Finanziare il rilancio dell’economia senza indebitarsi
L’unica risposta possibile per far fronte alla gravissima crisi economica provocata dalla pandemia del Covid-19 è l’immissione di ingenti somme di denaro nell’economia; su questo punto tutti i governi concordano e finanche la Banca Centrale Europea si è dovuta piegare a questa necessità.
Ma c’è modo e modo di immettere denaro nel circuito economico.

Si può ricorrere al MES, cioè ricevere denaro dal Fondo Salva-Stati (a certe condizioni) e aumentare così il debito pubblico, pertanto venire declassati dalle agenzie di rating, veder crescere lo spread e, quindi, gli interessi sul debito, che a sua volta aumenterebbe ulteriormente. Questo condurrebbe a un tale squilibrio tra debito e PIL da rendere difficile la restituzione della somma ricevuta e il rispetto delle condizioni accettate all’origine del prestito, condannando il paese a svendere il patrimonio pubblico e a realizzare riforme che distruggerebbero ciò che resta dello stato sociale, come è avvenuto in Grecia.
Questa è la soluzione più sciagurata, da scongiurare ad ogni costo.

Nel caso dell’annunciata decisione della BCE di emettere 750 miliardi di euro, bisogna fare attenzione al modo in cui questi soldi saranno emessi e distribuiti. Se saranno dati alle banche per favorire l’accesso al credito, si tradurranno in un indebitamento della popolazione. L’imprenditore, la partita IVA, il negoziante, l’agenzia di viaggi, insomma chiunque abbia subito un danno economico dalla crisi sanitaria, riceverà un aiuto affinché possa indebitarsi.

In questo frangente drammatico è inverosimile che le misure messe in campo a sostegno dell’economia finiscano per essere un regalo alle banche e agli speculatori e provochino un ulteriore danno all’economia reale, già tanto compromessa dalla crisi che stiamo vivendo.

La BCE dovrebbe stampare tutti i soldi necessari ad affrontare l’emergenza (ben più di 750 miliardi), acquistando direttamente i Titoli di Stato senza conteggiarli come debito pubblico effettivo, ovvero “monetizzandoli” (cosa vietata dal suo statuto)  e immettere il denaro direttamente nel circuito economico anziché darli alle banche (altra cosa vietata), svolgendo quindi il ruolo di un’autentica Banca Centrale, che purtroppo non è.

Il denaro, anziché alle banche, dovrebbe arrivare agli Stati ed essere distribuito direttamente ai cittadini, “a pioggia” , secondo il modello chiamato “helicopter money”, previsto dalla stessa dottrina neoliberista come forma di sostegno all’economia, da applicarsi una tantum, in casi di particolare necessità. Il termine evoca, appunto, un elicottero che lancia banconote dal cielo a beneficio della generalità della popolazione.

Come scrive l’economista Andrea Fumagalli dell’università di Pavia: “Bisogna definire un nuovo canale di trasmissione della liquidità, con la mediazione dei governi, finanziando un sostegno al reddito di base incondizionato che vada direttamente alle persone in maniera strutturale. In Italia lo si può fare immediatamente riformando l’attuale «reddito di cittadinanza» in senso più universalistico e meno vincolante. È quello che il governo di Hong Kong sta facendo in questi giorni. Lo stesso Trump sembra avviato in questa direzione”.

Per operare in questo senso la BCE dovrebbe essere riformata profondamente, cosa auspicabile  ma che non può certo avvenire nel breve periodo.

Pertanto sarà necessario che l’Italia, per fronteggiare la crisi, disponga immediatamente di altro denaro, senza chiedere il permesso alla UE e senza indebitarsi ulteriormente. Questo si può realizzare attraverso l’emissione di una moneta di Stato, una moneta non a debito; denaro stampato e immesso direttamente nel circuito economico a firma del ministero del Tesoro, che circolerebbe solo in Italia e non sarebbe convertibile in euro, con il quale si potrebbero finanziare moltissime voci della spesa pubblica. Una moneta sovrana siffatta non è vietata, non contravviene all’articolo 128 del trattato di Lisbona e, come afferma il noto economista Nino Galloni, che da tempo sostiene l’opportunità di emettere questo tipo di “stato-nota”, migliorerebbe i conti pubblici perché nel bilancio dello Stato avrebbe segno algebrico positivo, al pari delle entrate fiscali.

Perchè il MES non ci può salvare dal Covid-19
Aspettando il picco del virus covid-19 che sta squassando l'Europa e il resto del mondo, possiamo fare alcune considerazioni e lanciare un allarme.
È evidente a tutti che i passati tagli alla sanità, e non solo, stanno esplodendo nella loro evidente contraddizione. Questo avviene nel momento di massimo bisogno. Detto con altre parole, quando è troppo tardi.
Fa anche un po' ridere, ma graffia, vedere parlamentari appartenenti a governi passati e presenti, sia di destra che di sinistra, all'improvviso essere folgorati sulla via di Damasco dal ritorno a politiche keynesiane.
Questi soggetti, dopo aver tagliato tutto il tagliabile ed aver inneggiato all'inutilità dell'intervento statale, adesso si sbracciano perché lo Stato intervenga urgentemente per assumere medici e infermieri, comprare attrezzature sanitarie e salvare più cittadini possibile. Come se si potesse realizzare tutto questo in tempi brevissimi e senza una pianificazione degna di questo nome.
In pratica stiamo mettendo un’enorme pezza sull'austerity, applicata con tanta perseveranza dalla quasi totalità delle forze politiche che si sono alternate al governo; austerity di cui oggi paghiamo il costo in termini di vite umane, tanto quelle degli operatori sanitari in prima linea quanto quelle dei pazienti persi. Scelte politiche scellerate di cui oggi scontiamo le conseguenze.



Non meno pesante è l'aspetto economico di questa gravissima emergenza sanitaria, alla quale si è aggiunto il blocco parziale di interi settori lavorativi. Di fatto si sta creando una bomba ad orologeria, perché la gestione della sospensione delle attività produttive risulta scarsa nei mezzi economici, rischiando così di scaricare sulle fasce sociali più impoverite i costi della crisi.
Basta pensare che sul decreto appena emanato dal governo, a voler tacere d'altro, coloro che erano già disoccupati non sono neanche menzionati. Per non parlare dei 600€ mensili una tantum (ma la cifra potrebbe essere rivista al ribasso) che nelle intenzioni del governo dovrebbero essere erogati indistintamente ad ogni partita IVA; senza neanche guardare il fatturato e quindi alla necessità di spesa per evitare che l’attività in questione fallisca. In soldoni, i 25 miliardi emanati da questo decreto sono assolutamente insufficienti a coprire tutti i costi del blocco delle attività.

Se non si interviene efficacemente si produrrà fallimenti a catena ed un impoverimento generale, con una disoccupazione di massa che porterà nei prossimi mesi a veri e propri disordini sociali. E questa è l'altra urgenza da affrontare, adesso.
Serve un immissione di liquidità della Banca Centrale Europea, necessaria per affrontare le necessità e senza condizionalità di sorta.
Da poco è stata annunciata l’emissione, sotto la pressione dell'esplosione dello spread (soprattutto quello francese), dei primi 700 miliardi di euro da parte della BCE, anche se non ne sono ancora chiare le modalità. Ma questa cifra sarà sicuramente insufficiente, almeno per i paesi del Sud Europa, con l'Italia in testa a tutti. Servono almeno 3.000 miliardi di euro per l'intera Unione, o forse più.

C'è anche da dire che la Germania si è smarcata unilateralmente perché le è possibile, tramite un artificio contabile, immettere liquidità direttamente nel suo sistema produttivo a tasso zero, attraverso l'equivalente italiano della Cassa Depositi e Prestiti; lo prevedono le sue leggi nazionali (da notare che, come al solito, le regole valgono per gli altri partner ma non lo stato tedesco). Quindi, unilateralmente, la Germania immetterà nel proprio sistema produttivo la cifra di 500 miliardi di euro o probabilmente anche di più, a seconda delle necessità contingenti.

L'Italia, invece, non è nelle stesse condizioni: sia perché il suo spread non è uguale a zero, sia per i vincoli esterni, nonché per la mancanza assoluta di volontà politica del governo attuale; tutti fattori che impediscono di immettere unilateralmente moneta nel tessuto produttivo italiano. Questa scelta è vista come un vero e proprio tabù.

Scorrettamente, nella comunicazione governativa e di alcuni politici ed economisti faziosi, viene anche ventilata la possibilità di ricorrere in maniera indolore e senza clausole al cosiddetto fondo salva-stati, denominato MES.
Il Partito Umanista italiano rifiuta di credere alla favola che tale ricorso avverrebbe senza condizioni.
Temiamo, a ragion veduta e rinforzata dal parere di illustri giuristi ed economisti, che una volta accettato il MES verrebbero imposti sacrifici  di tipo “lacrime sangue” al popolo del nostro paese. Alla stregua di quello che è successo in Grecia negli ultimi anni, tramite i famosi memorandum.
Una macelleria sociale che verrà prontamente giustificata dalle istituzioni tecnocratiche ed ammantata di dovere sociale da "colpa del debito". Un debito che mai sarà estinguibile, ma che condizionerà irreversibilmente la vita dei cittadini. Si prospetterebbero tagli alle pensioni, prelievi forzosi sui conti correnti, tasse patrimoniali elevate ed altre ipotesi predatorie.

Alla luce di quanto spiegato si capisce perché il Partito Umanista italiano chieda con forza che la BCE stampi tutti i soldi necessari ad affrontare la crisi economica e li immetta direttamente nel circuito economico in deroga allo statuto attuale, finanziando il deficit senza ricorrere a nient'altro che la banca centrale stessa. Questo è possibile, ragionevole e doveroso.

In difesa della Costituzione, NO al taglio dei parlamentari

Con la riforma approvata dalla quasi totalità delle forze politiche siamo arrivati al terzo tentativo di attaccare la rappresentatività democratica e la centralità che la Costituzione assegna al Parlamento. Già nel 2006 e nel 2016 si era voluto limitare le funzioni del Parlamento con riforme successivamente respinte nei referendum confermativi, a dimostrazione del fatto che il popolo italiano ha molto a cuore la difesa della nostra democrazia. Ancora una volta dobbiamo confidare nella saggezza degli elettori e sperare che, nonostante il silenzio colpevole del mass media e l’assenza di opposizione a livello politico, questa ennesima aggressione alla Costituzione fallisca come le precedenti.

La campagna referendaria è inesistente: le forze politiche favorevoli alla riforma tacciono e non promuovono il dibattito, danno per scontata la vittoria facendo affidamento sull’odio popolare nei confronti della “casta” (odio intenzionalmente promosso e coltivato da molti anni a questa parte) e sulla presunta adesione dei cittadini alla prospettiva di risparmiare una somma di fatto ridicola; i mezzi di informazione non danno spazio alla discussione e al confronto tra le diverse posizioni, come se un fronte del NO neppure esistesse. Per i comitati del NO è difficile divulgare le proprie ragioni e farle arrivare agli elettori, a causa dell’impossibilità di trovare spazio nei mass media.

Ma perché è importante votare NO?

  • Perché i parlamentari sono i rappresentanti del popolo e ridurne il numero significa limitare la rappresentatività popolare che è alla base dell’ordinamento democratico. Il potere verrebbe accentrato in sempre meno mani, l’esatto contrario di ciò che i Padri Costituenti si curarono di stabilire nella Costituzione, per assicurare che mai più, in un’Italia appena uscita dalla dittatura, si potesse affermare una forma autoritaria di governo e per dare vita a una democrazia solida e rappresentativa della sovranità popolare. Come scrissero allora: quando si vuol diminuire l’importanza di un organo rappresentativo s’incomincia col limitarne il numero dei componenti, oltre che le funzioni”.

Perché la drastica riduzione dei parlamentari determinerebbe un depotenziamento del ruolo del Parlamento, già esautorato dall’abuso dell’attività legislativa da parte del potere esecutivo, che da anni legifera attraverso i Decreti Legge, limitando gravemente il ruolo dei rappresentanti eletti dal popolo.

  •  
  • Perché si determinerebbe un rallentamento del processo legislativo. I lavori parlamentari si svolgono prioritariamente nelle Commissioni; quindi, con meno parlamentari bisognerebbe ridurre il numero delle Commissioni permanenti o aumentare il numero di Commissioni di cui può far parte ciascun parlamentare, con un inevitabile aumento del carico di lavoro di ogni Commissione e allungamento dei tempi legislativi.
  •  
  • Perché la riduzione dei parlamentari farebbe innalzare la quantità di voti necessari ad essere eletti, il che renderebbe inaccessibile il Parlamento alle forze politiche minori, cui mancano visibilità mediatica e forza economica.
  •  
  • Perché la riduzione dei parlamentari non migliora la qualità degli eletti. Per ottenerla occorre una nuova legge elettorale, proporzionale e senza sbarramenti, che permetta agli elettori di scegliere quali candidati eleggere, invece di farli scegliere ai partiti attraverso il meccanismo delle liste bloccate.

Nonostante il boicottaggio dei mass media e la mancanza di una corretta informazione,  confidiamo nel fatto che il popolo saprà difendere la Costituzione, come è sempre accaduto finora.

Partito Umanista


 

Taglio dei parlamentari, taglio di democrazia: difendiamo la costituzione e al referendum votiamo NO!

Tra poche settimane, il 29 marzo 2020, saremo chiamati a votare per ratificare la modifica della Costituzione che riduce il numero dei parlamentari di Camera e Senato.

Il Governo attuale, con l’accordo di quasi tutte le forze politiche di opposizione, vuole modificare la Costituzione (agli articoli 56,57,59) per “tagliare” un terzo dei parlamentari, passando cioè da 630 a 400 alla Camera, da 320 a 200 al Senato.

Il rapporto tra elettori ed eletti, in questo momento, è di 96.006 elettori per ogni deputato; con la riforma il rapporto aumenterebbe a 151.210 elettori per ciascun deputato, mentre per i senatori si passerebbe da 188.424 elettori a 302.420.

Questo renderebbe incolmabile la distanza tra elettori ed eletti e il potere verrebbe accentrato in sempre meno mani: l’esatto contrario di ciò che i Padri Costituenti si curarono di stabilire nella Costituzione, per assicurare che mai più, in un’Italia appena uscita dalla dittatura, si potesse affermare una forma autoritaria di governo e per dare vita a una democrazia solida e rappresentativa della sovranità popolare.

In merito alla proporzione tra numero di elettori e numero di deputati, durante i lavori della Commissione per la Costituzione, nel 1946, fu detto: ”La diminuzione del numero dei componenti la prima Camera repubblicana sarebbe in Italia interpretata come un atteggiamento antidemocratico, visto che, in effetti, quando si vuol diminuire l’importanza di un organo rappresentativo s’incomincia col limitarne il numero dei componenti, oltre che le funzioni. Quindi, se nella Costituzione si stabilisse la elezione di un Deputato per ogni 150mila abitanti, ogni cittadino considererebbe questo atto di chirurgia come una manifestazione di sfiducia nell’ordinamento parlamentare.”

Siamo di fronte all’ennesimo tentativo di depotenziare il Parlamento, dopo quelli del 2006 e del 2016, respinti dal popolo nei referendum confermativi.

Un depotenziamento che, del resto, è in atto già da anni, mediante la consolidata prassi di impegnare il Parlamento non nella sua funzione legislativa ma, piuttosto, grazie al ricatto del voto di fiducia al governo, nell’approvazione di Decreti Legge che, per di più, sono per la maggioranza implementazioni di direttive europee che arrivano direttamente dalla Commissione Europea.

Riducendo così la funzione legislativa del Parlamento, funzione che viene di fatto assorbita dal governo, si limita in modo inaccettabile il ruolo dei rappresentanti eletti dal popolo e si rende precario l’equilibrio tra potere legislativo e potere esecutivo, pilastro della democrazia.

A sostegno del taglio dei parlamentari si prospetta un risparmio di circa 60 milioni di euro, una somma praticamente irrilevante all’interno del bilancio dello Stato. Ma quello che non si dice è che a fronte di tale risibile risparmio si avrà come conseguenza un costo sociale esorbitante, dovuto alla svendita degli assetti strategici dello Stato, che proseguiranno ancora più spediti grazie a un Governo, un Parlamento e un Senato sempre più slegati dai bisogno e dalle istanze della popolazione.

Un’altra ragione per respingere questa riforma consiste nel fatto che la riduzione dei parlamentari farebbe innalzare la quantità di voti necessari ad essere eletti, il che renderebbe inaccessibile il Parlamento alle forze politiche minori, cui mancano visibilità mediatica e forza economica. Anche questa sarebbe un’ulteriore limitazione della rappresentatività democratica, in aggiunta all’impossibilità per i cittadini di scegliere direttamente i propri rappresentanti, che con le ultime leggi elettorali vengono stabiliti dai partiti attraverso il meccanismo delle liste bloccate.

Per difendere la rappresentatività democratica e la centralità che la Costituzione assegna al Parlamento occorre votare NO alla riduzione dei parlamentari e pretendere una nuova legge elettorale proporzionale, senza sbarramenti e che garantisca il diritto di scelta degli eletti da parte degli elettori.

 

NON VOGLIAMO AVERE MENO RAPPRESENTANTI, VOGLIAMO POTERLI SCEGLIERE!

AL REFERENDUM DEL 29 MARZO 2020 VOTIAMO NO!

 

L’Italia dica no al nuovo TTIP: il Governo non svenda la sicurezza del nostro cibo sotto il ricatto dei dazi di Trump
Il ministro USA dell’Agricoltura da oggi a Roma chiede l’azzeramento del Principio di precauzione e il via libera a cibo ai pesticidi e OGM. Conte rispetti gli impegni presi a Assisi e sul Green New Deal.

L’amministrazione Usa lo ha affermato senza ritegno: l’Europa è nel mirino laser di Trump perché chiuda in poche settimane un accordo commerciale con gli Stati Uniti che metta le mani sulle regole e i principi più preziosi per la nostra sicurezza alimentare: il Principio di precauzione. Senza un dibattito pubblico né il coinvolgimento dei Parlamenti sotto il ricatto di nuovi dazi, grazie alla pressione decisiva del settore dell’auto tedesco, ci chiede di ingoiare il TTIP (Trattato Transatlantico di facilitazione commerciale) già rigettato da milioni di cittadini europei e centinaia di sindacati, produttori, organizzazioni della società civile e ambientaliste.

A poche ore dal suo arrivo a Roma previsto per oggi, 29 gennaio 2020, il ministro americano per l’Agricoltura Sonny Perdue ha incontrato la stampa internazionale a Bruxelles dopo un meeting con i commissari europei Janusz Wojciechowski (Agricoltura), Stella Kyriakides (Salute) e Phil Hogan (Commercio). “A Davos, le parti hanno concordato settimane, non mesi” per chiudere un accordo, ha detto Perdue, secondo cui Hogan “deve convincere gli altri Commissari e il Parlamento”. La conferenza stampa è stata occasione per mettere in chiaro i paletti che gli Stati Uniti vogliono sradicare con il nuovo TTIP: per Washington l’approccio vigente in Europa non è accettabile, e la nuova Commissione Von der Leyen deve abbandonare il principio di precauzione per basarsi su “una solida scienza”.

Per dare un’idea di quanto questa scienza sia solida negli USA, basti pensare che nuovi prodotti e sostanze vengono messi in commercio sulla base di valutazioni fatte dalle imprese. I controlli delle agenzie pubbliche scattano soltanto su ricorsi o denunce dei cittadini e consumatori vittime degli eventuali impatti negativi. In UE invece si adotta la precauzione per evitare che l’onere della prova, nei casi in cui ci siano forti preoccupazioni sulla nocività di una sostanza o di un prodotto, ricada sui cittadini a tragedia già avvenuta. La differenza di approccio ha tenuto finora fuori dal mercato europeo pesticidi, OGM e alimenti trattati con sostanze pericolose per la salute e attualmente vietate, provenienti dagli Stati Uniti.

Il Governo italiano, se è serio nel voler tradurre in atti l’impegno solenne di proteggere il nostro pianeta – ribadito dal premier Conte sottoscrivendo a Assisi il Manifesto ispirato da papa Francesco – deve dichiarare immediatamente la sua indisponibilità a supportare un nuovo TTIP e respingere al mittente l’imposizione di nuovi dazi in risposta alla vertenza boeing-airbus di cui l’Italia non è assolutamente responsabile.

Il Principio di precauzione europeo, secondo Trump e i suoi, deve essere neutralizzato. Il Segretario all’Agricoltura statunitense ha dichiarato alla stampa che il commissario UE al commercio Hogan avrebbe “riconosciuto che dobbiamo conciliare il deficit di 10-12 miliardi di dollari con l’UE” relativamente agli scambi di prodotti agricoli. A questo proposito, ha detto Perdue, Trump sarebbe “completamente concentrato” (laser-focused) “sulla chiusura di quel deficit commerciale agricolo con il blocco europeo”.
Quali concessioni chiede Washington?

- Un indebolimento delle norme sanitarie e fitosanitarie, così come dei limiti massimi consentiti di residui di pesticidi e altre sostanze chimiche nel cibo;
- il cambio della legislazione europea sugli OGM per consentire il commercio di alimenti geneticamente manipolati, soprattutto se prodotti con le nuove tecniche di creazione varietale (in particolare quella denominata CRISPR).


Ricordiamo come, in questo secondo caso, sia stata emessa una sentenza della Corte di Giustizia Europea che obbliga i prodotti di queste nuove tecniche a sottostare alle normative vigenti in tema di organismi geneticamente modificati. Nonostante questo, le lobby dell’agribusiness continuano a chiedere un cambio di regime, supportate da un pezzo di mondo scientifico che sottovaluta i rischi ambientali e guarda con favore all’estensione della proprietà intellettuale su piante e sementi.

Per la Campagna Stop TTIP quella impressa dagli Stati Uniti con la complicità della Commissione europea è una forzatura inaudita e inaccettabile. Il Parlamento Europeo ha negato alla Commissione europea il mandato di negoziare il commercio dei prodotti agricoli, e quello di svendere le regole che proteggono la sicurezza alimentare è un basso espediente per aggirare la volontà popolare democraticamente espressa.

La Commissione forza il suo mandato perché secondo le regole che l’Europa si è data non si possono chiudere accordi commerciali di questa portata senza condurre valutazioni di impatto occupazionale, economico e ambientale.

Ancora più scandaloso è che questo venga fatto facendo finta di dimenticare che Trump si è tirato fuori dall’Accordo di Parigi sul clima, sostenendo una concorrenza sleale nei confronti di Paesi come il nostro rispettano a caro prezzo gli impegni europei, e che il nuovo TTIP non potrà che far lievitare la produzione di emissioni climalteranti, in contrasto con gli indirizzi verso una maggiore sostenibilità contenuti nel Green Deal europeo di cui l’Italia si è dichiarata paladina.

Ci aspettiamo coerenza e dignità dal Governo italiano e supporto e da tutte quelle parlamentari e quei parlamentari che si sono impegnati con noi prima delle elezioni a confinare tra le pagine peggiori della storia d’Europa trattati come questo.


Campagna Stop TTIP Italia


Fermiamo la guerra
I tamburi di guerra cominciano di nuovo a rullare, a causa dello sciagurato atto di aggressione all'Iran da parte degli USA.
Come Umanisti ci sentiamo in dovere di ricordare che cosa sia la guerra e di ribadire la necessità di una risposta di pace.
Nessuno può negare le orribili conseguenze della guerra, ma evidentemente coloro che oggi hanno la responsabilità di decidere le sorti dei popoli hanno dimenticato la storia e non hanno intenzione di usare la memoria.
La storia servirà pure a qualcosa? Oppure dobbiamo perdere totalmente la nostra caratteristica esclusivamente umana di “esseri storici e sociali” e vivere ogni giorno come se fosse il primo giorno, fino all’ennesimo risveglio irrimediabilmente violento?

Serve subito:
Smantellamento totale degli arsenali nucleari;
Riduzione progressiva delle armi convenzionali degli Stati;
Rinuncia alla guerra come metodologia di risoluzione dei conflitti.


Chiediamo l'intervento dell' ONU per ottemperare alle sue finalità, enunciate nel primo articolo della Carta delle Nazioni Unite, ratificato dall'Italia con l. 848/1957.
Articolo 1
I fini delle Nazioni Unite sono:

1. Mantenere la pace e la sicurezza internazionale, ed a questo fine: 
prendere efficaci misure collettive per prevenire e rimuovere le minacce alla pace e per reprimere gli atti di aggressione o le altre violazioni della pace, e conseguire con mezzi pacifici, ed in conformità ai principi della giustizia e del diritto internazionale, la composizione o la soluzione delle controversie o delle situazioni internazionali che potrebbero portare ad una violazione della pace.

2. Sviluppare tra le nazioni relazioni amichevoli fondate sui rispetto dei principio dell'eguaglianza dei diritti e dell'autodecisione dei popoli, e prendere altre misure atte a rafforzare la pace universale.

3. Conseguire la cooperazione internazionale nella soluzione dei problemi internazionali di carattere economico, sociale, culturale od umanitario, e nel promuovere ed incoraggiare il rispetto dei diritti dell'uomo e delle libertà fondamentali per tutti senza distinzione di razza, di sesso, di lingua o di religione.

4. Costituire un centro per il coordinamento dell'attività delle nazioni volta al conseguimento di questi fini comuni.

Chiediamo che sia osservato il già citato articolo 11 della costituzione italiana.
“L'Italia ripudia la guerra come strumento di offesa alla libertà degli altri popoli e come mezzo di risoluzione delle controversie internazionali; consente, in condizioni di parità con gli altri Stati, alle limitazioni di sovranità necessarie ad un ordinamento che assicuri la pace e la giustizia fra le Nazioni; promuove e favorisce le organizzazioni internazionali rivolte a tale scopo.”

Fermiamo la guerra.


APPROVARE LA RIFORMA DEL MES = TRADIRE IL POPOLO E LA COSTITUZIONE
Il Partito Umanista, da sempre schierato contro il Fiscal Compact e il taglio dei diritti sociali e della spesa pubblica, è totalmente contrario al MES e ritiene che tanto la sua approvazione, avvenuta nel 2011, quanto la firma della riforma che si vorrebbe attuare, costituiscano un atto di ostilità verso tutti i cittadini italiani e le persone che risiedono nel nostro paese.

La ratifica del nuovo MES sarebbe un ulteriore passo avanti nella distruzione di ogni reale possibilità di collaborazione tra i paesi della UE, contro qualsiasi progetto umano di Europa dei Popoli.

La riforma che si vuole realizzare ha come obiettivo dichiarato quello di accentuare le penalizzazioni per gli Stati che non possano ridurre la percentuale di debito pubblico rispetto al proprio PIL, al fine di evitare il contagio che, in caso di shock economico, potrebbe pregiudicare la stabilità dei paesi con “fondamentali economici solidi” (come recita il testo del 2011). Sui paesi i cui parametri risultassero poco solidi dal punto di vista dei trattati europei cadrebbe in modo quasi automatico la scure dell’austerità e delle riforme strutturali, con la conseguente svendita del patrimonio pubblico, la drastica riduzione delle tutele sociali e lavorative e l’inevitabile peggioramento generale delle condizioni di vita della popolazione, come è accaduto alla Grecia nel 2012 proprio grazie all’applicazione del MES.

Il meccanismo di ristrutturazione del debito previsto dalla riforma farà sì che il valore dei titoli di Stato dei paesi che abbiano un debito pubblico troppo elevato rispetto ai parametri fissati – peraltro arbitrariamente - e che non implementino il Fiscal Compact siano automaticamente declassati a spazzatura, provocando così ingenti perdite per banche e risparmiatori e un ulteriore aumento dello stesso debito pubblico che teoricamente, invece, si sarebbe voluto ridurre. I paesi che sfortunatamente dovessero ricevere questi “aiuti” verrebbero sostanzialmente commissariati e perderebbero ogni resto della già limitatissima libertà di autodeterminazione di cui dispongono facendo parte della UE.

L’Italia, che sin dai primi anni ‘90 è in saldo primario ogni anno (lo Stato incassa più di quanto spende, se non si tiene conto degli interessi sul debito) ma proprio a causa di tali interessi vede il proprio debito pubblico crescere, rischierebbe, nel caso di un prossimo e non improbabile shock dell’economia mondiale, di subire i tragici effetti della riforma del MES che, pertanto, va rigettata con la massima forza. Accettarla equivarrebbe a un vero e proprio tradimento del popolo e della Costituzione.




SABATO 7 FEBBRAIO 2015 dalle 18.30 alle 21.00
PRESENTAZIONE del LABORATORIO TU e IO
Istituto Daniele Manin in Viale XXIV Maggio, 18 – Marino (Roma)

Il laboratorio è strutturato in 5...

Con i voti del centrodestra e con l’aggiunta del voto di un consigliere del PD, tale Corrado Tomasi, il consiglio della Regione Lombardia ha approvato una mozione che chiede alla giunta di...

Viviamo in una situazione critica in tutto il mondo, caratterizzata dalla povertà di vaste regioni, dal confronto tra culture, dalla violenza e dalla discriminazione che sono sempre...

Ancora una volta il mondo è con il fiato sospeso per l'irrazionalità di stati belligeranti e in particolare delle loro classi dirigenti come Corea del Nord e Stati Uniti. Noi...

"Quale sarà il prossimo passo, in questa appassionante traversata umana? Probabilmente consisterà in una vera e propria trasmutazione interna, che comporti l’abbandono...

Ancora una volta, per la 94ma volta dalla sua prima istituzione nel 1919, il 4 novembre si svolgeranno in tutto il paese le cerimonie per ricordare il 4 novembre 1918, data in cui finì la...

Partito Umanista Italia © 2005 - 2019

Utilizziamo i cookie per migliorare il nostro sito e la vostra esperienza quando lo si utilizza. I cookie utilizzati per il funzionamento essenziale del sito sono già impostati. To find out more about the cookies we use and how to delete them, see our privacy policy.

  I accept cookies from this site.
EU Cookie Directive Module Information