Archivio: proposte

La Guerra dell’Euro

di Valerio Colombo – 23 dicembre 2013 –

La crisi attuale viene vista da più fonti soprattutto come “economica” anche se delle sue conseguenze si dice che siano paragonabili a quelle di una guerra: non sto parlando di entità eterodosse, o rivoluzionarie, ma di Confindustria: http://www.corriere.it/economia/12_giugno_28/confindustria-crisi-come-guerra_8f70e77c-c0fc-11e1-a4a5-279d925cad5b.shtml
Ed Abi: http://www.asca.it/news-Crisi__Sabatini_(Abi)__caduta_Pil_Italia_pari_a_quella_di_una_guerra-1277366-ECO.html
E di molte altre fonti, e non recentemente, come per esempio l’Aspen Insititute tanto caro al premier Letta: https://www.aspeninstitute.it/aspenia-online/article/la-guerra-delleuro

Spesso si sente dire dall’esperto di statistica di turno, che le conseguenze economiche sono paragonabili “a quello che è successo nella II guerra mondiale” o anche… “peggio di quello che è successo nella II guerra mondiale”.
Tutta una serie di analogie in cui si parla della guerra come fenomeno dalle stesse conseguenze, ma la crisi continua ad essere presentata come economica e di tipo “ciclico”, scatenatasi a partire dall’esplosione della bolla finanziaria del 2008… e – per giustificare il fatto che sta colpendo in particolare il nostro paese – il massimo che i mezzi di informazione riescono a fare è tirare in mezzo il “debito pubblico” troppo alto e tutta una serie di altri luoghi comuni.

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POLITICI LICENZIABILI CON LA “LEGGE DI RESPONSABILITÀ POLITICA”

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Gli eletti devono essere vincolati al mandato ricevuto dagli elettori
Il 4 marzo 1999 il Partito Umanista presentò alla Camera dei Deputati una proposta di Legge di Iniziativa Popolare, corredata da oltre 50.000 firme di elettori, intitolata “Norme sulla Responsabilità Politica”.

Le “Norme sulla Responsabilità Politica” obbligano gli eletti a rendere conto periodicamente del proprio operato agli elettori e danno a questi ultimi la facoltà di licenziare i propri rappresentanti, qualora essi non abbiano rispettato gli impegni assunti in campagna elettorale.
Testo della Legge:
http://www.partitoumanista.it/3.0/media/download/mat_imp/1999_03_04_LeggeResponsabilitaPolitica.pdfCon questa proposta di Legge si intende avanzare verso la Democrazia Reale, considerando i cittadini come i veri depositari del potere, che essi delegano ai propri rappresentanti e che possono revocare se questi tradiscono gli impegni assunti.

Non è sufficiente che gli eletti vengano giudicati soltanto alle elezioni successive, avendo avuto cinque anni per agire liberamente al di fuori del mandato ricevuto e, spesso, contro di esso. È necessario dare agli elettori uno strumento di controllo dei propri rappresentanti e la possibilità di revocare il mandato a loro assegnato in qualunque momento della Legislatura.

Le “Norme sulla Responsabilità Politica” non sono in contrasto con l’Articolo 67 della Costituzione perché non prevedono il vincolo degli eletti al mandato ricevuto dal partito di appartenenza, mentre li obbligano al rispetto degli impegni assunti verso gli elettori.

Questa proposta di legge giace in Parlamento da quattordici anni e non è mai stata esaminata.
Forse adesso è arrivato il suo momento: chiediamo ai Parlamentari del Movimento Cinque Stelle di disseppellirla e di portarla alla discussione in aula.

Partito Umanista
info@partitoumanista.it

Workshop – Democrazia Diretta

democratici_diretti3-300×225.jpgA questi siti potere visionare i documenti e le immagini video del recente incontro su Democrazia Diretta che ha tenuto il Partito Umanista a Milano.

http://www.pumilano.it/workshop-democrazia-diretta/
video
http://www.pumilano.it/workshop-democrazia-diretta/video/
documenti
http://www.pumilano.it/workshop-democrazia-diretta/documenti/

Proposte di leggi dimenticate

Nel lontano 1999 (beh, lo scorso millennio o, se volete, il secolo scorso) una settantamilina di persone raccolsero le firme per una legge di responsabilità politica. Le raccolsero sotto la amorevole spinta degli umanisti.
Una legge di iniziativa popolare che non fu mai discussa, contro il dettato della Costituzione della Repubblica Italiana che preescrive la non decadenza di dette leggi e l’obbligo della loro discussione.
Mi sono preso la briga di andare a cercare quel testo, dopo 13 anni. E’ un testo breve, chiaro e conciso. All’epoca si accusarono ingenui umanisti di aver sbagliato procedura, avremmo dovuto presentare una legge di riforma costituzionale. Il Paese di
Azzeccagarbugli ci disse che non eravamo preparati.
Ma un pochino di visione a futuro non ci era mancata….
Cacciare chi non mantiene le promesse fatte agli elettori…. suona moderno?
Beh, puoi leggerla qui, se ti pare….

Oliver Tourquet

http://www.camera.it/_dati/leg14/lavori/stampati/pdf/14PDL0000090.pdf#nav

I nodi al pettine: perché la crisi e come uscirne

Ci dispiace, ma siamo costretti a smentire tutti coloro che credono e affermano che la crisi economica attuale sia iniziata nel 2008.
La crisi attuale è il frutto di un lento ma inesorabile processo iniziato diversi decenni fa. Un processo che ha costruito una struttura con materiale difettoso, destinata, proprio per questo, a non reggere, perché se le fondamenta sono costituite da materiale non solido, il difetto poi si moltiplica e il futuro, cioè oggi, non potrà che vedere il crollo inevitabile di tale struttura.
Già durante la prima crisi economica del dopoguerra, tra la fine degli anni ’60 e l’inizio degli anni ‘70, era sufficientemente evidente che quella che sembrava esserne la causa, cioè l’inflazione, era solo uno strumento in mano al grande capitale per mettere in discussione gli accordi conclusi precedentemente, accordi che avevano acquietato i rapporti sociali tra il lavoro e il capitale. Tali accordi si erano basati su una falsa credenza: che il grande capitale si sarebbe accontentato della concessione dei lavoratori al mantenimento dell’economia di mercato e della proprietà privata dei mezzi di produzione, in cambio di una politica apparentemente democratica che garantiva protezione sociale e un progressivo miglioramento della qualità di vita.

Ecco il primo passo falso, il primo pilastro difettoso di una costruzione di cui ora, a distanza di decenni, stiamo vedendo l’inevitabile decadenza. Tutte le successive innumerevoli azioni dei lavoratori e delle loro organizzazioni sindacali hanno seguito, più o meno acriticamente, le orme di quel “peccato originale”: il mondo del lavoro, invece di mettere in discussione, al fine di trasformarle, le strutture di un sistema che dava origine ai danni che provocava, si accontentava di denunciarlo, per poi, però, accontentarsi di qualche aumento di stipendio e di qualche garanzia sociale in più.
Si è trattato, in altre parole, di una vera e propria sottomissione ai dettami del grande capitale, in nome di poche briciole di benessere che sarebbero diventate sempre più esigue e illusorie. Qui le responsabilità della sinistra e dei sindacati sono state di dimensioni enormi.
Infatti, sotto la spinta dei mercati, formidabili strumenti in mano ad un grande capitale tutto dedito alla speculazione finanziaria, i governi di tutto il mondo capitalistico, nel corso dei successivi decenni e manovra dopo manovra, hanno inferto duri colpi anche a quelle poche conquiste che i lavoratori avevano raggiunto dal dopoguerra fino alla redazione dello Statuto dei lavoratori.
Gli effetti di questo processo sono oggi sotto gli occhi di tutti, ma non è detto che gli occhi siano aperti.
Infatti, ancora oggi ci troviamo di fronte ad una sinistra politica che non riesce a capire che non ha speranze se continua ad avere progetti politici che, nel migliore dei casi, sono buoni soltanto per alleviare i mali procurati da strutture che andrebbero radicalmente trasformate. Ancora oggi abbiamo sindacati che, nella maggioranza dei casi, non propongono più nulla, ma sanno solo mettersi in trincea per difendere quel poco che c’è ancora da difendere, perdendo, ovviamente, ogni volta. E così sarà, per esempio, anche con l’articolo 18 dello Statuto dei lavoratori: non basta cercare di difenderlo ma bisogna implementare la copartecipazione dei lavoratori nella gestione e direzione delle aziende.

Ecco, quindi, che i nodi sono arrivati al pettine. Chi, nonostante tutto, non vuole vederli, non merita più alcuna fiducia da parte del popolo. Chi, nonostante sia così palese, non vuol vedere che il processo iniziato tanti anni fa è arrivato al capolinea, sta contribuendo allo sfacelo.

Ora è giunto il momento di iniziare un nuovo processo e non è detto che chi farà i primi passi sia già maggioranza. Non si tratta più di denunciare, ma di trasformare, e per fare questo non si può non iniziare, come possiamo leggere nel Documento del Movimento Umanista, dal porre “al primo posto la questione del lavoro rispetto al grande capitale; la questione della democrazia reale rispetto alla democrazia formale; la questione del decentramento rispetto alla discriminazione; la questione della libertà rispetto all’oppressione; la questione del senso della vita rispetto alla rassegnazione, alla complicità e all’assurdo”.

I DISSERVIZI CORRONO …….

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Disservizi pubblici

Salve, mi presento: sono uno dei tanti cittadini pistoiesi, costretti per forza maggiore ad usare il mezzo privato, anziché i servizi pubblici.

Il perché di questa “scelta” è presto detto, i collegamenti fra i vari paesi e frazioni dell’interland pistoiese , è assai deficitario, in alcuni casi direi inesistente, e purtroppo la politica dei tagli all’ organico della COPIT , politica portata avanti con la motivazione economica di far quadrare il bilancio, non fa che peggiorare le cose.

Vi porto il mio esempio, ma come questo tanti altri potrebbero essere descritti, vedi il recente caso del collegamento ( o scollegamento ) fra i vari paesi toccati dalla Porrettana, con i vari disagi che tutti conosciamo, ma molti altri casi si potrebbero citare.

Come vi dicevo, vi descrivo la situazione del paese in cui vivo, Arcigliano, che si trova a soli quattro chilometri da Pistoia, qui la COPIT è sempre stata quasi inesistente, se così si può dire, anni fa addirittura avevano addirittura soppresso i bus e,all’epoca, c’ era solo un servizio taxi su chiamata, adesso ci sono solo due corse per Pistoia, una la mattina alle sette circa e una alle quattordici, e la sera chi torna dal lavoro, oppure gli anziani senza auto o semplicemente chi per un motivo o un altro non ha la patente, cosa fa ? non vive?, cambia casa? ,non tutti si possono permettere ciò e non è neppure giusto, ma il peggio viene ora con l’orario estivo , l’unica corsa c’è alle sette e mezza del mattino e poi? Uno come torna a casa, leggendo il cartello stamattina non volevo crederci, ma poi chiedendo ad un autista ho constatato la cruda realtà.

Ora, al di la degli aspetti economici, il servizio pubblico, non dovrebbe garantire libertà di spostamento, e poi consideriamo che non siamo nel deserto , ma a quattro chilometri dal Viale Adua, inoltre consideriamo anche il fatto che paesi come quello citato, in questi ultimi anni si sono andati sempre di più ripopolando, allora da una parte si costruisce, e ci si arricchisce e poi non si pensa a dotare di servizi queste zone, adesso ho citato i mezzi pubblici , ma anche altre utenze come metano e adsl, sono inesistenti ed ognuno si arrangia come può.

Inoltre guardiamo il caso sotto il profilo ecologico, così facendo, non facciamo nulla per l’ambiente, continuiamo ad usare tutti le nostre belle macchine, con una o due persone a bordo invece di creare collegamenti massivi, meno inquinanti.

Queste righe vogliono essere una denuncia, ma ancor più una richiesta d’attenzione, una richiesta a poter vivere una vita indipendente sotto ogni aspetto.

Pecchioli Luca –Partito Umanista

La guerra in Libia e le contraddizioni del sistema


Il Partito Umanista è contrario a qualsiasi tipo di occupazione da parte di forze straniere di un nuovo territorio, è contrario a qualsiasi attacco militare. E’ favorevole all’appoggio della comunità internazionale alle popolazioni libiche che verrebbero altrimenti in gran parte massacrate. Le alternative all’intervento militare ci sono: appoggiamo proposte come l’invio di osservatori internazionali dell’Onu, l’immediato soccorso alle popolazioni bisognose, la creazione di un efficace strumento di mediazione tra le parti in conflitto, l’istituzione di corpi civili di pace e il rendere veramente efficace un Tribunale internazionale che sia in grado di processare chiunque si renda responsabile di genocidi o crimini di guerra.

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L’aternativa c’è

Ecco questo simpatico video prodotto da Torino.

Babbo Natale Umanista ti regala come uscire dalla crisi

Se nelle lista dei regali c’è anche voglio “uscire dalla crisi” ,

allora “Babbo Natale Umanista” ti regala

un ottima petizione su come uscire dalla crisi grazie all’applicazione della Costituzione Italiana

scarica il vademecum e sottoscrivi la petizione

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