Archivio: denuncie

BASTA CON LE DISCRIMINAZIONI!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!

Ma sarebbe l’ora di fare un passo avanti e di apprire la mente e il cuore e smetterla con questi bigottismi da medio evo, finiamola didi fare i tolleranti a distanza, cioè fino a che il “problema” non ci tocca, fino a che viviamo nei nostri soliti schemi e gli altri sonoo al di fuori del nostro piccolo mondo circoscritto da il nostro abitat abituale.
Appriamoci agli altri, ma più che accettarli semplicemente, capiamoci, come noi vorremo essere capiti dagli altri

L. Pecchioli

Maltrattati dal carabiniere la denuncia di una coppia gay
I due si stavano abbracciando in un bar del centro. Hanno raccontato che il militare ha intimato loro di smetterla perché all’interno di un locale pubblico: “Non facevamo niente di male”. La denuncia di Arcigay
Trattati male da un carabiniere in divisa che li ha visti mentre, la notte scorsa, si abbracciavano un bar del centro di Viareggio (Lucca). E’ quanto raccontato da una coppia gay. Secondo il loro racconto - fatto durante una conferenza stampa organizzata da Arcigay - il carabinieri avrebbe detto loro di farla finita perchè si trovavano in un luogo pubblico.

Protagonisti della vicenda sono Mirko Vigni di Pistoia e Fabio Frati di Prato. “Non facevamo nulla di male - ha detto Vigni - non ci stavamo baciando. Ci stavamo solo abbracciando e il carabiniere ci ha trattato in malo modo”.

I due giovani hanno raccontato che il carabiniere era con altri tre colleghi, tutti in divisa. L’episodio sarebbe avvenuto nel bar Cusimano, nel centro di Viareggio, alle 5,30 del mattino, dove Vigni e Frati, dipendenti di due locali della Marina di Torre del Lago, erano andati al termine del lavoro. Paolo Patanè, avvocato e presidente nazionale di Arcigay, ha detto di essersi messo in contatto con il comandante della stazione dei carabinieri di Viareggio, Andrea Pasquali, che li ha ricevuti in caserma: “Abbiamo apprezzato le parole del maggiore Pasquali, comandante della compagnia carabinieri di Viareggio, e le scuse che lui ci ha posto a nome dell’Arma”, ha poi riferito. “Il comandante - ha aggiunto - ci ha assicurato che valuterà dal punto di vista disciplinare il comportamento dell’appuntato e si è reso disponibile a valutare eventuali denunce penali che i ragazzi avrebbero potuto presentare cui però, di fronte alle parole del comandante, loro stessi hanno rinunciato. Il comandante si è reso disponibile infine anche a valutare eventuali momenti formativi per il personale impegnato a Viareggio e Torre del Lago”.

SI MUORE DI LAVORO …………..NERO E IN PIU’ ……..DISCRIMINATI

E si continua a dare agli immigrati, non sono regolari, rubano il lavoro a NOIitaliani, delinquono, e tanto altro ancora e poi la verità viene fuori dai fatti, costretti a adattarsi ad ogni tipo di ricatto lavorativo, ovverosia fanno comodo per guadagnare ma non sono visti come esseri umani.
In questo incidente due lati negativi della nostra socità consumistica che ci spreme come barattoli e ci butta quando non siamo più utili, la mancanza di osservanza delle leggi in materia di sicurezza sul lavoro e il tema spinoso dell’immgrazione o meglio dell’intolleranza verso lìaltro, il diverso, lo straniero.

Partito Umanista-Luca Pecchioli


Lavora in nero e muore i suoi compagni fuggono

Articolo tratto da La Repubblica

L’uomo, 33 anni, senegalese, era irregolare in Italia e impiegato abusivamente. Stava ristrutturando una concessionaria a Campi Bisenzio (Firenze). E’ rimasto schiacciato dal muletto che stava manovrando
di GAIA RAU

Il muletto che stava manovrando si è ribaltato, schiacciandolo. E lui è morto sul colpo, mentre le persone che gli stavano intorno fuggivano, immortalate da una telecamera. E’ morto così Niang Elhadji, operaio trentatreenne senegalese, irregolare in Italia e impiegato al nero da un artigiano marmista, che questa mattina stava lavorando alla ristrutturazione di una concessionaria automobilistica a Campi Bisenzio, nella piana fiorentina.
Le telecamere della ditta hanno ripreso le fasi della tragedia, immortalando un fuggi fuggi di persone subito dopo il ribaltamento del muletto. I carabinieri stanno adesso identificando i presenti: sembrerebbe alcuni artigiani. La vittima avrebbe tentato di saltare dal muletto che si stava ribaltando, rimanendo schiacciato e, probabilmente, morendo sul colpo. Il pm ha disposto l’autopsia.
Dai primi accertamenti emergerebbero anche altre irregolarità: l’operaio non aveva la cintura allacciata e sul muletto sarebbero mancati diversi dispositivi di sicurezza, fra cui gli sportelli, che avrebbero potuto salvarlo. Sembra che l’uomo fosse alle dipendenze di un artigiano e che stesse lavorando alla posa di marmi, nell’ambito di lavori di ristrutturazione di una concessionaria di automobili. L’artigiano sarà con ogni probabilità indagato. Il muletto sarebbe stato preso in affitto dall’azienda che ha fornito i marmi e poi prestato all’artigiano per i lavori nella concessionaria.
“Se le informazioni che abbiamo risultano confermate, non si può parlare di fatalità ma di precise e grossissime responsabilità”, ha commentato l’episodio Daniela Cappelli della Cgil toscana. E cordoglio è stato espresso anche dal presidente del consiglio regionale Alberto Monaci, che ha definito le morti sul lavoro “un’emergenza nazionale”, dal presidente della Provincia di Firenze Andrea Barducci e dal coordinatore toscano dell’Idv Fabio Evangelisti.

L’IPOCRISIA DI ISRAELE - Freedom Flotilla, la versione di Bibi

Continua la lineaunilaterale e senza apertura e giustificazione dei proppri errori e degli errori del governo israeliano, continua la farsa di un governo che vuole per forza passare agli occhi internazionali come pacifico e nel frattempo fa di tutto per ridurre allo stremo e decimare la popolazione palestinese.
Proprio certa gente , si può dire, non vuole la pace.
L’opinione internazionale dovrebbe prendere seri provvedimenti, la pace va tutelata , ma sinceramente e non facendo finte pantomime, anche perchè la via della pace e della convivenza fra i due popoli, passa per una riconciliazione a 360°.
Non possiamo far finta che certi crimini verso l’umanità si perptuino ancora, perchè di questo si tratta.

Partito Umanista

334811.jpg
Il premier israeliano Netanyahu depone davanti alla commissione d’inchiesta: fiero dei suo militari

”Sono certo che alla fine della vostra indagine diverrà evidente come lo Stato d’Israele e l’esercito israeliano abbiano agito nel rispetto della legge internazionale”. Così parlò, questa mattina, di fronte alla commissione d’inchiesta che indaga sui fatti della Freedom Flotilla, il premier israeliano Banjamin Netanyahu.

Nessuno si aspettava un Bibi - come Netanyahu viene chiamato da sempre - si cospargesse il capo di ceneri, o pronunciasse un mea culpa, ma ancora una volta il premier mostra quella determinazione che, per due volte, l’ha portato a guidare lo Stato Ebraico. L’oggetto dell’indagine è noto: la morte dei nove attivisti turchi a bordo della nave Mavi Marmara, una di quelle che componeva la Freedom Flotilla, intercettata dalle unità speciali dell’esercito israeliano all’alba del 31 maggio scorso al largo delle coste della Striscia di Gaza. Tutti gli altri attivisti vennero arrestati nel porto di Ashdod, dove le navi vennero scortate dalla marina militare d’Israele, e in un secondo momento rilasciati. Per i nove attivisti turchi, invece, solo un funerale solenne al ritorno delle loro salme in Turchia. L’assalto in acque internazionali ha generato un caso diplomatico, mettendo in imbarazzo le Nazioni Unite e suscitando la più grave crisi diplomatica tra Turchia e Israele a memoria d’uomo. Non tutta la deposizione di Netanyahu si è svolta a porte aperte. La commissione, presieduta dall’ex giudice della Corte Suprema israeliana Yaakov Tirkel, comprende cinque membri israeliani, affiancati - ma senza diritto di voto - da due osservatori stranieri: l’ex premier protestante del Nord Irlanda, Lord Trimble, e il giurista canadese ed ex avvocato generale delle forze armate canadesi Ken Watkin.

La giustificazione portata da Netanyahu di fronte alla commissione riunita a Gerusalemme alle 9 del mattino è stata quella che altre volte in passato è stata utilizzata dal governo israeliano nella storia: un attacco preventivo. “Ci siamo mossi quando ritenevamo pericoloso per noi far attraccare le navi a Gaza, considerato che trasportavano armi destinate ai terroristi della Striscia”, ha dichiarato il premier israeliano. ”Ho fiducia nei combattenti dell’esercito israeliano e l’intero Stato d’Israele è fiero di loro. I combattenti israeliani a bordo della Marmara hanno dimostrato coraggio nell’adempimento del dovere e nel proteggersi da una reale minaccia alle loro vite”, ha detto Netanyahu. Il primo ministro ha ancora una volta difeso il blocco navale imposto alla Striscia di Gaza, senza accenni alla volontà di alleggerirlo ventilata nelle ore successive all’indignazione internazionale per l’attacco alla Freedom Flotilla.
Durante la settimana sfileranno davanti alla commissione il ministro della Difesa Ehud Barak e il comandante in capo dell’esercito Gaby Ashkenazi. Una stoccata Bibi la riserva proprio al primo dei due: ”Nelle discussioni che hanno preceduto l’arrembaggio della flottiglia avevo dato strette istruzioni di fare uno sforzo supremo per evitare di causare vittime e io so che questa è stata anche l’istruzione data dal ministro della Difesa”, ha detto Netanyahu, lasciando intendere che se qualcosa fosse andato storto è comunque una responsabilità del leader laburista e non sua.
Altre due inchieste sono in corso sulla vicenda della Freedom Flotilla: una da parte della magistratura turca e un’altra da parte della delle Nazioni Unite, con un rappresentante turco e uno israeliano. L’Onu, inoltre, per voce del suo segretario generale Ban Ki-Moon, ha dichiarato che il Palazzo di Vetro vigilerà anche sull’indipendenza della commissione israeliana. Una commissione militare interna ha risolto la sua inchiesta ammettendo errori nella catena di comando che, come ha fatto il premier oggi in udienza, pare spostare su Ehud Barak il fardello della colpa.

Messe al bando le bombe a grappolo ma l’Italia non ha firmato

35966_415569913911_101748583911_4785813_3661306_n.jpg
di Marco Stefano Vitiello

Il 1 agosto 2010 è entrata in vigore la Convenzione che vieta l’uso, la produzione, lo stoccaggio e il trasferimento delle cosiddette “cluster bombs”, le micidiali bombe a frammentazione, o a grappolo, ma il governo italiano non l’ha ratificata.

Il presidente del Comitato internazionale della Croce rossa (Cicr) Jacob Kellenberger ha detto che è stato un “momento storico” e un passo decisivo che “dovrebbe porre fine a decenni di sofferenze di uomini, donne e bambini”, con l’auspicio che l’entrata in vigore della Convenzione influenzi anche il comportamento degli Stati che non vi hanno ancora aderito. Anche il segretario generale delle Nazioni Unite Ban Ki-moon ha salutato con soddisfazione l’avvio di una nuova fase: “Un grande progresso” per liberare il mondo da quelle che ha definito “armi ignobili”.

E Benedetto XVI ha voluto esprimere “vivo compiacimento per l’entrata in vigore della Convenzione sul bando delle munizioni a grappolo che provocano danni inaccettabili ai civili”. “La Comunità internazionale ha dimostrato – secondo il papa – saggezza, lungimiranza e capacità nel perseguire un risultato significativo nel campo del disarmo e del diritto umanitario internazionale”. Il papa ha infine esortato tutti i paesi del mondo che ancora non lo hanno fatto ad aderirvi.

La Convenzione era stata sottoscritta a Oslo nel dicembre 2008, inizialmente da 30 paesi. Secondo i dati della Cluster Munition Coalition oggi sono 107 quelli che hanno aderito e 37 l’hanno già ratificata. L’Italia aveva firmato il testo, ma ancora non figura tra quelli che hanno proceduto alla ratifica. Tra i firmatari ci sono anche la Gran Bretagna, Germania e Francia, ma non gli Stati Uniti, Cina, Russia e Israele.

Le bombe a grappolo sono bombe, in genere sganciate da velivoli o elicotteri,ma ci sono anche ordigni proiettati con artiglierie, razzi e missili guidati, che contengono un certo numero di submunizioni (da poche unità contenute in una bomba da mortaio, fino a diverse centinaia come nel caso dei grossi Cluster Bomb Unit di modello americano) che, al funzionamento dell’ordigno principale (cluster), vengono disperse, secondo diversi sistemi, a distanza. Le submunizioni possono essere seminate anche da dispenser che rimangono agganciati agli aeromobili o da speciali sistemi automatizzati di semina terrestre.

Il tipo più comune è progettato per colpire persone e veicoli, ma ne esistono varianti specifiche per distruggere piste di atterraggio, linee elettriche, liberare sostanze chimiche, biologiche, incendiarie e alcune che hanno diversi effetti combinati.

Questi ordigni spesso non funzionano all’impatto col suolo, rimanendo parzialmente interrati e quindi invisibili e pericolosissimi; molti produttori di tali ordigni dichiarano percentuali di malfunzionamenti vicine al 5% ma durante l’ultimo conflitto nel Sud del Libano per molti di questi ordigni è stato calcolato che le percentuali abbiano raggiunto il 40-55%, con effetti devastanti sulla ignara e inconsapevole popolazione civile che ha visto coltivazioni di agrumi, di olive e di banane su cui si basa l’economia locale, diventare dopo i combattimenti veri e propri campi minati.

In Afghanistan attualmente si cerca di bonificare ancora le PFM1, in gergo chiamate “pappagalli verdi”, eredità delle guerra russo-afghana degli anni 80, che miete numerose vittime ancora oggi, nella popolazione civile.

Dall’8 al 12 novembre prossimo gli Stati firmatari si riuniranno a Vientiane (Laos) per stabilire un piano d’azione per applicare la Convenzione e le procedure per il monitoraggio dei progressi.

6 agosto 2010

hiroscima.jpegviolenza.jpeg

Ricordando quello che avvenne il 6 agosto del 1945, viene da rabbrividire, migliaia di vite spazzate via , ridotte a semplici numeri validi solo per i giochi di guerra e le statistiche,mai più l’umanità deve assistere a simili barbarie, ma più azioni di guerra dovanno essere giustificate, la violenza è ingiutificabile in qualsiasi forma si esprima. Dal disarmo nucleare al disarmo nelle nostre coscienze,la strada da compiere è la stessa, anzi prima occore partire da noi stessi per estirpare la violenza e arrivare a rispettare, capire l’altro.
Per violenza intendo guerre più o meno celate sotto finte missioni di pace, ma anche le piccole grandi violenze che si consumano giornalmente ovunque, in casa, sul lavoro, nelle nostre menti, il lavoro da fare , vista la situazione attuale non è facile, ma il vedere gente che si unisce , che manifesta contro ogni tipo di discriminazione fa sperare……….. in un futuro migliore

PU-PT

Afghanistan, uccisi due soldati italiani

E anche questa volta dovremo piangere altre due persone , basta è lora di invertire questa spirale di violenza che non può portare altro se non uno stillicidio senza fine, finiamo di fare gli ipocriti , siamo in guerra, chiamiamola come vogliamo ma sempre guerra è.
Perche non viene fatto nulla affinche si aiuti veramente il popolo afgano ad uscire da questa situazione , senza nasconeìdrrsi dietro alle armi,si capisco che la situazione non è rosea.
Andiamo a vedere fino in fondo, guardiamo perchè da sempre in Afganistan ci sono stati aìeserciti colonizzatori, non solo per portare la democrazia, modo sbagliato per portarla , ma per interessi economici e strategici.
Cerchiamo di raccontarci la verità e non di nascondere la testa a mo di struzzi, e cerchiamo di aiutare la ricostruzione del paese in maniera civile, aiutando le istituzioni locali e rendendole autonome e capaci di crescere con le proprie forze, si è vero ci sono i talebani, ma io penso che la loro sconfitta sia quella di essere isolati dal vero Afganistan libero e democratico,

Luca Pecchioli

29180.jpg

L’attentato a 20 chilometri da Herat, dove è scoppiato un ordigno rudimentale
Due militari italiani sono morti oggi pomeriggio in Afghanistan, quando il blindato su cui viaggiavano è saltato su un ordigno esplosivo (forse telecomandato) piazzato lungo la strada.
L’agguato è avvenuto venti chilometri a nord di Herat.
Le vittime sono il primo maresciallo Mauro Gigli e il caporalmaggiore capo Pierdavide De Cillis del 32° raggimento genio guastatori della brigata alpina Taurinense di stanza a Torino. Lievemente ferita anche una soldatessa, il capitano Federica Luciani.
Nell’attacco sono morti anche due soldati afgani, e altri due sono rimasti gravemente feriti.
Con i due caduti di oggi salgono a 28 i militari italiani morti in Afghanistan dall’inizio della guerra.
Proprio in questi giorni il parlamento sta votando il rifinanziamento della missione militare: mercoledì scorso il decreto (che prevede un forte incremento di spesa, circa 65 milioni di euro al mese) è stato approvato alla Camera; i primi di agosto il testo passerà al vaglio del Senato.

DICRIMINAZIONE !!!!!!!!!!! E IPOCRISIA-”Ma che fate, qui ci sono le famiglie”! Bagnino censura bacio gay. E’ polemica

gay_bacio_fateignoranti-400×300.jpg

L’ultimo episodio di discriminazione di orientamento sessuale si è verificato ieri a Torre del Lago (LU), dove un bagnino ha fatto notare l’atteggiamento “osceno” di due ragazzi che si baciavavano, ma dove sta l’oscenità, se fossero stati un ragazzo e una ragazza non se ne sarebbe nemmeno accorto, ma! e poi ci meravigliamo quando episodi di pestaggio verso gay e lesbiche avvengono, fatti come questi dovrebbero dovrebbero far riflettere sul grado di razzismo latente, ma nemmeno poi tanto , che ci circonda.
Il diverso fa sempre paura, a volte viene tollerato ma non accettato , non compreso, e poi diverso da chi? mi domando!!!!!!!!!!

Luca Pecchioli- Partito Umanista

”Ma che fate, qui ci sono le famiglie”! Bagnino censura bacio gay. E’ polemica

Lucca - (Adnkronos) - Un guardaspiaggia ha rimproverato due ragazzi milanesi che si stavano baciando sulle dune della spiaggia libera della Lecciona di Torre del Lago minacciandoli di fargli una multa. Gay.it ora chiede che il Comune revochi l’incarico alla società che gestisce il servizio

NO ai libri di testo a pagamento nella scuola primaria!

Ancora una scure si sta per abbattere sulla scuola pubblica italiana
Il Governo ha soppresso con la Finanziaria lo stanziamento di 103 milioni di euro per la fornitura gratuita dei libri di testo nella scuola dell’obbligo.
La gratuità dei libri nella scuola primaria prevista per legge dal 1964.
La politica del governo Berlusconi, con il rigore? del ministro Tremonti ha completamente cancellato queste risorse”.
Si tagliano ancora una volta risorse fondamentali per la scuola e il diritto allo studio e il governo non ha nemmeno il coraggio di farlo alla luce del sole.
Perchè?
Semplicemente non viene rinnovato lo stanziamento di risorse stabilito nel 2007. In pratical’esecutivo non toglie il diritto, ma intende scaricarne l’onere sulle famiglie e sugli enti locali, vale a dire che dovranno essere i comuni a pagare i libri di testo delle scuole primarie.
E i comuni che non hanno risorse?
Ci sono serie possibilità che a pagarli saranno le famiglie.
Altro che investire sulla scuola e sul nostro futuro??qui si continua a tagliare, tagliare, tagliare!!!!!!!


Video sui CIE

LIBERTA’ D’INFORMAZIONE

Come Partito Umanista aderiamo alla manifestazione ed invitiamo a venire numerosi, perchè difendere la libertà d’informazione è doveroso verso i cittadini, verso noi stessi.
Nessuno bavaglio ad ogni tipo di libertà , per non tornare indietro nel tempo e nei diritti acquisiti e sanciti dalla costituzione.
marcia-volantino-bn-jpg.jpg