ALL’ITI “FEDI”LA COSTITUZIONE E’ UN OPTIONAL
Nel febbraio di quest’anno, il Centro studi per la scuola pubblica di Pistoia (CESP) ha inviato a tutti i dirigenti scolastici della provincia un invito indirizzato ai docenti, in cui si richiedeva l’adesione al progetto “I giovani e la questione palestinese: storia e attualità”, promosso dal CESP con la collaborazione dell’Associazione di amicizia italo-palestinese Onlus. Molti i docenti delle varie istituzioni scolastiche che hanno aderito al progetto consistente nella presentazione di diapositive sulla storia della Palestina commentate da un esponente dell’Associazione di amicizia italo-palestinese. Anche all’ITI nove docenti avevano dato l’adesione al progetto e già erano stati programmati gli incontri per i mesi di aprile e maggio. A questo punto il Preside prof. Angelo Borchi sospendeva l’iniziativa affermando che era necessaria l’approvazione del Consiglio d’Istituto perché il tema era piuttosto delicato e così, dopo la delibera del Consiglio d’Istituto che a maggioranza decideva di non dare il nulla osta, il progetto veniva definitivamente bloccato.
Un atto censorio gravissimo, fuori dalle norme costituzionali, quello assunto dal dirigente dell’ITI (infatti il Consiglio d’Istituto è stato impropriamente consultato, in quanto questo organismo non ha alcun potere deliberante sulle questioni didattiche) pesantemente lesivo della libertà d’insegnamento e della professionalità dei docenti. Infatti nella nostra Costituzione è delineata un’idea molto avanzata di scuola con particolare riferimento agli articoli 3, 33 e 34 e, tra questi, il principio della libertà di insegnamento. “L’arte e la scienza sono libere e libero ne è l’insegnamento” significa che la libertà della cultura, che è di tutti, si estende a coloro cui è assegnato il compito sociale di trasmetterla. Qui gli insegnanti sono assolutamente al centro, ma al centro di un progetto che è quello della scuola costituzionale. La libertà d’insegnamento, come recita l’articolo 1 del T.U. della scuola non è un “optional”. Non solo è riconosciuta all’insegnante come diritto soggettivo, ma gli è attribuita come diritto/dovere perché è essenziale alla funzione istituzionale della scuola statale, laica e pluralista. Gli è attribuita, infatti, per garantire allo studente l’esercizio del suo diritto a ricevere gli strumenti culturali per orientarsi nelle sue scelte di vita. Per garantirgli, al tempo stesso, spazi di autonomia nei confronti della famiglia, dell’ambiente sociale, delle autorità, ma anche del gruppo etnico, religioso, associativo in cui è inserito. La scuola non è un ufficio, ma un luogo di formazione. Non può essere considerata un pezzo qualsiasi della Pubblica Amministrazione, né tanto meno un’azienda, che vende cultura, formazione, competenze. Per questo al suo interno l’insegnante ha l’anomala condizione lavorativa di dipendente non subordinato: ha la libertà di esercizio della sua funzione al pari di un giudice.
Attentare quindi alla libertà d’insegnamento, come ha fatto il prof. Angelo Borchi, significa colpire quel pluralismo, su di essa fondato, che consente alla scuola statale di assolvere alla sua funzione istituzionale di formare i giovani alla libertà, all’esercizio dei diritti, all’assolvimento dei doveri, in una parola alla cittadinanza. È questa che la rende diversa da tutte le altre agenzie educative e scuole di tendenza facendone la sede in cui ci si forma alla laicità, come coscienza di non poter assolutizzare nessun credo particolare e come diritto alla contaminazione.
Attentare alla libertà d’insegnamento significa perciò eliminare la vera discriminante fra scuola pubblica e scuola privata, che si caratterizza per avere docenti tenuti per contratto a essere fedeli ai principi etici e agli orientamenti culturali delle scuole che li hanno assunti.
Quanto accaduto all’ITI assesta alla scuola statale un colpo anche più grave della stessa sottrazione di risorse da destinare al finanziamento delle scuole private.
Tuttavia il prossimo anno scolastico riproporremo alle scuole della provincia il progetto sulla Palestina al quale, se vorranno, gli insegnanti potranno liberamente aderire, ma questa volta con la determinazione di difendere la libertà d’insegnamento in tutte le sedi, anche legali, che si renderanno necessarie.
CESP Centro Studi per la Scuola Pubblica
Comitato per la Palestina di Pistoia



