Archivio: dall’ Italia

AL REFERENDUM SULL’AUTONOMIA VOTIAMO NO

Il 22 ottobre 2017 i cittadini della Lombardia saranno chiamati a un referendum consultivo, con il quale verrà domandato loro se vogliono che la giunta regionale faccia richiesta allo Stato per ottenere maggiore autonomia in diverse materie, tra le quali ambiente, istruzione, organizzazione sanitaria, coordinamento della finanza pubblica e del sistema tributario.

Per esplicita ammissione del presidente Maroni, la richiesta di autonomia punta principalmente a mantenere in Lombardia una parte delle entrate fiscali che oggi vengono trasferite allo Stato e a gestire autonomamente l’ordine pubblico e la sicurezza (leggi: l’immigrazione). Quindi il nostro primo NO è politico. Non accettiamo il principio secondo il quale le regioni più ricche avrebbero il diritto di trattenere le proprie entrate fiscali, anziché contribuire a sostenere le regioni più sfavorite. Così come non accettiamo che la Lega possa gestire l’ordine pubblico “a modo suo”.

Questo referendum, inutile in quanto la Costituzione già prevede che le singole Regioni possano fare richiesta allo Stato per avere maggiore autonomia, non è altro che l’inizio della campagna elettorale di Maroni, in vista delle elezioni del 2018. Una mossa strategica finanziata con i nostri soldi, niente più che un gigantesco spot pubblicitario della forza politica più apertamente antiumanista del panorama politico italiano. Quindi NO all’egoismo bottegaio e al razzismo.

Un altro NO va all’idea che questo tipo di autonomia comporti un maggior livello di democrazia e di partecipazione dei cittadini, perché è una menzogna. Noi umanisti siamo assolutamente favorevoli al decentramento del potere; abbiamo sempre sostenuto che il potere decisionale spetti al popolo, organizzato in collettività locali dotate di grande autonomia e rette da un sistema di democrazia reale e partecipata, e che lo Stato debba essere semplicemente l’ambito di coordinamento di tali collettività. Ma l’autonomia che vorrebbe Maroni non ha niente a che vedere con la democrazia reale; i cittadini sarebbero più vicini al potere, ma non potrebbero interagire con esso perché la proposta della Lega non punta a modificare lo schema della democrazia formale e non prevede la creazione di nuovi meccanismi democratici, attraverso i quali la popolazione possa esercitare la propria sovranità. Quindi, ancora una volta, questo referendum è soltanto fumo negli occhi per elettori poco accorti.

Ma allora, perché andare a votare? Per rispetto verso lo strumento del referendum, benché in questa occasione sia limitato dal fatto di non essere vincolante. Dobbiamo fare pressione affinché le consultazioni siano sempre più frequenti e sempre vincolanti, ma non per questo è giusto boicottarle, quando vengono indette. È triste vedere alcune forze politiche contrarie all’autonomia scegliere la strategia dell’astensione e svuotare di significato lo strumento referendario, puntando a farlo fallire per mancato raggiungimento del quorum. Se non si dà valore alle consultazioni, se le si boicotta al solo scopo di vincere, si delegittima lo strumento partecipativo e si apre la strada alla sua abolizione futura, anziché al suo potenziamento.

Affrontiamo i sostenitori della proposta leghista e battiamoli sul campo. Votiamo NO!

Milagro Sala

4089341dcb8bdbcb4f6f0c9533496a9a_w400.jpeg
All’approssimarsi di un anno dalla detenzione illegale di Milagro Sala il Comitato per la Liberazione di Milagro Sala e le persone che lo sostengono sono mobilitate per continuare questa lotta di verità e giustizia.

In queste ore si è raccolto un breve appello che verrà inviato in Argentina per essere letto alla conferenza stampa del Coordinamento dei Comitati che si terrà a Jujuy e dove arriveranno analoghi appelli e dichiarazioni da tutto il mondo. Il Partito Umanista è tra gli aderenti dell’appello, nonchè sostenitore del comitato per la liberazione di Milagro.

Un anno fa Milagro Sala, dirigente sociale argentina e parlamentare del ParlaSur è stata incarcerata con accuse che molte istituzioni americane ed internazionali nonché molte personalità impegnate sui Diritti Umani hanno considerato dubbie; questa detenzione continua finora senza consistenti ragioni giuridiche e fa pensare a un condizionamento politico dell’attività giudiziaria.
Nei giorni intorno all’anniversario della detenzione il Comitato lancerà una campagna di selfies in cui ognuno si fotograferà con mezza faccia coperta dal volto di Milagro. < qui potete scaricare la foto della mezza faccia di Milagro >
Mandare le foto alla redazione di Pressenza: redazioneitalia@pressenza.com

Riprodiciamo il testo dell’appello:

Pedido para la imediata liberación de Milagro Sala / Appello per la liberazione immediata di Milagro Sala

Hace un año la dirigente social y parlamentaria de Parlasur Milagro Sala fue detenida con acusaciones, que muchas personalidades e instituciones americanas e internacionales del campo de los DDHH consideran dudosas. Esta detención continúa al día de hoy sin razones jurídicas consistentes, lo que nos hace pensar en un condicionamiento político de la acción judicial.

Pedimos la inmediata liberación de Milagro Sala y de los demás presos políticos que hay actualmente en Jujuy. La política y la justicia deben mantenerse independientes y las personas tienen que estar en condición de defenderse y contar con todos los derechos a la defensa.

Un anno fa la dirigente sociale e parlamentare del ParlaSur Milagro Sala è stata incarcerata con accuse che molte istituzioni americane ed internazionali nonché molte personalità impegnate sui Diritti Umani hanno considerato dubbie; questa detenzione continua finora senza consistenti ragioni giuridiche e fa pensare a un condizionamento politico dell’attività giudiziaria.

Chiediamo l’immediata liberazione di Milagro Sala e degli altri prigionieri politici presenti a Jujuy. La politica e la giustizia debbono restare indipendenti e le persone debbono essere in grado di difendersi e di godere di tutti i diritti alla difesa.

Unlteriori info su: https://comitatoliberazionemilagrosala.wordpress.com/

SIAMO TUTTI GRECI!

SIAMO TUTTI GRECI!
f8ee029b011bf9407e96985e33d2b7e0_w400.jpg

Il Partito Umanista partecipa alle manifestazioni di mercoledì 11 febbraio 2015 per sostenere il diritto del popolo greco a rinegoziare il debito e abbandonare le politiche di austerity imposte da Commissione Europea, BCE e FMI

In Grecia, come in Italia e in tutta Europa, la sovranità appartiene al popolo, non alla Troika!

I trattati su cui si basano la costruzione dell’Unione Europea e il funzionamento dell’euro hanno consegnato i popoli europei nelle mani della finanza speculativa, instaurando la dittatura delle Banche.

È ora di rompere questi trattati, recuperare la sovranità politica e monetaria e costruire un’Europa democratica, nella quale mai più i diritti delle persone siano calpestati a vantaggio degli interessi di una minoranza avida e spietata.

Oggi siamo tutti greci!

Sul “patto educativo” proposto dal governo: il bastone e la carota

carota.jpeg

Da buon intrattenitore del pubblico, il capo del governo Renzi, sta molto attento ad usare il meno possibile termini che possano avere il sapore del già detto e quindi annoiare la platea. Per cui avverte che la proposta che dovrebbe cambiare il sistema dell’istruzione in Italia non deve essere definita “riforma”, ma “patto educativo”.
A parte però questa quasi ossessiva attenzione allo stile comunicativo, ci sembra proprio che, rispetto alle cosiddette “riforme” del sistema scolastico proposte dai governi precedenti sin dalla fine degli anni ’80, questo “patto” sia in assoluta continuità con i dettami neoliberisti che vogliono la completa aziendalizzazione della scuola.
Inversamente proporzionale alla novità dello stile comunicativo è d’altro canto il metodo della proposta, che ricorda il vecchio sistema del bastone e della carota, che esiste da quando esiste lo sfruttamento dell’uomo sull’uomo.

Se infatti da una parte il patto educativo del nostrano mister Bean promette la carota rappresentata dall’assunzione di 150mila docenti precari entro il 2015, dall’altra agita il bastone del blocco delle condizioni salariali per nove anni, della sostituzione degli scatti di anzianità con i cosiddetti “scatti di competenza” di cui godrebbero solo i più meritevoli, della disponibilità a trasferirsi per lavoro, dell’introduzione della figura del preside-manager che sarà una specie di capo di un’impresa che sceglierà i docenti più adatti al suo progetto, così come farebbe un qualsiasi direttore di azienda.

In altre parole: se si vuole la stabilizzazione dei precari bisogna accettare che la scuola non sia più pubblica, ma definitivamente nelle mani di interessi privati.

Quando infatti si parla, per esempio, di premiare solo i docenti meritevoli, la domanda spontanea che sorge è: chi decide sul merito? Secondo quali parametri? Facilmente si può prevedere che i parametri di valutazione avranno come riferimento degli obiettivi il cui raggiungimento sarà la condizione necessaria per essere valutati come “meritevoli”. Altrettanto facilmente si può prevedere che i suddetti obiettivi saranno dettati non da interessi comuni, ma da interessi privati, col risultato finale voluto: formazione dei docenti e degli studenti al servizio delle aziende. Dove finirà, a questo punto, la libertà d’insegnamento?
Con l’accentramento del potere nelle mani di un preside-manager si conferma poi il quadro generale di annullamento progressivo della rappresentatività, come ben si evince dalle proposte dell’attuale governo riguardo alla legge elettorale. Con questo sistema educativo, che vorrebbe passare per nuovo ma che invece tanto ricorda la scuola dei nostri bisnonni, verranno premiati solo coloro che saranno disponibili, pur di lavorare e di guadagnare qualche decina di euro in più al mese, ad essere sfruttati.
Quali saranno, in sintesi, i risultati di questo “patto educativo” se verrà messo in atto?
– Centralizzazione del potere con conseguente cancellazione di qualsiasi potere decisionale da parte di chi lavora sul campo;
– Potenziamento della meritocrazia che, lungi dall’essere una possibilità di riscatto per i più poveri, ha già dimostrato di essere solo al servizio del mantenimento dello status quo;
– Strumentalizzazione del sistema educativo rendendolo subordinato ad un unico tipo di sapere, quello dettato dalle aziende, e quindi funzionale alla progressiva esclusione di coloro che non si adattano all’ordine sociale esistente.

Sarebbe necessaria una forte opposizione a questo progetto, soprattutto da parte dei sindacati, che dovrebbero sentirsi coinvolti in prima linea. E soprattutto non bisogna accettare la logica del bastone e della carota: la sacrosanta stabilizzazione dei precari è una necessità che non può essere subordinata all’accettazione di tutto il resto del “patto”. Una cosa è il diritto al lavoro, un’altra è la modifica del sistema educativo.
Chi alza i polveroni lo fa nella speranza di poter attaccare la potenziale preda approfittando della sua momentanea cecità. Ma non sempre funziona, perché il vento può cambiare.

Giù le mani dalla Banca degli Italiani!

    bankitalia-imu-decreto-300×225.jpeg

Se venisse approvato il decreto (133/2013), Bankitalia rimarrà solo nominalmente pubblica, lo Stato italiano non potrà influire sul suo funzionamento e la sua attività potrà essere plasmata dai suoi azionisti privati che in buona parte potranno essere soggetti esteri.

Questo impedirà qualsiasi uso per il nostro Paese delle nostre 2500 tonnellate d’oro (circa 100 miliardi) , oro che molto probabilmente le banche estere che entreranno nella Banca d’Italia, useranno per tenere in piedi il sistema Euro.
In sintesi Banca d’Italia molto probabilmente sarà di fatto come una filiale di Bundesbank.

Vogliono legarci mani e piedi nella caduta a picco del sistema Euro, cercando di toglierci ogni possibilità di riprenderci la sovranità monetaria e di abbandonare la follia di questa Unione di Schiavi Europei immolati nel nome dell’Euro.

La proposta del Partito Umanista non è solo di fermare la conversione del decreto in legge. Proponiamo una direzione opposta: che si ritorni alle funzioni che la Banca d’Italia aveva prima della sua separazione dal Tesoro. Questo comporterà la possibilità del Governo, di attuare politiche economiche grazie alla gestione della moneta.

Denunciamo la malafede e i metodi violenti che continua ad utilizzare il PD ed il governo, sui cittadini italiani, ricattando gli italiani dicendo , tramite alcuni suoi componenti, che “o si (s)vende Bankitalia o devono pagare la seconda rata dell’IMU”.
Questo metodo violento viene continuamente attuato per forzare il consenso verso provvedimenti che continuano ad andare contro gli interessi del Paese.

Ringraziamo vivamente l’opposizione del M5S e di altre forze rispetto alla svendita della Banca d’Italia.

Concordiamo con la petizione che sta proponendo Lista Civica Italiana che giustamente afferma:
“è incostituzionale che il Governo, che ai sensi dell’art. 77 della Costituzione può decretare d’urgenza solo in casi eccezionali, “infili” in questo decreto sull’ IMU anche il tema della Banca d’Italia e dell’alienazione degli immobili.”

Condividiamo pienamente questa analisi di Lista Civica Italiana:

Bisogna procedere con grande cautela quando si tocca la Banca d’Italia, istituzione che detiene il patrimonio di tutti – ribadiamo “di tutti” – i cittadini italiani

Parte del patrimonio aureo della Banca d’Italia (circa 100 miliardi di euro) nasce dai tempi del fascismo in cui le famiglie italiane si privarono dell’oro per cederlo allo Stato o è il risultato dei proventi di quando la banca batteva moneta e dell’attività monetaria che oggi ancora esercita nell’ambito dell’Eurosistema per conto della collettività dei cittadini e ne reinveste gli utili.

Purtroppo, dopo la privatizzazione del 1990 le banche (di diritto pubblico) che detenevano legalmente le quote di Banca d’Italia sono diventate “private” e ciò oltre a generare una situazione di illegalità è fonte di un forte conflitto di interessi perché nel consiglio d’amministrazione della Banca d’Italia, che decide la destinazione degli utili agli azionisti, siedono appunto gli azionisti stessi…
E’ ora di sanare questa anomalia italiana. Fermiamo il decreto-legge!

Mobilitiamoci per le strade, le piazze e su web contro questa esproprio ad opera della finanza!

Gli illusionisti

illusionisti1.jpeg

La “falsa” abrogazione del reato di clandestinità –

A che serve far finta di aver abrogato il reato di clandestinità quando la legge Bossi-Fini è ancora in vigore?
Ancora una volta si fa finta di aver risolto un problema senza affrontarlo alla radice.

Chiaramente il fatto che un migrante che entra per la prima volta nel nostro paese senza autorizzazione non venga più considerato un reato, ma solo un illecito amministrativo, è di per sé positivo. Ma in questo modo si conferma semplicemente ciò che già era previsto dalla legge Bossi-Fini prima delle modifiche in senso repressivo apportate nel 2009 dal pacchetto-sicurezza dell’allora ministro dell’interno Maroni.

leggi tutto

APPELLO A TUTTI I NO TAV D’ITALIA “Colpevoli di difendere la nostra terra e i beni comuni. Chiediamo a tutti appoggio e solidarieta’ concreta”

colpevoli.jpeg

Diffondiamo questo appello, poiché da sempre appoggiamo la lotta del Movimento No Tav: persone comuni che da oltre 20 anni ci difendono da una grande speculazione finanziaria, da un grande scempio ecologico, da una grande ingiustizia.
La lotta nonviolenta che da oltre 20 anni si sta portando avanti in Valle di Susa riguarda tutti, ma proprio tutti.

Fonte: http://www.notav.info/movimento/colpevoli-di-difendere-la-nostra-terra-e-i-beni-comuni-chiediamo-a-tutti-un-appoggio-e-una-solidarieta-concreta/

Il tribunale ordinario di Torino, sezione distaccata di Susa, in data 7/1/2014 depositata in data 14/1/14 ha sentenziato: “dichiara tenuti e condanna Alberto Perino, Loredana Bellone e Giorgio Vair, in solido tra di loro, al pagamento a parte attrice [LTF] di euro 191.966,29 a titolo di risarcimento del danno;” oltre al pagamento sempre a LTF di euro 22.214,11 per spese legali, per un importo totale di euro 214.180,40. La causa civile era stata intentata da LTF perché a suo dire gli era stato impedito di fare in zona autoporto di Susa il sondaggio S68 la notte tra l’11 e il 12 gennaio del 2010. I sondaggi S68 e S69 erano inutili e infatti non sono mai stati fatti né riproposti sia nel progetto preliminare sia nel progetto definitivo presentato per la tratta internazionale del TAV Torino – Lyon.

Quella notte, all’autoporto centinaia di manifestanti erano sulla strada di accesso all’area per impedire l’avvio del sondaggio. La DIGOS aveva detto che non sarebbero arrivate le forze di polizia per sgomberare il terreno dai manifestanti ma che sarebbero venuti gentilmente a chiedere di poter fare il sondaggio, se avessimo rifiutato se ne sarebbero andati. E così avvenne.

Il “LIBERO MERCATO” uccide anche a Prato

    nonsololav.jpeg

Morti, morti cinesi, morti lavoratori a basso costo, morti esseri umani, morti come si muore in Bangladesh e in Pakistan nelle fabbriche che producono per grandi marchi europei della moda, morti come si muore in Cina, nelle grandi fabbriche che producono per le multinazionali occidentali, morti come si muore in occidente nei cantieri e nelle aziende, morti come gli operai della Tyssenkrup, come i morti del e per l’Ilva, morti come quei disperati che non riescono a trovare un posto di lavoro per “colpa della crisi” e la fanno finita.
Così muoiono anche a Prato, esseri da produzione, non più esseri umani, esseri senza diritti, esseri che servono al “mercato globale” nel nome della crescita economica, muoiono come i morti degli effetti collaterali delle “guerre umanitarie”.
I Responsabili hanno nome e cognomi, sono tutti coloro che adorano “IL MERCATO”, sono coloro che “IL MERCATO REGOLERÁ TUTTO”, sono coloro che “IL MERCATO È LA SOLA MEDICINA”.
Sono gli stessi che invocano la chiusura delle frontiere, che urlano la parola “DEGRADO…” , facendo comunque il gioco del “MERCATO”, accusando sempre lo “straniero” del degrado delle città e dell’aumento della disoccupazione e della povertà. Sono gli stessi che fanno produrre ai cinesi a basso costo per fare guadagni maggiori alla faccia se queste persone non hanno nessun diritto e vivono ammassaati come topi in capannoni che a volte non sono messi a regola dagli stessi proprietari.
Alzeranno ancora la loro voce stridula, faranno qualche controllo, faranno qualche multa, non metteranno mai in discussione il modello di società basato sul massimo profitto del MERCATO a Prato come in altre parti del mondo. Non chiederanno che i lavoratori cinesi abbiano accesso ai diritti fondamentali per i lavoratori, non chiederanno che le delocalizzazioni delle aziende, vedi TNT Traco, non siano fatte lì dove i diritti e i salari sono più bassi. Si faranno portavoce del “MERCATO”, chiedendo più concorrenza, quindi meno diritti, meno sicurezza e meno salario.
Non abbiamo bisogno della loro ipocrisia.
Non c’è possibilità di uscire da questa situazione se non mettiamo in discussione alla radice un sistema basato sul denaro come massimo valore. Oramai il sistema è in crisi, stà mangiando tutto e finirà per mangiare se stesso. Le tragedie aumenteranno proprio perchè i valori su cui si basa la società sono falsi e antiumanisti.
Proponiamo di discutere insieme di come possiamo mettere le nostre vite e un modello sociale in una direzione umana, proprio per superare questo momento di forte crisi in cui ci troviamo. Proponiamo la legalizzazione di tutti gli immigrati cinesi e non, proponiamo l’uscita dalla clandestinità, proponiamo che siano creati commissioni italo-cinesi per far conoscere i diritti che i lavoratori avrebbero. Proponiamo anche un modello diverso di produzione e di sistema economico, non basato sul massimo profitto per gli imprenditori, ma la massima compartecipazione dei lavoratori e degli mprenditori sulle decisioni e sui profitti di impresa.
Proponiamo che a Prato e non solo sia abolito il “LIBERO MERCATO LIBERISTA”.
Partito Umanista Prato

Ribellatevi al razzismo strisciante

senegalese-luca-rossato-608×4042.jpg
Sarebbe interessante sapere cosa ne pensano gli otto milioni e mezzo di elettori che hanno votato per il Movimento 5 Stelle rispetto agli argomenti che Grillo e Casaleggio hanno usato per sconfessare i parlamentari dello stesso movimento che hanno presentato un emendamento che cancella il reato di clandestinità.
Sicuramente una parte consistente di tale elettorato proviene dalla sinistra e, in quanto tale, sarebbe sicuramente d’accordo alla cancellazione di un reato tanto caro alla destra xenofoba.

leggi tutto

Un’altra strage…perché?

sbarco.jpg
A pochi giorni dalla strage di Ragusa, un altro massacro di migranti si è consumato nelle acque di Lampedusa: un barcone con più di 500 persone, dopo lo sviluppo di un incendio a bordo, naufraga nei pressi dell’isola dei Conigli. Centinaia sono le persone che mancano all’appello. In 25 anni quasi 20mila migranti sono morti annegati, tentando in modo disperato di fuggire proprio da quella morte che nei rispettivi paesi d’origine li avrebbe colti, o per la fame o per la guerra.
Perché?
Perché tante persone devono essere costrette a fuggire?
Perché l’allontanamento dalle proprie terre, che già presuppone uno stato notevole di sofferenza, deve avvenire in questo modo, rischiando la propria vita su imbarcazioni assolutamente insicure e per giunta stracolme?