Archivio: petizioni

La democrazia reale non ce la regalano, ottenerla dipende da noi

Partito Umanista
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L’essere umano come valore centrale Una sintesi del pensiero umanista in campo sociale è “Niente al di sopra di un essere umano e nessun essere umano al di sotto di un altro”. Questo conduce, nella pratica, a lottare per la piena realizzazione dei diritti umani contenuti nella Dichiarazione Universale del 1948 e a pretendere una società in cui a ogni persona vengano garantiti libertà di scelta, salute ed educazione gratuite, casa e mezzi di sussistenza adeguati, senza distinzioni di nazionalità, sesso, età, religione e condizione sociale. Nonviolenza attiva Il PU rifiuta ogni tipo di violenza, da qualsiasi parte provenga e qualunque sia la sua giustificazione. La nonviolenza come metodologia d’azione, unita all’organizzazione, costituisce per gli umanisti la forma di lotta più efficace. Propugna il disarmo e il dialogo come mezzo per la soluzione dei conflitti nazionali e internazionali; si oppone alle “guerre umanitarie”; denuncia il pericolo della corsa al riarmo nucleare. Un’alternativa al sistema neoliberista Il Partito Umanista sostiene la necessità di mettere radicalmente in discussione l’intero sistema neoliberista dalle sue radici: la relazione tra capitale e lavoro e la speculazione finanziaria, che è la base instabile e aleatoria di questo sistema. Non discriminazione Il PU sostiene l’uguaglianza di tutti gli esseri umani e propugna il riconoscimento e il rispetto delle diversità personali e culturali, considerandole una ricchezza e lotta perché tra tutti gli esseri umani esista una reale parità di diritti e di opportunità. Pertanto si oppone alle restrizioni all’immigrazione, propone il riconoscimento della parità di diritti tra immigrati e cittadini italiani e aspira alla realizzazione di un modello di società interculturale. Libertà di scelta e democrazia reale Solo a partire dalla possibilità di scegliere veramente tra le condizioni in cui si trova a vivere, l’essere umano conquista la sua dimensione reale. La possibilità di scelta tra i diversi campi dell’attività umana è quindi l’unica, concreta espressione di libertà. Pertanto il PU si oppone a ogni forma di autoritarismo e di monopolio. Nel campo politico questa aspirazione si traduce nell’esistenza di vere opzioni, passando dalla democrazia formale a una democrazia reale e partecipativa, in cui ogni cittadino abbia la possibilità di influire sulle scelte che lo riguardano. Per passare dalla democrazia formale a quella reale, è anzitutto necessario realizzare un maggiore e concreto decentramento degli organismi decisionali; abilitare forme di consultazione permanente della popolazione, utilizzando le possibilità offerte dalla tecnologia informatica, consultazioni che abbiano valore vincolante e non quello di meri sondaggi manipolabili; produrre così una riduzione del potere decisionale degli eletti, il cui ruolo dovrà essere solo di coordinare e di implementare le scelte fatte dai cittadini; disporre comunque di un sistema elettorale che tuteli le minoranze e garantisca una reale rappresentanza a tutte le forze politiche; nel frattempo promulgare una legge di responsabilità politica, che obblighi gli eletti a mantenere le promesse elettorali, pena la perdita della carica.

www.partitoumanista.it/

firma la petizione

Petizione internazionale urgente su Fukushima

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A: Shinzo Abe, Primo Ministro del Giappone

Toshimitsu Motegi, Ministro dell’Economia, Commercio e Industria

Shunichi Tanaka, Presidente, Autorità di Regolamentazione Nucleare (NRA)

Petizione internazione urgente per un’azione immediata sugli scarichi radioattivi incontrollati dell’Impianto Nucleare della Tepco di Fukushima

•Questo non è chiaramente il momento giusto, in Giappone, di far ripartire gli impianti nucleari o l’esportazione della tecnologia nucleare

•L’oceano, fonte di vita, non deve essere ulteriormente contaminato

Con la presente petizione chiediamo al governo nazionale giapponese e agli enti collegati di intraprendere le seguenti misure.

1. Chiarire la responsabilità del governo giapponese relativamente agli scarichi radioattivi nell’oceano. Totale concentrazione sul modo di affrontare la questione, e sospensione di tutte le attività volte al riavvio delle centrali nucleari in Giappone e all’esportazione di reattori nucleari in altri paesi. I nuovi standard giapponesi delle norme di regolamentazione post-Fukushima non prendono in considerazione la possibilità di fuoriuscite radioattive incontrollate nell’oceano. Gli applicativi in elaborazione per il riavvio degli impianti nucleari in Giappone possono portare a ulteriori rilasci incontrollati e devono essere sospesi.

2. Implementare il massimo impegno per prevenire ulteriori contaminazioni del mare. Installare serbatoi più robusti e duraturi per lo stoccaggio dell’acqua contaminata al fine di evitare perdite. Lo scarico deliberato del contenuto dei serbatoi di acqua radioattiva nell’oceano non deve assolutamente essere consentito.

3. Riunire le conoscenze di esperti indipendenti che non abbiano interessi personali all’interno del Giappone e a livello internazionale (ad esempio competenze interne ed internazionali indipendenti) e garantirne la loro messa in pratica.

4.Assicurare la trasparenza. Effettuare tutte le riunioni governative riguardanti questo problema pubblico, comprese le riunioni del Comitato per le Contromisure alla Contaminazione degli Scarichi Radioattivi del Ministero dell’Economia, Commercio e Industria. Effettuare immediatamente una valutazione pubblica sulla proposta strategia della parete di ghiaccio.

5.Ritrattare le seguenti dichiarazioni fatte dal Primo Ministro Abe al Comitato Olimpico Internazionale (IOC): “La situazione è sotto controllo”, “Gli effetti degli scarichi (radioattivi) all’interno del porto dell’impianto nucleare di Fukushima Daiichi sono completamente bloccati”.

Per aggiungere il tuo nome a questa petizione, completa per favore il seguente formulario.

Tutti i campi contrassegnati da * devono essere compilati.

Si prega di verificare le informazioni e cliccare Invio.

Termine della petizione: 9 ottobre

Gli scarichi radioattivi incontrollati nell’ambiente marino a seguito dell’incidente nucleare all’impianto Fukushima Daiichi della Tepco sono allarmanti. E’ essenziale intraprendere misure urgenti per fermare le perdite a livello di falda e affrontare l’alto livello di contaminazione che fuoriesce dai serbatoi di stoccaggio.

Questa situazione è così seria che si può quasi dire che è avvenuto un altro grave incidente.

Sono ancora da mettere in atto contromisure per contenere efficacemente la fuoriuscita dell’acqua utilizzata per raffreddare il combustibile fuso rimasto nei reattori. Ci sono seri dubbi circa l’efficacia tecnica ed economica della strategia del muro di ghiaccio proposta.

L’oceano, fonte della vita, non deve essere ulteriormente contaminato. Questa è un serio problema internazionale. Coloro che pescano per la propria sussistenza stanno alzando le loro voci con rabbia contro questa contaminazione degli oceani.

E ‘assolutamente evidente che la Tepco non è in grado di affrontare questa situazione. Ma il governo giapponese non sta prendendo di petto i problemi. Invece, le autorità di regolamentazione nucleare stanno stanziando la loro manodopera per processare applicazioni su utenze elettriche al fine di riavviare le loro centrali nucleari. Il Ministero dell’Economia e del Commercio continua a tenere incontri riservati a porte chiuse con l’industria, fornendo mercati alle imprese per ottenere contratti. Inoltre, il Primo Ministro Abe vola in giro per il mondo giocando a fare il bravo venditore per l’esportazione di reattori nucleari dal Giappone.

Per affrontare questa urgente situazione, il governo deve ora fare attivamente ricorso alle competenze internazionali e offrire il massimo sforzo per impedire ulteriori scarichi radioattivi incontrollati nell’oceano.

Viene considerata la possibilità di rilasciare parte della radioattività nell’oceano dopo il trattamento dell’acqua contaminata. Questo deve essere evitato a ogni costo. Non ci deve essere nessuna immissione deliberata nell’Oceano Pacifico.

Questo non è chiaramente il momento giusto, per il Giappone, di far ripartire gli impianti nucleari o l’esportazione di tecnologia nucleare.

Il Primo Ministro Shinzo Abe, quando ha affrontato la questione degli scarichi radioattivi presso il Comitato Olimpico Internazionale (IOC), ha dichiarato che “la situazione è sotto controllo”. “Gli effetti degli scarichi (radioattivi) ) all’interno del porto dell’impianto nucleare di Fukushima Daiichi sono completamente bloccati”. Al contrario, l’acqua contaminata continua a perdere ogni giorno, le misure del governo per affrontare il problema sono tristemente inadeguate, e l’entità degli effetti degli scarichi radioattivi incontrollati sono sconosciuti. Le affermazioni del Primo Ministro Abe, pertanto, sono infondate.

Contatti:

Green Action

Suite 103, 22-75 Tanaka Sekiden-cho, Sakyo-ku, Kyoto 606-8203 Japan

E-mail: info@greenaction-japan.org

Organizzazioni che promuovono la petizione:

Green Action, Greenpeace Japan, FoE Japan, Mihama-no-Kai, Fukuro-no-Kai, Lawsuit Group to Shut Down the Ohi Nuclear Power Plant, The Nuclear Regulation Authority Citizen Watchdog

Siria: le bombe non servono

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Partito Umanista – 28 agosto 2013 –
Non sarebbe una vera e propria guerra, ma un “colpo”, quello che Stati Uniti e alleati starebbero per mettere in atto in Siria, il cui regime sarebbe colpevole di aver usato armi chimiche contro l’opposizione lo scorso 21 agosto a Damasco. Un colpo mirato per punire Bashar al-Assad per aver usato armi che sarebbero state messe al bando da tutti i paesi della comunità internazionale.
Quanta ipocrisia possiamo rintracciare in questa differenza di definizione tra guerra e colpo?

Quanta ipocrisia possiamo rilevare nelle parole del segretario di stato americano John Kerry che, per conto di Obama e per convincere un’opinione pubblica americana che al 60% sarebbe contraria ad un intervento, parla della necessità di reagire contro un’“oscenità morale”?
Basterebbe ricordare che sin dal lontano 1963 è in vigore in Siria uno stato di emergenza che soffoca tutte le libertà, anche mediante la tortura che, istituzionalizzata, è stata eretta a sistema di governo. E che cos’è questa, se non un’oscenità morale?
Eppure, nonostante ciò, l’amministrazione americana negli anni 2000, della “guerra globale al terrorismo” non si è fatta alcuno scrupolo nel proporre al governo siriano di partecipare al programma di subappalto della tortura definito “extraordinary rendition”, pratica messa ripetutamente in atto soprattutto dalla CIA.
Ma il regime siriano, all’ombra di un antimperialismo sempre più di facciata che di sostanza, non si è mai negato nell’instaurare rapporti con le grandi potenze. Con la Russia, che attualmente si oppone ad un intervento armato in Siria, ha stabilito relazioni bilaterali ben solide fin dagli anni ’50: negli ultimi anni ci sono stati investimenti russi in Siria a suon di miliardi di dollari e le forze armate siriane si prestano ben volentieri a fare da cavia per testare la tecnologia delle armi che la Russia continua a vendere in modo ininterrotto.
Un intervento armato in Siria risponderebbe anche alle pressioni di altri paesi della regione, come il Qatar, l’Arabia saudita e la Turchia, che non vedono l’ora di creare problemi all’Iran, che ha nella Siria l’unico alleato arabo e che gli garantisce i canali di approvvigionamento di Hezbollah, i cui combattenti, insieme alle milizie sciite, si sono subito arruolati a fianco del regime di Assad.
Anche le caratteristiche di questo eventuale intervento armato destano non poche preoccupazioni. Infatti, siccome sarà difficile ottenere una risoluzione ONU, vista l’opposizione della Russia, si profila un intervento della Nato stile “Kosovo” nel 1999, un modello di intervento che a suo tempo, alimentato da una virulenta strumentalizzazione dei fatti e da una spietata manipolazione dell’informazione e dopo nemmeno 3 mesi di bombardamenti eseguiti all’insegna del “dovere d’ingerenza umanitaria”, ebbe come risultato solo devastazione e disgregazione, contraddicendo qualsiasi autentica ragione “democratica” o “umanitaria”.
Ognuno dei protagonisti in campo, compreso il brutale regime di Assad, per decenni e decenni ha risposto solo ai propri interessi.
Ciò che auspichiamo è che finalmente siano gli interessi del popolo siriano, gli unici interessi per cui varrebbe muoversi, a prevalere. Interessi che non passano certamente per un intervento armato, che sicuramente provocherebbe per l’ennesima volta solo un massacro di innocenti.

Auspichiamo che qualsiasi risoluzione passi attraverso le Nazioni Unite mediante il massimo sforzo per scongiurare l’interventi delle armi e al fine di trovare una soluzione senza il sacrificio di altre vite umane.
Auspichiamo, inoltre, che cresca la consapevolezza che alla radice dell’attuale situazione drammatica della Siria c’è soprattutto l’indifferenza, se non un tacito avallo, verso la violenza di un regime che ha stravolto per decenni questo paese, nell’illusione che la collusione con un regime di tal genere potesse durare in eterno a garantire la stabilità di una regione come quella del Medio Oriente.

Israele: l’obiettore di coscienza che vuole la pace

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Il 19 novembre 2012 il giovane israeliano di Haifa Natan Blanc, diciannove anni, si è presentato all’ufficio di leva dell’Esercito israeliano ed ha informato le autorità militari del suo rifiuto di indossare la divisa. E’ stato immediatamente imprigionato in un carcere militare per dieci giorni. Scaduti i dieci giorni è stato riportato al centro di reclutamento e ha rinnovato il suo rifiuto. Questo è avvenuto per sette volte, l’ultima il 26 febbraio, quando Natan si è rifiutato ancora di arruolarsi e gli sono stati inflitti altri 20 giorni di prigione. Il 20 marzo raggiungerà i 116 giorni di carcere.

Egli è sostenuto dal movimento “Yesh Gvul” ( “C’è un limite”), noto per aver praticato in passato le azioni individuali e collettive di rifiuto selettivo del servizio militare nei territori occupati da Israele fin dalla guerra in Libano nel 1982 e poi durante le due intifade del 1987-1993 e del 2000-2005. C’è bisogno che la notizia sia diffusa a livello internazionale e che le ambasciate israeliane sappiano che Natan gode di sostegno e solidarietà! Difficile praticare l’obiezione di coscienza in un paese che fin da quando si è costituito ha dovuto lottare per la sopravvivenza, ma queste azioni possono essere luci che cercano di rischiarare un percorso di contatti e solidarietà tra giovani israeliani e palestinesi e i giovani che ancora si stanno battendo in molti paesi arabi, in Egitto, Tunisia, Siria e in Iran per la libertà di espressione e di coscienza.

Ma ecco le parole di Natan:
Ho cominciato a pensare al rifiuto del servizio militare durante l’operazione “Piombo fuso” nel 2008. L’ondata di militarismo aggressivo che ha investito il mio paese, le espressioni di odio reciproco e gli sterili discorsi sulla repressione del terrorismo e la creazione di effetti deterrenti sono stati la prima molla che ha provocato in me il rifiuto.

Oggi, dopo quattro anni di terrore senza un processo politico di negoziati di pace e senza pace a Gaza e a Sderot, è chiaro che il governo Netanyahu, come prima Olmert, non è interessato a trovare una soluzione, ma a mantenere la situazione così com’è. Dal loro punto di vista non c’è nulla di sbagliato nell’operazione “Piombo fuso 2” e nel rifarla tre, quattro, cinque e sei volte. Così parleremo sempre di deterrenza, di terroristi ammazzati, delle vite di civili perdute e prepareremo il terreno per una generazione piena di odio da entrambe le parti.

Come rappresentanti del popolo i membri del governo eletto non hanno nessun impedimento a presentare la loro visione per il futuro del paese, a continuare con questa spirale di sangue senza che se ne veda una fine, ma noi come cittadini abbiamo il dovere morale di non partecipare a questo cinico gioco.

Questa è la ragione del mio rifiuto della leva militare.
Facciamogli sentire la nostra solidarietà scrivendogli a questo indirizzo:

Natan Blanc

MA 7571368

DZ 01860

Israel Defence Forces

Israel

Questo è il link che documenta le manifestazioni in suo favore:
http://www.yairgil.com/121215-atlit/

ACQUA BENE COMUNE

È partita in Italia la raccolta delle firme online dell’Iniziativa dei Cittadini Europei (ICE) per l’acqua pubblica.
Clicca qui per firmare l’ICE – Acqua bene comune
Leggi qui che cos’è l’ICE
Leggi il testo della petizione
La petizione
L’acqua e i servizi igienico-sanitari sono un diritto umano! l’acqua è un bene comune, non una merce!

Esortiamo la Commissione europea a proporre una normativa che sancisca il diritto umano universale all’acqua potabile e ai servizi igienico-sanitari, come riconosciuto dalle Nazioni Unite, e promuova l’erogazione di servizi idrici e igienico-sanitari in quanto servizi pubblici fondamentali per tutti. La legislazione dell’Unione europea deve imporre ai governi di garantire e fornire a tutti i cittadini, in misura sufficiente, acqua potabile e servizi igienico-sanitari. Chiediamo che:

1.le istituzioni dell’Unione europea e gli Stati membri siano tenuti ad assicurare a tutti i cittadini il diritto all’acqua potabile e ai servizi igienico-sanitari;

2.l’approvvigionamento in acqua potabile e la gestione delle risorse idriche non siano soggetti alle “logiche del mercato unico” e che i servizi idrici siano esclusi da qualsiasi forma di liberalizzazione;

3. l’UE intensifichi il proprio impegno per garantire un accesso universale all’acqua potabile e ai servizi igienico-sanitari.

clicca qui per firmare l’ICE – acqua bene comune

http://www.acquapubblica.eu/

“Bruciare col napalm gli extracomunitari”: CHIEDIAMO LE DIMISSIONI DELL’ASSESSORE DI LEGA NORD UMBERTO BALLABIO – FIRMA ORA

Vai a questo sito per firmare questa petizione e per dire no a questi razzisti xenofobi……..animali di merda

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    Dopo le 1.000 firme raggiunte in nemmeno una settimana per le dimissioni di Mauro Aicardi, il consigliere comunale leghista di Albenga (Savona), che ha condiviso il pensiero-choc all’interno di un gruppo su Facebook scrivendo: “Per gli immigrati servono i forni” e che ora è indagato dalLa Procura, si pronuncia in maniera simile ma non meno allarmante e grave Umberto Ballabio, l’Assessore ai Servizi Sociali e Politiche Abitative di Comune di Giussano, Provincia di Monza e della Brianza – Regione Lombardia. dicendo: “Bruciare col napalm gli extracomunitari. Gli extracomunitari che non pagano andrebbero bruciati col napalm”.
    La dichiarazione choc è stata riportata dall’opposizione durante un Consiglio comunale mentre in aula si stava parlando delle case popolari e l’Assessore Ballabio è intervenuto dicendo che per gli stranieri morosi ci vorrebbe il napalm per bruciarli.
    Come quella di Aicardi a gennaio 2012 anche questa rappresenta una gravissima offesa per noi Immigrati che ci sentiamo anche Italiani perché studiamo. lavoriamo e paghiamo tutte le tasse onestamente in Italia contribuendo così ad un’Economia più ricca del paese, ad una cultura multietnica ed europea e di reciproco Rispetto. Questa frase del Consigliere comunale leghista del Comune di Giussano esprime un esplicito e profondo disprezzo e l’istigazione razziale nei nostri confronti.
    Per questo motivo chiediamo le immediate dimmisioni di Umberto Ballabio, l’Assessore ai Servizi Sociali e Politiche Abitative del Comune di Giussano.
    Obiettivo: Dopo una raccolta firme di almeno 1.000 firme si chiederanno le dimissioni del consigliere comunale leghista del Comune di Giussano Umberto Ballabio, altrimenti si farà una denuncia per la discriminazione verso gli Immigrati. Intanto chiediamo le sue dimissioni.
    Se non di dovesse dimettere si scriverà al Presidente delLa Repubblica Giorgio Napolitano per un suo eventuale intervento viste le sempre più presenti proposte della Lega nord identiche a quelle dei campi di concentramento in Auschwitz, un’epoca che segna una profonda vergogna umana finita, sperasi per sempre.
    Vi invito a firmare e condividere.
    Grazie.

    Aleksandra Matikj

    Genova,
    9 maggio 2012

Difendiamo il risultato referendario messo a rischio dai progetti di liberalizzazione del governo Monti. Firma l’appello per difendere l’acqua bene comune e la democrazia

FIRMA E FAI FIRMARE CLICCANDO QUI

APPELLO

“GIU’ LE MANI DALL’ACQUA E DALLA DEMOCRAZIA!”

    Il 12 e 13 giugno scorsi 26 milioni di donne e uomini hanno votato per l’affermazione dell’acqua come bene comune e diritto umano universale e per la sua gestione partecipativa e senza logiche di profitto.

    Le stesse persone hanno votato anche la difesa dei servizi pubblici locali dalle strategie di privatizzazione: una grande e diffusa partecipazione popolare, che si è espressa in ogni territorio, dimostrando la grande vitalità democratica di una società in movimento e la capacità di attivare un nuovo rapporto tra cittadini e Stato attraverso la politica.

    Il voto ha posto il nuovo linguaggio dei beni comuni e della partecipazione democratica come base fondamentale di un possibile nuovo modello sociale capace di rispondere alle drammatiche contraddizioni di una crisi economico-finanziaria sociale ed ecologica senza precedenti.

    A questa straordinaria esperienza di democrazia il precedente governo Berlusconi ha risposto con un attacco diretto al voto referendario, riproponendo le stesse norme abrogate con l’esclusione solo formale del servizio idrico integrato. Adesso, utilizzando come espediente la precipitazione della crisi economico-finanziaria e del debito, il Governo guidato da Mario Monti si appresta a replicare ed approfondire tale attacco attraverso un decreto quadro sulle strategie di liberalizzazione che vuole intervenire direttamente anche sull’acqua, forse addirittura in parallelo ad un analogo provvedimento a livello di Unione Europea che segua la falsariga di quanto venne proposto anni addietro con la direttiva Bolkestein. In questo modo si vuole mettere all’angolo l’espressione democratica della maggioranza assoluta del popolo italiano, schiacciare ogni voce critica rispetto alla egemonia delle leggi di mercato ed evitare che il “contagio” si estenda fuori Italia.

    Noi non ci stiamo.

    L’acqua non è una merce, ma un bene comune che appartiene a tutti gli esseri viventi e a nessuno in maniera esclusiva, e tanto meno può essere affidata in gestione al mercato.

    I beni comuni sono l’humus del legame sociale fra le persone e non merci per la speculazione finanziaria. Ma sorge, a questo punto, una enorme e fondamentale questione che riguarda la democrazia: nessuna “esigenza” di qualsivoglia mercato può impunemente violare l’esito di una consultazione democratica, garantita dalla Costituzione, nella quale si è espressa senza equivoci la maggioranza assoluta del popolo italiano.

    Chiediamo con determinazione al governo Monti di interrompere da subito la strada intrapresa.
    Chiediamo a tutti i partiti, a tutte le forze sociali e sindacali di prendere immediata posizione per il rispetto del voto democratico del popolo italiano.
    Chiediamo alle donne e agli uomini di questo paese di sottoscrivere questo appello e di prepararsi alla mobilitazione per la difesa del voto referendario.

    Oggi più che mai, si scrive acqua e si legge democrazia.

    Forum Italiano dei Movimenti per l’Acqua

TRAFFICO DI ARMI, IPOCRISIA MORTALE

Era noto a tutti che in alcuni paesi del Medio Oriente e dell’Africa del Nord i diritti umani venissero violati sistematicamente. Anzi, questo era uno dei motivi principali per cui in alcuni paesi, come l’Egitto, la Tunisia e la Libia, si sono poi verificate le rivolte popolari che hanno messo in discussione poteri decennali. Eppure, nonostante tutto ciò fosse assolutamente evidente, alcuni paesi, tra cui l’Italia, hanno continuato a favorire il trasferimento di armi proprio in quei luoghi, fornendo i governi di un potenziale distruttivo tale da determinare migliaia di vittime nella feroce repressione attuata nei confronti di chi voleva ribellarsi.
Lo rivela un dossier di Amnesty International intitolato “Trasferimenti di armi in Medio Oriente e Africa del Nord: le lezioni per un efficace Trattato sul commercio di armi”, che esamina le esportazioni verso Bahrein, Egitto, Libia, Siria e Yemen a partire dal 2005.
Alla luce di questi fatti fanno come minimo sorridere le dichiarazioni di solidarietà che i governi di paesi come Francia, Germania, Italia, Regno Unito, Russia e Stati Uniti hanno rilasciato nei confronti dei popoli che si sono ribellati e contro cui i rispettivi regimi hanno messo in atto violente repressioni usando le armi acquistate proprio da quei paesi.
Risultano quanto meno ridicoli, in particolare, gli esponenti di tutti i partiti politici italiani: ci vuole proprio una bella faccia tosta nel fare a gara a chi si scaglia con più veemenza contro quell’esigua minoranza di violenti che ha provocato gli scontri della manifestazione del 15 ottobre a Roma, mentre non hanno alcun problema quando si tratta di favorire affari miliardari tramite il traffico di armi.
Quanta ipocrisia! Per non perdere consenso danno questo spettacolo indecoroso di stracciarsi le vesti per qualche cassonetto incendiato e qualche vetrina rotta, mentre nel contempo dimostrano assoluta indifferenza verso le migliaia di morti provocate dall’uso delle armi che hanno venduto.
Con queste classi politiche non c’è trattato sul commercio di armi che tenga. Nessun trattato verrà mai rispettato, nessun controllo sarà mai rispettato, se l’interesse degli attuali governi è più incentrato sugli affari economici che sui diritti umani. Le guerre, d’altronde, sono state sempre dei buoni affari.
L’unica soluzione sta nell’inversione totale degli interessi primari e se queste classi politiche non sono capaci di attuare questa inversione devono solo andarsene e anche al più presto, perché continueranno a distruggere vite umane, minacciando la sicurezza globale molto di più del terrorismo internazionale che dichiarano di voler combattere.

Carlo Olivieri
umanista

Raccolta firme contro il parcheggio in S Bartolomeo

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Sabato 23 con un banchetto sul mercato al palazzo Balì il Comitato “NO AL PARCHEGGIO SOTTERRANEO” inizia la campagna di raccolta firme su una appello, o petizione o chiamamola come ci pare, da presentare al sindaco.
E’ una delle tante iniziative che andremo a prendere per dimostrare la nostra opposizione ad un progetto che devasta con un aumento esponensiale del traffico tutta la zona orientale di Pistoia, con particolare riferimento al quartiere di San Marco. Ma assai più grave la devastazione idrogeologica a cui indirizza la nostra bellissima città.
Vi raccomandiamo di voler diffondere questo messaggio e di voler venire a porre la vostra firma

    MOTIVI PER DIRE NO AL PARCHEGGIO SOTTERRANEO !

E’ un dato oramai acquisito non solo in Italia, ma bensì in tutta Europa. Tutte le città, piccole o grandi che siano, storico-artistiche e con vocazione turistica tendono a liberare i centri storici dal traffico veicolare. Non comprendiamo le motivazioni che spingono l’Amministrazione della nostra città a dirigersi in senso contrario a questa pratica oramai diffusa. Il Parcheggio Sotterraneo a ridosso del Complesso Monumentale dell’ex Monastero di san Bartolomeo è un grosso attrattore di traffico veicolare.
Questo significa un grosso aggravamento della qualità della vita per tutti i residenti della zona orientale, in particolar modo del quartiere di San Marco, della città, sottoposto ad un incremento esponenziale del traffico veicolare.
In Italia, tutti sappiamo quanto oggi sia devastante il degrado idrogeologico prodotto da scelte scelerate in nome di un progresso senza limiti. L’eventuale prosciugamento della falda di superficie che tale opera tende a produrre non osiamo pensare cosa potrà causare. Ovverosia il progressivo scivolamento della collina in cui si sviluppa Piazza duomo verso la sottostante zona di San Bartolomeo.
Intendiamo inoltre rigettare le pretese dell’Amministrazione di far accettare questo progetto come unica ipotesi per la pedonalizzazione di via e piazza san Bartolomeo, nonché per la riqualificazione della zona con la creazione di una area a verde. Queste affermazioni vogliamo chiamarle con il loro vero nome:RICATTO nei confronti dei residenti.
Per la pedonalizzazione di via e piazza San Bartolomeo abbiamo già presente un parcheggio dietro l’abside della chiesa che può ospitare i 50 stalli presenti in zona, con un intervento leggero e poco costoso, senza dover costruire (chissà il perché) 320 posti auto, inutili per l’uopo. Non necessari neppure in una ottica di ampliamento delle capacità di parcheggio in quanto tra due anni si libererà il parcheggio interno dell’Ospedale del Ceppo (340 posti-auto), che si aprirà alla città.
Per la riqualificazione della zona, pensiamo possa bastare la volontà di recuperarla e attuare un piano dove sia previsto il parcheggio dietro la chiesa e il mantenimento dell’alberatura secolare attuale, che invece il progetto del Parcheggio Sotterraneo non prevede. Anzi sono di intralcio e molti verranno abbattuti.
I cittadini firmatari di questo appello intendono invitare l’Amministrazione Comunale a non voler autorizzare nessun progetto di Parcheggio Sotterraneo in zona San Bartolomeo. Contemporaneamente vogliamo che si proceda alla pedonalizzazione della Piazza san Bartolomeo secondo questa nostra proposta, oltretutto già presente nel Piano Particolareggiato per il Centro Storico redatto dall’arch. Cervellati.
Nel rispetto del tanto decantato concetto di Pistoia città del verde e non del cemento.

Referendum 2011 – Perche votare SI!

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Il 12 e il 13 Giugno 2011, i cittadini saranno chiamati ad esprimersi su quattro importantissimi quesiti referendari. Per essere validi, è necessario che il 50% + 1 degli elettori si rechi alle urne.

In 2 quesiti referendari (schede rossa e gialla) si tratta della difesa del bene comune primario, l’acqua: negli ultimi anni, le recenti politiche, stanno regalando l’acqua alle multinazionali affinché si arricchiscano alle spalle dei cittadini.
VOTA SI, per dire NO ALLA PRIVATIZZAZIONE DELL’ACQUA, per difendere i servizi pubblici locali, per difendere i beni comuni, affinché nessuno possa lucrare su un bene di prima necessità che è patrimonio di tutti.

In un altro quesito referendario (scheda grigia) si tratta del nucleare: altro grandissimo business, che però ha dimostrato tutta la sua pericolosità, da Chernobyl a Fukushima, e che già il popolo italiano con un referendum aveva bocciato nel 1987.
VOTA SI, per dire NO AL NUCLEARE, e sviluppare una seria politica basata sulle energie rinnovabili e su un nuovo modello di sviluppo.

Nel quarto quesito referendario (scheda verde chiaro), si tratta del legittimo impedimento, varato dall’attuale Governo, per servire gli interessi di alcune persone che stanno cercando in ogni modo di non comparire davanti alla Magistratura, e rispondere presso di essa dei reati per i quali sono indagate.
VOTA SI, per dire NO AL LEGITTIMO IMPEDIMEN