Archivio: informazione

Reality Show in guerra

Mi chiedo in che società viviamo se traiamo spunto anche dalla violenza della guerra per fare odience, ovvero sia per far soldi, speculare anche sulla morte è ignobile, è come giustificare la violenza, non che senza reality questo non avvanga, perchè già il fabbricare armi è tutto questo , ammazzare a priori.
In più per la gente che si tenta di incollare davanti allo schermo,non vedo che informazione vogliano passare, oltre che educazione.
Cosa vogliamo passare alle future generazioni, ai più giovani, che poi saranno i maggiori fruitori di simili programmi? e poi si parla tanto di educare i giovani!!!!!!!! più che altro si tende, così facendo , ad assoggettarli ad una realtà violenta che stranamente viene fatta passare per normale.

Luca Pecchioli - Partito Umanista

L’emittente G4 Tv ha annunciato che la prossima primavera trasmetterà un format sul lavoro degli artificieri della Marina Militare impegnati in Afghanistan. Tante e opposte le reazioni dei telespettatori sul progetto.

La guerra in Afghanistan ha conquistato un altro spazio nel palinsesto televisivo statunitense: quello del reality show. La G4 Tv, emittente televisiva via satellite e via cavo made in USA, ha infatti annunciato la programmazione di un nuovo format chiamato “Bomb Patrol: Afghanistan” che seguirà da vicino le gesta degli artificieri della Marina statunitense impegnati nell’opera di bonifica del territorio afgano.

Cavalcare l’onda. La pista seguita dai produttori della G4 è quella aperta dall’enorme successo di “Hurt Locker” il film di Kathryn Bigelow, vincitore di sei premi Oscar alla 82ma edizione degli Academy Award. “Il miglior film dell’anno” ha commentato il presidente di G4 Neal Tiles che ha inoltre presentato quella che potrebbe rivelarsi la bomba mediatica della prossima stagione televisiva negli States. “Semplicemente - ha sostenuto Tiles - non c’è modo di comprendere l’incredibile quantità di pressione e le decisioni prese in frazioni di secondo che queste persone devono svolgere nelle peggiori condizioni fisiche possibili senza andare insieme a loro come faranno le nostre telecamere. Questa è una rara opportunità di mostrare il lavoro di uomini e donne coraggiosi in prima linea e condividere con i nostri telespettatori tutto il dramma della vita reale, il lavoro di squadra, il pericolo e il trionfo che va di pari passo con questo lavoro specializzato. Gli spettatori di G4 vedranno questi eroi che mettono la loro vita a rischio ogni volta che affrontano quello che, per loro, è solo un altro giorno in ufficio”. Queste le motivazioni dell’emittente che è riuscita a convincere gli alti comandi del Pentagono, e della Marina Militare statunitense, a far aggregare una loro troupe agli uomini del Genio Militare.

L’accordo. Per ora prevede una serie di 10 puntate da un’ora l’una che andranno in onda dalla prossima primavera. Lo “show” prodotto dalla Big Fish Entertainment, che ha escluso ogni possibilità di controllo creativo da parte dei vertici militari, avrà Doug DePriest e Dan Cesareo come produttori esecutivi. Lo stesso Tiles, secondo cui il programma è destinato ai “giovani di sesso maschile che vogliono esplorare nuovi generi”, ha anche affermato che l’idea è quella di “non entrare in modo duro nel lavoro più mortale sul territorio come fanno Discovery Channel e altri network”. Ma oltre le rassicurazioni di chi, come Tiles, avrà comunque un forte ritorno economico dall’operazione, l’idea sembrerebbe esser destinata al peggiore dei business possibili: lucrare sulla guerra e sui drammi personali di chi la combatte. I soldati verranno seguiti in un periodo che va dal corso di formazione nei campi addestramento in USA fino alla loro assegnazione in Afghanistan. Agli intrecci amorosi in stile “Big Brother” si sostituiranno, che i produttori lo prevedano o no, le psicosi di chi quotidianamente affronta il pensiero della morte o è destinato a fare i conti con quella dei loro amici, e dei loro nemici, sul campo di battaglia.

Le reazioni. G4 è un network nato nel 2002 come specialista di videogame e che negli anni ha deciso di variare la propria offerta con spettacoli informativi e reality show. La fascia d’età si è dunque spostata dai teenager ai giovani dai 18 ai 34 anni. Sono loro che nelle ultime ore hanno commentato con tanti, e spesso opposti, pareri il sito internet dell’emittente. All’intervento di MiGaOh che scrive: “Questa proposta di spettacolo è disgustosa, Cosa è successo ai videogame?” fa da cassa di risonanza quello di DrShepard che, deluso dalla novità, scrive: “No! Ho il massimo rispetto per gli uomini e le donne che servono il Paese ma per favore G4: non farti consumare dai reality show come ogni altra emittente. Rimango già deluso ogni volta che che giro su G4 per vedere qualcosa sui videogiochi e trovo solo Cheaters (reality show ndr)”. Tra i sostenitori dell’idea c’è, invece, AntiquesRoadwarrior che commenta: “Amo questo [progetto] perché c’è stata una grande differenza tra la guerra in Afghanistan e la guerra del Vietnam nella copertura di notizie. Detto questo, il fatto che la CNN preferisce leggere i Tweets di Bieber che mostrano i rapporti degli incidenti è, ovviamente, la differenza nelle valutazioni che ricevono le storie. […] La CNN è generalmente la più rispettabile, anche se il meno visto, di tutti i canali di notizie. La maggior parte degli altri hanno narrazioni preconcette e sono in genere inaffidabili per qualcosa di simile al giornalismo”. Ma oltre i favorevoli e i contrari ci sono i morbosi. Quelli come DreamingDarklyRobin che già da ora si chiedono: “C’è qualcuno che muore realmente?”, aggiungendo tra parentesi - e noi con lui - “domanda molto insensibile”.

Antonio Marafioti
………da paecereport.net

SI MUORE DI LAVORO …………..NERO E IN PIU’ ……..DISCRIMINATI

E si continua a dare agli immigrati, non sono regolari, rubano il lavoro a NOIitaliani, delinquono, e tanto altro ancora e poi la verità viene fuori dai fatti, costretti a adattarsi ad ogni tipo di ricatto lavorativo, ovverosia fanno comodo per guadagnare ma non sono visti come esseri umani.
In questo incidente due lati negativi della nostra socità consumistica che ci spreme come barattoli e ci butta quando non siamo più utili, la mancanza di osservanza delle leggi in materia di sicurezza sul lavoro e il tema spinoso dell’immgrazione o meglio dell’intolleranza verso lìaltro, il diverso, lo straniero.

Partito Umanista-Luca Pecchioli


Lavora in nero e muore i suoi compagni fuggono

Articolo tratto da La Repubblica

L’uomo, 33 anni, senegalese, era irregolare in Italia e impiegato abusivamente. Stava ristrutturando una concessionaria a Campi Bisenzio (Firenze). E’ rimasto schiacciato dal muletto che stava manovrando
di GAIA RAU

Il muletto che stava manovrando si è ribaltato, schiacciandolo. E lui è morto sul colpo, mentre le persone che gli stavano intorno fuggivano, immortalate da una telecamera. E’ morto così Niang Elhadji, operaio trentatreenne senegalese, irregolare in Italia e impiegato al nero da un artigiano marmista, che questa mattina stava lavorando alla ristrutturazione di una concessionaria automobilistica a Campi Bisenzio, nella piana fiorentina.
Le telecamere della ditta hanno ripreso le fasi della tragedia, immortalando un fuggi fuggi di persone subito dopo il ribaltamento del muletto. I carabinieri stanno adesso identificando i presenti: sembrerebbe alcuni artigiani. La vittima avrebbe tentato di saltare dal muletto che si stava ribaltando, rimanendo schiacciato e, probabilmente, morendo sul colpo. Il pm ha disposto l’autopsia.
Dai primi accertamenti emergerebbero anche altre irregolarità: l’operaio non aveva la cintura allacciata e sul muletto sarebbero mancati diversi dispositivi di sicurezza, fra cui gli sportelli, che avrebbero potuto salvarlo. Sembra che l’uomo fosse alle dipendenze di un artigiano e che stesse lavorando alla posa di marmi, nell’ambito di lavori di ristrutturazione di una concessionaria di automobili. L’artigiano sarà con ogni probabilità indagato. Il muletto sarebbe stato preso in affitto dall’azienda che ha fornito i marmi e poi prestato all’artigiano per i lavori nella concessionaria.
“Se le informazioni che abbiamo risultano confermate, non si può parlare di fatalità ma di precise e grossissime responsabilità”, ha commentato l’episodio Daniela Cappelli della Cgil toscana. E cordoglio è stato espresso anche dal presidente del consiglio regionale Alberto Monaci, che ha definito le morti sul lavoro “un’emergenza nazionale”, dal presidente della Provincia di Firenze Andrea Barducci e dal coordinatore toscano dell’Idv Fabio Evangelisti.

Caso Cassero

Non aggiungo niente, mi attengo solo ai fatti e solo per dovere di cronaca………..riflettete!!!!!!!!!!!!

Pistoia, 13 luglio 2010 - La discarica del Cassero è completamente sequestrata per l’indagine sul traffico illecito di rifiuti speciali pericolosi condotta dalla Procura di Santa Maria Capua Vetere. Il direttore dell’impianto, l’ingegnere Stefano Somigli, è agli arresti domiciliari, a Carmignano. Per gli inquirenti era perfettamente a conoscenza delle irregolarità. Per il suo difensore, l’avvocato Andrea Niccolai, sarà possibile dimostrare la sua completa estraneità alle pesanti accuse: «Per noi — fa sapere il difensore — questo rifiuto era regolare e corrispondeva ai codici. Nè sarebbe stato possibile ricoscerne la natura».

Stamani, a Prato, si svolgerà l’interrogatorio di garanzia davanti al gip del tribunale di Prato, per rogatoria. Somigli non risponderà, in attesa di poter parlare con i magistrati casertani. Intanto, ieri sera, il nuovo presidente di Pistoiambiente (la società che gestisce la discarica del Cassero), Alfio Fedi, succeduto, nel maggio scorso, a Ronberto Talini, è rientrato in fretta dalle ferie per poter affrontare personalmente la criticità dovuta al sequestro. Il gip di Caserta, Antonio Baldassarre, tuttavia, non ha trascurato l’emergenza ambientale e ha subito nominato un custode, individuato nel presidente dell’Ordine dei Commercialisti di Arezzo, Stefano Mendicino, e ha già anticipato la nomina di un commissario con funzioni provvisorie.

La conferma dall’avvocato Cecilia Turco che rappresenta Pistoiambiente in questa vicenda. «La società — fa sapere — è estranea a qualsiasi fatto e confidiamo anche nella estraneità del direttore Somigli. Siamo sereni e faremo in maniera che l’impianto sia riaperto quanto prima. Escludiamo ogni pericolo, siamo soltanto davanti ad un problema di gestione. Mi sto facendo preparare una relazione tecnica per affrontare i problemi più immediati. Domattina (stamani) ci sarà una riunione con il presidente Fedi che si farà fare un dettagliato resoconto della situazione».

lucia agati

LIBERTA’ D’INFORMAZIONE

Come Partito Umanista aderiamo alla manifestazione ed invitiamo a venire numerosi, perchè difendere la libertà d’informazione è doveroso verso i cittadini, verso noi stessi.
Nessuno bavaglio ad ogni tipo di libertà , per non tornare indietro nel tempo e nei diritti acquisiti e sanciti dalla costituzione.
marcia-volantino-bn-jpg.jpg

Ricatto Fiat

TORNARE INDIETRO NON SI PUÒ

Roma, 16 giugno 2010

L’attacco ai diritti dei lavoratori è in pieno corso. La spinta a tornare indietro di molti decenni è fortissima e proviene da più parti contemporaneamente.

La Fiat è riuscita a convincere tutti i sindacati, tranne la Fiom, a cedere su un accordo riguardante la fabbrica di Pomigliano D’Arco che, più che un accordo, ha tutti i connotati del ricatto. Il messaggio di Marchionne è stato chiaro: “o cedete o niente investimenti”, il che significherebbe chiusura e perdita di migliaia di posti di lavoro.
Il documento Fiat contiene una serie di proposte irricevibili:
- Spostamento a fine turno della pausa mensa, il che, eliminando la possibilità di riposarsi durante il turno, aumenta il rischio di malattie;
- Riduzione delle pause da 40 minuti a 30 minuti, con monetizzazione dei 10 minuti tagliati, il che aumenta ulteriormente il rischio di patologie;
- Per contrastare forme anomale di assenteismo, quando la percentuale sia significativamente superiore alla media, Fiat non pagherà la quota di indennità malattia a carico aziendale; chi andrà ai seggi elettorali come rappresentante di lista non sarà pagato dall’azienda e non avrà diritto a riposi. In questi casi, invece di applicare ciò che è già previsto nei contratti, si preferisce colpire alcuni diritti fondamentali, come gli obblighi in materia di indennità di malattia e permessi elettorali;
- La violazione, da parte del singolo lavoratore, di una delle condizioni contenute nell’accordo costituisce infrazione disciplinare da sanzionare, secondo gradualità, in base agli articoli contrattuali relativi ai provvedimenti disciplinari e ai licenziamenti per mancanze. Cosa vuol dire questo? Vuol dire che il diritto individuale di aderire a uno sciopero, sancito dall’Art. 40 della Costituzione, diviene oggetto di provvedimento disciplinare fino al licenziamento.

Tutti, tranne alcune voci provenienti da IDV e dalla sinistra non parlamentare, sono saliti sul carro del ricattatore. Dal governo, ovviamente, provengono voci entusiaste, come quella del ministro Tremonti che afferma che tale accordo “è la rivincita dei riformisti su tutti gli altri” o come quella del ministro Brunetta che definisce “inaccettabile” il riferimento alla Costituzione. Ma anche dall’opposizione provengono parole ambigue, come quelle del PD con l’ex-cisl D’Antoni che invita al “senso di responsabilità di tutti”. Con queste posizioni perché il PD continua a chiedersi come mai i suoi voti vadano alla Lega Nord?

Ma non finisce qui. L’attacco è molto più violento e accerchiante. Dopo la proposta di sospensione dell’articolo 41 della Costituzione da parte di Tremonti, anche l’Antitrust vede con favore la modifica dell’articolo 41 e dell’articolo 118 della Costituzione per favorire una maggiore libertà economica, per favorire “l’iniezione di dosi massicce di concorrenza” come antidoto alla crisi perché, sempre secondo l’Antitrust, il paese non può più “pagare il prezzo di politiche anticompetitive”.

Il disegno appare abbastanza chiaro: smantellare i diritti acquisiti con anni di lotte da parte dei lavoratori per ritornare indietro, ai tempi in cui chi deteneva il potere economico dettava legge.

Il Partito Umanista denuncia con forza la violenza che il grande capitale, le forze politiche neoliberiste di qualsiasi colore e la maggioranza dei sindacati stanno praticando nei confronti dei diritti fondamentali, non solo dei lavoratori, ma di tutti i cittadini.
Auspichiamo che tutte le forze veramente progressiste si mobilitino per contrastare questa violenza e che la lotta prenda la direzione di una nuova fase di autodeterminazione dei lavoratori, al fine di arrivare ad una compartecipazione dei lavoratori stessi alla gestione delle aziende in cui lavorano.
Solo andando verso questa direzione il lavoro acquisterà la priorità che deve avere nei confronti del grande capitale, il quale è il responsabile principale della grave crisi economica che stiamo vivendo. Crisi dalla quale il grande capitale vorrebbe uscire riproponendo vecchie formule antidemocratiche che, assicurando sempre più spazio alla speculazione finanziaria, non faranno altro che aggravare la situazione.

Noi non ci stiamo. Tornare indietro non si può.

PARTITO UMANISTA

UNA LEGGE PER DIFENDERE LA PRIVACY DI CHI?

Sulla “legge bavaglio”
UNA LEGGE PER DIFENDERE LA PRIVACY DI CHI?

Roma, 13 giugno 2010

Per il Partito Umanista la legge appena approvata al Senato sulle intercettazioni rappresenta il modo più errato di affrontare il tema della privacy, in quanto non è il rispetto della privacy degli italiani il vero motivo alla base di questo disegno di legge.

Indubbiamente l’uso che a volte è stato fatto delle intercettazioni telefoniche da una certa parte della stampa, purtroppo non solo da quella definita scandalistica, ha danneggiato varie persone, che si sono viste giudicate colpevoli di misfatti a livello mediatico, ben prima che tale giudizio venisse espresso dalle uniche sedi competenti per farlo, cioè quelle giuridiche. Questo comportamento, ben radicato in una certa stampa, compresa quella che oggi appoggia il ddl approvato al Senato, ha procurato alcuni dei motivi per cui oggi la maggioranza di governo ha proposto e sta per approvare la cosiddetta “legge bavaglio”.

Ma quella della privacy non è una motivazione valida per sostenere una legge che rende le intercettazioni, così come sono state regolamentate, troppo difficili e molto spesso inutili ai fini di indagini estremamente importanti come quelle delle procure antimafia e antiterrorismo.
Abbiamo il forte sospetto che questa normativa risponda soprattutto all’esigenza di garantire la privacy di una certa “casta“, di cui il presidente del consiglio è l’esponente più rappresentativo, ma che conta tra i suoi componenti anche un numero consistente di personaggi politici corrotti, imprenditori senza scrupoli, persone appartenenti alla criminalità organizzata, giornalisti al servizio del potere politico e finanziario.
La privacy della grande maggioranza dei cittadini, ben lontana da questi ambiti, non beneficerà di questo provvedimento perché già non ne aveva bisogno, visto che non aveva nulla da nascondere prima e non ha nulla da nascondere ora.

Come per molti dei provvedimenti presi dall’attuale governo, anche per questo possiamo senz’altro affermare che risulterà utile soltanto alla solita minoranza privilegiata e corrotta, mentre la maggioranza degli italiani ha ben altri problemi da affrontare.

Per il Partito Umanista la legge sulle intercettazioni approvata in Senato, oltre che essere dannosa per la libertà di stampa, è perfettamente inutile per quel che riguarda la privacy della maggioranza dei cittadini.
Piuttosto bisognerebbe chiedersi come mai, nonostante esista già una legge che vieta e punisce le violazioni sulla privacy, essa venga in realtà applicata molto raramente. Il fatto stesso che una legge sulla privacy già c’è ma non viene applicata, la dice lunga sulle reali motivazioni che hanno mosso l’attuale governo a spingere così fortemente verso l’approvazione del ddl sulle intercettazioni.

PARTITO UMANISTA

Omofobia, insultato e pestato a sangue

Cosa dire se non condannare fermamente simili episodi, per cui io ritengo che l’unica maniera possibile per far si che ciò avvenga e in futuro non ci siano più discriminazioni verso i “diversi” le minoranze più deboli come disabili, immigrati, gay, chiunque si riconosca per scelta o stato di fatto , in diversi contesti, ma diversi da chi, da chi non capisce che è lui il diverso, senza per questo emarginarlo ( si farebbe una discriminazione al contrario) , ma semplicemente parlandoci, dialogando , abbattendo le fobie del diverso , la paura dell’altro, l’insicurezza di noi stessi, sil’unica soluzione a tutto questo sia far crescere una coscienza comune, alimentare il rispetto, e questo a partire ovviamente si dalla gente di strada, ma anche nelle sale dei bottoni, nel mondo politico-istituzionale , perchè bene o male l’esempio ci viene anche da lì.
Luca Pecchioli - Partito Umanista

151136980-4ca7bc4f-07ec-4d50-ab0f-a9d1336d2eb5.jpg
“Sghignazzavano mentre mi colpivano”
Un ragazzo di 22 anni è stato aggredito in via Fagutale, a due passi dal Colosseo. Gli amici si sono visti rifiutare un aiuto in un bar dove avevano portato il ragazzo svenuto. La denuncia al servizio Gay Help Line: “Troppi i casi di omofobia rimasti impuniti”. La vittima: “Sapere che qualcuno ha visto e non parla mi farebbe ancora più male”

Omofobia, insultato e pestato a sangue “Sghignazzavano mentre mi colpivano” Le lesioni riportate dalla vittima

Aggredito, insultato, picchiato fino allo svenimento, ha rischiato anche di perdere un occhio. Gli hanno urlato “frocio, frocio” e poi lo hanno colpito ripetutamente con calci e pugni all’addome e al volto fino a farlo cadere. Ancora un drammatico episodio di violenza e intolleranza a Roma, questa volta ai danni di un ragazzo omosessale di 22 anni. Non solo: al bar dove due amici lo hanno portato privi di conoscenza, hanno rifiutato perfino di dargli dei fazzoletti per tamponare il sangue. “Me lo hanno raccontato - ha detto la vittima - perché io non ero cosciente e perdevo sangue. Ricordo i miei aggressori che sghignazzavano mentre mi colpivano”.

ASCOLTA Parla il legale del giovane

E’ accaduto nella notte tra martedì e mercoledì scorsi, tra l’una e mezza e le due, nei pressi di via Cavour, per l’esattezza in via Fagutale, nota per le polemiche scatenate dall’abitazione dell’ex ministro Claudio Scajola. Vittima un ragazzo romano dell’hinterland che stava andando alla stazione Termini per prendere un treno e tornare a casa dopo una serata trascorsa nel locale “Coming Out”, in via S. Giovanni in Laterano, la Gay Street della capitale già dal 2007. Il ragazzo ha raccontato della violenza alla Gay Help Line 800.713.713, il numero verde antiomofobia, e ha deciso di sporgere denuncia grazie al servizio di assistenza legale gratuita che l’associazione mette a disposizione. A rendere nota la vicenda è Fabrizio Marrazzo, presidente di Arcigay Roma. Si tratta dell’ottavo episodio di violenza nella capitale negli ultimi nove mesi.

LA SCHEDA Da Svastichella al pestaggio di via Cavour

Gli aggressori, spiega il responsabile dell’ufficio legale di Gay Help Line, Daniele Stoppello, erano quattro o cinque, italiani, tra i 25 e i 30 anni. Hanno avvicinato il giovane, appena uscito dal pub. “Probabilmente lo hanno seguito. Poi lo hanno pestato dietro un parcheggio, in una zona isolata”. Dopo averlo lasciato privo di sensi a terra, gli hanno sottratto il cellulare con il quale, prima di essere aggredito, stava parlando con un amico al quale è riuscito a chiedere aiuto e che lo ha poi raggiunto insieme a un compagno sul luogo dell’agguato. “In via Cavour, mi ha raccontato uno dei miei due amici, ha chiesto dei fazzoletti in un bar per tamponare il sangue, ma loro si sono rifiutati di darglieli”.

Il ragazzo aggredito è stato ricoverato d’urgenza presso l’ospedale Umberto I. Ha riportato diverse ferite, tagli e contusioni al volto che si è temuto potessero compromettergli un occhio. “Le lesioni riportate dal mio assistito sono gravissime - spiega Stoppello - è necessario fare piena luce su questa vicenda e per questo forniremo tutti i dettagli e gli elementi utili agli inquirenti perché siano trovati i responsabili”. Poi, un appello alle forze dell’ordine “affinché rintraccino i colpevoli di questa aggressione così violenta: sono troppi i casi di omofobia irrisolti di cui non sono stati individuati i responsabili - dice Marrazzo - come ad esempio la coppia di ragazzi gay aggredita a Campo de’ Fiori, quella aggredita ai Fori imperiali e il ragazzo aggredito su un bus notturno qualche settimana fa”. “Mi auguro che qualcuno collabori - dice il ragazzo - ma spero che nessuno abbia assistito a quanto è successo, perché sapere che qualcuno ha visto e non parla mi farebbe ancora più male”.

2 Giugno -Festa della Republica e della Costituzione

n122504294440785_9572.jpg

Insieme a molte associazioni e al Popolo Viola, il Partito Umanista, partecipa alla Festa della Republica e della Costituzione.
La Festa della Repubblica si terrà il 2 di Giugno presso i Giardini della Resistenza a Pistoia dalle ore 15 alle ore 21.30, dopo le celebrazioni ufficiali della mattina in Piazza Duomo.
All’evento parteciperanno realtà, associazioni e comitati, pistoiesi e non solo, fra i quali ARCI, Comitato a difesa della Costituzione, Collettivo Studentesco Pistoiese, Comitato per l’Acqua Bene Comune, Gruppo per la marcia Mondiale della Pace, Emergency, Associazione A-pois contro l’omofobia, Legambiente, Libera, Circolo ARCI Ho-Chi-Minh PT, Associazione Luca Coscioni, Mai Più Disoccupati, Movimento Umanista e molti altri che aggiungeremo alla lista delle adesioni quanto prima.
La manifestazione verrà patrocinata dal Comune di Pistoia.
****************

L’evento nasce dall’intenzione di molte persone in tutta Italia di richiedere al Presidente Giorgio Napolitano una legge di iniziativa popolare per la variazione del nome della giornata “Festa della Repubblica” in ” Festa della Repubblica E DELLA COSTITUZIONE”.
La difesa la nostra Carta Costituzionale ( e dunque di TUTTA la nostra vita di cittadini democratici) è per il Popolo Viola, come per le altre Associazioni, realtà e Comitati che hanno risposto al nostro invito, il primo ed irrinunciabile compito che tutti dobbiamo darci e portare avanti senza alcuna indecisione per l’affermazione di una vera democrazia nel nostro Paese
E’ nostro dovere di cittadini democratici liberare dagli attacchi e dalle continue violazioni del Berlusconismo le parole dei Nostri Padri Costituenti, seguendo il loro esempio, percorrendo tutti insieme la strada di una nuova resistenza democratica ad ogni tipo di dittatura e di ingiustizia sociale.

Noi SIAMO LA NOSTRA COSTITUZIONE.
Proteggiamola e ci proteggeremo.
Rileggiamola e rileggeremo la nostra Storia.
*******************
Durante la giornata lavoreremo con tutti i partecipanti alla creazione di uno striscione che conterrà le firme di ogni cittadino convenuto, striscione che verrà recapitato alla Presidenza Della Repubblica.

Sono previsti interventi musicali, piccole performances teatrali, letture, giochi per i bambini, mantra costituzionali, distribuzione da parte delle Associazioni del loro materiale informativo, raccolte di firme, piccoli dibattiti spontanei.

Gara a squadre del gioco “BANDIERA” ovvero ” Non toccare il Tricolore!” a cura del Popolo Viola Toscano.

Venite numerosi, perchè la costituzione non è uno scherzo

Acqua bene comune

ACQUA, ACQUA, ACQUA…
FUOCO, FUOCO, FUOCO…

Privatizzare l’acqua, vuol dire scherzare con il fuoco
L’acqua è un diritto non una merce!

Giovedì 20 maggio ore 21.15
SPAZIO LIBERATO EX BREDA EST
Viale Pacinotti 9 - PISTOIA

Riccardo PETRELLA
Fondatore del Comitato Mondiale dell’Acqua
parlerà su:

Acqua Bene Comune o Proprietà privata?
**********************************************
Venerdì 21 maggio ore 20
Spazio Liberato Ex Breda Est
Viale Pacinotti 9 - PISTOIA

Serata di autofinanziamento
a sostegno della campagna referendaria per l’acqua pubblica.
ore 20 Cena a Buffet - Specialità Toscane (offerta minima 5 euro)
ore 21.30 Referendum: a che punto siamo?
ore 22: EMIBLUES in Concerto
Prenotazioni: 333-3552897 Carlo o 339-6134081 (Rosanna)

COMITATO UNITARIO PISTOIESE REFERENDUM ACQUA PUBBLICA

Presentazioni di OCEAN TERMINAL libro sulla vita di Welby

Cercare di comprendere e cogliere appieno il contenuto di un testo, al di là della forma usata dall’autore per esprimersi, non è mai un compito semplice ne per chi può fare tesoro del suo bagaglio culturale più o meno sconfinato, ne per chi usa l’arte del ragionamento come strumento di indagine conoscitiva ed interpretativa. Per un libro come Ocean Terminal , opera postuma di Piergiorgio Welby, uomo dotato di una personalità complessa e, provvisto di una mente oltremodo illuminata, la posta in gioco è di gran lunga superiore alle comuni capacità riscontrabili nella specie umana. Anch’io, che non appartengo alla categoria degli addetti ai lavori , ne a quella dei dispensatori di scienza e conoscenza, oso addentrarmi per una selva oscura, usando la malattia che condivido con Piergiorgio, come chiave di lettura per tentare di cogliere il grido di dolore, di un uomo vivo, dove è impossibile cercare o dare un senso alla sofferenza perché se fosse così, il vivere stesso sarebbe svuotato del suo significato più profondo. Welby, in questo raccontarsi, che non segue un preciso ordine cronologico, ci apre il suo mondo interiore usando un linguaggio assai articolato ed a tratti quasi convulso. La sofferenza originata da una malattia inesorabile, lo induce ad intraprendere dei percorsi accidentati, come l’esperienza della droga dove la ricerca spasmodica di paradisi artificiali, si traduce in una calata agl’inferi ed al conseguente senso di vuoto abissale. A tratti riemergono i ricordi di un’infanzia vissuta appieno, che lascia intravedere barlumi di vita futura, con le sue peculiari incognite. Anche l’amore è sentito e vissuto profondamente, in una continua altalenanza di possesso dell’altro e appagamento dei sensi. Un’ intelligenza come quella di Welby. si eleva dalle pochezze umane, usando le ali della conoscenza del pensiero scritto e rivelato e, con voli pindarici raggiunge luoghi dove è possibile ancora svelare i segni di un amore per la vita che, a volte tradisce, ma che può trovare il suo riscatto quando, giunta all’ epilogo, incontra la dignità e la libertà di scegliere al suo capezzale.

Elisabetta Giromella