Archivio: Aprile, 2009

ALL’ITI “FEDI”LA COSTITUZIONE E’ UN OPTIONAL

Nel febbraio di quest’anno, il Centro studi per la scuola pubblica di Pistoia (CESP) ha inviato a tutti i dirigenti scolastici della provincia un invito indirizzato ai docenti, in cui si richiedeva l’adesione al progetto “I giovani e la questione palestinese: storia e attualità”, promosso dal CESP con la collaborazione dell’Associazione di amicizia italo-palestinese Onlus. Molti i docenti delle varie istituzioni scolastiche che hanno aderito al progetto consistente nella presentazione di diapositive sulla storia della Palestina commentate da un esponente dell’Associazione di amicizia italo-palestinese. Anche all’ITI nove docenti avevano dato l’adesione al progetto e già erano stati programmati gli incontri per i mesi di aprile e maggio. A questo punto il Preside prof. Angelo Borchi sospendeva l’iniziativa affermando che era necessaria l’approvazione del Consiglio d’Istituto perché il tema era piuttosto delicato e così, dopo la delibera del Consiglio d’Istituto che a maggioranza decideva di non dare il nulla osta, il progetto veniva definitivamente bloccato.

Un atto censorio gravissimo, fuori dalle norme costituzionali, quello assunto dal dirigente dell’ITI (infatti il Consiglio d’Istituto è stato impropriamente consultato, in quanto questo organismo non ha alcun potere deliberante sulle questioni didattiche) pesantemente lesivo della libertà d’insegnamento e della professionalità dei docenti. Infatti nella nostra Costituzione è delineata un’idea molto avanzata di scuola con particolare riferimento agli articoli 3, 33 e 34 e, tra questi, il principio della libertà di insegnamento. “L’arte e la scienza sono libere e libero ne è l’insegnamento” significa che la libertà della cultura, che è di tutti, si estende a coloro cui è assegnato il compito sociale di trasmetterla. Qui gli insegnanti sono assolutamente al centro, ma al centro di un progetto che è quello della scuola costituzionale. La libertà d’insegnamento, come recita l’articolo 1 del T.U. della scuola non è un “optional”. Non solo è riconosciuta all’insegnante come diritto soggettivo, ma gli è attribuita come diritto/dovere perché è essenziale alla funzione istituzionale della scuola statale, laica e pluralista. Gli è attribuita, infatti, per garantire allo studente l’esercizio del suo diritto a ricevere gli strumenti culturali per orientarsi nelle sue scelte di vita. Per garantirgli, al tempo stesso, spazi di autonomia nei confronti della famiglia, dell’ambiente sociale, delle autorità, ma anche del gruppo etnico, religioso, associativo in cui è inserito. La scuola non è un ufficio, ma un luogo di formazione. Non può essere considerata un pezzo qualsiasi della Pubblica Amministrazione, né tanto meno un’azienda, che vende cultura, formazione, competenze. Per questo al suo interno l’insegnante ha l’anomala condizione lavorativa di dipendente non subordinato: ha la libertà di esercizio della sua funzione al pari di un giudice.

Attentare quindi alla libertà d’insegnamento, come ha fatto il prof. Angelo Borchi, significa colpire quel pluralismo, su di essa fondato, che consente alla scuola statale di assolvere alla sua funzione istituzionale di formare i giovani alla libertà, all’esercizio dei diritti, all’assolvimento dei doveri, in una parola alla cittadinanza. È questa che la rende diversa da tutte le altre agenzie educative e scuole di tendenza facendone la sede in cui ci si forma alla laicità, come coscienza di non poter assolutizzare nessun credo particolare e come diritto alla contaminazione.

Attentare alla libertà d’insegnamento significa perciò eliminare la vera discriminante fra scuola pubblica e scuola privata, che si caratterizza per avere docenti tenuti per contratto a essere fedeli ai principi etici e agli orientamenti culturali delle scuole che li hanno assunti.

Quanto accaduto all’ITI assesta alla scuola statale un colpo anche più grave della stessa sottrazione di risorse da destinare al finanziamento delle scuole private.

Tuttavia il prossimo anno scolastico riproporremo alle scuole della provincia il progetto sulla Palestina al quale, se vorranno, gli insegnanti potranno liberamente aderire, ma questa volta con la determinazione di difendere la libertà d’insegnamento in tutte le sedi, anche legali, che si renderanno necessarie.

CESP Centro Studi per la Scuola Pubblica

Comitato per la Palestina di Pistoia

18 APRILE, FIRENZE: PIAZZA APERTA AL DIALOGO

ECCO ALCUNE FOTO.

A questo link alcune foto del pomeriggio di ieri, Giovedì¬ 18 aprile, in Piazza Indipendenza a Firenze.

Ancora una volta a Milano esplode il problema dei rifugiati

Prima Via Lecco, poi Viale Forlanini per passare da Piazza Lodi ed oggi Via Senigallia e la protesta alla stazione di Bruzzano repressa violentemente dalla polizia. Tutti questi fatti sono la precisa conseguenza della mancanza di una legge quadro sul tema rifugiati: a chi arriva in Italia da paesi in guerra o in cui sono negati i fondamentali diritti umani (nei casi in questione la maggior parte dei migranti proviene dal corno d’Africa) la legge italiana non garantisce quasi niente, nonostante i forti finanziamenti da parte dell’Unione Europea.

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SIMPOSIO EUROPEO SULLA NONVIOLENZA

24 - 25 aprile 2009 - Hotel Umbria e Parchi di Studio e Riflessione (Attigliano), Italia

I Centri Studi Umanisti di Roma, Madrid, Barcellona, Mosca, Parigi e Paese Basco organizzano il
Simposio Europeo sulla Nonviolenza
INQUADRAMENTO
Al momento attuale, in ogni campo della vita umana, stiamo vivendo un aumento vertiginoso della violenza. Le relazioni fra diverse culture o etnie, quelle internazionali e persino quelle fra individui nella vita quotidiana, sono sempre piu’ improntate all’uso della violenza, che impedisce ormai la soluzione di ogni conflitto e, di conseguenza, il progresso personale e sociale.
Ma in molti individui e gruppi sociali sta nascendo una nuova coscienza. Il rifiuto definitivo di ogni forma di violenza fisica, economica, razziale, religiosa, sessuale, psicologica e morale, si e’ trasformato in una premessa indispensabile per la sopravvivenza dell’umanita’.
La Nonviolenza, come atteggiamento e metodologia di azione di fronte agli eventi, non e’ un rimedio provvisorio, ma l’unica e definitiva via d’uscita dalla preistoria umana.
ATTIVITA’ DEL SIMPOSIO
In questo Simposio studiosi di diversa provenienza affronteranno il tema della Nonviolenza
applicato a differenti campi dell’agire umano: Economia, Disarmo, Politica, Salute, Educazione, Culture, Religioni, Arte, ecc.
Il Simposio e’ indirizzato a tutte le persone e le organizzazioni che lavorano quotidianamente, in molteplici ambiti e con diversi interessi, nella direzione di un mondo nonviolento.
Aree di lavoro: disarmo, economia, arte e mezzi di comunicazione, cultura e religione, educazione, donne e giovani, politica, salute.
Lingue di lavoro: italiano, inglese, spagnolo, francese
ISCRIZIONI
Per partecipare al Simposio occorre iscriversi compilando la scheda presente sui siti www.csuroma.org e www.attigliano09.cmehumanistas.org, e versando la quota di partecipazione secondo le modalita’Â indicate.
Per motivi logistici non sara’ possibile accettare più di 150 partecipanti.
Sara’ possibile iscriversi fino alla mattina del 24 aprile, direttamente nei luoghi di svolgimento del Simposio, a condizione che vi siano posti disponibili.
Per ogni informazione contattare la Segreteria Organizzativa
dott.ssa Roberta Consilvio,
robertaconsilvio@gmail.com
+39.347.1415464.
PROGRAMMA (provvisorio)

VENERDI’ 24 APRILE 2009
h. 10.30 - Apertura del Simposio
h. 11.00 - Conferenza
h. 13.00 - Pranzo
h. 15.00 - Tavola rotonda
La Nonviolenza nell’ECONOMIA
La Nonviolenza nella POLITICA
Nonviolenza e SALUTE
Nonviolenza DONNE e GIOVANI
h. 19.00 - Proiezione di video
SABATO 25 APRILE 2009
h. 11.00 - Conferenza
h. 13.00 - Pranzo
h. 15.00 - Tavola rotonda
Nonviolenza e DISARMO
Nonviolenza e CULTURE e RELIGIONI
Nonviolenza e EDUCAZIONE
Nonviolenza ARTE e MASS-MEDIA
h. 18.00 - Sintesi dei lavori e Chiusura del Simposio
h. 19.00 - Concerto di chiusura nella Sala del Parco
E’ confermata la partecipazione di Angelo Baracca (Italia), Isidro Sepulveda (Spagna), Sergey
Nizhnikov (Russia), Alberto L’Abate (Italia), Pilar Escario (Spagna), Giorgio Schultze (Italia)
Saranno inoltre presenti esposizioni artistiche a cura dell’associazione “La Comunita’ per lo
sviluppo umano” di Roma.

Oltre 14 miliardi di euro per il caccia F-35 mentre mancano i soldi per i terremotati

Di Manlio Dinucci

Per i terremotati dell’Abruzzo il governo ha messo a disposizione 100 milioni di euro, ma ce ne vorranno molti di più: solo per le esigenze del ministero dell’interno, si dovranno trovare 130 milioni nei prossimi sei mesi. E, se si vorrà veramente ricostruire, occorreranno stanziamenti ben maggiori. Dove trovare questi fondi, in una fase di crisi come quella attuale, senza dover con ciò tagliare ulteriormente le spese sociali (scuola, sanità, ecc.)? La risposta è più semplice di quanto sembri: basterebbe bloccare l’enorme stanziamento che sta per essere destinato all’acquisizione del caccia statunitense F-35 Lightning II (Joint Strike Fighter) della Lockeed Martin.
La commissione difesa della camera ha già dato parere favorevole all’acquisizione del caccia e quella del senato lo farà entro il 16 aprile. Nel budget 2009 del ministero della difesa è già previsto uno stanziamento di 47 milioni di euro per l’F-35. E’ solo un piccolo anticipo: per partecipare al programma, l’Italia si è impegnata a versare oltre un miliardo di euro. Ma sono ancora spiccioli, di fronte alla spesa che il parlamento sta per approvare: 12,9 miliardi di euro per l’acquisto di 131 caccia, più 605 milioni per le strutture di assemblaggio e manutenzione. Complessivamente, 14,5 miliardi di euro. Saranno pagati a rate di circa un miliardo l’anno tra il 2009 e il 2026. Ma, come avviene per tutti i sistemi d’arma, il caccia verrà a costare più del previsto e, una volta prodotto, dovrà essere ulteriormente ammodernato. E’ quindi certo che l’esborso totale (di denaro pubblico) sarà molto maggiore di quello preventivato. Va inoltre considerato che l’aeronautica sta acquistando 121 caccia Eurofighter Typhoon, il cui costo supera gli 8 miliardi di euro.
La partecipazione dell’Italia al programma del Joint Strike Fighter, ribattezzato F-35 Lightning (fulmine), costituisce un perfetto esempio di politica bipartisan. Il primo memorandum d’intesa è stato firmato al Pentagono, nel 1998, dal governo D’Alema; il secondo, nel 2002, dal governo Berlusconi; il terzo, nel 2007, dal governo Prodi. E nel 2009 è di nuovo un governo presieduto da Berlusconi a deliberare l’acquisto dei 131 caccia che, a onor del vero, era già stato deciso dal governo Prodi nel 2006 (v. il manifesto, 25-10-2006). Si capisce quindi perché, quando il governo ha annunciato l’acquisto di 131 F-35, l’«opposizione» (PD e IdV) non si sia opposta.
L’Italia partecipa al programma dell’F-35 come partner di secondo livello: ciò significa che contribuisce allo sviluppo e alla costruzione del caccia. Vi sono impegnate oltre 20 industrie, cioè la maggioranza di quelle del complesso militare, tra cui Alenia Aeronautica, Galileo Avionica, Selex Communications, Datamat e Otomelara di Finmeccanica e altre non-Finmeccanica, come Aerea e Piaggio. Negli stabilimenti Alenia in Campania e Puglia, e successivamente in quelli piemontesi, verranno prodotte oltre 1.200 ali dell’F-35. Presso l’aeroporto militare di Cameri (Novara) sarà realizzata una linea di assemblaggio e collaudo dei caccia destinati ai paesi europei, che verrà poi trasformata in centro di manutenzione, revisione, riparazione e modifica. Dalla catena di montaggio italiana usciranno probabilmente anche i 25 caccia acquistati da Israele, cui se ne potranno aggiungere altri 50. Il governo lo presenta come un grande affare per l’Italia: non dice però che, mentre i miliardi dei contratti per l’F-35 entrano nelle casse di aziende private, i miliardi per l’acquisto dei caccia escono dalle casse pubbliche. Questa attività, secondo il governo, creerà subito 600 posti di lavoro e una «spinta occupazionale» che potrebbe tradursi in 10mila posti di lavoro. Una bella prospettiva quella di puntare, per far crescere l’occupazione, su uno dei più micidiali sistemi d’arma.
L’F-35 è un caccia di quinta generazione, prodotto in tre varianti: a decollo/atterraggio convenzionale, per le portaerei, e a decollo corto/atterraggio verticale. L’Italia ne acquisterà 69 della prima variante e 62 della terza, che saranno usati anche per la portaerei Cavour. I caccia a decollo corto/atterraggio verticale, spiega la Lockheed, sono i più adatti a «essere dispiegati più vicino alla costa o al fronte, accorciando la distanza e il tempo per colpire l’obiettivo». Grazie alla capacità stealth, l’F-35 Lightning «come un fulmine colpirà il nemico con forza distruttiva e inaspettatamente». Un aereo, dunque, destinato alle guerre di aggressione, a provocare distruzioni peggiori di quelle del terremoto dell’Abruzzo. Ma per le vittime non ci saranno funerali di stato, né telecamere a mostrarli.

A proposito di discriminazione

Dovuto chiarimento

ciao , dopo aver letto le vostre riflessioni ,capisco di esser incappato in un errore, ovvero sia in un fraintendimento, sono daccordissimo con voi x il fatto che il burqa… quando si è costretti a portalo sia una cosa infame, e siccome parlavo di diritti negati, questo ci rientri ampiamente ( ciò comporta una violenza contro le donne e non le considera a pari dell’uomo, ma quasi come una proprietà)
comprendo di essermi fatto influenzare dal fatto dei diritti negati a chi esprime costumi diversi, non fermandomi a riflettere su lla violenza alle donne, che ripudio categoricamente………e ci mancherebbe, volevo solo esprimere che mi sembrava ingiusto negare un diritto a chi ha costumi diversi non soffermandomi ingenuamente sul fatto che a volte come in questo caso i costumi sono la maggior parte delle volte imposti, in questo caso a discapito delle donne, mi volevo riferire solo a chi questi costumi li porta senza costrizioni.
non vorrei esser passato per discriminatore e più che altro insensibile sui problemi che simili costumi, infliggono alle donne, per cui mi scuso x essermi espresso male
luca
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A volte , non bisogna cercare cose eclatanti, per vedere a che punto la mentalità di certa gente sia retrograda ed ottusa, basta sfogliare semplici scene di vita quotidiana per notare come i più basilari diritti vengano negati per “differenze” che “offendono” il “buon senso e il decoro”, come nel caso che riporto qui sotto.
E mi chiedo , anzi mi rispondo, come vogliamo andare verso un mondo senza violenza finchè lasciamo che accadano fatti come questo, la risposta più immediata è l’indignazione, si , accompagnata accompagnata dalla coerenza interna volta a creare una società veramente nonviolenta ,dove ogni essere umano sia considerato tale ,senza discriminazione alcuna. E’ con questi piccoli ma grandi gesti che si vincono le “guerre”.

Francia, respinta una domanda di casa popolare perché la moglie portava il burqa

L’Istituto per le case popolari difende che il burqa ‘caratterizza una pratica radicale della religione’
A una famiglia a Lione è stata negata l’assegnazione di una casa popolare perché la moglie del capofamiglia portava il burqa.

Secondo quando ha pubblicato il settimanale satirico Le Canard Enchainè, l’istituto che si occupa delle case popolari nella zona di Venisseux, nella periferia di Lione, ha giustificato la decisione sostenendo che “la donna portava il burqa, una pratica radicale della religione incompatibile con i valori essenziali della comunità francese”.
La prefettura del dipartimento del Rodano ha confermato di aver ricevuto una lettera dell’istituto che spiegava l’episodio e le motivazioni della risposta negativa.
Il portavoce della prefettura ha dichiarato di aver consigliato alla famiglia di rivolgersi all’Authority contro le discriminazioni.

SENZA PIU’ VERGOGNA

Dopo il terremoto che ha colpito l’Abruzzo con la sua tragedia e i suoi morti, sembra che tutti siano buoni. Tanto che le polemiche, vengono tacciate di poca sensibilita’ nei riguardi di chi in questo momento sta’ soffrendo la perdita di cari e amici, della perdita di quello che avevano e che si erano costruiti, della mancanza improvvisa e tragica del futuro.
Ma come se quando succede una tragedia molti si chiedono se si poteva evitare, se gli errori commessi si potevano e si potranno rimediare, perche’ non riaccada un’altra volta. Vorremmo insomma imparare dal passato per non ricadere nel solito errore. E se pensiamo ai terremoti, l’Italia ne ha sofferti tanti e anche recenti, ma quando succede, sembra sempre la prima volta. Vorremmo anche sapere se ci sono modelli che possiamo copiare per evitare tragedie e ruberie di denaro pubblico. Vorremmo sapere se dovremmo metterci ancora nelle stesse mani di chi e’ stato causa di tanta sofferenza. E questo e’ sacrosanto e lo si deve a tutti i cittadini, oltre a chi ha perso la vita e chi in questo momento soffre e soffrira’ ancora per chi lo sa’ quanto tempo. Poi possiamo scoprire che gli stessi che hanno costruito l’ospedale dell’Aquila, dove sono morti due bambini, sono gli stessi che costruiranno le grandi opere: ponte sullo stretto, inceneritori, centrali nucleari… il nome: Impregilo. Vogliono farci credere che non dobbiamo fare polemiche, perche’ lo Stato e il governo, rimedieranno a tutto, o perche’ non si scopra quello che c’e’ dietro?
Al link sotto un po’ di notizie su chi ha costruito l’ospedale dell’Aquila
http//it.peacereporter.net/articolo/15084/Senza+vergogna
Gisberto Gallucci

250 persona alla cena per un altra città

Sabato scorso 250 persone hanno partecipato alla cena di presentazione della lista “Perunaltracitta’” per le amministrative elezioni di Firenze.

Comitato Pistoiese per la Palestina- Vita quotidiana in Palestina

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Ore 20 .00 buffet-piatti speciali: hummus,falafel
offerta minima 5 euro
Ore 21.00 proiezione film PRIVATE di Saverio Costanzo con Mohammed Bakri, tratto da una storia vera ( per la trama cliccare sulla foto)
Ore 22.30 Luca Priviteralegge brani da ” Restiamo Umani” di Vittorio Arrigoni

Pistoia Spazio Liberato ex Breda Est
per info e prenotazioni 3333552897

Campagna Italiana di boicottaggio, disinvestimento e sanzioni ( bds) contro lo Stato Israeliano

Freedom for Palestine, boycot Israel
Occhio a tutte le merci che riportano nel loro codice as barre le prime 3 cifre 729, che identificano i prodotti Israeliani
questo nell’ottica che sotto questa pressione di massa, gli stati occidendali e il foverno Israeliano si indirizzino verso un “apertura” o per meglio dire la finiscano di essere artefici o sostenitori del massacro in atto in Palestina.
Alcuni prodotti: jaffa, Carmel, Lavazza, l’oreal…..

Comitato pistoiese per la palestina ( aderisce il Patito Umanista Pistoia facente parte del comitato)