Archivio: pace

I venerdì del cinema palestinese

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Giornata della nonviolenza a Pistoia

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5 OTTOBRE 2014 a Pistoia, in occasione della Giornata Internazionale della Nonviolenza si svolgerà la manifestazione “ART-11, Nonviolenza e Disarmo”.

Che cos’è ART-11

Questo progetto nasce dall’interesse e dalla necessità, condivisi da varie realtà associative pistoiesi, di sensibilizzare la società sui temi della Pace e della Nonviolenza. Quale miglior “pretesto”, dunque, se non quello di prendere come punto di riferimento il 2 ottobre, anniversario della nascita del Mahatma Gandhi e “Giornata Internazionale per la Pace e la Nonviolenza” istituita dall’ONU?

Anche quest’anno si è creata una rete di organizzazioni che, con la co-promozione del Comune di Pistoia, hanno costruito un programma contenente iniziative culturali, sociali e di rivendicazione di diritti. Il tema comune è, ancora una volta, la Nonviolenza, che abbiamo voluto associare, nel titolo, al Disarmo: di fronte all’intensità e alla ferocia dei conflitti, che ormai riguardano sempre più ampie parti del mondo, crediamo che l’unica risposta sia chiedere con risolutezza la fine della produzione di armi e la chiusura del relativo mercato, insieme allo smantellamento di tutte le testate nucleari. Anche per questo abbiamo deciso di aderire ufficialmente alla “Campagna per il disarmo e la difesa civile” promossa da Azione Nonviolenta:

«Di fronte alla drammatica crisi economica e sociale del Paese, che sostanzialmente non ha sfiorato lo strumento militare, vogliamo fare un passo in avanti, promuovendo congiuntamente la Campagna per il disarmo e la difesa civile, lanciando la proposta di legge di iniziativa popolare per l’istituzione e il finanziamento del Dipartimento per la difesa civile, non armata e nonviolenta. (…) La Campagna è stata presentata il 21 aprile 2014 in Arena di pace e disarmo. Viene lanciata in occasione del 2 giugno 2014, Festa della Repubblica che ripudia la guerra. La raccolta delle 5o.ooo firme necessarie per depositare alla Camera la Proposta di Legge di iniziativa popolare inizierà il 2 ottobre 2014, Giornata internazionale della Nonviolenza e si concluderà dopo 6 mesi».

Il programma

Il programma di ART-11 quest’anno si sviluppa in una sola giornata, domenica 5 ottobre, e si inserisce nell’ambito di iniziative per la pace promosse dal Comune di Pistoia.

ORE 16, Piazza Duono: meditazione camminata per le vie del centro, a cura del “Sangha di Pistoia nella tradizione di THICH NHAT HANH”.

ORE 18, Antichi magazzini del sale, via Ripa del Sale: Recital di Piero Nissim “ANCH’IO MI INDIGNO! Poesie della Legalità” con David Domilici alle percussioni; regia di Andrea Mancini.

Durante tutto il pomeriggio saranno presenti in piazza Duomo gli stand informativi delle associazioni promotrici e di altre associazioni che eventualmente potranno aderire in seguito all’iniziativa.

ANCH’IO MI INDIGNO! Poesie della Legalità

La pièce civile “Anch’io mi indigno” di Piero Nissim, in cui l’artista, accompagnato dal percussionista David Domilici, legge e canta le sue “Poesie della Legalità”, dopo aver toccato diverse città della Toscana e non solo, arriva a Pistoia il 5 ottobre in occasione di ART-11. Ricordi e omaggi (a Falcone, Borsellino, Don Diana, Don Gallo, Peppino Impastato,…), luoghi di lutto e sofferenza (L’Aquila, Viareggio, la Stazione di Bologna,…), cronache di nuova Memoria (i fatti di Rosarno, gli studenti sui tetti di Roma,…), gli uomini e le donne che scrissero la Costituzione (fra cui Teresa Mattei, la “Chicchi” partigiana) sono solo alcuni dei temi al centro di questa performance di denuncia e indignazione.

Associazioni promotrici

Gruppo Esperantista Pistoiese “Umberto Stoppoloni” – Sangha di Pistoia – Centro Studi Umanisti Toscana TiConZero – Associazione “Incontriamoci sull’Arno” – Circolo Arci “La Torre”

Vivere con la spada – il terrorismo sacro di Israele

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Ripudiamo l’azione militare di Israele a Gaza

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Il Partito Umanista Internazionale ripudia l’azione militare di Israele a Gaza e manifesta la sua solidarietà al popolo palestinese, che subisce un’aggressione di inusitata violenza.
Allo stesso tempo denuncia la campagna di disinformazione che ha ostacolato le espressioni di solidarietà in molte parti del mondo, così come la manifesta inattività delle Nazioni Unite.
La comunità internazionale sta cominciando a pretendere chiarezza su quello che, con leggerezza, viene chiamato conflitto israelo-palestinese e che, in realtà, è un’avanzata territoriale di Israele, che ignora qualsiasi considerazione umanitaria.
Ogni volta che si verificano questi reiterati scontri, che dal 2008 sono diventati costanti e riducono progressivamente il territorio di Gaza e Cisgiordania, la maggioranza dei paesi si pronuncia invano in favore di uno Stato Palestinese e del rispetto, da parte di Israele, delle risoluzioni delle Nazioni Unite, violate continuamente. È evidente che con manifestazioni di ripudio ed esortazioni alla pace non si ottiene assolutamente nulla, e che bisogna prendere posizione in modo risoluto di fronte alla manifesta crudeltà del governo israelita.
Noi umanisti esortiamo le persone di buona volontà di tutto il mondo a fare pressione sulle organizzazioni sociali, sindacali, politiche, culturali di cui fanno parte; a sviluppare tutte le azioni necessarie a condannare l’agire violento del governo di Israele; a realizzare azioni di solidarietà con il popolo palestinese; a denunciare la manipolazione mediatica e a fermare questo genocidio.
Allo stesso tempo chiediamo ad Hamas di fermare il lancio di missili. La violenza non si elimina con altra violenza e gli attacchi a Israele costituiscono solo un impedimento alla soluzione del conflitto, mentre stanno provocando, per ritorsione, molta crudeltà verso lo stesso popolo palestinese.

Infine, elogiamo il coraggio delle migliaia di cittadini israeliani che si oppongono alla guerra e agiscono nel proprio paese cercando di fermare il massacro.

Per tutti gli esseri umani che credono nella pace e nella concordia fra le nazioni, c’è una nuova sfida e una nuova impresa: Medio Oriente in convivenza pacifica.

PRESIDIO E FIACCOLATA MAI PIU’ VITTIME! PER PACE, LIBERTA’, GIUSTIZIA IN PALESTINA E ISRAELE

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Mercoledì 16 luglio 2014 Dalle 21:00 alle 22:30
Logge dei Banchi, accanto Piazza XX Settembre, Pisa

PRESIDIO E FIACCOLATA

MAI PIU’ VITTIME!
PER PACE, LIBERTA’, GIUSTIZIA
IN PALESTINA E ISRAELE

Di fronte alla strage di innocenti provocata dai bombardamenti israeliani su Gaza, e alla morsa di violenza sulla Cisgiordania, il Gruppo Palestina di Pisa e la Comunità Palestinese locale invitano cittadini, studenti e la comunità migrante a scendere in piazza, rispondendo all’appello sottostante delle associazioni nazionali di Rete della Pace e Rete Italiana Disarmo.

Per adesioni locali scrivere a: toscana@unponteper.it

APPELLO NAZIONALE DELLE RETI:

Chiamiamo uomini e donne che credono nella Pace e nella nonviolenza a mobilitarsi Mercoledì 16 Luglio 2014, organizzando e partecipando nella propria città alla FIACCOLATA per la Pace, la libertà, la giustizia in Palestina e Israele.

Ogni morte ci diminuisce, ogni uomo, donna, bambino ucciso pesa sulle nostre coscienze. Vogliamo vedere i bambini vivere e crescere in pace non maciullati da schegge di piombo.

CHIEDIAMO:

· che cessino immediatamente il fuoco, le rappresaglie e le vendette di ogni parte;
· che la politica e la comunità internazionale assumano un ruolo attivo e di mediazione per la fine dell’occupazione militare israeliana e la colonizzazione del territorio palestinese, per il rispetto dei diritti umani, della sicurezza e del diritto internazionale in tutto il territorio che accoglie i popoli israeliano e palestinese;
· che il governo italiano si attivi immediatamente affinché il nostro Paese e i Paesi membri dell’Unione Europea interrompano la fornitura di armi, di munizioni, di sistemi militari, come pure ogni accordo di cooperazione militare con Israele;
· che il nostro governo, oggi alla Presidenza dell’Unione Europea, assuma questi impegni con determinazione e coraggio.

Il vero conflitto

di Javier Tolcachier
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Sono morti quattro adolescenti. Uno di loro era palestinese, gli altri tre israeliani. Tutti coetanei, all’inizio della vita. Conosciamo i loro volti, ma di quelli di migliaia di altri, in Palestina, Siria, Iraq o Libia, in Cambogia, Nicaragua, Guatemala, Vietnam, Algeria, Ruanda, Polonia, Germania o Liberia non è rimasta alcuna traccia. Tuttavia li conserviamo tutti nella nostra memoria, così come i volti dei morti in tanti altri luoghi senza nome.

Chi indicherai come il colpevole di questi crimini? Chi ha premuto il grilletto? Chi ha fabbricato la pallottola e venduto l’arma? Chi ha infiammato gli animi con i suoi discorsi, o chi ha seminato zizzania? Dimmi, per favore, contro chi punti il tuo dito accusatore. Chi nel suo palazzo tesse impassibile le ragnatele del dolore altrui, miserabile nella sua ricchezza? Chi inventa storie per derubare gli altri, chi si interessa solo delle proprie cose?

Chi indica colpevoli senza illustrare il contesto che rende possibili le atrocità non rivela solo la sua miopia, ma oscurando la radice del conflitto diventa anche complice delle future nefandezze. Chi agendo in questo modo reclama un castigo, non sta chiedendo giustizia, ma esigendo vendetta. Ripara forse così l’inutile sacrificio della vittima? Mitiga il dolore dell’afflitto? Restituisce la vita alla persona cara? Impedisce il futuro genocidio, o piuttosto lo alimenta?

Si tratta di una questione seria. Io non intendo assecondare questa complicità con la morte. Bisogna alzare la voce e denunciare il vero conflitto.

Questo non è un conflitto tra palestinesi ed ebrei, tra sciiti e sunniti e neanche tra camicie rosse e gialle. Il vero conflitto è tra i popoli e i poteri che vogliono manipolarli, opprimerli e metterli gli uni contro gli altri.

Non è forse noto che ogni volta che la pace sembra avvicinarsi, volti nascosti l’allontanano con una bomba, con un assassinio, con un attentato? Chi si cela dietro a questi volti nascosti? Chi paga e invia questi sicari per distruggere la possibilità di realizzare la tanto sognata coesistenza?

I popoli devono unirsi e comprendere l’inutilità di continuare a combattersi.

Il vero conflitto è tra continuare a essere ostaggi di fazioni opposte a parole, ma unite nei fatti nell’azione distruttiva e ribellarsi, negando loro il proprio appoggio. E’ tra chi crede che il proprio interesse o la propria visione del mondo siano una giustificazione sufficiente per imporli agli altri e tutti noi che apprezziamo la libertà umana e la diversità della vita. E’ tra quelli che si arricchiscono con la guerra e vogliono mantenere il loro potere e le loro proprietà contro le necessità dei diseredati del mondo e le maggioranze che lottano tutti i giorni per costruire un’esistenza degna.

E’ anche un conflitto nella propria coscienza, tra il Sì e il No, tra la rassegnazione a una vita vuota e il contributo al miglioramento del mondo, tra la contraddizione interiore che genera la violenza e l’atto di unità che si espande a partire dall’affetto per ciò che c’è di umano in ognuno.

Gli israeliani, i palestinesi, i tailandesi, gli ucraini, i siriani, i curdi e gli iracheni non vogliono altra morte e altro dolore. Sono tutti vittime di un’estorsione, coinvolti in scenari strazianti, ma anche responsabili di impedire che tutto questo continui a succedere. La chiave sta nel risvegliare l’umanesimo che vive in ognuno di noi, appoggiarsi a esso, dargli una forza e una voce d’insieme, andando al di là delle apparenze.

Siamo tutti responsabili di cercare e trovare la riconciliazione con chi ci ha ferito e anche di riparare i nostri errori. Se invece ricorriamo a giustificazioni per continuare ad avvallare ciò che è ingiustificabile, collaboriamo solo alla crescente spirale di violenza, disperdiamo la possibilità di un futuro diverso e ci rinchiudiamo nelle mura della preistoria.

Di origine ebraica, condivido la sete giudaica di libertà e conoscenza. Di aspetto semita, ammiro nei miei fratelli arabi la nobiltà e la devozione. Umanista per scelta, amo di tutti i popoli della Terra l’identica anima umana sparsa dappertutto. Amo i diversi colori con i quali si adorna, le belle vesti con cui si abbiglia, le opere brillanti da essa scaturite, gli amori simili con cui si appassiona.

Mentre immagino questo paesaggio commovente, che comincia a confortarmi davanti a tante crude notizie, ascolto il saluto di vari esseri allegri, che avvicinandosi dall’orizzonte mi dicono in una lingua melodiosa: “Che la Pace sia con te”. “E con voi” rispondo riconoscente.

Traduzione dallo spagnolo di Anna Polo
Fonte: http://www.pressenza.com/it/2014/07/vero-conflitto/

Apericena solidale – Silvia Todeschini presenta il suo libro: PERCHE’ AMO QUESTO POPOLO storia di resistenza palestinese da Gaza

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Limiti della strategia contro gli F-35

Scritto da: Angelo Baracca ( Professore di Fisica dell’ università di Firenze, scrittore scientifico specializzato sulla questione nucleare, attivista pacifista ed ecologista, scrive su Pressenza sulla questione nucleare).

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Sono ovviamente assolutamente d’accordo con il rilancio della vertenza per fermare la follia dell’acquisto degli F35 da parte del governo italiano. Sugli F35 continuano a piovere critiche da tutte le parti, ultime appunto quelle più autorevoli in assoluto da parte del Pentagno. Tuttavia penso che la strategia impostata e seguita in questa campagna contro gli F35 abbia una lacuna di fondo, che cercherò di esporre sinteticamente.
Vi è infatti un altro problema, molto grave, che purtroppo non è stato sollevato dagli oppositori dell’acquisto degli F35: si tratta del problema delle testate nucleari tattiche statunitensi a gravità schierate in Europa, ed in particolare in Italia (sarebbero un’ottantina, suddivise tra le basi militari americana di Aviano ed italiana di Ghedi Torre).
Qual è il legame tra i due problemi? Quelle testate nucleari sono il residuo di un arsenale molti più consistente, che dopo la fine dalla Guerra Fredda era stato drasticamente ridotto, e negli ultimi anni ha subito un’ulteriore riduzione (da circa 480 valutate 10 anni fa, a circa 180 valutate oggi), che sembrava preludere al loro definitivo ritiro (e, auspicabile, smantellamento) Tra l’altro, cinque paesi europei della NATO, tra cui la Germania, si sono espressi in termini espliciti in questo senso (l’Italia ovviamente brilla per il suo silenzio!).
Senonchè … L’Amministrazione del Premio Nobel per la Pace Obama ha deciso a sorpresa di effettuare un sostanziale ammodernamento di queste testate, per la modica spesa di 10 miliardi di dollari: progetto che ovviamente fa pensare che gli USA non abbiano la minima intenzione di ritirare queste testate ed anzi facciano un assegnamento su di esse nella loro strategia militare.
Ora, guarda caso, l’F35 è progettato con capacità nucleare! C’è un nesso tra queste due cose? Non è facile saperlo con certezza: ma pechè i sostenitori della (sacrosanta) campagna contro l’acquisto degli F35 (in Parlamento e nella società civile) non colgono questa occasione per rilanciare anche il problema – ignorato da tutta la nostra classe politica, di tutti i colori!) della presenza delle testate nucleari in Italia e in Europa?
Almeno un fatto è certo, ma non mi risulta che nessuno lo abbia richiamato. La Germania – che, appunto, si è dichiara ufficialmente per il ritiro di queste testate nucleari (sul suo territorio ne rimarrebbero una ventina) – non acquista l’F35, ma l’Eurofighter che non è progettato con capacità nucleare! Sarà solo un caso? Non lo so.
Sia chiaro, io non “preferisco” l’Eurofighter all’F35, sono entrambi strumenti di guerra e di morte. Ma, per lo meno, perchè non cogliere l’occasione per riportare all’attenzione dell’opinione pubblica e della classe politica (entrambe molto “distratte”) il problema dell’Italia paese nucleare, in violazione del Trattato di Non Proliferazione, e del disarmno nucleare, a partire dall’eliminazione di questi residuati bellici della Guerra Fredda?

Le armi non vanno vendute, vanno abolite

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Con i voti del centrodestra e con l’aggiunta del voto di un consigliere del PD, tale Corrado Tomasi, il consiglio della Regione Lombardia ha approvato una mozione che chiede alla giunta di sollecitare il governo a sburocratizzare la vendita delle armi all’estero.
Motivo? Semplificare la vendita di armi al fine di non comprometterne la produzione e quindi assicurare i livelli occupazionali in questo settore.
Detto in altre parole, l’unica vera preoccupazione di chi ha votato tale mozione è mantenere il consenso elettorale in un’area, quale quella di Brescia in Val Trompia, in cui sono concentrate più di cento imprese produttrici di armi per un totale di circa tremila lavoratori.

Attualmente la normativa italiana prevede che prima di vendere le armi, le autorità italiane debbano conoscere i singoli dati dell’acquirente, tramite un’approfondita serie d’informazioni e documentazioni.
Ma evidentemente a chi chiede quella che definiscono una “sburocratizzazione” dell’esportazione di armi importa ben poco se le armi prodotte in Italia potrebbero essere usate per uccidere altri esseri umani in qualsiasi parte del mondo.
Che importa se qualche essere umano potrebbe perdere la vita a causa di uno strumento di morte prodotto in Italia? La cosa importante è assicurarsi i voti del proprio orticello!

Il Partito Umanista auspica che tale richiesta delirante venga rispedita al mittente e ritiene che la normativa attuale debba non solo rimanere tale, ma se è possibile diventare ancora più severa, nella prospettiva che la produzione di strumenti di morte si riduca sempre di più, fino alla riconversione totale di tali imprese.

In Italia la pena di morte è stata abolita. Completiamo l’opera: aboliamo anche la produzione degli strumenti che la procurano.

A proposito del 2 ottobre

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In occasione del 2 ottobre, giornata internazionale della nonviolenza proclamata dall’assemblea generale delle Nazioni Unite, riteniamo indispensabile esporre alcune idee, proprie del punto di vista umanista.
Prima di tutto sembra necessario fare una precisazione. Purtroppo dobbiamo constatare che usare solo il termine “nonviolenza” non è sufficiente. Infatti troppo spesso per nonviolenza s’intende semplicemente il non reagire, il non rispondere alle provocazioni, se non addirittura il porgere l’altra guancia, nel senso – travisato, per giunta – della sottomissione.
Strettamente associato a questo significato assurdo che si da al concetto di nonviolenza, c’è ovviamente il convincimento che l’unico modo di reagire sia quello violento. La storia attuale è piena, purtroppo, di esempi che possono dimostrare senza ombra di dubbio quanto sia effettivo ciò che stiamo affermando.