Archivio: lavoro

Riflessione sulle porcate del “job act”

Sapete cosà passera nel job act : abolizione dell art 18 , ogni azienda sarà libera di licenziare , con cause fittizie, perchè la decisione se giusta causa o no , non spetterà più ad un giudice , ma sarà presa dall’ azienda, videosorveglianza , così che ogni minima cavolata potrà essere interpretatata e impugnata in modo univoco, demansionamento del lavoratore x motivi che l’azienda deciderà in piena autonomia
ma l’omino voleva ridurre la disoccupazione o istaurare un clima di caccia alle streghe ( le strehe siamo noi immolate sul rogo del capitalismo).
Ma è veramente così che questi signori vogliono risolvere la crisi economica e la disoccupazione, non credo sia la strada buona, così facendo si incentiva solo a discriminare i lavoratori , a creare veramente lavoratori di serie a b c………, e si da carta bianca alle aziende per prendere il personale che costa meno, è una politica di diritti al ribasso, e tra l’altro non trovo come possa giovare all’ economia.
Luca Pecchioli – Partito Umanista Pistoia

Sul “patto educativo” proposto dal governo: il bastone e la carota

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Da buon intrattenitore del pubblico, il capo del governo Renzi, sta molto attento ad usare il meno possibile termini che possano avere il sapore del già detto e quindi annoiare la platea. Per cui avverte che la proposta che dovrebbe cambiare il sistema dell’istruzione in Italia non deve essere definita “riforma”, ma “patto educativo”.
A parte però questa quasi ossessiva attenzione allo stile comunicativo, ci sembra proprio che, rispetto alle cosiddette “riforme” del sistema scolastico proposte dai governi precedenti sin dalla fine degli anni ’80, questo “patto” sia in assoluta continuità con i dettami neoliberisti che vogliono la completa aziendalizzazione della scuola.
Inversamente proporzionale alla novità dello stile comunicativo è d’altro canto il metodo della proposta, che ricorda il vecchio sistema del bastone e della carota, che esiste da quando esiste lo sfruttamento dell’uomo sull’uomo.

Se infatti da una parte il patto educativo del nostrano mister Bean promette la carota rappresentata dall’assunzione di 150mila docenti precari entro il 2015, dall’altra agita il bastone del blocco delle condizioni salariali per nove anni, della sostituzione degli scatti di anzianità con i cosiddetti “scatti di competenza” di cui godrebbero solo i più meritevoli, della disponibilità a trasferirsi per lavoro, dell’introduzione della figura del preside-manager che sarà una specie di capo di un’impresa che sceglierà i docenti più adatti al suo progetto, così come farebbe un qualsiasi direttore di azienda.

In altre parole: se si vuole la stabilizzazione dei precari bisogna accettare che la scuola non sia più pubblica, ma definitivamente nelle mani di interessi privati.

Quando infatti si parla, per esempio, di premiare solo i docenti meritevoli, la domanda spontanea che sorge è: chi decide sul merito? Secondo quali parametri? Facilmente si può prevedere che i parametri di valutazione avranno come riferimento degli obiettivi il cui raggiungimento sarà la condizione necessaria per essere valutati come “meritevoli”. Altrettanto facilmente si può prevedere che i suddetti obiettivi saranno dettati non da interessi comuni, ma da interessi privati, col risultato finale voluto: formazione dei docenti e degli studenti al servizio delle aziende. Dove finirà, a questo punto, la libertà d’insegnamento?
Con l’accentramento del potere nelle mani di un preside-manager si conferma poi il quadro generale di annullamento progressivo della rappresentatività, come ben si evince dalle proposte dell’attuale governo riguardo alla legge elettorale. Con questo sistema educativo, che vorrebbe passare per nuovo ma che invece tanto ricorda la scuola dei nostri bisnonni, verranno premiati solo coloro che saranno disponibili, pur di lavorare e di guadagnare qualche decina di euro in più al mese, ad essere sfruttati.
Quali saranno, in sintesi, i risultati di questo “patto educativo” se verrà messo in atto?
– Centralizzazione del potere con conseguente cancellazione di qualsiasi potere decisionale da parte di chi lavora sul campo;
– Potenziamento della meritocrazia che, lungi dall’essere una possibilità di riscatto per i più poveri, ha già dimostrato di essere solo al servizio del mantenimento dello status quo;
– Strumentalizzazione del sistema educativo rendendolo subordinato ad un unico tipo di sapere, quello dettato dalle aziende, e quindi funzionale alla progressiva esclusione di coloro che non si adattano all’ordine sociale esistente.

Sarebbe necessaria una forte opposizione a questo progetto, soprattutto da parte dei sindacati, che dovrebbero sentirsi coinvolti in prima linea. E soprattutto non bisogna accettare la logica del bastone e della carota: la sacrosanta stabilizzazione dei precari è una necessità che non può essere subordinata all’accettazione di tutto il resto del “patto”. Una cosa è il diritto al lavoro, un’altra è la modifica del sistema educativo.
Chi alza i polveroni lo fa nella speranza di poter attaccare la potenziale preda approfittando della sua momentanea cecità. Ma non sempre funziona, perché il vento può cambiare.

Il lavoro non può essere un ricatto….finchè c’è – sostegno alle 98 lavoratrici della multinazionale Dussman

IL Partito Umanista di Pistoia accoglie le istanze e da piena solidarietà alle lavoratrici della multinazionale Dussman e denuncia questa politica fatta di tagli e questa corsa ai ribassi , nonchè la progressiva perdita costante, giorno dopo giorno dei fondamentali diritti dei lavoratori e lavoratrici.
Ormai siamo diventati merce di scambio, numeri ininfluenti e intercambiabili o meglio ancora cancellabili dalla lavagna della speculazione finanziaria, non più esseri umani.
Tutto questo è inaccettabile

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Pistoia 13-07-2013
La sezione Pistoia del P-Carc esprime la propria solidarietà e il proprio sostegno alle 98 lavoratrici della multinazionale Dussman, messe di fronte a una drastica riduzione di personale (si parla di 37 licenziamenti) e la diminuzione del 50% dell’orario lavorativo per le restanti. Le motivazioni sono state attribuite alle nuove ditte appaltatrici che nei loro piani prevedono di ridurre i costi tagliando sull’organico, peggiorando le condizioni contrattuali e sobbarcando di lavoro extra chi rimarrà.Ma è evidente che nel nuovo presidio ospedaliero di lavoro da fare ce ne sarà a sufficienza per garantire dignità e certezze a tutte le lavoratrici impiegate nel vecchio plesso del “Ceppo”, riassumerle in blocco nelle nuove ditte appaltatrici è soltanto volontà politica.Il Sindaco Samuele Bertinelli che in questi giorni ha manifestato il proprio interesse per questa vicenda ha il dovere di tutelare il diritto ad un lavoro utile e dignitoso per tutti i suoi cittadini, non limitandosi a condurre le trattative con la nuova ditta appaltatrice affinché venga evitato il licenziamento di trentasette persone e la riduzione dell’orario lavorativo per le restanti, ma istaurando un “tavolo permanente”, in cui si trovino soluzioni concrete per evitate la chiusura di aziende in crisi e per riaprire quelle che sono già state chiuse.Invitiamo le lavoratrici Dussman a continuare la propria battaglia per il diritto ad una vita dignitosa, autorganizzandosi e coordinandosi con altre esperienze di lotta.
Basta sacrifici!
Nessun posto di lavoro deve essere perso!

Il lavoro non può essere un ricatto….finchè c’è – sostegno alle 98 lavoratrici della multinazionale Dussman

IL Partito Umanista di Pistoia accoglie le istanze e da piena solidarietà alle lavoratrici della multinazionale Dussman e denuncia questa politica fatta di tagli e questa corsa ai ribassi , nonchè la progressiva perdita costante, giorno dopo giorno dei fondamentali diritti dei lavoratori e lavoratrici.
Ormai siamo diventati merce di scambio, numeri ininfluenti e intercambiabili o meglio ancora cancellabili dalla lavagna della speculazione finanziaria, non più esseri umani.
Tutto questo è inaccettabile

Pistoia 13-07-2013
La sezione Pistoia del P-Carc esprime la propria solidarietà e il proprio sostegno alle 98 lavoratrici della multinazionale Dussman, messe di fronte a una drastica riduzione di personale (si parla di 37 licenziamenti) e la diminuzione del 50% dell’orario lavorativo per le restanti. Le motivazioni sono state attribuite alle nuove ditte appaltatrici che nei loro piani prevedono di ridurre i costi tagliando sull’organico, peggiorando le condizioni contrattuali e sobbarcando di lavoro extra chi rimarrà.Ma è evidente che nel nuovo presidio ospedaliero di lavoro da fare ce ne sarà a sufficienza per garantire dignità e certezze a tutte le lavoratrici impiegate nel vecchio plesso del “Ceppo”, riassumerle in blocco nelle nuove ditte appaltatrici è soltanto volontà politica.Il Sindaco Samuele Bertinelli che in questi giorni ha manifestato il proprio interesse per questa vicenda ha il dovere di tutelare il diritto ad un lavoro utile e dignitoso per tutti i suoi cittadini, non limitandosi a condurre le trattative con la nuova ditta appaltatrice affinché venga evitato il licenziamento di trentasette persone e la riduzione dell’orario lavorativo per le restanti, ma istaurando un “tavolo permanente”, in cui si trovino soluzioni concrete per evitate la chiusura di aziende in crisi e per riaprire quelle che sono già state chiuse.Invitiamo le lavoratrici Dussman a continuare la propria battaglia per il diritto ad una vita dignitosa, autorganizzandosi e coordinandosi con altre esperienze di lotta.
Basta sacrifici!
Nessun posto di lavoro deve essere perso!

ART 11 – Disabilità e società nel corso della storia

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Primo maggio 2013

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Noi umanisti, in questo primo maggio vogliamo mettere l’accento su due questioni che riteniamo fondamentali per il momento di processo in cui ci troviamo.

1º- Sappiamo fin troppo bene cha la crisi economica attuale è una crisi provocata da intenzionalità ben precise.
Questa crisi non è una catastrofe naturale, inevitabile, come un uragano. È il risultato delle intenzionalità di pochi, che vorrebbe usare il resto dell’umanità come strumento per realizzare i propri piani. In altre parole rubano agli altri la loro essenza umana: l’intenzione, i diritti e la libertà.

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EUROPA IN CRISI – IL PARTITO UMANISTA INTERNAZIONALE SOSTIENE LO SCIOPERO DEL 14 NOVEMBRE

    13/11/2012 – 18:47

La crisi che si vive oggi in Europa è la crisi di un sistema la cui conduzione è stata consegnata ai detentori del capitale finanziario transnazionale.
La consegna del potere al grande capitale ha progressivamente smembrato lo Stato, con la menzogna che la sua modernizzazione implicherebbe l’aumento della sua efficacia attraverso la consegna delle sue funzioni alle banche e alle imprese private, perdendo facoltà che gli sono proprie fino ad arrivare alla perdita del ruolo di controllo e regolazione che gli compete.
La Federazione Internazionale dei Partiti Umanisti sostiene il diritto dei cittadini a manifestare liberamente per esigere la fine dei licenziamenti di massa, che generano condizioni di povertà e disuguaglianza crescente in Europa. Inoltre esorta i cittadini del mondo a stare all’allerta sulle azioni di coloro che depredano l’economia in ogni paese e invita i governi a compiere la propria funzione di proteggere tutti i cittadini, cominciando dai più diseredati.
La Federazione Internazionale dei Partiti Umanisti esorta la cittadinanza a rifiutare ciò che pretendono i padroni del grande capitale, utilizzando mezzi nonviolenti, e a stabilire nuove forme di relazione tra le persone, forme nelle quali la solidarietà sostituisca la competizione e il bene comune prevalga al di sopra degli interessi individuali.
Coloro che soffrono per la violenza di un sistema che sta morendo sono nostri fratelli ed è nostra decisione, come umanisti, di appoggiare qualunque azione nonviolenta che punti a far cessare lo stato attuale delle cose. Stiamo con lo sciopero generale del 14 novembre 2012.

EUROPE IN CRISIS. INTERNATIONAL HUMANIST PARTY SUPPORTS 14N STRIKE
http://www.internationalhumanistparty.org/en/statement/europe-in-crisis-international-humanist-party-supports-14n-strike EUROPA EN CRISIS- EL PARTIDO HUMANISTA INTERNACIONAL APOYA LA HUELGA DEL 14N
http://www.internationalhumanistparty.org/es/posicionamiento/europa-en-crisis-el-partido-humanista-internacional-apoya-la-huelga-del-14n

FEDERAZIONE INTERNAZIONALE DEI PARTITI UMANISTI

Monti e lo statuto dei lavoratori

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Riferendosi anche allo Statuto dei Lavoratori, il presidente del consiglio, intervenendo a un convegno all’Università Roma Tre, ha dichiarato che “certe disposizioni intese a tutelare le parti deboli nei rapporti economici hanno finito, impattando sul gioco del mercato, per danneggiare le stesse parti deboli che intendevano favorire”.
Nulla di più errato. A nostro avviso il suddetto statuto, almeno fino a quando è rimasto nella sua versione integrale ed originale, è riuscito a difendere le cosiddette “parti deboli nei rapporti economici” dai giochi del mercato nel momento in cui diventavano, fin troppo spesso, sporchi giochi. Poi, purtroppo, quando sulla spinta degli insaziabili interessi dei poteri economici forti la politica ha cominciato a disporre la progressiva erosione dei diritti sanciti in quelle disposizioni, sono cominciati i danni per le “parti deboli”.
In ogni caso tali dichiarazioni non ci meravigliano affatto. Tutti conoscevamo l’impostazione iperliberista di Mario Monti, molto prima di quando il presidente della Repubblica gli ha conferito l’incarico di formare il nuovo governo.

Il problema, caso mai, è il fatto che questo governo è stato e continua ad essere considerato un governo “tecnico”, rivelandosi invece più politico che mai, con un’impostazione ideologica ben precisa che, in un contesto sociale in cui si fa sempre più profondo l’abisso che divide la maggioranza dei cittadini sempre più povera da una minoranza sempre più ricca, sta senza ombra di dubbio dalla parte di quest’ultima.
Inoltre da un governo “tecnico”, formato da “professori”, ci saremmo aspettati discorsi meno aleatori, più precisi.
Per esempio, quando Monti parla di “certe disposizioni intese a tutelare le parti deboli”, di quali disposizioni sta parlando? Sta parlando solo di alcune disposizioni o di tutto lo statuto? E se sta parlando di tutto lo statuto, si sta riferendo anche, per esempio, al diritto dei lavoratori di manifestare liberamente il proprio pensiero? Si sta riferendo anche al diritto di controllare l’applicazione delle norme per la prevenzione degli infortuni e delle malattie professionali?
Consigliamo al presidente del consiglio di essere più preciso nelle sue dichiarazioni se non vuole essere frainteso e passare, magari, per un postfascista. Eppure per un professore come lui non dovrebbe essere così difficile spiegarsi meglio.

Infine vorremmo mettere in evidenza che esistono prassi diverse di fronte alla crisi economica e alcune di esse vanno, a nostro avviso, nell’unica vera direzione che potrebbe portarci oltre l’attuale crisi economica. Di fronte alla prospettiva di chiusura di una fabbrica dell’azienda Doux in un comune della Francia, Graincourt, gli operai hanno occupato il sito e il sindaco del comune ha promesso di aiutarli a formare una cooperativa per continuare la produzione.
Queste vicende meriterebbero almeno la stessa visibilità di un presidente del consiglio che, paradossalmente, vorrebbe tornare indietro – ai tempi precedenti alla promulgazione dello Statuto dei lavoratori – per andare avanti. E con lui tutti i partiti politici che lo appoggiano.
Eppure è facile da capire: per andare avanti ci vuole uno sguardo rivolto in avanti, non indietro.

llva, Alcoa, Carbosulcis: la soluzione sta nella proprietà partecipata

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Le ultime vicende che hanno coinvolto i lavoratori della Alcoa e della Carbosulcis in Sardegna e dell’Ilva di Taranto meriterebbero di essere osservate anche da altri punti di vista oltre che da quelli ormai scontati di chi sta provando a gestire queste situazioni che rischiano di diventare drammatiche per migliaia di famiglie. Situazioni che appaiono impossibili da risolvere.

La storia dell’essere umano è sempre stata tempestata da situazioni difficili da cui sembrava impossibile uscire, fino a quando si è scoperto che bastava guardare i problemi da un altro punto di vista per trovare la soluzione.
In fondo chi sono i protagonisti di queste vicende, oltre ai lavoratori direttamente interessati? Le imprese, il governo e le organizzazioni sindacali. Poi, allargando lo sguardo, compaiono altre componenti solo apparentemente in secondo piano, come i partiti politici, l’unione europea con i suoi regolamenti, le banche.
Ebbene, nonostante ci siano tutti questi protagonisti, nessuno è in grado di proporre soluzioni che non abbiano conseguenze negative per il presente e il futuro dei lavoratori e dell’ambiente. Perché?
Perché questa montagna costituita da imprenditori, politici, sindacalisti, economisti e operatori finanziari è in grado partorire solo e soltanto topolini?
Probabilmente per una ragione alquanto semplice: perché c’è bisogno di altri punti di vista. Ma per avere un altro punto di vista è necessario liberarsi dai preconcetti, dai pregiudizi e soprattutto dagli interessi più o meno privati che restringono il campo visivo.
In altre parole, di fronte a problemi che appaiono impossibili da risolvere bisogna trascendere, andare oltre se stessi, oltre i propri interessi. Possiamo aspettarci questo tipo di atteggiamento dagli attuali imprenditori, politici, sindacalisti, economisti e operatori finanziari? Non siamo abituati a chiudere il futuro ad alcun essere umano, per cui non vogliamo escludere questa possibilità. Ma nel frattempo, migliaia di famiglia rischiano di trovarsi senza reddito e quindi non c’è più molto tempo da perdere.
Mentre stiamo scrivendo i lavoratori della Carbosulcis hanno terminato la loro protesta a quasi 400 metri sottoterra e tre operai dell’Alcoa sono saliti per protesta a 70 metri d’altezza su uno dei silos dell’impianto di Portovesme. Queste due forme di protesta sembrano allegoricamente suggerire che se si rimane sul solito e unico piano di confronto la soluzione non si troverà e che invece bisogna sperimentare altri livelli.
Altri livelli come quello della proprietà partecipata dei lavoratori.
Fino a quando, cioè, si rimarrà all’interno del plurisecolare schema che prevede la proprietà dei mezzi di produzione solo nelle mani di chi detiene il capitale, che diventa per forza di cose anche proprietario delle vite dei lavoratori e delle loro famiglie, non solo non troveranno soluzione situazioni critiche come quelle della Alcoa e della Carbosulcis in Sardegna e dell’Ilva di Taranto, ma se ne creeranno altre sempre più critiche.
In fondo l’Alcoa, per esempio, vuole chiudere gli impianti di Portovesme perché ne deve aprire altri in luoghi in cui la mano d’opera è meno costosa e ha meno diritti, non certo perché sta fallendo.
Ecco perché c’è bisogno che i lavoratori partecipino alla proprietà dell’azienda in cui lavorano. La compartecipazione dei lavoratori alla direzione dell’azienda è l’unico modo per far sì che il profitto derivante dal loro lavoro venga reinvestito il più possibile in termini di nuova occupazione e di riconversione necessaria a salvaguardare l’ambiente. Solo con la loro partecipazione diretta alla gestione dell’azienda i lavoratori possono garantire che il capitale non prenda la via della speculazione finanziaria, causa principale dell’attuale crisi economica.
Ecco quindi un altro punto di vista. Ecco quindi una concreta possibilità di soluzione della crisi attuale. Ecco una proposta che apparirà impossibile da realizzare solo a chi vuole rimanere ancorato ad un sistema di rapporti tra i fattori di produzione che ormai ha fatto il suo tempo e che non ha più nulla da dare, anzi sta solo creando danni sempre più gravi.
Purtroppo per i limiti descritti prima nulla possiamo aspettarci da chi vorrebbe governare questa crisi. Troppi sono i lacci soprattutto mentali dettati dalla memoria e dagli interessi del portafogli per sperare in un cambiamento di rotta che non venga direttamente da chi sta subendo le conseguenze di una crisi di cui non è responsabile. Gli imprenditori non hanno alcuna intenzione di condividere le loro proprietà, anche se fossero sull’orlo del fallimento; i maggiori partiti politici sono troppo impegnati a fare in modo da non perdere consenso; il governo è troppo impegnato a fare gli interessi di chi detiene il potere economico; i sindacati più grandi non sono più in grado di rappresentare i reali bisogni dei lavoratori e non hanno alcun interesse a dar loro maggiore potere decisionale.
Solo i lavoratori possono, se vogliono, dare una svolta agli eventi.
I lavoratori dell’Alcoa possono, se vogliono, impedire che gli impianti vengano chiusi e pretendere che d’ora in poi tutte le decisioni vengano prese con la loro diretta partecipazione, non mediata dai sindacati.
I lavoratori della Carbosulcis possono, se vogliono, decidere di non aspettare più che gli impegni presi dal governo vengano rispettati, ma decidere direttamente quale sarà il futuro della miniera.
I lavoratori dell’Ilva di Taranto possono, se vogliono, fare in modo da fermare subito le emissioni inquinanti e progettare direttamente la riconversione del capitale investito in attività produttive più rispettose della salute della popolazione e dell’ambiente.
In sintesi i lavoratori, se vogliono, possono cambiare punto di vista e non attendere più che siano gli altri a decidere delle loro vite. La lotta che vince veramente non è più solo per mantenere il posto di lavoro, ma per decidere direttamente su quale debba essere il destino del profitto derivante dal proprio lavoro. Se una parte di questo profitto viene usata per pagare le spese e gli stipendi, il resto che fine fa? La crisi attuale ci ha insegnato che il resto va soprattutto verso le speculazioni finanziarie, impedendo, per esempio, la creazione di altro lavoro e il continuo sviluppo di uno stato sociale degno di questo nome.
Non è tutto, ma solo questo già basterebbe per cambiare finalmente punto di vista.

APPELLO – ILVA: l’Italia deve sapere

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Agosto 2012 – Il Partito Umanista aderisce all’appello ed invita alla partecipazione.
Per adesioni sul blog di Olivier Turquet, caporedattore dell’agenzia stampa Pressenza:
http://olivierturquet.wordpress.com/2012/08/17/ilva-litalia-deve-sapere/

ILVA: l’Italia deve sapere

    APPELLO

Agosto è un momento classico dove l’attenzione agli eventi declina inevitabilmente. Ma non è il caldo torrido di questo agosto che ci preoccupa. Ci preoccupa che la vicenda di Taranto venga compresa in tutti i suoi aspetti e che i cittadini italiani siano informati su quello che sta succedendo.
In questo senso chiediamo a noi stessi come persone implicate nell’informazione e nella società civile, e a tutti i media, il cui dovere è dare gli elementi di giudizio ai loro lettori:
• la più ampia informazione sull’azione della magistratura
• il resoconto delle posizioni in campo sui problemi della salute, dell’occupazione e della qualità della vita di quella martoriata città
• la massima informazione sugli elementi tecnici della questione dell’ILVA e sulle sue possibili soluzioni

Dobbiamo purtroppo sottolineare che questi elementi essenziali sono stati spesso disattesi in questi giorni da molti mezzi di informazione e, sopratutto, dagli stessi attori della questione che hanno rilasciato dichiarazioni e diffuso notizie inesatte o evidentemente errate.

Vorremmo anche denunciare una campagna di discredito dell’azione della Magistratura; alla Magistratura di Taranto, al suo attento e scrupoloso operato vanno la nostra solidarietà e il nostro rispetto; vorremmo manifestare, come persone, la nostra vicinanza alla gente di Taranto, in particolare a chi ha perso una persona cara, a chi è malato, a chi teme per il suo posto di lavoro come per la vita dei suoi figli.

Chiediamo al Governo di riflettere sugli eventi in corso e di lavorare, nel più breve tempo possibile, per una soluzione che abbia come priorità la difesa della salute, il diritto a un lavoro degno e non pericoloso, la qualità della vita urbana, il rispetto e la cura dell’ambiente.