"Il decreto approvato dalla Camera che modifica l'articolo 52 del Codice penale in materia di legittima difesa – afferma il segretario del Partito Umanista, Marina Larena – rappresenta un provvedimento emblematico, che da l'esatta misura dell'assoluta mancanza di considerazione e di cognizione, da parte della Lega che ha proposto la norma e della maggioranza che l'ha approvata, di ciò che vuol dire veramente sicurezza e giustizia per tutti i cittadini. Il provvedimento approvato - aggiunge - risponde solo ai peggiori istinti di conservazione e di egoismo, soprattutto delle classi sociali più agiate".

Secondo la modifica apportata al Codice Penale dal decreto approvato definitivamente dalla Camera dei deputati, nell'ipotesi di violazione di domicilio non sarà più punibile colui che spara contro il malvivente, o lo colpisce con un coltello, per difendere la propria incolumità o quella di altri. E non sarà più punibile nemmeno se gli spara per difendere i propri o altrui beni. Tutto ciò a due condizioni: che vi sia "pericolo d'aggressione" e che non vi sia "desistenza" da parte dell'intruso.

È evidente che alla base di tale provvedimento non c'è solo il tentativo di fare breccia nel cuore di una certa fascia di elettori. Chi ha proposto questa modifica del codice ci crede davvero. Chi ha pensato questo decreto crede davvero, come afferma il ministro della giustizia Castelli, che "da oggi i delinquenti devono avere qualche timore in più e le brave persone, vittime di aggressioni, qualche problema in meno".

Eppure da tutto il mondo continuano ad arrivare statistiche e notizie che smentiscono questo punto di vista.

Persino dagli Stati Uniti, la patria del principio del "shoot first and ask questions later", prima spara e poi fai domande, provengono dati inequivocabili:
  • il diritto di portare con sé armi e di poterle usare per legittima difesa determina negli USA un inarrestabile aumento dei ferimenti e dei decessi, non dei criminali, ma proprio di quelle "brave persone" di cui sembrano tanto preoccuparsi i vertici leghisti;
  • il numero dei delinquenti fermati o uccisi dalle revolverate di un privato cittadino è oltre 20 volte più basso del numero dei conviventi, compresi i bambini, uccisi o feriti da pallottole partite dall'arma di un padre di famiglia;
  • ogni giorno 9 bambini vengono uccisi perché colpiti, direttamente o casualmente, dal fuoco di un'arma spesso maneggiata da un genitore;
  • sedicimila persone all'anno tentano il suicidio usando l'arma che hanno legalmente in dotazione.

Di fronte all'evidenza di questi dati molti sarebbero portati a fare domande del tipo: "Che cosa faresti, allora, se fossi un negoziante a cui viene derubata la merce sotto la minaccia di una pistola?"; "Che cosa faresti se vedessi tuo figlio o tua moglie minacciati da un delinquente?"

La risposta che conta non è quella personale, ovviamente. Non si può legiferare sulla base degli istinti più intimi. La risposta politica deve essere più alta: avere il diritto di sparare senza conseguenze a chi sta attentando alla nostra vita o ai nostri beni servirebbe a ridurre la criminalità e a rendere la vita dei cittadini onesti più sicura? Se la politica deve tener conto dell'esperienza umana, la risposta non può che essere NO.

Non si può prospettare una società che pullula di tanti piccoli Charles Bronson o Arnold Schwarzenegger, pronti a sparare al primo malintenzionato che capita sotto tiro.

In un paese come l'Italia, che fortunatamente ripudia la pena di morte, con il provvedimento appena approvato si entra nel tunnel di una contraddizione tanto grottesca quanto tragica: mentre un criminale colpevole di omicidio o anche di strage non rischia di essere condannato a morte, un piccolo delinquente potrebbe essere ucciso per il furto di due mele.

Non si può neanche caldeggiare, come fanno alcuni settori dell'opposizione di centrosinistra, l'ipotesi di aumentare i fondi per la forze dell'ordine, mandando per strada migliaia di poliziotti in più. È stato fatto anche questo e i risultati sono stati molto deludenti.

Il punto di vista del Partito Umanista è abbastanza chiaro. Ogni volta che si sottolinea eccessivamente la pericolosità della micro-criminalità, vuol dire che non si è in grado o non si vuole colpire la macro-criminalità.

Per macrocriminalità s'intende, per esempio, il riciclaggio di denaro sporco proveniente dal traffico di droga, dal commercio illegale di armi, tutti crimini che potrebbero essere combattuti eliminando il segreto bancario e i paradisi fiscali. Qualcosa si sta muovendo in questo senso? No, ovviamente.

Per macrocriminalità s'intende l'usura, per combattere la quale si potrebbero istituire banche comunali che prestano soldi senza interessi. Ma neanche in questo senso si vede qualcosa che si muove.

La macrocriminalità si nutre anche dell'incredibile lentezza dei tempi della giustizia che lascia impuniti i reati più gravi. Si poteva riformare l'ordinamento giudiziario con l'obiettivo di accelerare questi tempi: niente di tutto ciò. Le uniche riforme approvate dall'attuale governo hanno avuto come unico scopo quello di favorire gli interessi particolari della ristretta cerchia dei soliti noti.

Mentre la macrocriminalità continua a mietere le sue vittime e a rimpinzare i propri conti in banca, che fa lo Stato? Da via libera al far-west, aumenta la repressione e inasprisce le pene per i piccoli reati, molto spesso frutto dell'emarginazione e dell'esclusione sociale.

Tuttavia si percepisce un desiderio di vedere rispettato un margine di "legalità", per poter percepire la sicurezza sociale. Per gli umanisti la legalità viene dal popolo. Cosa significa questo? che spingere un cittadino ad armarsi significa spingerlo all'illegalità. Qualcuno potrebbe ribattere: "anche entrare in casa mia per rubare è illegale", e quest'affermazione non conosce replica, giustamente.

Il fatto è che permettere di difendersi attraverso un'arma permette implicitamente di porsi a giudici ed esecutori e modifica un pensiero, molto profondamente. Un conto è ritenere sacrosanta la legittima difesa, un altro conto è considerare legittima difesa l'omicidio od il tentato omicidio. È inutile nascondersi dietro ad un dito: un'arma da fuoco serve soltanto a ferire gravemente, dolorosamente e ad uccidere. Non si conoscono altri usi, in nessun luogo del pianeta.
Ed al contrario di un coltello o un bastone o un qualunque oggetto che potrebbe trovarsi normalmente in una casa, un'arma prevede "precise intenzioni": corsi, educazione all'utilizzo. Questo significa che conservando un'arma in casa propria, se ne prevede l'uso, se ne impara l'uso e prima o poi si rischia di sperare di utilizzarle.

È quella strana pulsione che suggerisce che quando hai in mano un martello, tutto ti sembra un chiodo!

Ma estendiamo questo concetto: se un cittadino può difendersi con le armi perché qualcuno entra in casa sua per rubare, allora il personale addetto alla pubblica sicurezza, vale a dire le forze dell'ordine, saranno giustificati a sparare a vista sui ladri o "presunti" tali? E cosa succederà quando qualcuno a gran voce, invocherà nuovamente la pena di morte? Certo, in uno scenario dove i cittadini possono giustiziare i ladri comodamente seduti a casa loro, i giudici saranno "costretti" a giustiziare?

E c'è un altro terribile sospetto che non funzioni per niente questo ragionamento: un cittadino onesto può sparare contro un cittadino disonesto (una persona che fa qualsiasi mestiere contro un ladro), perché sorprende il malfattore nell'atto di sottrargli - o tentare di sottrarli - oggetti e denaro, oppure se ne sente minacciato fisicamente e decide di difendersi. Fin qui il ragionamento non fa una grinza.

Ma perché lo stesso trattamento non viene esteso ai reati sul denaro pubblico? Perché le speculazioni, le tangenti pagate per risolvere interessi privati di politici corrotti ed i fondi tagliati a sanità, salute ed educazione in favore dell'industria - guarda caso - bellica, non vengono trattate come "rubare a casa nostra"? In questo caso sarebbero comunque autorizzati anche gruppi di cittadini onesti che vanno a sparare contro altri gruppi di cittadini disonesti? I cittadini onesti potranno sparare quando sorprenderanno i malfattori nell'atto di sottrarre loro strutture e denaro, oppure si sentiranno minacciati fisicamente attraverso sistema sanitario sempre più letale, un'istruzione destinata a futuri disoccupati e ad una qualità della vita sempre più scadente? No, vero? Certo che no: è anticostituzionale (art. 17)! E allora siamo tutti soldati, visto che l’unica eccezione alla pena di morte in Italia è prevista dai tribunali militari (solo 10 articoli più in là, art. 27 della nostra Costituzione)!

Come si risponde, allora, alla richiesta domanda di sicurezza, individuale e collettiva?

La vera risposta alla domanda di sicurezza dei cittadini è quella di garantire a tutti i disoccupati un reddito di cittadinanza e a tutti i cittadini pari opportunità e uno stato sociale degno di questo nome. Più ci si allontana da queste risposte e più si intraprenderà la strada distorta della repressione e della violenza, e con queste aumenterà sempre più il senso di insicurezza e di ingiustizia.

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