Archivio: politica

SIAMO TUTTI GRECI!

SIAMO TUTTI GRECI!
f8ee029b011bf9407e96985e33d2b7e0_w400.jpg

Il Partito Umanista partecipa alle manifestazioni di mercoledì 11 febbraio 2015 per sostenere il diritto del popolo greco a rinegoziare il debito e abbandonare le politiche di austerity imposte da Commissione Europea, BCE e FMI

In Grecia, come in Italia e in tutta Europa, la sovranità appartiene al popolo, non alla Troika!

I trattati su cui si basano la costruzione dell’Unione Europea e il funzionamento dell’euro hanno consegnato i popoli europei nelle mani della finanza speculativa, instaurando la dittatura delle Banche.

È ora di rompere questi trattati, recuperare la sovranità politica e monetaria e costruire un’Europa democratica, nella quale mai più i diritti delle persone siano calpestati a vantaggio degli interessi di una minoranza avida e spietata.

Oggi siamo tutti greci!

I venerdì del cinema palestinese

volantino-film-feb-marz-apr.jpg

Roma: CasaPound impedisce a 90 bambini rom di entrare a scuola SCIACALLI E BURATTINI

Tira una brutta aria in Italia. Un’aria contaminata da percentuali tossiche di intolleranza e discriminazione razziale. Un’aria particolarmente tossica si respira a Roma, dove organizzazioni di stampo dichiaratamente fascista hanno sempre avuto terreno fertile e che contribuirono non poco all’ascesa di Alemanno alla carica di sindaco.

Una di queste organizzazioni, CasaPound, si è resa protagonista di una manifestazione alla periferia di Roma che di fatto ha impedito l’ingresso a scuola di decine di bambini rom. Hanno fatto salire la tensione talmente tanto da costringere i vigili a non far uscire i bambini dal campo nomadi, impedendo loro di andare a scuola. La maggior parte dei manifestanti erano studenti che volevano manifestare il loro disagio per un rapporto diventato sempre più difficile e teso con il campo nomadi situato vicino a tre scuole del quartiere Torrevecchia. Purtroppo non sono stati attenti e si sono lasciati strumentalizzare dai militanti di CasaPound che, in quanto fascisti, sono anche molto ben allenati ad azioni di sciacallaggio politico.

I fatti che avrebbero reso difficile il rapporto di vicinanza tra le scuole e il campo nomadi consisterebbero in lanci di pietre contro gli studenti, episodi di minacce al fine di rubare qualche cellulare e roghi tossici che infestano l’aria delle aule scolastiche. Non possiamo omettere, inoltre, che alcuni di questi episodi, come il lancio di pietre, molto probabilmente sono stati inventati di sana pianta da alcuni cronisti non molto coerenti dal punto di vista dell’etica professionale.

Non c’è dubbio che anche tra i rom, come nel resto della popolazione di qualsiasi origine etnica compresi gli italiani, ci siano individui con evidenti tendenze antisociali e violente, ma non possiamo considerare questi singoli fatti senza tener conto del contesto sociale in cui sono avvenuti. Un contesto spesso e volentieri espulsivo nei confronti dei rom, trattati da sempre come un corpo estraneo da isolare e possibilmente da espellere.

Eppure i bambini rom a cui è stato impedito di entrare a scuola erano ben 90, il che vuol dire che non è vero che i rom, nel loro insieme, sono antisociali e che non hanno intenzione di costruire una civile convivenza con gli altri. Caso mai è vero esattamente il contrario: che c’è un’intenzionalità ben precisa a fare uno sforzo per diventare parte integrante del contesto sociale in cui vivono e che questa intenzionalità si incontra con la volontà da parte di associazioni di italiani che vogliono aiutare i rom in questo sforzo. Sta di fatto però che si parla di rom solo quando avvengono fatti criminosi in cui alcuni di loro sono coinvolti, alimentando così timori e sentimenti discriminatori.

Ma i timori e i sentimenti discriminatori, non dimentichiamolo, sono spesso funzionali a interessi economici che la semplice cronaca dei fatti contribuisce a nascondere e che invece sono la vera causa di ciò che succede. Non è un caso, infatti, che il Municipio responsabile del territorio di Torrevecchia ha già pronto un progetto da 2 milioni di euro per rendere l’area occupata dai rom adatta alla nascita di qualcosa di più remunerativo per qualcun altro, come per esempio un centro sportivo. Chi c’è dietro questo progetto? Chi ci guadagnerà dalla nascita di un centro sportivo, di un centro commerciale o di chissà che altro? Ecco che allora una protesta che abbia il più possibile le sembianze di una sollevazione popolare può essere molto utile per accelerare le procedure. Ma per coinvolgere in poco tempo un buon numero di cittadini in questo tipo di mobilitazioni c’è bisogno di sollecitare qualcosa nel cuore. E su quali sentimenti è più facile soffiare, in questi tipi di mobilitazione, se non su quelli che si basano sulla paura e sul pregiudizio?
E chi sono i più bravi a fare questo? La storia ce lo insegna: sono i fascisti, ridotti anch’essi, nonostante i miti che usano per esaltarsi, a dei poveri burattini.

Roma, 29 novembre 2014

Sul “patto educativo” proposto dal governo: il bastone e la carota

carota.jpeg

Da buon intrattenitore del pubblico, il capo del governo Renzi, sta molto attento ad usare il meno possibile termini che possano avere il sapore del già detto e quindi annoiare la platea. Per cui avverte che la proposta che dovrebbe cambiare il sistema dell’istruzione in Italia non deve essere definita “riforma”, ma “patto educativo”.
A parte però questa quasi ossessiva attenzione allo stile comunicativo, ci sembra proprio che, rispetto alle cosiddette “riforme” del sistema scolastico proposte dai governi precedenti sin dalla fine degli anni ’80, questo “patto” sia in assoluta continuità con i dettami neoliberisti che vogliono la completa aziendalizzazione della scuola.
Inversamente proporzionale alla novità dello stile comunicativo è d’altro canto il metodo della proposta, che ricorda il vecchio sistema del bastone e della carota, che esiste da quando esiste lo sfruttamento dell’uomo sull’uomo.

Se infatti da una parte il patto educativo del nostrano mister Bean promette la carota rappresentata dall’assunzione di 150mila docenti precari entro il 2015, dall’altra agita il bastone del blocco delle condizioni salariali per nove anni, della sostituzione degli scatti di anzianità con i cosiddetti “scatti di competenza” di cui godrebbero solo i più meritevoli, della disponibilità a trasferirsi per lavoro, dell’introduzione della figura del preside-manager che sarà una specie di capo di un’impresa che sceglierà i docenti più adatti al suo progetto, così come farebbe un qualsiasi direttore di azienda.

In altre parole: se si vuole la stabilizzazione dei precari bisogna accettare che la scuola non sia più pubblica, ma definitivamente nelle mani di interessi privati.

Quando infatti si parla, per esempio, di premiare solo i docenti meritevoli, la domanda spontanea che sorge è: chi decide sul merito? Secondo quali parametri? Facilmente si può prevedere che i parametri di valutazione avranno come riferimento degli obiettivi il cui raggiungimento sarà la condizione necessaria per essere valutati come “meritevoli”. Altrettanto facilmente si può prevedere che i suddetti obiettivi saranno dettati non da interessi comuni, ma da interessi privati, col risultato finale voluto: formazione dei docenti e degli studenti al servizio delle aziende. Dove finirà, a questo punto, la libertà d’insegnamento?
Con l’accentramento del potere nelle mani di un preside-manager si conferma poi il quadro generale di annullamento progressivo della rappresentatività, come ben si evince dalle proposte dell’attuale governo riguardo alla legge elettorale. Con questo sistema educativo, che vorrebbe passare per nuovo ma che invece tanto ricorda la scuola dei nostri bisnonni, verranno premiati solo coloro che saranno disponibili, pur di lavorare e di guadagnare qualche decina di euro in più al mese, ad essere sfruttati.
Quali saranno, in sintesi, i risultati di questo “patto educativo” se verrà messo in atto?
– Centralizzazione del potere con conseguente cancellazione di qualsiasi potere decisionale da parte di chi lavora sul campo;
– Potenziamento della meritocrazia che, lungi dall’essere una possibilità di riscatto per i più poveri, ha già dimostrato di essere solo al servizio del mantenimento dello status quo;
– Strumentalizzazione del sistema educativo rendendolo subordinato ad un unico tipo di sapere, quello dettato dalle aziende, e quindi funzionale alla progressiva esclusione di coloro che non si adattano all’ordine sociale esistente.

Sarebbe necessaria una forte opposizione a questo progetto, soprattutto da parte dei sindacati, che dovrebbero sentirsi coinvolti in prima linea. E soprattutto non bisogna accettare la logica del bastone e della carota: la sacrosanta stabilizzazione dei precari è una necessità che non può essere subordinata all’accettazione di tutto il resto del “patto”. Una cosa è il diritto al lavoro, un’altra è la modifica del sistema educativo.
Chi alza i polveroni lo fa nella speranza di poter attaccare la potenziale preda approfittando della sua momentanea cecità. Ma non sempre funziona, perché il vento può cambiare.

Il programma del Forum Europeo 2014 – Oltre l’euro l’alternativa c’è

oltre-euro.jpeg

Siamo oramai alle porte del Forum europeo (Assisi 20-24 agosto 2014). Un’occasione straordinaria per conoscere, confrontarsi e organizzarsi in vista di un’alleanza che, oltre a dire no all’euro e al neoliberismo, si batta per la giustizia sociale, la fratellanza e la liberazione dei popoli.
Presentiamo il programma definitivo delle giornate del Forum.

Per il programma completo clicca qui

OLTRE L’EURO un alternativa all’euro dittatura

OLTRE L’EURO

photophp.jpg

Europee 2014 Spagna: il Partito Umanista raddoppia

e7a96d099f27f13da7ae12b5da359e82_w500.jpeg

di Natale Salvo

Madrid, 29 maggio – Sono state 39 le formazioni politiche che si sono confrontate, in Spagna, nella competizione elettorale per le Europee. Ben 27 di queste, però, han ottenuto percentuali inferiori, per ciascuna, all'1%.

Una “frammentazione” certamente aiutata da una legge, quella iberica, che prevede un sistema elettorale proporzionale puro e alcuna soglia di sbarramento e che garantisce, quindi, una maggiore rappresentanza, nell'Assemblea Parlamentare, di una maggiore ricchezza di idee e di cittadini che si trova il rappresentate più vicino al proprio sentire: se in Italia sono stati, ad esempio, solo 6 i Partiti che han ottenuto seggi (con lo scandalo di Fratelli d'Italia fuori dal Parlamento benché rappresenti oltre un milione di elettori), in Spagna i Partiti ad eleggere dei rappresentati sono stati 10.

L'ultimo ad ottenere il seggio è stato un movimento ecologista (Primavera Europea) che porta, con i propri 299mila voti l'1,9%) un rappresentate a Brusselles. Tutti i risultati spagnoli, con la lista dei partiti presenti, sono consultabili QUI.

D'altro canto lo sbarramento lo si incontra solo in 10 dei 28 paesi europei chiamati alle urne: Grecia (3%), Italia, Svezia ed Austria (4%), Rep. Ceca, Croazia, Slovacchia, Ungheria, Lettonia e Lituania (5%)!

HUMANISTA: UN PARTITO IN CRESCITA

Fra i concorrenti al seggio, anche stavolta, dopo l'esperienza del 2009, il Partito Umanista. E' possibile conoscere questa formazione politica consultando il loro sito web QUI.

Nonostante il risultato finale ottenuto dal movimento arancione non abbia permesso di raggiungere una rappresentanza, fra gli umanisti si respira aria di soddisfazione: il Partito (PH), infatti, nonostante l'elevato numero di competitori, ha raddoppiato il risultato del 2009 raggiungendo i 15.278 voti, ovvero lo 0,09% nazionale.

I risultati, in particolare, sono stati più soddisfacenti a Las Palmas (647 voti, 0,22%), Tenerife (559 voti, 0,20%), Alicante (856 voti, 0,15%), Isole Baleari (424 voti, 0,15%), Pontevedra (497 voti, 0,14%), Madrid (2.687 voti, 0,12%), A Coruna (513 voti, 0,12%). Fra le grandi città, oltre 1.300 voti ottenuti a Barcellona (0,07%) e 1.000 a Valencia (0,09%). Per il dettaglio nazionale si possono consultare i dati QUI.

LA VISIONE POLITICA: TUTTO E' INTERCONNESSO

Arturo Viloria Funtes è il segretario generale e candidato capolista del Partito Humanista (PH), e così, pochi giorni prima del voto, si era espresso, nel corso di un'intervista, sul proprio programma politico: «Lo posso riassumere nella frase: “c'è futuro, se è di tutti e per tutti”. Attualmente l'Unione Europea sta favorendo un processo di accumulazione del capitale e del potere in sempre meno mani, questo processo è disumanizzante, dal momento che sempre più persone sono escluse dalla sanità, l'istruzione, i diritti sociali fondamentali».

Viloria propone un esempio concreto. Quello che sembra il più lontano interesse, difronte ai temi economici e della disoccupazione (oltre il 25% in Spagna) ma che invece, per l'esponente umanista, è strettamente interconnesso: «Anche nella questione dell'immigrazione è un disastro che accade, non si riesce a fermare la migrazione di massa nonostante che aumentino le recinzioni. Finché la grande disuguaglianza tra Africa ed Europa, per esempio, la gente cerca di un'opportunità. Bisogna impegnarsi per lo sviluppo di queste regioni. Inoltre, queste aree sono influenzate dalla politica che persegue, avidamente, il grande business. Se c'è una guerra in Siria, motivata dalla lotta geopolitica per le risorse, come farà la gente a non migrare?».

«Viviamo in un mondo dove tutto ci colpisce – insiste Arturo Viloria - e il futuro che non avremo suddivisione è quindi alcun futuro se è di tutti e per tutti».

Le soluzioni? Per Viloria la soluzione ai nostri problemi è ancora lontana ed, oggi, occorre partire dal piccolo. «Non abbiamo molta fiducia nella possibilità di riformare il sistema politico, ma piuttosto crediamo nella necessità di decentrare il potere e restituirlo ai cittadini con la promozione della democrazia di base, impostata nei quartieri e dove tutti possono unità decidere su questioni che li riguardano. E' da quel livello in cui si può costruire una vera democrazia».

Siamo in Spagna e la giornalista, quindi, chiede l'opinione di Viloria sulla corrida, oggetto, per la inutile crudeltà intrinseca alla manifestazione, di polemiche da parte di sempre maggiori settori dei movimenti animalisti. La risposta ci appare significativa.

«Vediamo che si è sviluppata una consapevolezza in molte persone a rispettare l'ambiente e gli animali che sembra interessante – replica Viloria -, ma vorremmo contribuire a sviluppare una coscienza simile, ma non violenta, in relazione all'essere umano, un rifiuto viscerale di violenza economica, razziale, religiosa, di genere, esercitata da alcuni esseri umani contro gli altri. Questo sarebbe il segnale di un cambiamento culturale verso una società veramente umana. Generare e valorizzare un rifiuto completo contro la guerra è una priorità per noi».

Gisberto Gallucci risponde…….elezioni Prato 2014

Intervista a Gisberto Gallucci e ai candidati sindaci di Prato