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Reality Show in guerra
Mi chiedo in che società viviamo se traiamo spunto anche dalla violenza della guerra per fare odience, ovvero sia per far soldi, speculare anche sulla morte è ignobile, è come giustificare la violenza, non che senza reality questo non avvanga, perchè già il fabbricare armi è tutto questo , ammazzare a priori.
In più per la gente che si tenta di incollare davanti allo schermo,non vedo che informazione vogliano passare, oltre che educazione.
Cosa vogliamo passare alle future generazioni, ai più giovani, che poi saranno i maggiori fruitori di simili programmi? e poi si parla tanto di educare i giovani!!!!!!!! più che altro si tende, così facendo , ad assoggettarli ad una realtà violenta che stranamente viene fatta passare per normale.
Luca Pecchioli - Partito Umanista
L’emittente G4 Tv ha annunciato che la prossima primavera trasmetterà un format sul lavoro degli artificieri della Marina Militare impegnati in Afghanistan. Tante e opposte le reazioni dei telespettatori sul progetto.
La guerra in Afghanistan ha conquistato un altro spazio nel palinsesto televisivo statunitense: quello del reality show. La G4 Tv, emittente televisiva via satellite e via cavo made in USA, ha infatti annunciato la programmazione di un nuovo format chiamato “Bomb Patrol: Afghanistan” che seguirà da vicino le gesta degli artificieri della Marina statunitense impegnati nell’opera di bonifica del territorio afgano.
Cavalcare l’onda. La pista seguita dai produttori della G4 è quella aperta dall’enorme successo di “Hurt Locker” il film di Kathryn Bigelow, vincitore di sei premi Oscar alla 82ma edizione degli Academy Award. “Il miglior film dell’anno” ha commentato il presidente di G4 Neal Tiles che ha inoltre presentato quella che potrebbe rivelarsi la bomba mediatica della prossima stagione televisiva negli States. “Semplicemente - ha sostenuto Tiles - non c’è modo di comprendere l’incredibile quantità di pressione e le decisioni prese in frazioni di secondo che queste persone devono svolgere nelle peggiori condizioni fisiche possibili senza andare insieme a loro come faranno le nostre telecamere. Questa è una rara opportunità di mostrare il lavoro di uomini e donne coraggiosi in prima linea e condividere con i nostri telespettatori tutto il dramma della vita reale, il lavoro di squadra, il pericolo e il trionfo che va di pari passo con questo lavoro specializzato. Gli spettatori di G4 vedranno questi eroi che mettono la loro vita a rischio ogni volta che affrontano quello che, per loro, è solo un altro giorno in ufficio”. Queste le motivazioni dell’emittente che è riuscita a convincere gli alti comandi del Pentagono, e della Marina Militare statunitense, a far aggregare una loro troupe agli uomini del Genio Militare.
L’accordo. Per ora prevede una serie di 10 puntate da un’ora l’una che andranno in onda dalla prossima primavera. Lo “show” prodotto dalla Big Fish Entertainment, che ha escluso ogni possibilità di controllo creativo da parte dei vertici militari, avrà Doug DePriest e Dan Cesareo come produttori esecutivi. Lo stesso Tiles, secondo cui il programma è destinato ai “giovani di sesso maschile che vogliono esplorare nuovi generi”, ha anche affermato che l’idea è quella di “non entrare in modo duro nel lavoro più mortale sul territorio come fanno Discovery Channel e altri network”. Ma oltre le rassicurazioni di chi, come Tiles, avrà comunque un forte ritorno economico dall’operazione, l’idea sembrerebbe esser destinata al peggiore dei business possibili: lucrare sulla guerra e sui drammi personali di chi la combatte. I soldati verranno seguiti in un periodo che va dal corso di formazione nei campi addestramento in USA fino alla loro assegnazione in Afghanistan. Agli intrecci amorosi in stile “Big Brother” si sostituiranno, che i produttori lo prevedano o no, le psicosi di chi quotidianamente affronta il pensiero della morte o è destinato a fare i conti con quella dei loro amici, e dei loro nemici, sul campo di battaglia.
Le reazioni. G4 è un network nato nel 2002 come specialista di videogame e che negli anni ha deciso di variare la propria offerta con spettacoli informativi e reality show. La fascia d’età si è dunque spostata dai teenager ai giovani dai 18 ai 34 anni. Sono loro che nelle ultime ore hanno commentato con tanti, e spesso opposti, pareri il sito internet dell’emittente. All’intervento di MiGaOh che scrive: “Questa proposta di spettacolo è disgustosa, Cosa è successo ai videogame?” fa da cassa di risonanza quello di DrShepard che, deluso dalla novità, scrive: “No! Ho il massimo rispetto per gli uomini e le donne che servono il Paese ma per favore G4: non farti consumare dai reality show come ogni altra emittente. Rimango già deluso ogni volta che che giro su G4 per vedere qualcosa sui videogiochi e trovo solo Cheaters (reality show ndr)”. Tra i sostenitori dell’idea c’è, invece, AntiquesRoadwarrior che commenta: “Amo questo [progetto] perché c’è stata una grande differenza tra la guerra in Afghanistan e la guerra del Vietnam nella copertura di notizie. Detto questo, il fatto che la CNN preferisce leggere i Tweets di Bieber che mostrano i rapporti degli incidenti è, ovviamente, la differenza nelle valutazioni che ricevono le storie. […] La CNN è generalmente la più rispettabile, anche se il meno visto, di tutti i canali di notizie. La maggior parte degli altri hanno narrazioni preconcette e sono in genere inaffidabili per qualcosa di simile al giornalismo”. Ma oltre i favorevoli e i contrari ci sono i morbosi. Quelli come DreamingDarklyRobin che già da ora si chiedono: “C’è qualcuno che muore realmente?”, aggiungendo tra parentesi - e noi con lui - “domanda molto insensibile”.
Antonio Marafioti
………da paecereport.net
BASTA CON LE DISCRIMINAZIONI!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!
Ma sarebbe l’ora di fare un passo avanti e di apprire la mente e il cuore e smetterla con questi bigottismi da medio evo, finiamola didi fare i tolleranti a distanza, cioè fino a che il “problema” non ci tocca, fino a che viviamo nei nostri soliti schemi e gli altri sonoo al di fuori del nostro piccolo mondo circoscritto da il nostro abitat abituale.
Appriamoci agli altri, ma più che accettarli semplicemente, capiamoci, come noi vorremo essere capiti dagli altri
L. Pecchioli
Maltrattati dal carabiniere la denuncia di una coppia gay
I due si stavano abbracciando in un bar del centro. Hanno raccontato che il militare ha intimato loro di smetterla perché all’interno di un locale pubblico: “Non facevamo niente di male”. La denuncia di Arcigay
Trattati male da un carabiniere in divisa che li ha visti mentre, la notte scorsa, si abbracciavano un bar del centro di Viareggio (Lucca). E’ quanto raccontato da una coppia gay. Secondo il loro racconto - fatto durante una conferenza stampa organizzata da Arcigay - il carabinieri avrebbe detto loro di farla finita perchè si trovavano in un luogo pubblico.
Protagonisti della vicenda sono Mirko Vigni di Pistoia e Fabio Frati di Prato. “Non facevamo nulla di male - ha detto Vigni - non ci stavamo baciando. Ci stavamo solo abbracciando e il carabiniere ci ha trattato in malo modo”.
I due giovani hanno raccontato che il carabiniere era con altri tre colleghi, tutti in divisa. L’episodio sarebbe avvenuto nel bar Cusimano, nel centro di Viareggio, alle 5,30 del mattino, dove Vigni e Frati, dipendenti di due locali della Marina di Torre del Lago, erano andati al termine del lavoro. Paolo Patanè, avvocato e presidente nazionale di Arcigay, ha detto di essersi messo in contatto con il comandante della stazione dei carabinieri di Viareggio, Andrea Pasquali, che li ha ricevuti in caserma: “Abbiamo apprezzato le parole del maggiore Pasquali, comandante della compagnia carabinieri di Viareggio, e le scuse che lui ci ha posto a nome dell’Arma”, ha poi riferito. “Il comandante - ha aggiunto - ci ha assicurato che valuterà dal punto di vista disciplinare il comportamento dell’appuntato e si è reso disponibile a valutare eventuali denunce penali che i ragazzi avrebbero potuto presentare cui però, di fronte alle parole del comandante, loro stessi hanno rinunciato. Il comandante si è reso disponibile infine anche a valutare eventuali momenti formativi per il personale impegnato a Viareggio e Torre del Lago”.
SI MUORE DI LAVORO …………..NERO E IN PIU’ ……..DISCRIMINATI
E si continua a dare agli immigrati, non sono regolari, rubano il lavoro a NOIitaliani, delinquono, e tanto altro ancora e poi la verità viene fuori dai fatti, costretti a adattarsi ad ogni tipo di ricatto lavorativo, ovverosia fanno comodo per guadagnare ma non sono visti come esseri umani.
In questo incidente due lati negativi della nostra socità consumistica che ci spreme come barattoli e ci butta quando non siamo più utili, la mancanza di osservanza delle leggi in materia di sicurezza sul lavoro e il tema spinoso dell’immgrazione o meglio dell’intolleranza verso lìaltro, il diverso, lo straniero.
Partito Umanista-Luca Pecchioli
Lavora in nero e muore i suoi compagni fuggono
Articolo tratto da La Repubblica
L’uomo, 33 anni, senegalese, era irregolare in Italia e impiegato abusivamente. Stava ristrutturando una concessionaria a Campi Bisenzio (Firenze). E’ rimasto schiacciato dal muletto che stava manovrando
di GAIA RAU
Il muletto che stava manovrando si è ribaltato, schiacciandolo. E lui è morto sul colpo, mentre le persone che gli stavano intorno fuggivano, immortalate da una telecamera. E’ morto così Niang Elhadji, operaio trentatreenne senegalese, irregolare in Italia e impiegato al nero da un artigiano marmista, che questa mattina stava lavorando alla ristrutturazione di una concessionaria automobilistica a Campi Bisenzio, nella piana fiorentina.
Le telecamere della ditta hanno ripreso le fasi della tragedia, immortalando un fuggi fuggi di persone subito dopo il ribaltamento del muletto. I carabinieri stanno adesso identificando i presenti: sembrerebbe alcuni artigiani. La vittima avrebbe tentato di saltare dal muletto che si stava ribaltando, rimanendo schiacciato e, probabilmente, morendo sul colpo. Il pm ha disposto l’autopsia.
Dai primi accertamenti emergerebbero anche altre irregolarità: l’operaio non aveva la cintura allacciata e sul muletto sarebbero mancati diversi dispositivi di sicurezza, fra cui gli sportelli, che avrebbero potuto salvarlo. Sembra che l’uomo fosse alle dipendenze di un artigiano e che stesse lavorando alla posa di marmi, nell’ambito di lavori di ristrutturazione di una concessionaria di automobili. L’artigiano sarà con ogni probabilità indagato. Il muletto sarebbe stato preso in affitto dall’azienda che ha fornito i marmi e poi prestato all’artigiano per i lavori nella concessionaria.
“Se le informazioni che abbiamo risultano confermate, non si può parlare di fatalità ma di precise e grossissime responsabilità”, ha commentato l’episodio Daniela Cappelli della Cgil toscana. E cordoglio è stato espresso anche dal presidente del consiglio regionale Alberto Monaci, che ha definito le morti sul lavoro “un’emergenza nazionale”, dal presidente della Provincia di Firenze Andrea Barducci e dal coordinatore toscano dell’Idv Fabio Evangelisti.
L’IPOCRISIA DI ISRAELE - Freedom Flotilla, la versione di Bibi
Continua la lineaunilaterale e senza apertura e giustificazione dei proppri errori e degli errori del governo israeliano, continua la farsa di un governo che vuole per forza passare agli occhi internazionali come pacifico e nel frattempo fa di tutto per ridurre allo stremo e decimare la popolazione palestinese.
Proprio certa gente , si può dire, non vuole la pace.
L’opinione internazionale dovrebbe prendere seri provvedimenti, la pace va tutelata , ma sinceramente e non facendo finte pantomime, anche perchè la via della pace e della convivenza fra i due popoli, passa per una riconciliazione a 360°.
Non possiamo far finta che certi crimini verso l’umanità si perptuino ancora, perchè di questo si tratta.
Partito Umanista

Il premier israeliano Netanyahu depone davanti alla commissione d’inchiesta: fiero dei suo militari
”Sono certo che alla fine della vostra indagine diverrà evidente come lo Stato d’Israele e l’esercito israeliano abbiano agito nel rispetto della legge internazionale”. Così parlò, questa mattina, di fronte alla commissione d’inchiesta che indaga sui fatti della Freedom Flotilla, il premier israeliano Banjamin Netanyahu.
Nessuno si aspettava un Bibi - come Netanyahu viene chiamato da sempre - si cospargesse il capo di ceneri, o pronunciasse un mea culpa, ma ancora una volta il premier mostra quella determinazione che, per due volte, l’ha portato a guidare lo Stato Ebraico. L’oggetto dell’indagine è noto: la morte dei nove attivisti turchi a bordo della nave Mavi Marmara, una di quelle che componeva la Freedom Flotilla, intercettata dalle unità speciali dell’esercito israeliano all’alba del 31 maggio scorso al largo delle coste della Striscia di Gaza. Tutti gli altri attivisti vennero arrestati nel porto di Ashdod, dove le navi vennero scortate dalla marina militare d’Israele, e in un secondo momento rilasciati. Per i nove attivisti turchi, invece, solo un funerale solenne al ritorno delle loro salme in Turchia. L’assalto in acque internazionali ha generato un caso diplomatico, mettendo in imbarazzo le Nazioni Unite e suscitando la più grave crisi diplomatica tra Turchia e Israele a memoria d’uomo. Non tutta la deposizione di Netanyahu si è svolta a porte aperte. La commissione, presieduta dall’ex giudice della Corte Suprema israeliana Yaakov Tirkel, comprende cinque membri israeliani, affiancati - ma senza diritto di voto - da due osservatori stranieri: l’ex premier protestante del Nord Irlanda, Lord Trimble, e il giurista canadese ed ex avvocato generale delle forze armate canadesi Ken Watkin.
La giustificazione portata da Netanyahu di fronte alla commissione riunita a Gerusalemme alle 9 del mattino è stata quella che altre volte in passato è stata utilizzata dal governo israeliano nella storia: un attacco preventivo. “Ci siamo mossi quando ritenevamo pericoloso per noi far attraccare le navi a Gaza, considerato che trasportavano armi destinate ai terroristi della Striscia”, ha dichiarato il premier israeliano. ”Ho fiducia nei combattenti dell’esercito israeliano e l’intero Stato d’Israele è fiero di loro. I combattenti israeliani a bordo della Marmara hanno dimostrato coraggio nell’adempimento del dovere e nel proteggersi da una reale minaccia alle loro vite”, ha detto Netanyahu. Il primo ministro ha ancora una volta difeso il blocco navale imposto alla Striscia di Gaza, senza accenni alla volontà di alleggerirlo ventilata nelle ore successive all’indignazione internazionale per l’attacco alla Freedom Flotilla.
Durante la settimana sfileranno davanti alla commissione il ministro della Difesa Ehud Barak e il comandante in capo dell’esercito Gaby Ashkenazi. Una stoccata Bibi la riserva proprio al primo dei due: ”Nelle discussioni che hanno preceduto l’arrembaggio della flottiglia avevo dato strette istruzioni di fare uno sforzo supremo per evitare di causare vittime e io so che questa è stata anche l’istruzione data dal ministro della Difesa”, ha detto Netanyahu, lasciando intendere che se qualcosa fosse andato storto è comunque una responsabilità del leader laburista e non sua.
Altre due inchieste sono in corso sulla vicenda della Freedom Flotilla: una da parte della magistratura turca e un’altra da parte della delle Nazioni Unite, con un rappresentante turco e uno israeliano. L’Onu, inoltre, per voce del suo segretario generale Ban Ki-Moon, ha dichiarato che il Palazzo di Vetro vigilerà anche sull’indipendenza della commissione israeliana. Una commissione militare interna ha risolto la sua inchiesta ammettendo errori nella catena di comando che, come ha fatto il premier oggi in udienza, pare spostare su Ehud Barak il fardello della colpa.
6 agosto 2010
Ricordando quello che avvenne il 6 agosto del 1945, viene da rabbrividire, migliaia di vite spazzate via , ridotte a semplici numeri validi solo per i giochi di guerra e le statistiche,mai più l’umanità deve assistere a simili barbarie, ma più azioni di guerra dovanno essere giustificate, la violenza è ingiutificabile in qualsiasi forma si esprima. Dal disarmo nucleare al disarmo nelle nostre coscienze,la strada da compiere è la stessa, anzi prima occore partire da noi stessi per estirpare la violenza e arrivare a rispettare, capire l’altro.
Per violenza intendo guerre più o meno celate sotto finte missioni di pace, ma anche le piccole grandi violenze che si consumano giornalmente ovunque, in casa, sul lavoro, nelle nostre menti, il lavoro da fare , vista la situazione attuale non è facile, ma il vedere gente che si unisce , che manifesta contro ogni tipo di discriminazione fa sperare……….. in un futuro migliore
PU-PT
NO ALLA VIOLENZA
Solo due parole:
RICORDIAMOCI DI TUTTE LE STRAGI E VIOLENZE DEL PASSATO PER FAR SI CHE NON RISUCCEDANO IN FUTURO
Afghanistan, uccisi due soldati italiani
E anche questa volta dovremo piangere altre due persone , basta è lora di invertire questa spirale di violenza che non può portare altro se non uno stillicidio senza fine, finiamo di fare gli ipocriti , siamo in guerra, chiamiamola come vogliamo ma sempre guerra è.
Perche non viene fatto nulla affinche si aiuti veramente il popolo afgano ad uscire da questa situazione , senza nasconeìdrrsi dietro alle armi,si capisco che la situazione non è rosea.
Andiamo a vedere fino in fondo, guardiamo perchè da sempre in Afganistan ci sono stati aìeserciti colonizzatori, non solo per portare la democrazia, modo sbagliato per portarla , ma per interessi economici e strategici.
Cerchiamo di raccontarci la verità e non di nascondere la testa a mo di struzzi, e cerchiamo di aiutare la ricostruzione del paese in maniera civile, aiutando le istituzioni locali e rendendole autonome e capaci di crescere con le proprie forze, si è vero ci sono i talebani, ma io penso che la loro sconfitta sia quella di essere isolati dal vero Afganistan libero e democratico,
Luca Pecchioli
L’attentato a 20 chilometri da Herat, dove è scoppiato un ordigno rudimentale
Due militari italiani sono morti oggi pomeriggio in Afghanistan, quando il blindato su cui viaggiavano è saltato su un ordigno esplosivo (forse telecomandato) piazzato lungo la strada.
L’agguato è avvenuto venti chilometri a nord di Herat.
Le vittime sono il primo maresciallo Mauro Gigli e il caporalmaggiore capo Pierdavide De Cillis del 32° raggimento genio guastatori della brigata alpina Taurinense di stanza a Torino. Lievemente ferita anche una soldatessa, il capitano Federica Luciani.
Nell’attacco sono morti anche due soldati afgani, e altri due sono rimasti gravemente feriti.
Con i due caduti di oggi salgono a 28 i militari italiani morti in Afghanistan dall’inizio della guerra.
Proprio in questi giorni il parlamento sta votando il rifinanziamento della missione militare: mercoledì scorso il decreto (che prevede un forte incremento di spesa, circa 65 milioni di euro al mese) è stato approvato alla Camera; i primi di agosto il testo passerà al vaglio del Senato.
Presentate le firme per il referendum per l’acqua
Record di firme ora in Cassazione
“No alla privatizzazione dell’acqua”
In piazza Navona a Roma gli scatoloni con un milione e 400mila schede che sono state portate dai magistrati per la convalida. Entro la primavera del 2011 si potrebbe tenere il referendum di GIULIA CERINO

Record di firme ora in Cassazione “No alla privatizzazione dell’acqua”
ROMA - Oltre un milione e quattrocentomila firme per i referendum abrogativi delle norme che consentono la privatizzazione dell’acqua. In meno di sei mesi: un record. La corsa referendaria contro la privatizzazione della gestione del servizio idrico italiano è terminata. Il frutto del lavoro del Forum dei movimenti per l’acqua è tutto contenuto in più di cento scatoloni di cartone pieni di moduli referendari disposti al centro di Piazza Navona, a Roma. Dietro la montagna di box bianchi e azzurri, un camioncino pronto a dirigersi verso la Cassazione, dove le firme devono essere depositate. Da adesso in poi, infatti, si tratterà solo di aspettare il verdetto della Corte e sperare che dal ministero dell’Interno arrivi il via libera. Se così fosse, entro la fine della primavera 2011, gli italiani saranno chiamati ad esprimersi in merito a tre quesiti referendari: l’articolo 23 bis che prevede che le società, per fornire servizi idrici, si trasformino in aziende miste con capitale privato al 40%, l’articolo 150 del decreto legislativo 152/2006 che contempla, come unico modo per ottenere l’affidamento di un servizio idrico la gara e la gestione attraverso società per azioni, e in merito all’ultimo quesito, quello relativo all’abrogazione dell’articolo 154, nella parte in cui si impone al gestore di ottenere profitti garantiti sulla tariffa.
http://www.repubblica.it/cronaca/2010/07/19/news/
referendum_firme_acqua-5676060/?ref=HRER1-1
Il TG3 di mezzo giorno ma stasera sempre sul 3 è stato un po più lungo
http://www.rai.tv/dl/RaiTV/programmi/media/ContentItem-4fd90a34-
ab27-4b37-b25a-aa82384a83f4.html?p=0
Il TG3 delle 19.00
http://www.rai.tv/dl/RaiTV/programmi/media/
ContentItem-3dc335a7-2e37-46b0-8ac7-ccd5fcd8686b.html?p=0
il corriere della sera
http://roma.corriere.it/roma/notizie/cronaca/10_luglio_19/REFERENDUM-
ACQUA-PUBBLICA-1703407752283.shtml
DICRIMINAZIONE !!!!!!!!!!! E IPOCRISIA-”Ma che fate, qui ci sono le famiglie”! Bagnino censura bacio gay. E’ polemica
L’ultimo episodio di discriminazione di orientamento sessuale si è verificato ieri a Torre del Lago (LU), dove un bagnino ha fatto notare l’atteggiamento “osceno” di due ragazzi che si baciavavano, ma dove sta l’oscenità, se fossero stati un ragazzo e una ragazza non se ne sarebbe nemmeno accorto, ma! e poi ci meravigliamo quando episodi di pestaggio verso gay e lesbiche avvengono, fatti come questi dovrebbero dovrebbero far riflettere sul grado di razzismo latente, ma nemmeno poi tanto , che ci circonda.
Il diverso fa sempre paura, a volte viene tollerato ma non accettato , non compreso, e poi diverso da chi? mi domando!!!!!!!!!!
Luca Pecchioli- Partito Umanista
”Ma che fate, qui ci sono le famiglie”! Bagnino censura bacio gay. E’ polemica
Lucca - (Adnkronos) - Un guardaspiaggia ha rimproverato due ragazzi milanesi che si stavano baciando sulle dune della spiaggia libera della Lecciona di Torre del Lago minacciandoli di fargli una multa. Gay.it ora chiede che il Comune revochi l’incarico alla società che gestisce il servizio






