ingiustizia sono tre termini che vanno a braccetto, si discrimina chi per una ragione o un’altra è diverso, o per meglio dire ha diverse capacità, e questo vale anche per i disabili, scusate non dico diversamente abili, perché ritengo che se ci guardiamo intorno, tutti siamo diversamente abili, tutti abbiamo diverse capacità l’uno da l’altro più o meno conclamate,pensiamo ad esempio che tra un ceco e un vedente ci sono infinite gradi di differenze.
Sfortunatamente, solo quando queste diversità sono talmente evidenti da portare a vedere una persona come deficitaria di certe facoltà ce ne accorgiamo, e purtroppo ce ne accorgiamo nella maniera peggiore o ignorandola o addirittura in alcuni casi evitandola, ed è lì che maggiormente sbagliamo, perché tendiamo a vedere solo quello che manca, quello che non ci piace, invece di vedere in chi ci è accanto, in questo caso il disabile le enormi potenzialità che può esprimere, potenzialità che vengono sottovalutate o negate, perché investire in ciò costa ma non solo dal punto di vista economico ma mentale, le più grandi barriere le abbiamo dentro di noi, riallacciandomi al percorso fatto il 22 aprile con i ragazzi del liceo pedagogico, si conferma quanto appena detto, ovvero sia che sensibilizzando ci fin da adolescenti, in futuro vedremo il mondo con altri occhi, gli occhi dell’ altro.
Inoltre pensiamo, che malattie, incidenti, vecchiaia non sono distanti da nessuno di noi e proprio questo ci dovrebbe portare a riflettere, a pensare che la disabilità, certe menomazioni temporanee o permanenti non ci sono poi così lontane, cosa da farci riflettere a vederci tutti accumunati in una battaglia di sensibilità verso certe problematiche.
Pensiamo inoltre ad un mondo a misura di tutti , un tale mondo non essere che migliormente fruibile per chiunque, prendiamo ad esempio una rampa per le carrozzine , dove passano queste passano pure signore con passeggino, persone con le borse , chiunque, tutto ciò per dire che anche nella nostra città in motli casì non è così: troviamo rampe con vicino gradini che tra l’altro portano ad enfatizzare la condizione di inferiorità del disabile ; e se non è discriminazione questa!?!
Passando alla questione spinosa dell’abbattimento delle barriere architettoniche, mi viene spontaneo pensare al fatto che ci sono leggi datate intorno agli anni 70 che impongono l’abbattimento delle barriere architettoniche nei luoghi pubblici, ma anche in quelli privati destinati al pubblico come negozi,…, norme purtroppo non applicate perché a volte onerose, a volte di difficile realizzazione
( come in edifici antichi e di valore storico).
In definitiva quando uno apre una qualsiasi attività dovrebbe essere a norma anche con queste direttive, e tutto ciò non dovrebbe essere lasciato al buon senso dell’esercente o all’ elastica interpretazione dei comuni compete tenti.
E questo , oltre all’ osservanza delle leggi deve diventare un fatto di normalità, come è normale che per aprire un esercizio ci vuole l’impianto elettrico a norma, e qui nessuno transige, dovrebbe diventare uguale per l’accessibilità.
Capisco che tutto in un giorno non si può fare, ma cominciare anche con piccoli accorgimenti, ma con la giusta mentalità sarebbe un bel passo avanti.
Un altro accorgimento molto valido sarebbe quello di interpellare i diretti interessati, prima di modiche o quant’altro al fine di agevolare gli architetti e gli enti preposti ed evitare inutili sprechi per lavori fatti e rifatti in seguito.
Proponendo in concreto qualcosa, e per non essere solo critici, sarebbe utile convergere insieme in un percorso di studio, da dove possono scaturire idee comuni, da presentare a chi di competenza, fare pressione tutti insieme, perché l’unione fa la forza e arricchisce a vicenda, promuovere convegni e atti di sensibilizzazione.

Campagna contro la violenza economica

Partito Umanista Internazionale -
Pistoia -3473736884- lpecchiolitiscali.it-www.partitoumanista.it/pistoia
Quasi ogni paese nel mondo ha un grande debito pubblico, usato come SCUSA per imporre politiche economiche in contrasto con le necessità primarie della gente. I governi SPESSO dicono che DEVONO tagliare le spese in campi importanti come educazione e salute, a CAUSA della NECESSITA’ di pagare tale debito e i suoi interessi. In genere il tasso di interesse è così ALTO che i governi possono a malapena PAGARE gli interessi senza far diminuire il capitale dovuto, in modo tale che la produzione di interessi sia praticamente infinito. Per esempio, il governo italiano paga 70 miliardi di euro di interessi ogni anno (più di 1.000 euro per ciascun abitante!). Generalmente questo debito è esposto come un DATO DI FATTO e la gente non ha MAI informazioni chiare e precise a proposito di:
- Come e quando è stato contratto il debito
- Chi lo ha contratto
- Chi sono i grandi creditori che possiedono il debito e a cui sono pagati gli interessi
- Con quali meccanismi sono determinati e calcolati gli interessi
- Per cosa è stato contratto il debito

Di solito queste informazioni sono tenute SEGRETE: è molto difficile ottenere dati precisi a riguardo. Questo meccanismo è uno dei modi con cui la finanza internazionale detiene il VERO POTERE, ricattando i governi con l’arma dei debiti, quando i governi stessi non sono diretti COMPLICI di questa frode CONTRO la gente.

PROPONIAMO leggi che dovrebbero imporre piena TRASPARENZA a proposito di tutto questo e che dovrebbero dare alla gente il POTERE della democrazia diretta su:
- Come e quando ripagare il debito
- Decidere se i meccanismi degli interessi sono ingiusti e nel caso rinegoziarli
- Poter fare trattati con altri paesi per fronteggiare gli speculatori internazionali con la creazione di banche pubbliche internazionali il cui scopo sia quello di aiutare davvero lo sviluppo e non speculare.
PROPONIAMO DI ORGANIZZARE equipe di auto-informazione e diffusione su questi temi e andare-verso la RACCOLTA di firme su queste proposte di legge e PER RACCOGLIERE info su questi temi.
PROPONIAMO OPPOSIZIONE ad ogni tipo di taglio della spesa pubblica in campi IMPORTANTI come l’educazione e la salute, a qualsiasi livello sia proposto, nazionale o locale che sia, NEGANDO la supposta necessità di tale taglio per pagare tale debito ed i suoi interessi .
Per intenderci nella nostra vita questo meccanismo perverso dell’indebitamento è il maggiore responsabile dell’aumento della spesa per l’istruzione dei nostri figli, delle code lunghissime per una visita in un ospedale,del precariato nostro e dei nostri figli,di stipendi che non bastano a soddisfare necessità primarie, quali il diritto alla casa, a un lavoro. Pensate se 1000 euro a persona, fossero spese per garantire una vita degna a ogni persona.
Contattati Partecipa Proponi

REGIONALI 2010

E anche a questo giro, come sempre il popolo , i cittadini, rimarranno delusi, comunque vada.
Si perchè la solfa è sempre la stessa : centro destra o centro sinistra, si perchè l’attrazione dei voti è per forza concentrata su questi due poli, come se fra la gente comune non esistesse la volonta di esprimere un’altra opinione.
Ma però succede che sia per l’ingiusta legge elettorale, con gli sbarramenti e sia per gli sbarramenti mentali e la paura di cambiare davvero o almeno provare dei vertici di partiti che dovrebbero sulla carta rappresentare un cambiamento, una svolta a sinistra ( quella autentica per capirsi, non la pseudo sinistra che lo è solo di nome), vengono strette alleanze con i più forti, alleanze che vanno strette sia ai vertici di partito che le giustificano con il fatto che per non sparire , per contare ancora qualcosa bisogna fare così ( accettare il meno peggio e sperare di raccogliere qualche briciola al banchetto dei padroni ) , ma ancor più strette queste allanze stanno ai militanti di questi partiti, gente onesta e sincera che crede ancora in un cambiamento, che non ci sta agli sterili calcoli elettorali e alla spartizione della torta ( o tortino ).
La gente vuole cambiare le situazioni, migliorare la vita propria e degli altri, avere risposte concrete sull’ambiente, sulla giustizia per tutti, insomma vuole tornare a vivere in armonia con gli altri e col mondo, non gliene frega dei calcoli di partito.
Anche noi come Partito Umanista, con altri a cui sta stretto tutto questo, abbiamo provato a creare una lista per presentarsi alle elezioni ( www.perunaltratoscana.it ) , non ce l’abbiamo fatta, ma questo non vuol dire, che se uno non ce la fa deve per forza andare a schierarsi splo per esserci, o votare per i meno peggio, come sempre turandosi il naso, bisogna avere il coraggio di esserci ma di esserci veramente, di cominciare ad unirsi per dare un’alternativa valida a milioni di persone che oggi e domani andranno a votare con una stretta al cuore o addirittura non andranno, l’ Italia , la nostra regione, la nostra provincia, la nostra città è fatta anche di queste persone, che aspettano e meritano una valida risposta.
Per cui concludo invitando tutti ad avere il coraggio di mettersi in gioco, di rompere gli schemi preconfezionati, di non aver paura dei salti nel vuoto, meglio un vuoto fatto di speranza che questo stagnante acquitrino.

PUIP

TESTAMENTO BIOLOGICO

Di deguito, riporto la dichiarazione di Elisabetta Giromella, intervenuta al dibattito che si è tenuto sabato scorso a Pistoia, e tendo a precisare che condivido in pieno la linea di pensiero da lei espressa,che secondo me rispecchia a pieno la volontà individuale a vivere , o a morire nel caso la vita, in certi frangenti che possono sopraggiungere , non possa più essere considerata VITA, inoltre sottolineo il fatto di essere favolevole al Testamento Biologico proprio per il rispetto delle scelte di ogni persona di vivere secondo i canoni che ritiene più giusti.
Luca Pecchioli

Con il termine “Testamento biologico” o “Dichiarazione anticipata di trattamento”, nell’accezione comune, si intende quell’atto tramite il quale l’individuo, nel pieno possesso delle proprie facoltà mentali, sceglie autonomamente il tipo di terapie cui essere o non essere sottoposto, qualora non fosse più in grado di scegliere per la propria fine vita, a causa di una patologia che lo privi della possibilità di esprimersi.
E’ di fondamentale importanza non confondere o associare la suddetta dichiarazione con il concetto di Eutanasia, dal greco “dolce morte”, i cui presupposti applicativi seguono una normativa totalmente diversa.
Il tema del Biotestamento, ha già trovato una sua regolamentazione in vari Paesi dell’Europa, come Paesi Bassi, Germania, Svizzera, Inghilterra e Galles; fino ad arrivare nella maggior parte degli Stati USA, dove vengono riconosciute o le volontà anticipate della persona o, la designazione del curatore sanitario.
Nel nostro Paese, dopo le amare vicende di Piergiorgio Welby a fine 2006, e di Eluana Englaro nel 2009 che sono balzate agli onori della cronaca, si è aperto un acceso dibattito tra gli schieramenti politici di ispirazione laica e radicale da una parte e cattolica dall’altra, al fine di arrivare all’approvazione di una legge in materia. In ottemperanza all’articolo 32 della Costituzione italiana, nel 2001, è stata ratificata la Convenzione sui Diritti umani e la biomedicina, di Oviedo del 1997, la quale garantisce che, prima di qualunque intervento medico, saranno rispettate le volontà espresse dall’interessato. Attualmente è in discussione in Parlamento il disegno di legge Calabrò che evidenzia alcune lacune e limitazioni in relazione ai concetti di nutrizione e idratazione. In particolare, proprio in questi ultimi giorni, un emendamento al suddetto disegno di legge va ad aggravare di fatto il rischio di incostituzionalità della norma, nella misura in cui impone il divieto a sospendere alimentazione ed idratazione forzata dei pazienti a meno che, tali trattamenti risultino non necessari alle funzioni fisiologiche essenziali. Si tratta, evidentemente, di una precisazione non solo inutile, ma pregiudizievole e lesiva della volontà individuale.
In attesa che la legge completi il suo iter parlamentare, in alcuni comuni italiani, compresi diversi della Toscana, sono stati istituiti i registri per la raccolta dei Testamenti biologici dei cittadini residenti.
Auspichiamo che anche nella città di Pistoia, si possa garantire tale servizio, che prescinde da qualunque convinzione di tipo etico o religioso, e mira al totale rispetto della dignità umana.
E.G

Dal cuore al mondo

“La vita è dura!” – frase sentita e risentita, direi ormai inflazionata, effettivamente tutti abbiamo la nostra “croce” da portaci dietro . Come ho appena detto, i problemi ci sono in ogni dove, dobbiamo far buon viso a cattiva sorte, ma non per questo annichilirci e rincantucciarci nel nostro angolino e isolarci e in certi casi autoemarginarci.
Tutti quanti noi vorremmo anzi dovremmo vivere in un mondo non violento, in cui ogni essere umano possa, anzi debba essere il valore centrale dell’esistenza, trattato per l’immenso mondo interiore che si porta dentro, mondo nel quale non esistano più ingiustizie sociali e discriminazioni. Ma la discriminazione cos’è ? Non è altro che la violenza che ci portiamo dentro e che poi riversiamo nel mondo nelle forme più disparate, verso il diverso e ancor prima verso noi stessi, non accettandoci e cercando di essere ciò che non siamo, ciò che non sentiamo profondamente di essere. Ma chi è il diverso? E cos’è la normalità? Diversi siamo tutti, perché ogni essere umano è un universo a se, ognuno si differenzia dall’altro per qualcosa, dall’altra parte non per nulla abbiamo tutti impronte digitali che ci differenziano.
La diversità deve essere vista come ricchezza, come accrescimento e non come un limite, una barriera che, purtroppo la società odierna, improntata sempre più sulla ricerca di canoni preconfezionati, stereotipi di super uomini e super donne, belli e affascinanti, discriminazioni di ogni tipo, per il colore della pelle, gli orientamenti sessuali, ecc…
Ma è giusto che mi presenti: mi chiamo Luca e vivo ormai da quarant’anni a Pistoia, convivendo tra l’altro con la mia disabilità. Fortunatamente, questa mia disabilità, non mi è di eccessivo peso durante lo svolgersi della vita quotidiana e mi consente di vivere una vita pressoché normale. Scusate, ho detto normale………..ma cos’è la normalità se non uno stereotipo che ci portiamo nella mente fin dalla nascita e che ci viene ripresentato in ogni occasione possibile.
Faccio parte del Movimento Umanista nonché del Partito Umanista che ne è una sua espressione e nelle varie attività che mettiamo in moto ci sono iniziative come difesa dei più deboli ( disabili, immigrati, ed emarginati in genere, unendo questo con iniziative di protesta verso questa società che vive di pane e violenza.
Ultima iniziativa, finita da poco è stata la Marcia Mondiale per la Pace e la Nonviolenza, non mi dilungo sulle iniziative intraprese sia qui in città che in tutto il mondo in simultanea, sono stati una serie di eventi mirati a sconfiggere la violenza in generale e scongiurare un possibile disastro nucleare e contemporaneamente sconfiggere la violenza dentro di noi ,perché tutto parte da lì.
La mia, diciamo richiesta, diretta a chiunque legga questa lettera, è quella di avere impegnarsi per un mondo migliore dove la parola violenza venga bandita dal dizionario e dal cuore, e che in ognuno di noi si faccia strada un concetto di mormalità, concetto ma soprattutto sentimento che porti a non fermarsi davanti ai classici schemi propostici, di trattare la diversità nella disabilità, colore della pelle e tutte le molteplici sfaccettature che fanno dell’umanità un meraviglioso caledeoscopio, non come una diversità da compatire, ma bensì da accettare con le mille sfaccettature che caratterizzano ogni essere umano.
Passando al tema che mi tocca da vicino: chiedo, alle persone disabili, che come me vivono questa condizione di vita, di non chiudersi a riccio nel loro mondo di “diversità” ma di uscire affrontando tutte le difficoltà, fisiche ma soprattutto mentali e di non aver paura del giudizio altrui, concetto espandibile ad ogni essere umano.
In quanto al lato tangibile, degli aiuti e l’integrazione delle persone disabili, vorrei che ci fosse meno burocrazia, sia nel campo delle richieste mediche, e sanitarie in genere, perché una farraginosa burocrazia non fa altro che portare le persone più deboli a desistere a lottare per i loro basilari diritti di esseri umani.
Inoltre, spero che venga dato in campo lavorativo, una sempre maggior attenzione alla disabilità, concretamente e non solo a livello di leggi, scritte, ovverosia che i diritti sanciti siano veramente rispettati.
Come accennato prima queste richieste le estendo a tutti gli esseri umani , perché come detto tutti nelle nostre diversità abbiamo bisogno di essere capiti,amati e rispettati, solo questo può portarci ad un mondo senza violenza.

Pecchioli Luca

Movimento- Partito Umanista