Archivio: denuncie

Pena di morte e giustizia negli USA – parliamone con un protagonista

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SIAMO TUTTI GRECI!

SIAMO TUTTI GRECI!
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Il Partito Umanista partecipa alle manifestazioni di mercoledì 11 febbraio 2015 per sostenere il diritto del popolo greco a rinegoziare il debito e abbandonare le politiche di austerity imposte da Commissione Europea, BCE e FMI

In Grecia, come in Italia e in tutta Europa, la sovranità appartiene al popolo, non alla Troika!

I trattati su cui si basano la costruzione dell’Unione Europea e il funzionamento dell’euro hanno consegnato i popoli europei nelle mani della finanza speculativa, instaurando la dittatura delle Banche.

È ora di rompere questi trattati, recuperare la sovranità politica e monetaria e costruire un’Europa democratica, nella quale mai più i diritti delle persone siano calpestati a vantaggio degli interessi di una minoranza avida e spietata.

Oggi siamo tutti greci!

35 milioni di schiavi nel mondo

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03.12.2014 – AgoraVox
35 milioni di schiavi nel mondo (Foto di Fondazione Walk Free)

Di Luca Marchesini

2 dicembre 2014

Pianeta Terra, anno 2014, gli schiavi esistono ancora. Secondo il rapporto della fondazione australiana Walk Free, 35.8 milioni di persone vivono ancora in condizione di schiavitù, nonostante la pratica sia considerata illegale pressoché ovunque. Sono lavoratori che non dispongono della propria libertà, prostitute nelle mani del racket, bambini soldato, lavoratori domestici prigionieri in casa. Rispetto al 2013 i numeri sono saliti del 20%, ma i ricercatori attribuiscono l’impennata ad una maggiore efficienza nella raccolta dei dati.
Il paese dove la schiavitù è più diffusa è la Mauritania, dove il 4% della popolazione ne è vittima e il possesso degli esseri umani è così diffuso e radicato da sembrare quasi normale. In termini assoluti è però l’India a detenere il triste primato, con 14 milioni di esseri umani ridotti in schiavitù, nonostante la pratica sia formalmente vietata da quarant’anni. Seguono la Cina, con oltre tre milioni di persone private della libertà, il Pakistan con 2 milioni e Uzbekistan con 1,2.

Ma gli schiavi non vivono solamente nei paesi in via di sviluppo. In Russia se ne contano più di di un milione e anche “campioni” dell’Occidente come Francia e Stati Uniti non sfuggono alla statistica. Oltralpe nel 2014 sono 8600 e negli USA oltre 60 mila.

E l’Italia? Nel 2014 la Penisola è al 151° posto su 167 paesi considerati, dopo gli Stati Uniti e prima della Germania, con 11.400 persone costrette in stato di schiavitù, circa lo 0,019% della popolazione totale.

Riflessione sulle porcate del “job act”

Sapete cosà passera nel job act : abolizione dell art 18 , ogni azienda sarà libera di licenziare , con cause fittizie, perchè la decisione se giusta causa o no , non spetterà più ad un giudice , ma sarà presa dall’ azienda, videosorveglianza , così che ogni minima cavolata potrà essere interpretatata e impugnata in modo univoco, demansionamento del lavoratore x motivi che l’azienda deciderà in piena autonomia
ma l’omino voleva ridurre la disoccupazione o istaurare un clima di caccia alle streghe ( le strehe siamo noi immolate sul rogo del capitalismo).
Ma è veramente così che questi signori vogliono risolvere la crisi economica e la disoccupazione, non credo sia la strada buona, così facendo si incentiva solo a discriminare i lavoratori , a creare veramente lavoratori di serie a b c………, e si da carta bianca alle aziende per prendere il personale che costa meno, è una politica di diritti al ribasso, e tra l’altro non trovo come possa giovare all’ economia.
Luca Pecchioli – Partito Umanista Pistoia

Sul “patto educativo” proposto dal governo: il bastone e la carota

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Da buon intrattenitore del pubblico, il capo del governo Renzi, sta molto attento ad usare il meno possibile termini che possano avere il sapore del già detto e quindi annoiare la platea. Per cui avverte che la proposta che dovrebbe cambiare il sistema dell’istruzione in Italia non deve essere definita “riforma”, ma “patto educativo”.
A parte però questa quasi ossessiva attenzione allo stile comunicativo, ci sembra proprio che, rispetto alle cosiddette “riforme” del sistema scolastico proposte dai governi precedenti sin dalla fine degli anni ’80, questo “patto” sia in assoluta continuità con i dettami neoliberisti che vogliono la completa aziendalizzazione della scuola.
Inversamente proporzionale alla novità dello stile comunicativo è d’altro canto il metodo della proposta, che ricorda il vecchio sistema del bastone e della carota, che esiste da quando esiste lo sfruttamento dell’uomo sull’uomo.

Se infatti da una parte il patto educativo del nostrano mister Bean promette la carota rappresentata dall’assunzione di 150mila docenti precari entro il 2015, dall’altra agita il bastone del blocco delle condizioni salariali per nove anni, della sostituzione degli scatti di anzianità con i cosiddetti “scatti di competenza” di cui godrebbero solo i più meritevoli, della disponibilità a trasferirsi per lavoro, dell’introduzione della figura del preside-manager che sarà una specie di capo di un’impresa che sceglierà i docenti più adatti al suo progetto, così come farebbe un qualsiasi direttore di azienda.

In altre parole: se si vuole la stabilizzazione dei precari bisogna accettare che la scuola non sia più pubblica, ma definitivamente nelle mani di interessi privati.

Quando infatti si parla, per esempio, di premiare solo i docenti meritevoli, la domanda spontanea che sorge è: chi decide sul merito? Secondo quali parametri? Facilmente si può prevedere che i parametri di valutazione avranno come riferimento degli obiettivi il cui raggiungimento sarà la condizione necessaria per essere valutati come “meritevoli”. Altrettanto facilmente si può prevedere che i suddetti obiettivi saranno dettati non da interessi comuni, ma da interessi privati, col risultato finale voluto: formazione dei docenti e degli studenti al servizio delle aziende. Dove finirà, a questo punto, la libertà d’insegnamento?
Con l’accentramento del potere nelle mani di un preside-manager si conferma poi il quadro generale di annullamento progressivo della rappresentatività, come ben si evince dalle proposte dell’attuale governo riguardo alla legge elettorale. Con questo sistema educativo, che vorrebbe passare per nuovo ma che invece tanto ricorda la scuola dei nostri bisnonni, verranno premiati solo coloro che saranno disponibili, pur di lavorare e di guadagnare qualche decina di euro in più al mese, ad essere sfruttati.
Quali saranno, in sintesi, i risultati di questo “patto educativo” se verrà messo in atto?
– Centralizzazione del potere con conseguente cancellazione di qualsiasi potere decisionale da parte di chi lavora sul campo;
– Potenziamento della meritocrazia che, lungi dall’essere una possibilità di riscatto per i più poveri, ha già dimostrato di essere solo al servizio del mantenimento dello status quo;
– Strumentalizzazione del sistema educativo rendendolo subordinato ad un unico tipo di sapere, quello dettato dalle aziende, e quindi funzionale alla progressiva esclusione di coloro che non si adattano all’ordine sociale esistente.

Sarebbe necessaria una forte opposizione a questo progetto, soprattutto da parte dei sindacati, che dovrebbero sentirsi coinvolti in prima linea. E soprattutto non bisogna accettare la logica del bastone e della carota: la sacrosanta stabilizzazione dei precari è una necessità che non può essere subordinata all’accettazione di tutto il resto del “patto”. Una cosa è il diritto al lavoro, un’altra è la modifica del sistema educativo.
Chi alza i polveroni lo fa nella speranza di poter attaccare la potenziale preda approfittando della sua momentanea cecità. Ma non sempre funziona, perché il vento può cambiare.

Ripudiamo l’azione militare di Israele a Gaza

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Il Partito Umanista Internazionale ripudia l’azione militare di Israele a Gaza e manifesta la sua solidarietà al popolo palestinese, che subisce un’aggressione di inusitata violenza.
Allo stesso tempo denuncia la campagna di disinformazione che ha ostacolato le espressioni di solidarietà in molte parti del mondo, così come la manifesta inattività delle Nazioni Unite.
La comunità internazionale sta cominciando a pretendere chiarezza su quello che, con leggerezza, viene chiamato conflitto israelo-palestinese e che, in realtà, è un’avanzata territoriale di Israele, che ignora qualsiasi considerazione umanitaria.
Ogni volta che si verificano questi reiterati scontri, che dal 2008 sono diventati costanti e riducono progressivamente il territorio di Gaza e Cisgiordania, la maggioranza dei paesi si pronuncia invano in favore di uno Stato Palestinese e del rispetto, da parte di Israele, delle risoluzioni delle Nazioni Unite, violate continuamente. È evidente che con manifestazioni di ripudio ed esortazioni alla pace non si ottiene assolutamente nulla, e che bisogna prendere posizione in modo risoluto di fronte alla manifesta crudeltà del governo israelita.
Noi umanisti esortiamo le persone di buona volontà di tutto il mondo a fare pressione sulle organizzazioni sociali, sindacali, politiche, culturali di cui fanno parte; a sviluppare tutte le azioni necessarie a condannare l’agire violento del governo di Israele; a realizzare azioni di solidarietà con il popolo palestinese; a denunciare la manipolazione mediatica e a fermare questo genocidio.
Allo stesso tempo chiediamo ad Hamas di fermare il lancio di missili. La violenza non si elimina con altra violenza e gli attacchi a Israele costituiscono solo un impedimento alla soluzione del conflitto, mentre stanno provocando, per ritorsione, molta crudeltà verso lo stesso popolo palestinese.

Infine, elogiamo il coraggio delle migliaia di cittadini israeliani che si oppongono alla guerra e agiscono nel proprio paese cercando di fermare il massacro.

Per tutti gli esseri umani che credono nella pace e nella concordia fra le nazioni, c’è una nuova sfida e una nuova impresa: Medio Oriente in convivenza pacifica.

Come volevasi dimostrare: la legge 40 è incostituzionale

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A distanza di 10 anni dalla sua promulgazione, la legge 40 è ormai carta straccia. La Corte costituzionale ha dichiarato incostituzionale la norma che vieta il ricorso alla procreazione medicalmente assistita eterologa.

Al di là dell’argomento specifico, dobbiamo registrare per l’ennesima volta che numerose leggi approvate dal parlamento negli anni passati risultano poi non conformi ai dettami costituzionali, nonostante che ogni volta larghe fette dell’opinione pubblica si fossero opposte proprio per l’incostituzionalità di tali leggi.

Così come è successo per le legge 40 sulla fecondazione eterologa, stesso destino hanno avuto, tanto per citare solo alcuni esempi, la legge elettorale Calderoli, poi denominata “porcellum”, promulgata nel 2005 e la legge Fini-Giovanardi del 2006 che equiparava le droghe leggere a quelle pesanti, creando il principale presupposto per cui oggi ci ritroviamo penitenziari sovraffollati e dove spesso vengono violati i più elementari diritti umani.
In altre parole c’è un partito trasversale, costituito da esponenti politici soprattutto della destra ma non solo, che mal digerisce il fatto che esista una carta costituzionale che garantisce valori democratici fondamentali come l’uguaglianza di tutti i cittadini, la libertà di scelta o la tutela della salute.
Purtroppo questo partito anti-costituzionale annovera tra le proprie fila anche esponenti dell’attuale sinistra di governo. Infatti la proposta di nuova legge elettorale, detta Italicum, fatta dal segretario del PD, nonché capo del governo, Renzi, in accordo proprio con quel Berlusconi così allergico ai dettami costituzionali, presenta numerosi elementi di livello incostituzionale ancora maggiore rispetto alla legge Porcellum che dovrebbe sostituire e che è già stata bocciata dalla corte costituzionale. Nulla ci impedisce di prevedere che, passati alcuni anni, anche questa proposta, nel caso diventasse legge dello stato, sarà giudicata costituzionalmente illegittima.
In sintesi c’è chi ha tramato e continua a tramare contro la voglia di democrazia di questo paese e che non perde occasione per far diventare carta straccia la Costituzione.
E siccome questa Costituzione è nata dalla lotta antifascista, non abbiamo alcun timore nel definire antidemocratici questi esponenti politici, di qualunque partito essi facciano parte.
La bocciatura della legge 40 dimostra ancora una volta che i diritti umani non si possono aggirare e che chi vuole aggirare la Costituzione è solo un fascista che non sopporta l’idea che un popolo possa essere sovrano di se stesso.

Sulla nuova legge elettorale – Comunicato stampa – Per un Altra Pistoia

COMUNICATO
La nuova legge elettorale ha iniziato il suo iter con l’approvazione in Parlamento dei primi punti fondanti.
La nostra valutazione in proposito è assolutamente negativa e si basa su alcuni convincimenti che qui sintetizziamo: la nostra Costituzione è stata costruita subito dopo la caduta del regime fascista ed ha conseguentemente avuto aspetti essenziali:
– è nata dall’accordo fra le migliori menti di diverse ideologie;
– ha rispettato le minoranze (si veda il ruolo di Calamandrei);
– ha organizzato un chiaro bilanciamento dei poteri che potesse troncare ogni tentativo di tornare all’assolutismo.

Tutto ciò per costruire una vera democrazia di forma e di sostanza.

L’attuale disegno di legge elettorale scalza tutto l’impianto suddetto:
– nega le preferenze (eppure già c’era stato un referendum in proposito, ora del tutto disatteso);
– le soglie d’accesso raddoppiate e il premio di maggioranza distorcono in modo sostanziale la volontà degli elettori;
– impedisce l’espressione dei piccoli partiti (con meno dell’8 % il partito non passa; in coalizione con meno del 4.5% il gruppo non entra);
– impone il bipartitismo e conduce a formare una maggioranza artificiale controllata da un partito unico;
– elimina una camera con la scusa del risparmio quando si potrebbe raggiungere lo stesso scopo tagliando gli emolumenti di senatori e deputati (ovviamente anche di dirigenti vari, ma questo è un argomento che andrebbe trattato a sé, vedasi il concetto di eguaglianza);
– è stato concordato con una persona condannata in via definitiva e interdetta da incarichi pubblici.

È per noi molto strano che gli italiani non reagiscano energicamente visto quanto sta accadendo.

Per un Altra Piatoia

Giornata “delle memorie”

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Oggi si ricorda il giorno della Memoria, ma bisognerebbe ricordare simili crimini contro TUTTA l’umanità tutti i giorni della nostra vita.
Ricordare non solo gli orrendi crimini perpetuati durante il nazi-fascismo di ,milioni di persone discriminati e uccisi solo perché “diversi” ( ma diversi da cosa ) ,ebrei,rom, disabili,omosessuali ,oppositori, disertori, ma ricordare anche le molteplici violenze in tutte le parti del mondo, basti ricordare i numerosi stermini “dimenticati”, basti ricordare il massacro del Ruanda, i milioni di morti in URSS durante la dittatura di Stalin, in ex-jugoslavia,in Palestina dove milioni di esseri umani vengono perseguitati ed uccisi solo perché rivendicano il diritto di restare sulla loro terra, e molti altri crimini e guerre dimenticate per convenienza e connivenza.
Ma ancor più bisogna combattere “l’ignoranza” e la paura e l’odio per il “diverso” o lo “straniero” che s’insinua nella nostra società in noi stessi che con orgoglio ci definiamo anti-razzisti,ma appena sbarcano immigrati che scappando da guerre ( molte volte fomentate direttamente o per interessi economici da noi occidentali), o persone ch scappano da situazioni disperate, siamo i primi a dire “rimandiamoli a casa”,……..anche questo è MEMORIA.

Luca Pecchioli – Partito Umanista Pistoia

Gli illusionisti

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La “falsa” abrogazione del reato di clandestinità –

A che serve far finta di aver abrogato il reato di clandestinità quando la legge Bossi-Fini è ancora in vigore?
Ancora una volta si fa finta di aver risolto un problema senza affrontarlo alla radice.

Chiaramente il fatto che un migrante che entra per la prima volta nel nostro paese senza autorizzazione non venga più considerato un reato, ma solo un illecito amministrativo, è di per sé positivo. Ma in questo modo si conferma semplicemente ciò che già era previsto dalla legge Bossi-Fini prima delle modifiche in senso repressivo apportate nel 2009 dal pacchetto-sicurezza dell’allora ministro dell’interno Maroni.

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