Archivio: informazione

35 milioni di schiavi nel mondo

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03.12.2014 – AgoraVox
35 milioni di schiavi nel mondo (Foto di Fondazione Walk Free)

Di Luca Marchesini

2 dicembre 2014

Pianeta Terra, anno 2014, gli schiavi esistono ancora. Secondo il rapporto della fondazione australiana Walk Free, 35.8 milioni di persone vivono ancora in condizione di schiavitù, nonostante la pratica sia considerata illegale pressoché ovunque. Sono lavoratori che non dispongono della propria libertà, prostitute nelle mani del racket, bambini soldato, lavoratori domestici prigionieri in casa. Rispetto al 2013 i numeri sono saliti del 20%, ma i ricercatori attribuiscono l’impennata ad una maggiore efficienza nella raccolta dei dati.
Il paese dove la schiavitù è più diffusa è la Mauritania, dove il 4% della popolazione ne è vittima e il possesso degli esseri umani è così diffuso e radicato da sembrare quasi normale. In termini assoluti è però l’India a detenere il triste primato, con 14 milioni di esseri umani ridotti in schiavitù, nonostante la pratica sia formalmente vietata da quarant’anni. Seguono la Cina, con oltre tre milioni di persone private della libertà, il Pakistan con 2 milioni e Uzbekistan con 1,2.

Ma gli schiavi non vivono solamente nei paesi in via di sviluppo. In Russia se ne contano più di di un milione e anche “campioni” dell’Occidente come Francia e Stati Uniti non sfuggono alla statistica. Oltralpe nel 2014 sono 8600 e negli USA oltre 60 mila.

E l’Italia? Nel 2014 la Penisola è al 151° posto su 167 paesi considerati, dopo gli Stati Uniti e prima della Germania, con 11.400 persone costrette in stato di schiavitù, circa lo 0,019% della popolazione totale.

Dalla crisi economica a una società libertaria senza emarginazione

di Guillermo Sullings

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  • Nel 2000 l’America Latina era devastata dalle politiche neoliberiste. La precedente caduta del socialismo reale aveva portato a proclamare “la fine della storia” e il definitivo trionfo del capitalismo, che con grande durezza globalizzava il mondo sotto il suo segno. In una sola decade di euforia neoliberista, il continente ha notevolmente ridotto gli indicatori di benessere ed equità sociale. Quindi le popolazioni hanno cominciato a ribellarsi contro queste politiche, e grazie a un progressivo consolidamento delle loro democrazie, hanno potuto manifestare il loro scontento per mezzo del voto.

    Fu così che, a partire dall’anno 2000, poco a poco le popolazioni di vari paesi dell’America Latina hanno delegato il potere a governi che non appoggiavano le politiche neoliberiste e che si proponevano di recuperare il ruolo dello Stato nell’economia, cercando una miglior distribuzione del reddito. Le caratteristiche di ogni paese hanno fatto sì che questi cambiamenti nella politica assumessero le proprie sfumature: in alcuni casi si parlò di riforme, in altri di rivoluzione, in altri di progressismo. Si potrebbe anche parlare di populismi, o di socialdemocrazia, o di politiche neokeynesiane; magari ci fu un po’ di tutto, ma quel che è certo è che venne recuperato il ruolo dello Stato nell’economia, e questo è stato fondamentale. Nonostante ciò, dobbiamo dirlo, anche nei casi di riforme più profonde non si è riusciti a modificare sostanzialmente la struttura distributiva del capitalismo. Solo in alcuni casi si è tentato di compensare le ingiustizie del mercato aumentando la spesa pubblica in funzione della società, e in altri si è anche cercato di potenziare l’industria nazionale. Tutto questo processo, sebbene abbia significato un grande avanzamento rispetto alla situazione precedente, sta ora giungendo a un limite, a un piano dal quale sarà difficile continuare ad avanzare se non si affrontano trasformazioni strutturali più profonde.

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    Primo maggio 2013

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    Noi umanisti, in questo primo maggio vogliamo mettere l’accento su due questioni che riteniamo fondamentali per il momento di processo in cui ci troviamo.

    1º- Sappiamo fin troppo bene cha la crisi economica attuale è una crisi provocata da intenzionalità ben precise.
    Questa crisi non è una catastrofe naturale, inevitabile, come un uragano. È il risultato delle intenzionalità di pochi, che vorrebbe usare il resto dell’umanità come strumento per realizzare i propri piani. In altre parole rubano agli altri la loro essenza umana: l’intenzione, i diritti e la libertà.

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    EUROPA IN CRISI – IL PARTITO UMANISTA INTERNAZIONALE SOSTIENE LO SCIOPERO DEL 14 NOVEMBRE

      13/11/2012 – 18:47

    La crisi che si vive oggi in Europa è la crisi di un sistema la cui conduzione è stata consegnata ai detentori del capitale finanziario transnazionale.
    La consegna del potere al grande capitale ha progressivamente smembrato lo Stato, con la menzogna che la sua modernizzazione implicherebbe l’aumento della sua efficacia attraverso la consegna delle sue funzioni alle banche e alle imprese private, perdendo facoltà che gli sono proprie fino ad arrivare alla perdita del ruolo di controllo e regolazione che gli compete.
    La Federazione Internazionale dei Partiti Umanisti sostiene il diritto dei cittadini a manifestare liberamente per esigere la fine dei licenziamenti di massa, che generano condizioni di povertà e disuguaglianza crescente in Europa. Inoltre esorta i cittadini del mondo a stare all’allerta sulle azioni di coloro che depredano l’economia in ogni paese e invita i governi a compiere la propria funzione di proteggere tutti i cittadini, cominciando dai più diseredati.
    La Federazione Internazionale dei Partiti Umanisti esorta la cittadinanza a rifiutare ciò che pretendono i padroni del grande capitale, utilizzando mezzi nonviolenti, e a stabilire nuove forme di relazione tra le persone, forme nelle quali la solidarietà sostituisca la competizione e il bene comune prevalga al di sopra degli interessi individuali.
    Coloro che soffrono per la violenza di un sistema che sta morendo sono nostri fratelli ed è nostra decisione, come umanisti, di appoggiare qualunque azione nonviolenta che punti a far cessare lo stato attuale delle cose. Stiamo con lo sciopero generale del 14 novembre 2012.

    EUROPE IN CRISIS. INTERNATIONAL HUMANIST PARTY SUPPORTS 14N STRIKE
    http://www.internationalhumanistparty.org/en/statement/europe-in-crisis-international-humanist-party-supports-14n-strike EUROPA EN CRISIS- EL PARTIDO HUMANISTA INTERNACIONAL APOYA LA HUELGA DEL 14N
    http://www.internationalhumanistparty.org/es/posicionamiento/europa-en-crisis-el-partido-humanista-internacional-apoya-la-huelga-del-14n

    FEDERAZIONE INTERNAZIONALE DEI PARTITI UMANISTI

    Riforma del lavoro: chiediamolo direttamente agli italiani che cosa ne pensano

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    Eccone un altro.
    Prima c’era Berlusconi che, coerentemente col suo atteggiamento megalomane e spaccone, parlava un giorno e l’altro pure a nome degli italiani. Ora anche l’attuale capo del governo, Mario Monti, afferma, in modo meno plateale ma non meno arrogante nella sostanza, che ha l’impressione che “la maggioranza degli italiani percepiscano questa riforma del lavoro come un passo necessario nell’interesse dei lavoratori” e che “nonostante alcuni giorni di declino recenti a causa della misure sul mercato del lavoro questo governo sta godendo di un alto consenso”.

    Tutte affermazioni dal sapore, appunto, impressionistico che odorano, anche da lontano, di propaganda. Come tanto puntuali quanto pilotate appaiono le affermazioni della commissione UE: “L’Italia dovrebbe varare la riforma del lavoro rivedendo alcuni aspetti della legge sulla protezione dell’impiego e il suo frammentato sistema di sussidi alla disoccupazione” e, ancora, che il testo approvato dal governo “ha l’ambizione di affrontare le rigidità della protezione del lavoro”.

    Noi non siamo così sicuri, come Monti, che la maggioranza degli italiani sia d’accordo con le misure previste nel disegno di legge del governo sul mercato del lavoro.
    Pensiamo, diversamente dal primo ministro, che sia il suo governo, come i partiti che lo appoggiano, a non essere pronti per questo paese e non il contrario, come ha avuto l’arroganza di affermare qualche giorno fa come se non facesse parte del paese, ma come se fosse un marziano chiamato a mettere a posto le malefatte degli italiani.

    Infine, noi crediamo che nessuno può parlare a nome di tutto un popolo. Nonostante siano passati da molti anni quei tempi in cui popoli interi obbedivano a leader incontrastati, ci troviamo al governo e in parlamento ancora molte persone che credono che quel paesaggio sociale e politico in cui sono cresciuti sia ancora attuale. Non se ne sono accorti, ma le persone, i cittadini, i popoli nel frattempo sono cambiati, si sono evoluti.

    Perché non lo chiediamo direttamente agli italiani che cosa pensano della riforma del lavoro varata dal governo, invece di fare, senza che nessuno lo abbia chiesto, affermazioni in nome di un popolo?
    Di chi dovrebbe essere, secondo la Costituzione, la sovranità in questa Repubblica?

    ARTICOLO 18, MA NON SOLO

    Lo smantellamento dell’articolo 18 è ormai cosa fatta: ancora qualche chiacchiera inutile tra governo e parti sociali, ancora qualche ipocrita passaggio in parlamento e alla fine l’articolo 18 dello statuto dei lavoratori sarà talmente trasformato da essere tanto irriconoscibile quanto inutile per i lavoratori. L’ultimo baluardo contro i licenziamenti di massa e lo svuotamento delle aziende sta cadendo. I sindacati dei lavoratori, se fossero stati davvero tali, non avrebbero dovuto nemmeno accettare di sedersi ad un tavolo di trattative in cui si sarebbe discusso dell’articolo 18. Accettare tale discussione significava accettare un compromesso. E così è stato.
    In questo modo aumenteranno in modo esponenziale i rischi per il presente e il futuro dei lavoratori, mentre il profitto continuerà a prendere la via della speculazione finanziaria, cioè il fattore maggiormente responsabile della crisi mondiale attuale.
    La protesta e la lotta contro lo smantellamento dell’articolo 18 sono assolutamente necessarie, ma un’altra lotta dovrà affiancarsi, forse ancora più importante.
    L’assurdo processo che il grande capitale e la politica hanno innescato porteranno allo sfacelo sociale, con l’insorgenza di tensioni dalle conseguenze poco prevedibili la cui natura nonviolenta non è assolutamente garantita.
    Come fermare questo processo? L’obiettivo della lotta dei lavoratori non può essere ridotta alla difesa dell’articolo 18 e delle poche altre garanzie rimaste.
    Non ci si può più fidare, né di questi politici, né di questi sindacati, né tantomeno del grande capitale. La lotta dei lavoratori deve avere come obiettivo la compartecipazione nella gestione e nella direzione delle aziende affinché il capitale investito dia la sua massima resa produttiva e il profitto non vada più verso la speculazione, ma venga reinvestito nell’azienda al fine di creare nuovi posti di lavoro attraverso la sua espansione o diversificazione.
    Questa è la proposta di lotta degli umanisti. Non solo difesa dei diritti acquisiti, ma soprattutto trasformazione radicale dei rapporti di lavoro verso la compartecipazione dei lavoratori nella gestione delle aziende.

    Lettera dalla Grecia

    24 febbraio 2012

      Una lettera dalla Grecia di qualche giorno fa:”

    Ciao carissimi,
    le notizie dal …fronte sono pessime. Stasera i ns governanti venduti e traditori, hanno chiesto il voto del parlamento per passare il nuovo piano d’austerità in un paese ormai allo stremo. Quattro ministri ed una ventina di parlamentari che sostengono la maggioranza, si sono già dimessi. Rifiutano di contribuire alla svendita del paese. Alle 17.00 si riunisce il popolo fuori dal parlamento e la votazione inizierà verso mezzanotte. Noi crediamo che i traditori alla fine ce la faranno e domani leggerete tutti che la Grecia si è salvata!!! Non c’è bugia più grande ed informazione più distorta!!! E’ la svendita di un paese che sarà compiuta, rendendo i propri abitanti…schiavi da 2 soldi!!! E la Grecia è solo l’inizio!! Stanno già in fila: Portogallo, Irlanda, Spagna, Italia e Belgio. Chi non lo vede è perduto. L’unica cosa che ci permette ancora di lottare e di sperare è il ns spirito greco. Non diventeremo schiavi di nessuno. Possono derubarci dei beni del paese ma non potranno mai sottomettere la ns idea di libertà. Ogni giorno che passa non fanno altro che aumentare la ns rabbia. Nessun popolo con un pizzico di dignità, accetterebbe di essere “salvato” con queste condizioni. 1000 volte meglio la bancarotta che schiavi “salvati”.

    Conoscete il valore della Grecia??? Fatte un respiro profondo e leggete. Per chi non conosce cosa significa Grecia che sta “fallendo”… 1) Siamo un paese che controlla un territorio (terra e mare) pari all’estensione di Germania ad Austria insieme (450.000 Kmq), che iniziano dai confini del mare Adriatico fino alle coste del Libano (inclusa della ns Isola di Cipro) e dalla Tracia fino ai confini del mare Libico. Ci vogliono DUE ore di viaggio aereo per andare dal punto più all’ovest (Corfù) dino a Larnaca. Quanto serve per andare dal Brusseles a Marsiglia. 2) Nel mondo vivono 17.000.000 di greci. 3) Siamo secondi al mondo in depositi bancari in Svizzera. 4) Riceviamo 16.000.000 di turisti all’anno. 5) Abbiamo 3 enormi cantieri navali che costruiscono ogni tipo di nave. 6) Abbiamo un’industria “pesante” che costruisce grandi camion, autobus, tram, carrozze ferroviarie, betoniere ecc. 7) Abbiamo la più grande flotta al mondo di navi mercantili con 3.900 super petroliere. 8) Siamo al secondo posto al mondo nella produzione di latte da pecora, terzi al mondo alla produzione di zafferano, kiwi e pesche.
    9) Siamo primi in Nikelion, primi in pietra bianca (lefkolithos), primi in idromagnisite, primi in perlite (1.600.000 tonnelate), secondi in betonite (1.500.000 tonnelate), primi in boxite (2.174.000 tonnelate), primi in cromite, primi in preudomercurio, primi in aluminio. 10) Abbiamo la seconda migliore flotta aerea della Nato dopo gli USA. 11) Abbiamo a sud di Creta 175 miliardi di barilli di petrolio, terzo in quantità al mondo. Nel fra tempo l’oro che esiste in Tracia vale 38 miliardi di euro. Abbiamo in Tracia e Macedonia le 3 più grandi miniere d’oro d’Europa Il valore del ns petrolio e del gas naturale è – sedetevi – 10.000.000.000.000 (10 tris-miliardi di dollari!!) come riferisce l’istituto geologico degli USA.
    Questo paese vogliono svenderlo per 340 miliardi???????? Oggi il vs nemico è la cattiva informazione dei media controllata dagli avvoltoi del sistema bancario e parabancario.

    Per il momento vi saluto e vi auguro di stare lontano da “salvataggi” che sicuramente vi propporanno.
    Cari saluti a tutti.
    Vassilis

    Pozzallo il centro della vergogna

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    Dialogo con Fulvio Vassallo Paleologo, professore di Diritto di Asilo e stato costituzionale dello straniero, sul centro di Pozzallo dove i migranti non hanno diritti
    All’interno del Cspa (Centro di primo soccorso e accoglienza) di Pozzallo i migranti non hanno diritti. Intrattenuti illegalmente in questa struttura non idonea spesso si ribellano. E hanno ragione. Nell’agosto appena passato alcuni casi di violenza hanno fatto salire agli onori delle cronache questo piccolo paese del ragusano, dove gli sbarchi avvengono regolarmente.

    “Sono almeno sei mesi che scrivo per rendere nota a tutti la situazione riguardante il Cpsa di Pozzallo (Ragusa)” dice Fulvio Vassallo Paleologo, professore di Diritto privato e Diritto di asilo e statuto costituzionale dello straniero presso la Facoltà di giurisprudenza dell’Università di Palermo.

    “Il fatto davvero eclatante è avvenuto due giorni fa quando hanno portato cittadini tunisini che stavano espellendo verso la Tunisia provenienti da Lampedusa. Cinquanta persone sono rimaste ferme in aeroporto. Altrettante al porto e poi abbiamo saputo che i primi sono stati portati a Pozzallo e gli altri nuovamente a Lampedusa. Di fatto, quindi, entrambi i Cpsa sono utilizzati come centri dove i migranti vengono fermati a tempo indeterminato senza alcuna garanzia, come invece sarebbe previsto dalla legge” continua il professore.

    Ci sono stati casi di violenze e di arresti e alcuni avvocati cercano di lavorare ai casi dei migranti ma con molta difficoltà. “La cosa che fa pensare – dice Vassallo – è che non ci sono provvedimenti che si possono impugnare. Questo è un problema perchè così le tutele giuridiche non si possono esercitare; il diritto di difesa non si può far valere perchè non c’è un provvedimento formale di trattenimento. Non c’è la convalida del giudice, in sostanza non c’è nulla”.

    Per quanto riguarda la situazione a Pozzallo, Vassallo è chiaro. “E’ un hangar in pratica. Un capannone gigante sito nella zona industriale del porto di Pozzallo. Non ha nulla di adeguato per la permanenza di persone per più di 48-96 ore. Invece in quel centro le persone ci restano anche un mese. E comunque sicuramente più di tre settimane e poi alcuni vengono trasferiti nei Cie (Centro di identificazione ed espulsione). Perchè in realtà i luoghi come Pozzallo nascono con il prolungamento a diciotto mesi della detenzione amministrativa, praticamente è come se avessero chiuso i Cie. Quindi c’è stata la necessità di utilizzare luoghi informali in prossimità delle frontiere per trattenere immigrati che in altri tempi sarebbero finiti direttamente in un Centro di Identificazione e Espulsione, perchè magari non presentavano domanda di asilo, perchè migranti economici, perchè tunisini, anche se le categorie non si sovrappongono e ci dovrebbero essere anche cittadini tunisini in grado di fare la richiesta d’asilo. Poi però i luoghi come Pozzallo, la caserma Barone a Pantelleria, sono tutti luoghi di sbarco e quindi di prima accoglienza che sono stati usati come strutture detentive in quanto il messaggio che si voleva mandare è che l’Italia effettuava direttamente le espulsioni e non permetteva nemmeno l’ingresso nel territorio. Anche perchè a tutti gli effetti questi luoghi sono in Italia ma è come se le leggi e le norme italiane, così come quelle europee, non fossero in vigore. Ecco sono come dei luoghi Off Shore, rispetto all’applicazione delle regole del diritto che sono previste dal nostro ordinamento per gli immigrati irregolari e anche dall’ordinamento comunitario che prevede come codice delle frontiere Schengen del 2006 tutta una serie di formalità e garanzie anche per i casi di respingimento in frontiera delle persone” conclude Vassallo Paleologo.

    Alessandro Grandi

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    Altri articoli di Alessandro GrandiParole chiave: Pozzallo, immigrati, Cie, Cpsa, Ragusa, Sbarchi, Lampedusa
    Categoria: Diritti, Migranti
    Luogo: Italia

    No alla manovra bis, No ai tagli ai Comuni

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    Il Partito Umanista condivide ed aderisce alla manifestazione di lunedì 29 Agosto a Milano, di Sindaci ed Amministratori dei piccoli Comuni indetta dall’ANCI (Associazione Nazionale Comuni Italiani). La manifestazione è indetta contro gli ulteriori tagli, della manovra bis, che colpiranno i piccoli Comuni e contro i tagli che colpiranno, in generale, tutti i Comuni italiani.

    In realtà, sono proprio i piccoli comuni quelli più virtuosi. In effetti, se ci pensiamo, è dove le cose funzionano meglio. Il perché è presto detto: i costi sono minimi, mentre l’impegno è di tutto rispetto. Per esempio, nei piccoli comuni i consiglieri prendono 17 euro lordi a seduta del consiglio comunale (3/4 volte l’anno). Mentre gli assessori hanno l’indennizzo che è al massimo di 137 euro lordi mensili, quando previsto. Non ci sono poltrone nei piccoli Comuni, ci sono persone che servono la loro comunità. Questi sono i veri esempi di politici che si mettono al servizio della gente. Altro che gli stipendi da sogno e i favolosi privilegi della casta parlamentare!

    Il punto è questo: i vari governi hanno assecondato interessi estranei ai cittadini. Per seguire gli appetiti delle Banche hanno contratto debiti a nome nostro, hanno svenduto le aziende produttive dello Stato e parte del patrimonio pubblico. Hanno reso lo Stato ancora più debole, indebitato, sempre più dipendente dalle Banche stesse.
    Le Banche spingono perché lo Stato paghi i debiti contratti, i governi obbligano i cittadini a che si accollino i debiti contratti dai propri governi. La logica è sempre la stessa: quella del taglio dei costi. Per questo da tempo si stanno facendo tagli all’educazione, alla sanità ed ai Comuni; sono considerate spese inutili. Ma quello che sarebbe innovativo, sarebbe tagliare altre voci, come la difesa o le grandi opere, che servono guarda caso a far arricchire il sistema bancario. Prima, ci hanno vestito da riforma innovativa i meri tagli all’educazione; ora provano con i tagli ai Comuni. La vendono come un’azione per tagliare i costi delle poltrone e contenere il debito.
    Ma è un tutto un bluff: infatti, molti servizi essenziali, sono erogati proprio dai Comuni italiani. In questa logica perversa, per pagare i debiti, i cittadini vengono privati dei loro diritti fondamentali.

    Il Partito Umanista denuncia lo strapotere delle Banche sulle popolazioni, sugli Stati, verso le imprese e verso tutti i settori delle attività umane. Denunciamo lo strapotere di questa élite di Banchieri che non sono stati eletta da nessuno. Ma che ha potere anche sopra gli Stati, compresa l’Italia. Sono i cittadini italiani che devono prendere le decisioni, attraverso i politici che hanno eletto. Non è tollerabile che sia, il sistema finanziario, che detta l’agenda politica di una nazione. Per il Partito Umanista è inaccettabile che il sistema finanziario decida, oltretutto su argomenti inerenti i diritti fondamentali.

    Il Partito Umanista propone di levare questo smisurato potere alle banche e di dare molto più potere ai Comuni , il federalismo dovrebbe attuarsi decentrando il potere ai Comuni, dandogli più risorse ed autonomia. Con con l’ articolo 13 di questa ennesima manovra-bis, di fatto si cancelleranno i piccoli Comuni. Senza contare che impoveriranno ulteriormente tutti i Comuni d’Italia. In sostanza, si cancellerà qualsiasi embrione di decentramento reale; altro che “federalismo” tanto sbandierato dal governo.

    Se vogliono fare con la finanziaria di tagli alle poltrone, è da fare ai piani alti, dove ci sono pensioni vitalizie dai 2800 euro ai 10000 euro al mese e stipendi che arrivano a 15.000 euro al mese. Per non parlare di tutti i privilegiati che si nutrono della contribuzione pubblica.
    Per il Partito Umanista è l’ora di dire basta a questi faraonici sprechi, a tutto vantaggio di pochi politicanti e dei loro amici. I cosiddetti “tagli” dovrebbero riguardare in primo luogo loro: dei privilegiati, che si sono arricchiti a scapito del comune cittadino che deve solo pagare le tasse ed obbedire.

    Il Partito Umanista dichiara illegale far pagare ai cittadini il debito contratto dai governi e la responsabilità della Banche, per cui denuncia l’illegalità dei tagli ai servizi all’educazione e ai Comuni.

    APPELLO PER NAPOLI:TRATTIAMO GLI ALTRI COME VORREMMO ESSERE TRATTATI

    Sembra che una cappa di egoismo e di indifferenza sia calata negli ultimi anni sul nostro paese. C’è una città, Napoli, che sta correndo il rischio di diventare un enorme cassonetto di rifiuti, con rischi enormi per la salute dei suoi abitanti. Risulta abbastanza evidente che Napoli da sola non ce la fa.
    Enormi sono le responsabilità politiche che si sono accumulate nel tempo e su questo è necessario che si faccia luce al più presto. Altrettanto devastante è l’effetto dell’azione della criminalità organizzata su questa città. La somma di questi fattori, spesso conniventi tra di loro, ha prodotto la grave situazione attuale e le tonnellate di rifiuti sotto le quali Napoli sta affogando rappresentano, anche simbolicamente, tale situazione.
    Dalle cronache politiche riportate dai mezzi di comunicazione sembra che di fronte a questo disastro alcuni esponenti politici, pensando di parlare a nome di tutto il Nord del paese, stiano facendo bella mostra di tutto l’egoismo e di tutta l’indifferenza di cui un essere umano può essere capace. Dai vertici della Lega Nord, infatti, sono arrivate affermazioni tipo: “niente rifiuti “speciali” nelle regioni del Nord”, oppure, a proposito di un eventuale decreto governativo, il governo “proclami lo stato d’emergenza e risolva in Campania un problema che è solo dei napoletani”.

    Chi scrive ha vissuto a Napoli per i primi 30 anni della propria vita e sa benissimo che queste sciagurate affermazioni non corrispondono al pensiero della maggioranza dei cittadini italiani che abitano nelle regioni settentrionali del nostro paese.
    Chi scrive è anche medico e conosce quali potrebbero essere gli effetti devastanti di questa situazione sulla salute dei cittadini napoletani.

    Chi scrive vuole fare un appello:
    Queste divisioni tra nord e sud del nostro paese fanno parte di un passato ormai molto remoto, che non ha più alcuna corrispondenza nelle coscienze della grande maggioranza degli italiani. C’è chi, purtroppo, si arroga il diritto di parlare a nome del Nord o del Sud.
    Il mio appello si rivolge a tutti, indipendentemente da dove vivano o lavorino. Soprattutto è un appello alla solidarietà. Ogni città o comune del nostro paese potrebbe trovarsi in una situazione estremamente difficile, come quella che adesso sta vivendo Napoli. Ogni città o comune del nostro paese, però, è abitato da molte persone che non penserebbero mai che tutti i problemi possano essere risolti in completo isolamento da tutti gli altri.

    Il mio appello si basa su un principio che tutti ben conosciamo:
    “tratta gli altri come vorresti essere trattato”.

    Nel caso di Napoli, ripudiamo pubblicamente le parole di chi vuole dividerci e pretendiamo che nessuno parli in nome nostro se proclama parole basate sull’egoismo. Oggi Napoli è in difficoltà e noi pretendiamo che chi ha responsabilità di governo nazionale e locale si mobiliti per salvarla.

    Tutti insieme possiamo zittire tutti coloro che fanno dell’egoismo e dell’indifferenza la loro bandiera. Riprendiamoci il nostro paese e liberiamolo da questa cappa asfissiante.
    Noi, tutti, ci meritiamo molto di più.

    Carlo Olivieri
    medico e umanista