movimento umanista

Perché siamo qui?

Povertà, fame, malattie, guerre, terrorismo, sfruttamento, scontro tra culture, discriminazione, sconvolgimenti ambientali; ma anche solitudine, disperazione, insicurezza… tutto ciò è connaturato con il sistema attuale, disumano e violento. Intendiamo dire che un’intera organizzazione sociale basata sulla sopraffazione, sulla smania di accumulazione di beni, sull’esercizio legittimato della violenza per ottenere benefici particolari, non può che dare questi frutti.
Pertanto sarebbe ingenuo pensare di evolvere verso un mondo migliore attraverso riforme puntuali che non trasformino radicalmente la struttura dell’attuale sistema di valori e dall’intera organizzazione sociale, politica ed economica. Questo sistema non è “migliorabile”, non è “perfezionabile”. E’ semplicemente sbagliato.
Non c’è partito, né organizzazione, né religione che in sé possa operare questa trasformazione. Né ci si può aspettare che la soluzione arrivi dalle banche, dalle multinazionali, dai governi, che sono quelli che hanno prodotto questa situazione e che la vogliono mantenere.
Solo i popoli possono dare soluzioni ai problemi dei popoli. La sola possibilità è che la gente si faccia carico del cambiamento iniziando a organizzarsi e ad agire in prima persona, partendo dal proprio ambiente quotidiano e immediato per espandere poi l’azione fino ai limiti delle proprie possibilità.
Molti sono oggi gli individui e le organizzazioni che si impegnano in buona fede in diverse attività sociali, ma che non mettono realmente in discussione l’attuale sistema di valori. Queste loro azioni non possono produrre nessuna trasformazione significativa e, in alcuni casi, addirittura sono funzionali al mantenimento dell’attuale struttura di potere.
Anche le nostre attività di per sé non potrebbero portare alla trasformazione auspicata, se non fossero parte di un progetto nonviolento e globale di trasformazione sociale e personale (quello del Movimento Umanista) che sta contemporaneamente mettendo in moto attività in tutti i campi significativi dell’agire umano. Tutte queste attività devono essere, inoltre, accompagnate dalla denuncia coraggiosa di ogni violazione dei diritti umani e da un’azione permanente di pressione sulle istituzioni per ottenere la loro attuazione.
E così, passo a passo, fino a formare una grande forza sociale capace di costruire un mondo finalmente umano. Un mondo dove ciascuna persona, per il solo fatto di essere nata, veda riconosciuti i suoi fondamentali diritti alla salute, all’educazione, alla parità di opportunità, a una vita degna. Ma anche alla felicità e alla pienezza della propria esistenza.
Breve storia del Movimento Umanista
Nel clima di malessere generale che cominciò a manifestarsi negli anni ’60 irrompevano numerosi fenomeni giovanili. Fra questi si poteva scorgere un piccolo gruppo che moveva i suoi primi passi in America Latina e che si estese verso punti sempre più distanti. Questo gruppo non poteva esprimersi liberamente perché già allora cominciavano a succedersi le dittature. Quando l’attività militante dei suoi membri li portò di fronte alla necessità di comunicare le loro proposte ad insiemi più numerosi, iniziò a scatenarsi il conflitto che portò all’incarcerazione e alla deportazione di molti giovani.
Nella decade del ’70 si fissarono parametri dottrinari più precisi e si stabilirono le caratteristiche di questo nuovo tipo di movimento, che ormai non poteva più essere confuso con lo spontaneismo di altri gruppi, sulla via della decadenza e della disintegrazione. È a partire dalla Comunità per lo Sviluppo Umano (un raggruppamento sociale e culturale che, col passare degli anni, sarà riconosciuto dalle Nazioni Unite) che cominciò a svilupparsi un numeroso insieme di club culturali, organizzazioni sociali di quartiere e gruppi di base.
Così si è andato formando lentamente il Movimento Umanista che si è espanso attraverso differenti espressioni che vanno dalle campagne di alfabetizzazione nei paesi dei Caraibi e dell’Africa, al lavoro di sanità sociale in cui medici, paramedici e collaboratori agiscono, fra mille limitazioni, ma con grande spirito, in varie parti del mondo. Questo Movimento Umanista, tanto diversificato nelle sue attività sociali e culturali, diede anche origine a partiti politici che cominciarono ad articolarsi negli anni ’80.
E nella decade del ’90 il Movimento raggiunge ormai la sua piena maturità concettuale, si definisce come Umanesimo Universalista o Nuovo Umanesimo, differenziandosi nettamente dagli antichi umanesimi con i quali non conserva nessuna relazione né organica né ideologica.
Oggi (giugno 2006) è presente in più di 100 paesi e conta circa 1.200.000 partecipanti e 2.500.000 simpatizzanti (vedi dati).